Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Colombo, un crociato che sbagliò strada
di Ruggero Marino

Teknos – febbraio 1996

Doveva andare in Oriente, passando da Occidente, per procurare l'oro necessario a finanziare la liberazione della Terrasanta. Trovò il Nuovo Mondo, ma non lo Colombo riconobbe perché nei libri che aveva potuto leggere non ce n'era traccia.
Il mistero sulla vera identità di Cristoforo Colombo da sempre appassiona gli studiosi: era figlio d'un tessitore, parente d'un pontefice, templare o crociato?


3 agosto 1492. Nel nome della Santissima Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Tre caravelle, la Niña, la Pinta e la nave ammiraglia, la Santa Maria. Per rompere o per confermare lo schema di un mondo uno e trino?
Tutto in quel tempo lontano, cinquecento anni fa, veniva interpretato alla luce della fede. Così la storia, la geografia, la scienza e il sapere dovevano convergere verso un fine provvidenziale. La fine dei tempi, in un rigurgito di attese millenaristiche, che confluivano anche nello scadere dell'anno 1500, chiamava. La Cristianità era esortata a dare una risposta.
Nel 1453 Costantinopoli era caduta in mani turche, i luoghi santi erano in mano agli infedeli. La croce era stata sostituita dalla mezzaluna. Il motto dei crociati, "Dio lo vuole", era stato incrinato dal dubbio che Dio non fosse più "con noi". Roma, il Papa, il "Dominus orbis", colui in nome del quale veniva portata la croce sulle "isole e terre nuove" per recuperare dal buio e dalle tenebre idolatri e pagani, avevano il compito di invertire la tendenza. Che comportava precisi interessi anche economici. stemma
E' in questa chiave che va vista l'impresa della scoperta delle Americhe. Rifiutando il "santino" che offre la storia di un personaggio altrimenti incomprensibile. L'operazione "Mondo Nuovo" non fu il frutto di un solitario e di un avventuriero visionario. Non fu il frutto di una casualità baciata dalla fortuna. Fu il lento, progressivo maturare di una preparazione e di una organizzazione scientifica. Il momento finale di un sogno, alla cui realizzazione contribuirono la tecnologia più avanzata e il sapere più approfondito. E l'apporto del "made in Italy" imperante.
Il mondo era piatto per coloro che non si volevano discostare dai dogmi mentali? L'altro emisfero era torrido fino al punto che le imbarcazioni che vi si fossero avventurate sarebbero bruciate? Qualcuno arrivava a dire che non era concepibile un altro mondo dove gli uomini sarebbero stati costretti a vivere con la testa all'ingiù, mentre le navi, scese lungo il crinale a Occidente, non sarebbero più potute risalire da quello a Oriente. Lo si lasciava credere. Nelle cattedrali del sapere il mondo era da sempre rotondo. I depositari della verità erano pochi eletti. Ma soprattutto gli uomini della Chiesa. Che potevano avere a disposizione i libri e le biblioteche.
E da quando il Corno d'oro1 era andato perduto tutti i testi erano confluiti nella Roma del Papa. Ed ecco, a cominciare da quella data fig.1 fatidica, il formarsi di una multinazionale spirituale-economico-scientifica. All'elezione di ogni pontefice la crociata diventa uno degli imperativi. Lo è per Pio II, lo è per Sisto IV. Lo sarà per il suo successore, Innocenze VIII, Giovanni Battista Cybo.
Il mosaico comincia a delinearsi, il "puzzle" a trovare i suoi tasselli. Cybo ha scelto il nome di Innocenzo, nel ricordo di pontefici legati al tema crociato. Ha dedicato il suo pontificato a San Giovanni Battista, il Precursore. Colui che annuncia l'avvento del Messia, che lo battezza nelle acque, sotto il simbolo di una colomba bianca, lo Spirito Santo. La colomba è anche il simbolo della pace.
A questo punto occorre l'uomo giusto, probabilmente il Giusto. Perché dal tempo del Padre e del Figlio, come annunciano le profezie di Gioacchino da Fiore, popolarissime tra i francescani, l'umanità possa trasmigrare nel tempo dello Spirito Santo. Verso il regno di Dio recuperato. Verso un nuovo tempo dell'oro. fig.2
