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Viva Maria!: la controrivoluzione nel Levante

E' l'anno 1797 e Napoleone Bonaparte prosegue la sua politica di espansione e l'esportazione del modello di istituzioni della Francia rivoluzionaria: tra il 1796 e il 1797 sorgono in Italia la Repubblica cisalpina, la Repubblica democratica veneta e la Repubblica ligure: le Repubbliche sorelle o Repubbliche vignetta 1 giacobine.
Le armate francesi, penetrate in Italia nella primavera del 1796, con l'aiuto dei giacobini locali tentano di laicizzare le istituzioni e di imporre nuovi modelli culturali e politici. Quasi tutta la penisola è interessata da un fenomeno di rivolta armata popolare, chiamata insorgenza, alimentata dalla crisi economica e sociale e dall'atteggiamento nei confronti delle proprietà ecclesiastiche, in un contesto fortemente legato alle tradizioni religiose.
Il movimento che porta avanti la rivolta è quasi ovunque detto dei "Viva Maria!" perché guidato soprattutto dal clero e dai nobili, colpiti nei loro privilegi e negli interessi materiali: in realtà in esso c'era ben poco dello spirito cristiano. Da una parte così come dall'altra, la maggior parte dei contendenti non ha consapevolezza del significato di "governo democratico" e molti controrivoluzionari sono cresciuti con la sola educazione ricevuta dal parroco.
Dal 17 novembre 1796 è doge (per la seconda volta) della Repubblica di Genova Giacomo Maria Brignole, cognato di Gerolamo Durazzo, notoriamente contrario allo spirito rivoluzionario e assertore della neutralità nella lotta tra austriaci e sardi da una parte e francesi dall'altra.
Il 22 maggio 1797 i giacobini genovesi festeggiano la caduta della Repubblica di Venezia nelle mani dei francesi (del 12 maggio): i popolani insorgono e Brignole arresta alcuni giacobini, provocando un ultimatum di Napoleone che, forte della potenza raggiunta, impone una riforma costituzionale. Il 14 giugno ha luogo la prima seduta del governo provvisorio della Repubblica Ligure, del quale Brignole assume il titolo di presidente (per poi appartarsi per motivi di salute e di età).
Quando diventa chiaro il modello costituzionale che Napoleone vuole introdurre, i "Viva Maria" insorgono ancora una volta. La Gazzetta Nazionale Genovese del 9 settembre 1797 scrive quanto segue.

«2. Settembre.
Il Governo Provvisorio decreta:
Le tre Commissarj del Governo Provvisorio nel Territorio Ligure sono autorizzati a delegare nel rispettivo loro dipartimento a chi meglio stimeranno li giudizj di delitti controrivoluzionarj a termini di loro facoltà.
3. Settembre.
Il Governo Provvisorio decreta:
Che si scriva al Commissario Sommariva per far sentire al Commissario Albertis di portarsi al più presto all'esercizio del Consolato di Nizza.
4. Settembre. Gazzetta 1
N. B. Essendosi in questo giorno manifestata la rivolta del Bisagno, e dato il segno della controrivoluzione agli altri Popoli della Riviera di Levante, e a quei della Polcevera, il Governo Provvisorio non ha più interrotto le sue operazioni, e dichiarandosi in Sessione permanente, ha riunito a sé la Municipalità, e formato in Comitato segreto, non si è occupato che della salvezza della Patria, e dei mezzi di reprimere i sediziosi. Le misure, che ha prese, ricavansi dai seguenti decreti, e proclami.
Il Governo Provvisorio informato, che nelle vicinanze di Genova, ed in alcune altre parti della Repubblica hanno avuto luogo dai disordini, tumulti, attruppamenti, ed altri movimenti sediziosi, e controrivoluzionarj, prodotti dagl'intrighi dei nemici della Libertà, di tutti coloro, i quali vanno sordamente preparando una formale insurrezione:
Considerando, che le circostanze, e la crisi in cui ci ritroviamo, esigono imperiosamente delle misure pronte, ed energiche, che reprimano i faziosi, e prevengano ogni disordine, che possa alterare la pubblica tranquillità, decreta:

  1. Tutti gli Autori di attruppamenti, ed altri movimenti popolari; tutti quelli, che con parole, arringhe, o fatti provocheranno comunque il Popolo a prender le armi; chiunque abbatterà l'Albero della Libertà, e tutti quelli, che inviteranno il Popolo a mancare di rispetto, e di subordinazione alle Autorità Costituite, saranno puniti coll'ultimo supplizio, come rei di lesa Nazione.
  2. I Parrochi saranno responsabili dei tumulti, e attruppamenti sediziosi, che succederanno nelle rispettive Parrochie, a meno che non ne denunzino gli autori in Genova al Comitato di Polizia, e fuori di Genova alle rispettive Amministrazioni Centrali.
  3. Chi suonerà campana a martello sarà punito di morte, e suonandosi campana a martello, i Parrochi ne saranno considerati gli autori, a meno che non vengano da loro manifestati.
  4. I contravventori agli Articoli precedenti saranno tradotti avanti la Commissione Criminale, e puniti dalla stessa militarmente, salva l'Autorità delli tre Commissarj del Governo.

