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Soppressione di conventi e monasteri

Supplemento al N. 17 della Gazzetta Nazionale della Liguria – 6 ottobre 1798

Deliberazione del Consiglio de' Sessanta
Sulla soppressione de' Conventi, e de' Monasteri del giorno 4 Ottobre 1798. vertice
Il Consiglio de' Sessanta considerando, che l'eccessivo numero degli ordini Religiosi dispersi in piccole aggregazioni sulla superficie del Territorio Ligure manca, come avvisa il D. E. [Direttorio Esecutivo1] nel suo messaggio de' 3 corrente, dei mezzi di una convenevole sussistenza;
Considerando, che la soverchia moltiplicazione delle Case Regolari, senza il numero d'individui prescritto dalla disciplina Ecclesiastica è la causa principale, che le ha allontanate dai virtuosi, e severi principj de' loro istituti;
Che mentre una mano riformatrice si va stendendo sopra tutte le instituzioni sociali, queste ancora devono essere tolte dallo stato di degradazione, in cui si ritrovano, e richiamate all'antica loro semplicità;
Considerando, che è conforme ai più savj principj di pubblica economia il restituire alla circolazione, ed alta coltura i beni fondi, che poco utilmente ristagnano nelle loro mani;
Dichiara, che vi è urgenza.
Dichiarata l'urgenza prende la seguente deliberazione:

  1. Il Direttorio Esecutivo è incaricato di fare quelle soppressioni, concentrazioni, e traslocamenti delle corporazioni Ecclesiastiche regolari, d'ambi i sessi, che crederà più convenienti al comodo della popolazione, ed al vantaggio della Nazione.
  2. Gl'Individui degli Ordini, Comunità, o Congregazioni religiose soppresse, o traslocate saranno riuniti in quei locali che loro prescriverà il Direttorio Esecutivo.
  3. Niun locale potrà contenere meno di 24. individui da Coro, o Messa rispettivamente, entro le muraglie nuove del Centro, e di 12. nelle altre comuni della Repubblica, senza che in una stessa Comune possa conservarsi più di una casa dello stesso instituto. A questo effetto sarà preferita quella, che è situata in luogo più solitario, e salubre, purché abbia la necessaria capacità.
  4. E' pure incaricato il D. E. di prendere indilatamente possesso in nome della Nazione di tutti i Beni poti nel Territorio Ligure, spettanti a qualsivogliano di dette Corporazioni, o fattane seguire la stima di tutti o parte se la crederà opportuna, di passarne alla vendita per mezzo di pubblica subasta.
  5. Detta vendita dovrà farsi in dettaglio, e nella maggiore possibile divisione a pagamenti in 5 rate di tre in tre anni, col frutto intanto a ragione del 4 per 100 esigendo però, che il quinto del prezzo venga immediatamente versato da' compratori nella Cassa Nazionale.
  6. Li giardini, o ville ristrette entro il circondario del Monastero, o Convento che sarà conservato, o in cui saranno traslocati, o concentrati i Religiosi, o Religiose, potranno in tutto, o in parte essere assegnati a giudizio del D. E. agl'individui dei suddetti monasteri, o conventi a solo usufrutto, detraendo dall'annuale loro pensione il redito annuo delle medesime ville, o giardini, premessa una esatta peritazione.
    I Religiosi però, o Religiose, che sortiranno dai medesimi conventi o monasteri avranno diritto sull'intiera pensione, che loro verrà corrisposta dalla Cassa Nazionale, rimanendo il redito suddetto a conto delle pensioni dei superstiti.
  7. Sarà corrisposta annualmente dalla Cassa Nazionale agli individui delle suddette corporazioni quella pensione, che verrà determinata dal C. L. in seguito degli schiarimenti, ed informazioni, che il Direttorio Esecutivo gli farà pervenire.
  8. La stessa pensione sarà corrisposta a tutti gl'individui, che sortiranno per rientrare nel seno delle loro famiglie, del che ne dovrà constare per loro dichiarazione nanti la Municipalità del Comune di loro residenza, e nella Comune del Centro nanti il Comitato de' Pubblici Stabilimenti. Queste dichiarazioni dovranno essere registrate, e ne dovrà essere immediatamente rimessa copia al D. E.
  9. La presente deliberazione in ciò che riguarda le soppressioni, e le indennità non comprende li Religiosi mendicanti, non possidenti.
  10. Quanto potrà sopravanzare dal prodotto de' beni suddetti dopo le prestazioni vitalizie, e quelle, che anderanno a cessare per la mancanza de' pensionati, sarà devoluta alla instruzione pubblica, mantenimento degli Spedali, rifaccimento di strade, garanzia di Commercio, riscatto di Schiavi Liguri; e ad altri oggetti di pubblica beneficenza.
  11. Nessuno potrà più vestire, né professare in alcuno di detti Ordini o Congregazioni religiose d'ambi i sessi sino a nuove deliberazioni del Corpo Legislativo, ed i vestiti non ancora professi dovranno sortirne fra il termine di giorni 30 dalla presente Legge. In questi'ultimo caso si dovranno restituire le doti sborsate, dedotte le solite pensioni dovute alla Comunità.
  12. Gli Ecclesiastici regolari forestieri, esistenti nel Territorio della Repubblica dovranno abbandonarlo nel termine di giorni 15 dalla presente Legge. Il presente articolo riguarda soltanto gli Ecclesiastici regolari di quelle Nazioni, che hanno espulsi i Regolari Liguri.
  13. Se qualche Religioso, o Religiosa sarà prevenuto di avere dopo la pubblicazione della presente Legge trafugato generi, denari, o altri effetti appartenenti alla rispettiva casa, s'intenderà decaduto dal diritto della pensione.
  14. Il Direttorio Esecutivo esige un esatto conto di loro amministrazione dai rispettivi procuratori, ed amministratori delle Case Religiose, che avrà traslocato, concentrato, o soppresso.
  15. Il Direttorio Esecutivo rende conto al Corpo legislativo di 15 in 15 giorni delle operazioni da esso fatte in esecuzione della presente Legge, onde a tempo opportuno il medesimo possa mettere a di lui disposizione le somme occorrenti per le pensioni, e dare quelle altre provvidenze che stimerà convenienti.

