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L'elezione dei vescovi liguri fatta dal popolo

Gazzetta Nazionale della Liguria – 9 febbraio 1799

Questo saggio di ecclesiastica disciplina, osservata da' primi secoli della Chiesa nell'elezione, e consecrazione del Vescovo di Genova, è ricavato da autentici documenti esistenti nelle pergamene di S. Siro, S. Stefano, e degli Scrittori nazionali, in gran parte sincroni, quali sono il Caffaro, Ogerio, Pane, Giorgio Stella, Giacomo da Varaggine ecc. In esso dalla nuda esposizione de' fatti si rileva ad un tempo, e il diritto di elezione de' proprj Pastori, esercitato per più secoli dal Popolo Ligure, e la successiva usurpazione di esso fatta dalla Corte di Roma.
Il Consiglio de' Sessanta si occupa attualmente di un legge per rivendicare alla Nazione questo incontrastabile diritto, ma le migliori leggi in tali materie hanno spesso un esito infelice se non sono precedute dall'Istruzione. Speriamo che questo Saggio possa utilmente contribuirvi, e ci facciamo una premura di pubblicarlo.


pastori Epoca I. Dall'anno 296 fino al 1095.
Il primo Vescovo di Genova, di cui si ha qualche fondata notizia ne' nostri Archivj, e presso gli Scrittori nazionali, è S. Salomone.
Nessuno ignora il modo, con cui in Italia erano allora creati i Vescovi, abbenché, né in tutti i luoghi, né in tempi medesimi la disciplina fosse precisamente uniforme. In un paese il Popolo proponeva, e l'elezione si faceva del Clero; in un altro il Popolo insieme col Clero eleggeva; ed in qualche altro anche i Vescovi più vicini, che dovevan consecrare l'eletto, avean nell'elezione qualche ingerenza.
Ne' primi due secoli non si conosceva ineguaglianza di dignità tra Vescovo, e Vescovo, ma divisa successivamente l'Italia in due Vicariati, d'uno de' quali restò capo Roma, e Milano dell'altro, i soli Vescovi del Vicariato di Roma erano ordinati dal Papa, e gli altri dal Vescovo di Milano; Genova entrava nelle Chiese suburbicarie di Milano; in conseguenza i suoi Vescovi furono consecrati, o da Vescovi più vicini, o dal Metropolitano Milanese.
Dalla morte di Salomone, che avvenne nell'anno 298 fino ad Ogerio, ossia Augurio, che governò la Chiesa Genovese nel 1095, tutti i Vescovi furono senza alcuna eccezione eletti da tutto il Popolo, e Clero, e vennero consecrati, o da Vescovi più vicini, o dall'Arcivescovo di Milano. Non s'incontra vestigio alcuno per dire che siasi ingerito il Papa tanto nell'elezione, come nella consecrazione, sebben ritrovinsi più lettere indirizzate da Vescovi al successore di S. Pietro, come a Capo della Cattolica Unità, in occasione di punti relativi alla disciplina universale, e a dogmi della Religione. Abbiamo a questo proposito un fatto assai singolare:
Airaldo successore d'Ogerio nel 1097. Dopo di essere stato eletto nella forma consueta, tardò due anni ad esser consecrato. Teneva in Roma il Pontificato Papa Urbano II, che era sommamente favorevole ai Genovesi: Ma stava assente da Milano il Vescovo Anselmo IV di tal nome, che andato in Siria coll'esercito de' Croce-segnati, non ritornò alla sua sede che nel principio del 1099. Ora, malgrado la vicinanza di Roma, e la buona grazia del Papa, la consecrazione fu differita durante tutta l'assenza del Metropolitano, e solamente dopo il di lui arrivo, Airaldo ricevette l'ordinazione.
Epoca II. 1117 in 1260.
Correndo l'epoca presente la Sede Pastorale di Genova venne promossa, ed inalzata alla dignità Arcivescovile. Il primo fu Siro II. La sua elezione non ebbe alcuna varietà: il Popolo, ed il Clero ne furono gli arbitri, nulla meno delle passate occasioni; ma la consecrazione fa fatta da Papa Innocenzo II.
Forse le vicende accadute agli Arcivescovi di Milano, aderenti, e fautori dell'antipapa Anacleto II, furono la cagione prossima per cui la consecrazione di Siro II fu eseguita dal Pontefice Innocenzo, a cui senza meno fu presente la dilatazione del suo potere, e giurisdizione sopra una Chiesa, che di legge ordinaria, e secondo la disciplina di quel tempo, era subordinata al Metropolitano di Milano.
Da sì fatto avvenimento fino a noi, la sede Pastorale di Genova eretta in Arcivescovato, restò esente dall'Arcivescovo di Milano. Questa è la prima volta, che si ritrova innovata l'antica disciplina della Chiesa Genovese intorno alla consecrazione de' suoi Pastori.
Per rimediare a' disordini quasi inevitabili nelle Popolari elezioni, venne sistemato un metodo assai opportuno, per cui non ebbe Genova a quei tempi barbari, e turbolenti de' Vescovi intrusi, simoniaci, e scioperati, come tante altre Città. Questo stabilimento consiste in un Compromesso pubblico, che il Popolo, ed il Clero davano liberamente ad alcuni Ecclesiastici più distinti, e qualificati, per la nomina ed elezione del Vescovo, con che restava saldo il diritto de' Principali elettori e si provvedeva nel medesimo tempo ad un'ottima elezione.
Il primo ad essere così eletto, fu l'Arcivescovo Ugone, successore di S. Siro II, la forma osservata è la seguente, riportata dal Caffaro all'anno 1163.