Per dare ai nostri Lettori un'idea ragionata, e veridica dell'infame progetto di contro-rivoluzione scoppiato nelle due Valli di Bisagno, e Polcevera stimiamo assai opportuno di trascrivere il seguente Proclama del Governo.

Il Governo Provvisorio al Popolo Ligure
La vendetta Nazionale è piombata sulla testa de' sollevati. Infami! Avevano degradata l'augusta Religione de' nostri Padri, fino a renderla il pretesto dei loro delitti! vignetta 2
Bravo Popolo della Liguria, tu sei testimonio de' fatti, che il Governo annunzia a tutta l'Europa. Senza di ciò la posterità avrebbe ancora un diritto di dubitarne.
Una sorda fermentazione regnava da molto tempo in varj punti della Repubblica. Si diceva, e si divulgava, che l'Atto Costituzionale compromettesse, o violasse la Religione. Si eccitavano tutte le passioni: si irritavano tutti i privati interessi: Si spargevano le più assurde calunnie: il Fanatismo scuoteva la face della discordia, e la Tirannia marciava nuovamente al suo trono su i nostri cadaveri insanguinati.
Si avvicinava il giorno quattordici, in cui doveva proporsi il Progetto di Costituzione alla libera sanzione del Popolo. La Religione era il grido di guerra. Il Governo garante, e custode della pubblica felicità sentiva con amarezza le terribili conseguenze, che avrebbero potuto derivare dal forte dissenso delle opinioni. Indeboliti i Poteri, vacillanti le Autorità, gli animi esacerbati, la cabala rinforzata con tutti gli infernali mezzi di nuocere, sentiva egli fischiare il flagello della guerra civile, e vedeva scorrere il sangue de' suoi fratelli.
Sospese esso quindi fino del giorno 4. del corrente la presentazione dell'Atto Costituzionale, e tramandò il suo decreto a tutti li Parrochi dello Stato, e a tutte le Autorità Costituite.
Ma era già dato il segnale della iniquità, e del massacro: Ma continuavano le predicazioni violente, e sacrileghe: Ma non si cessava di prostituire il nome di un Dio di pace per ingannare la più semplice parte del Popolo, e strascinarla ad immergere il pugnale del fanatismo nel seno de' proprj Concittadini, o ad essere la vittima miserabile di una insensata cospirazione.
Bisagno, e Polcevera sono in insurrezione. Si estende il fermento terribile della discordia: Il Popolo del Distretto di Fontanabona discende armato su quello di Chiavari: imprigiona il Commissario della Repubblica, invade tutti i Poteri, discioglie tutte le Autorità.
L'Albero della Libertà è abbattuto dagl'insensati, come un segno d'idolatria; si tagliano nei punti vicini a Genova le comunicazioni; la corrispondenza del Governo è intercettata. La fatale Campana a Martello suona intanto nell'orrore di tutta la notte, che precede il giorno 5., e annunzia dalle due Valli l'esterminio de' Cittadini.
In quella medesima notte la fermezza del Governo secondata dalle militari disposizioni dei bravi Uffiziali, de' quali è debitore all'Armata Francese, e dalla energia de' nostri invincibili Repubblicani, comprime la sedizione di Albaro, e disperde la folla degl'insurgenti. Ma piange intanto la Patria sopra la perdita di alcuno de' suoi Figlj.
Dopo il Decreto del giorno 4. in cui si garantiva la purità della Religione, non era più possibile di prender l'armi sotto il pretesto di conservarla.
Gli abitanti della Polcevera si riuniscono, ciò non ostante, in una massa imponente: s'impadroniscono di alcuni posti importanti: gridano Religione, domandano di essere nuovamente riassicurati su questo punto: adducono esser questo il solo motivo della insurrezione: dopo ciò esser pronti a rientrare nella prima tranquillità, e nella subordinazione alla legge.
Si determina il Governo di dissipare l'inganno, di contentare la buona fede, e di smascherare l'iniquità.
Due Membri del Governo medesimo, due della Municipalità di Genova, il Cittadino Arcivescovo formano una Deputazione destinata a schiarire direttamente que' dubbj, che potessero ancora far illusione a quelle ingannate popolazioni. Si garantisce la Religione Cattolica in tutta la sua integrità: Si pattuisce l'evacuazione de' posti occupati dagl'insorgenti: Si concede un'amnistia generale, e i sollevati del Bisagno vi sono espressamente compresi.
L'ipocrisia ha un confine. Dopo la sottoscrizione dei Deputati del Governo, e della Polcevera, li posti che si dovevano rimettere alla pubblica Autorità, si ritengono, e si rinforzano dai sollevati colla più mostruosa perfidia. Non si prostituisce più il nome della Religione, e di Dio, ma si formano le più assurde domande, si adducono i pretesti più miserabili, si annuncia il desiderio dell'antico sistema, e una picciola frazione di Popolo ha la temerità di credersi in situazione di distruggere la Libertà, e di imporre delle Leggi insensate alla Sovranità Nazionale.
Inorridisce il Governo alle proposizioni degli spergiuri, e le armi Repubblicane sgombrano dai loro posti tutti que' sciagurati.
Popolo Ligure, eccoti la Storia de' fatti. Essa è la Storia de' tuoi pericoli.
Mentre l'equità Nazionale si estenderà sull'ingannato e sul debole, la spada della giustizia scenderà sopra il ribelle, e principalmente sopra di quelli, che col consiglio, colla direzione, o coll'oro spingevano ad un orribile sacrifizio queste vittime disgraziate. Infelici! Credevano essi di combattere per la Religione de' loro Padri, e combattevano per la vendetta de' loro tiranni.
Popolo di Fontanabona, o di qualunque altro distretto, in cui abbia penetrato la corruzione, o l'inganno, contempla il destino delle due Valli: non inoltrare il passo sull'orlo del precipizio: pensa che è salva la tua Religione, la tua proprietà assicurata, inviolabile la tua Libertà! Pensa ai mali orribili, che seguiterebbero il tuo delitto; mira la desolazione delle Famiglie; ascolta i gridi dell'innocenza, e la tua sensibilità, e l'energia del tuo carattere si accordino una volta per sempre colla ragione.
Cittadini ingannati, rientrate tutti nell'ordine, o la giustizia del Popolo si aggraverà inesorabilmente sopra di voi.
E voi, Cittadini benemeriti della Repubblica, voi padri, figli, mariti, stringetevi tutti alla causa comune della Libertà, e della Patria. La scelleraggine de' vostri nemici non rispetta alcun rapporto sociale.
La salvezza pubblica è riposta in voi soli, e per conseguenza è sicura.»