Gazzetta Nazionale della Liguria – 20 ottobre 1798

Poveri frati! Sento dire tutto il giorno, poveri Frati!…
Perché poveri frati? perché il Corpo Legislativo ha fatto una Legge contro di essi, e contro le Monache, e ha soppressi i Conventi e i Monasteri. - Ma questo non è vero: voi siete male informati di questa nuova Legge, o la volete calunniare. Non vi è altra novità rapporto ai Frati, e alle Monache, senonché questi Reverendi e Reverende, che sono sparsi o sparse a tre a cinque a sette per Convento o Monastero, saranno riuniti in un minor numero di Locali, a ventiquatro, o dodici, o quaranta, o cinquanta per Locale, e resteranno liberi con ciò molti Conventi e molti Monasteri, e in potere della Nazione, senza il menomo discapito de' i Frati, e delle Monache, che potranno susistere come prima, e meglio di prima.
Ma poveri Frati, così associati, e insociabili! e povere Monache, così ristrette, che non escono mai di Monastero! - Tanto meglio, avranno più compagnia; e non trovo necessario, che quattro Monache, per la ragione che non escono di casa, debbano occupare il sito di quaranta Monache. E quanto ai Frati, tanto peggio per essi, se sono insociabili, e si odiano, e si perseguitano. La Nazione è obbligata a provvedere alla sussistenza de' Frati e delle Monache; ma non è obbligata a farli sussistere co' i loro vizj, e i loro pregiudizj.
Ma sarà poi assicurata la loro sussistenza, e possono essere certi che avranno, finché vivono, la pensione che sarà loro assegnata dalla Legge? - E perché non ne devono essere certi? saranno della medesima condizione degli Impiegati, de' Funzionarj pubblici, de' Rappresentanti del Popolo, degli Uffiziali, de' Soldati, del Direttorio, de' Ministri ecc. e avranno insomma la sorte medesima di un gran numero di famiglie rispettabili, che non si credono in pericolo di morir di fame, per questo che ricevano la loro sussistenza dalla Cassa Nazionale.
Questa Legge poi offre loro molte altre risorse: potranno abbandonare il Convento, e il Monastero; rientrare nella Società secolare, e assicurare maggiormente, e render più agiata la loro sussistenza, con lavorare e industriarsi, e rendersi utili ad essi e agli altri, come facciamo e dobbiamo fare tutti quanti.
Come! che dite mai? e i Voti, l'Apostasia2, la Scomunica! - Avete ragione: l'Instruzione pubblica non ha fatto ancora il menomo progresso; vi hanno detto delle grandi parole, delle nuove parole, insomma delle parole, e nient'altro. La Legge però rispetta i vostri scrupoli, e vi lascia tutta la libertà di prendere quel partito che stimate, e di andare d'accordo colla vostra coscienza. Non vi è chi senta più di me l'importanza e il significato di certe antiche e rispettabili Instituzioni, che sono divenute presso il Popolo la base della sua morale, e la regola della sua ragione; e non saprei stimare un Uomo, che avesse de' rimorsi, anche erronei, e non li curasse, e si sentisse il coraggio di agire in mala fede, e contro la voce della sua coscienza. Dichiaro però, in tutta la purità del mio cuore, che s'io vedrò in Società una Donna, un Uomo, vivere onestamente, lavorare utilmente, esser giusti, caritatevoli, esemplari; e sentirò dire "quello è un Frate, e quella è una Monaca" io non potrò astenermi, malgrado i Voti, e l'Apostasia, e la Scomunica, di stimarli e rispettarli molto di più, che tante altre Monache, e tanti altri Frati, che hanno il velo o il capuccio, e vivono in un Eremo, o in un Ergastolo, e cantano tre volte al giorno, o colla bocca stretta, o col naso, delle sante cose in latino, che non intendono. Le pratiche religiose sono ottime, perché ricordano le Virtù; ma le Virtù medesime sono anche migliori, e son persuaso, che si possono praticare, senza Velo, e senza Cappuccio.


1 [Tra il 1797 e il 1805 la Repubblica Ligure fu una delle cosiddette repubbliche sorelle, giacobine, sotto l’influenza di Napoleone (comprendeva l’ex Repubblica di Genova, l’isola di Capraia e la regione dell’Oltregiogo). Il potere legislativo era attribuito al Consiglio dei Giuniori (dei Sessanta) e al Consiglio dei Seniori (30 membri), che eleggevano un Direttorio di 5 membri, con potere esecutivo.
Oltregiogo è una regione storica che si trova di là dello spartiacque appenninico, appartenente un tempo alla Repubblica di Genova ed ai Feudi Imperiali: oggi fa parte soprattutto di Liguria e Piemonte.]
2 [ripudio del proprio credo]

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