Chi meglio, per portare a compimento il disegno, di un uomo chiamato o fatto chiamare Cristoforo Colombo? Un uomo "nato facto", come ammetterà in un primo momento Alessandro VI, papa Borgia, per l'operazione Mondo Nuovo. Colombo ha in sé tutti i requisiti necessari, a cominciare dal nome. Cristoforo è il Battista, il Christo Ferens (come sempre si firmerà), il precursore. E' il santo che porta sulle spalle il Gesù Bambino con in mano il mappamondo, sotto lo sguardo di una colomba, è il santo che traghetta al di là dell'elemento liquido (oceano) il Verbo. Colombo è ancora sinonimo di Battista, di Spirito Santo, di pace. Ma è anche sinonimo, come Esposito al sud, di figlio della Provvidenza, di padre ignoto.
E in effetti Colombo agisce, con la tipica grinta del bastardo, come persona il cui lignaggio sia decisamente superiore a quello che la storia tramanda. Forse il figlio non riconosciuto di una personalità molto in alto. D'altronde come farebbe, al tramonto del Medioevo, a sposare una nobile in Portogallo, ad avere nozioni in grado di rivoluzionare i tempi fino ai giorni nostri? A consultare libri che sono privilegio di pochi? A scrivere a tutti i potenti della Terra scienziati, re e papi compresi? A entrare nelle corti di Portogallo e Spagna? A mandare il fratello a quelle d'Inghilterra e Francia? A imporre il suo diktat a teste coronate tutt'altro che tenere e accondiscendenti, come quelle di Isabella di Castiglia e di Ferdinando d'Aragona? fig.3
Ma vediamo come i tasselli continuano a combaciare. Colombo, si dice, è di Genova. Come papa Innocenze VIII, che sale sulla cattedra di Pietro proprio in concomitanza con l'abbandono del Portogallo da parte di Colombo. La terra da dove dovrà partire la spedizione, come dicono le profezie, deve essere la Spagna. D'altronde i sovrani spagnoli sono gli unti del Signore che stanno portando avanti la croce nella riconquista di Granada. Sono i re investiti dell'ulteriore crociata "outremer" (oltremare). Innocenze VIII è stato inoltre vescovo di Savona negli anni in cui anche la famiglia (probabilmente adottiva) di Colombo ha soggiornato a Savona. Colombo molti dicono potrebbe essere un ebreo converso.
Papa Innocenzo VIII è figlio di un Aronne e nipote di una Sarracina. Nel suo sangue confluiscono le tre maggiori religioni monoteiste. Con lui potrebbe realizzarsi l'antico sogno crociato (templare e non) di una pace universale, che comprenda anche l'acquisizione delle nuove terre da evangelizzare. D'altronde fig.4 nell'archivio e nella biblioteca vaticana ci sono le prove dell'esistenza del Nuovo Mondo. Quelle prove che, come risulta dai Pleitos Colombinos2, Pinzon, il nocchiero delle caravelle di Colombo, viene a visionare per convincersi che l'impresa è possibile.
1492: finalmente Granada cade, la Spagna trionfa, i musulmani sono sconfitti. L'Europa cristiana è alle stelle. Dio ancora lo vuole. Dio è ancora con noi. Ora la croce può essere portata avanti per la nuova, definitiva crociata: "Buscar el Levante por el Ponente". Allearsi con i Tartari, da sempre in contatto con i missionari e disponibili, come già fece sapere Marco Polo, alla conversione.
L'uomo "nato facto" per l'impresa è pronto. Nelle sue peregrinazioni marine ha raggiunto Scio, il massimo dell'Oriente percorribile; ha raggiunto la Guinea, il massimo del sud percorribile; ha raggiunto l'Islanda, il massimo del nord percorribile. Si è affacciato dalle Canarie sull'oceano tenebroso e, secondo la leggenda, impercorribile. Ovunque ha raccolto, catalogato, cercato, individuato dati, indizi, probabilità, certezze. Ha trascorso sette anni in convento a contatto con i francescani, che sono stati i custodi dei Luoghi Santi. Ora Colombo dice che va verso l'ignoto per trovare l'oro che gli sarà necessario per la riconquista di Gerusalemme. La crociata è pronta. Mancano i soldi. fig.5
La Spagna, dopo la guerra vittoriosa, non ha più risorse. In un colpo di scena i soldi vengono trovati. I maggiori finanziatori sono genovesi e fiorentini. I Cybo sono banchieri e imparentati con tutti quelli che offrono denaro per la spedizione. Altri finanziamenti vengono da Firenze, da un banchiere dei Medici. Lorenzo il Magnifico è consuocero di Innocenze VIII. Firenze è l'altra culla della scoperta delle Americhe, grazie anche alle carte del matematico Pier Paolo Toscanelli; a un centro cultural-scientifico, che ripercorre le orme dei classici e dà inizio al Rinascimento. I soldi passano sempre attraverso le mani di ebrei conversi. L'America è anche la terra promessa. L'asse Roma-Genova-Firenze-Umbria del francescanesimo è determinante. La Spagna offre solo il copricapo politico.