"Il giorno stesso che l'Arcivescovo fu sepolto, il Clero sì Secolare, che Regolare, i Consoli, ed il Senato adunati, fatti i dovuti riflessi sul presente bisogno, furono in breve concordi di commettere la scelta dell'Arcivescovo successore agli Abati di S. Stefano, S. Benigno, e S. Siro, a Proposti di S. Maria delle Vigne, di S. Donato, alli Curati di S. Damiano, di S. Maria di Castello, di S. Ambrogio, e fra Canonici all'Arciprete Rubaldo, al Maestro, ed al Suddiacono, Canonici, li quali tutti giurarono solennemente di eleggere un Arcivescovo il più degno per sapere, e probità.
Dopo tale giuramento congregaronsi questi elettori vocali in S. Lorenzo, ed avendo a Canonici maggior riguardo fecero esame de' meriti di ciascuno, e perché viddero spiccare sugl'altri per le sue eminenti virtù l'Arcidiacono Ugone, questo fu agli altri preferito, ed eletto in Arcivescovo, e il giorno stesso dal Clero, e Popolo sulla Arcivescovile sede collocato.

Nel 1188 all'Arcivescovo Ugone defunto succedette Bonifacio, la cui elezione fu eseguita col metodo dianzi riferito, eccetto poche variazioni circa la designazione individuale degli elettori, e luogo dell'adunanza. Amendue questi Arcivescovi non furono consecrati dal Papa, che soggiornava in Francia, ma da loro suffraganei.
Questo savio metodo per l'elezione de' Vescovi patì qualche notabile alterazione nel 1239, giacché non si trova che nel compromesso intervenissero il Senato, i Consoli, né altri Ufficiali laici; ma il solo Capitolo e gli altri Ecclesiastici. Con questa forma fu eletto l'Arcivescovo Giovanni, il quale volle passare a Roma per enervi consecrato dal Papa Gregorio IX, quantunque in vigore della Bolla d'Alessandro III, e in conformità dell'antichissima disciplina avesse diritto di essere ordinato da suoi suffraganei.
Nel decorso di questi due Secoli, ne' quali in Genova si conservò il diritto dell'elezione Vescovile nel Clero, e Popolo, e la consecrazione fu fatta da' Vescovi suffraganei, si riscontrano diversi scritti dati da Papi in forma dì breve, e di bolla agli Arcivescovi; ma non si ritrova alcun concordato sopra l'elezione, neppure si osserva motto alcuno d'approvazione, di conferma, e molto meno di ripulsa. Communicarono adunque secondo l'universale disciplina i Vescovi Liguri col Papa senza alcuna dipendenza negli articoli surriferiti.
Epoca III. 1252 in appresso.
La disciplina della Chiesa di Genova sul punto dell'elezione, e ordinazione degli Arcivescovi si alterò totalmente in quest'epoca. Morto l'Arcivescovo Giovanni, non più dal Clero, e Popolo, al modo usato, ma sì dal Papa venne eletto il successore in quest'anno 1252, che fu certo Gualterio di Vezzano, soggetto degno per altro, primo Arcidiacono di Luni, e poi Cappellano del Papa medesimo Innocenzo IV.
E' inutile l'indagare da questo punto in appresso i sacri diritti della Nazione, e le regole rispettabili dell'Ecclesiastica disciplina. La Pontifìcia autorità, che tanto ebbe d'ingerenza negli affari politici della Repubblica, s'impossessò totalmente d'ogni nomina, collazione, ed ordinazione de' nostri Arcivescovi.
E' vero che l'Arcivescovo Giacomo da Varagine nel 1292, e Bartolommeo nel 1321, furono nominati per quanto apparisce dal Capitolo della Metropolitana; ma l'uno, e l'altro dovettero assoggettarsi a ricevere la conferma, e l'approvazione del Papa. Tutti gli altri successivi Pastori furono creature di Romani Pontefici, i quali dopo la bolla di Giovanni XXII divennero proprietarj di tutte le Vescovili elezioni d'Italia.

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