CENSURE E SCIPPI
Nel 1991 Ruggero Marino pubblicò un libro dal titolo Cristoforo Colombo e il papa tradito dove, per la prima volta, si sosteneva l'importanza del ruolo svolto da Innocenze VIII nella scoperta delle Americhe. Si avanzava la "sponsorizzazione" dell'impresa da parte del pontefice, l'interessamento di Lorenzo il Magnifico come "socio" e il decisivo apporto del "made in Italy" attraverso Roma, Genova, Firenze e il francescanesimo umbro in particolare.
Che le finanze italiane fossero floride è dimostrato dal fatto che il Vaticano, attraverso i Medici, godeva in monopolio dello sfruttamento delle miniere di allume sui monti della Tolfa. L'allume può essere considerato come il corrispettivo del petrolio dei nostri tempi. Una ricchezza senza fondo. Serviva per la tinteggiatura dei tessuti.
Le tesi di Marino, prima osteggiate, in particolare dalla cosiddetta "scuola di Genova", che non si era accorta di avere il papa genovese in casa, fecero a poco a poco proseliti. Il senatore Paolo Emilio Taviani, fra i massimi colombisti, a sua volta genovese, negli oltre 20 tomi dedicati dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato al Cinquecentenario della scoperta dell'America, ha aggiunto un capitolo nuovo ai suoi studi. Il titolo è: Fino a qua punto il Vaticano intervenne per l'impresa di Colombo, che è praticamente un sunto di quanto già scritto da Marino. A conclusione del capitolo Taviani ammette: «Al termine di questa scheda è doveroso dare atto al giornalista Ruggero Marino di essere stato il primo a rilevare come i vasti argomenti esposti si colleghino con la strana richiesta ai Re della lettera I del "Libro copiador" e abbia così riaperto e rivalutato il tema della partecipazione di Innocenzo VIII alla vicenda colombiana, che per troppo tempo era stata erroneamente confinata dalla bibliografia scientifica fra le leggende».
«In verità - sostiene Marino - non è proprio esatto. Nemmeno le leggende parlavano di Innocenzo VIII. Così come non si può attribuire a William Robertson la teoria di un rapporto Vaticano-Colombo. Il Robertson, che per la mia ricerca è stato importantissimo, dice solo che i soldi passarono attraverso un personaggio che viene definito per la prima volta "ricevitore delle rendite ecclesiastiche in Aragona". Ma lo storico non ne trae alcuna conclusione. Io sono riuscito inoltre a trovare una parentela fra il Cybo e il finanziatore in questione».
«Lei è un giornalista. Come si è comportato il mondo accademico nei suoi confronti?».
«La questione meriterebbe un libro a parte. Il razzismo e la Tangentopoli culturale di parte dell'accademia è un discorso da aprire. Lessi durante le ricerche che di fronte a nuove scoperte ci si comporta, prima negandole, poi cercando di sminuirne l'importanza, infine derubandole. E' quello che è accaduto».
«In che senso?».
«Dell'onestà della cosiddetta "scuola di Genova" è già detto. Delle censure, sia pure in veste di operatore dei media, farò prima o poi un capitolo a parte. Mentre ora debbo fronteggiare un altro professore. Era entusiasta del mio primo libro. L'ho fatto partecipare a ben sette presentazioni. E ogni volta gli confidavo quanto stavo trovando. Umberto Bartocci, professore di matematica all'Università di Perugia, si diceva interessato al metodo della ricerca, al ruolo di Copernico, a un filo segreto che legava le conoscenze scientifiche fino ai "Protocolli di Sion". Fin dal 1992 gli parlai del possibile Templarismo di Colombo. Ho speso ore di telefonate con lui. Mi serviva come sostegno psicologico di fronte agli attacchi e alle difficoltà che incontravo. Ora Bartocci, avvalendosi anche dell'apporto (come si usa nelle università) dei suoi allievi, ha utilizzato tutto quanto offertogli su un piatto d'argento, a cominciare dai riferimenti bibliografici, dai collegamenti e dalle intuizioni, per un suo libro dal titolo America, rotta templare. Per me fanno fede la relazione affidata all'Università di Genova nel novembre 1992, dove parlavo del nuovo corso dell'indagine, la stessa relazione tenuta alla Fondazione Dragan nel novembre 1993 e consegnata anche alla redazione di "Teknos" oltre un anno fa. Purtroppo la lunghezza ne impedì la pubblicazione. A Genova riuscii a rompere "l'omertà" solo grazie a Francesco Perfetti, Presidente del Convegno che l'Ateneo dedicò alla scoperta dell'America, a celebrazioni concluse.»
«Una storia non proprio edificante».
«Mi sono dovuto accorgere che, quando si va controcorrente, è la norma. Una sciocchezza, d'altronde, rispetto a un Colombo triturato dagli interessi e dalla ragion di Stato».

Se la crociata è pronta chi sono i crociati? Forse lontani eredi del sogno templare, di una pace universale? Più concretamente appartenenti agli ordini cavallereschi. Santiago e Rodi in prima linea. Uno dei finanziamenti decisivi viene dal fondo per la crociata istituito da Innocenzo VIII. Fa capo a una diocesi appartenente al gran Magistero di Santiago. Il padre di Giovanni Battista Cybo, Aronne, è nativo di Rodi, l'isola dei cavalieri. Il Gran Maestro D'Aubusson consegna a Innocenzo VIII il figlio di Maometto II, Djem. E' l'ostaggio prezioso sul quale il pontefice gioca per ottenere dai musulmani la restituzione di Costantinopoli. Djem l'ha promessa, qualora i cristiani lo aiutino a riconquistare il trono usurpato dal fratello Bajazet.
Bajazet, a sua volta, è pronto a fare concessioni alla Cristianità. Forse anche a sottomettersi al papa di Roma, il progetto cullato un tempo da San Francesco.
Colombo parte. Costretto a una sosta alle Canarie cambia le vele, scegliendo quelle più adatte. All'andata come al ritorno non sbaglia niente. Va come su un'autostrada. Perché sa. Conosce i venti, conosce le insidie delle barriere coralline. Bara nel computo delle miglia percorse, perché ha la certezza dell'approdo. Solo che il mondo per lui è ancora trino: Europa, Africa, Indie. Non sa, come non lo saprà nemmeno Vespucci e molti altri dopo di lui, che il Nuovo Mondo non è più Indie, ma un continente a sé. E' l'unico errore, se errore può essere considerato, che commette Colombo.
Il cavaliere dell'ideale. Che scriveva, sfiorando l'eresia, di avere trattato con "gente sapiente, ecclesiastici e laici, latini, greci, giudei e mori". Per fig.6 osare affermare che "lo Spirito Santo opera in Cristiani, giudei e mori e altri di ogni possibile setta". Una visione universalista e modernissima. La visione che doveva essere di papa Cybo. E che una corrente di pensiero diversa in Vaticano fece naufragare.
Colombo parte senza sapere che sette giorni prima Innocenzo VIII, il papa genovese, il suo papa, è morto. Lorenzo il Magnifico è morto qualche mese prima. Gli succede il papa spagnolo Rodrigo Borgia eletto, dicono gli storici, con gli intrighi dei re di Spagna. Borgia assegnerà tutte le terre scoperte alla Spagna. Il cerchio si chiude.
Il sogno del regno di Dio e dell'oro non si realizzerà. L'oro dello spirito che Colombo inseguiva si tramuta nei riflessi di un altro oro. L'oro materialista che ha dominato il mondo fino al 2000. Mentre riaffiorano le attese millenaristiche.


1 [Costantinopoli]
2 [Cause legali che gli eredi di Cristoforo Colombo portarono contro la Corona di Castiglia e León, tra il 1508 e il 1536, in difesa dei privilegi ottenuti da Colombo per le sue scoperte nel Nuovo Mondo.]

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