vessillo Bandiera degli insorgenti della val Fontanabuona

Il Supplemento alla Gazzetta Nazionale riporta una cronaca di quanto avvenuto.

«Cospirazione de' 4. 5. 6. Settembre
Mentre il Popolo Genovese aspetta con impazienza, che venga pubblicata dal Governo Provvisorio la Storia veridica dell'atroce conspirazione de' 4. 5. e 6. Settembre, e come risulterà legalmente da i processi, che si stanno compilando dalle Commissioni Criminali; ci crediamo in dovere di soddisfare, per quanto è possibile, la curiosità de' nostri Associati, con ender noti intanto nella nostra Gazzetta i fatti principali, che sono accaduti, e le congetture più verisimili e fondate, che fanno traspirare il piano, e l'orditura di questa infame Cospirazione contro la Libertà del Popolo Ligure.
Per quanto siano ignoti ancora i principali autori di questa trama, pure la voce pubblica accusa altamente i tali ex-nobili, i tali Preti, e segnatamente un prete Avvocato, che si suppone l'inventore del piano. Il regno dell'aristocrazia di Genova era fondato, come è troppo noto, sopra la pretesa affezione a quel tristo Governo de' carbonari, e facchini,e altra gente idiota, o prezzolata, o sedotta; e principalmente de' contadini delle due valli adjacenti, di Bisagno, e Polcevera, quasi tutti coloni, e figli degli ex nobili, e nati e cresciuti in cieca e servile dipendenza de' loro padroni, e loro preti, che ne hanno sempre disposto, come hanno voluto, coll'ascendente del dominio, e della superstizione. Si è dunque immaginato, col mezzo de' Preti, e dei Parrochi, di sussurrare e fanatizzare questa buona gente; e all'occasione, che si era pubblicato il Progetto dell'Atto Constituzionale, si è cercato di screditalo e calunniarlo in tutte le guise possibili, e in voce e in iscritto, e palesemente e sordamente; e si è predicato, che era contrario alla Religione, e poco religioso ancora il Governo, che lo proponeva, comunque lo proponesse all'accettazione, come al rifiuto del Popolo.
Un Frate Conventuale, Parroco in Albaro, la cui vita non è niente scrupolosa, ha avuto l'impudenza il giorno 3. Settembre, sotto il solito pretesto di Religione, di predicate dall'Altare la rivolta e l'eccidio; e dopo la predica, si è portato, col Cristo alla mano, nelle parrocchie vicine, e ha sussurrato, e messo in arme quegli infelici paesani, che non potevano sapere che il santo zelo del Frate era comprato da i cospiratori, a denari contanti, e aveva venduto, come Giuda, per trenta monete, e Cristo, e la Chiesa, e il sangue de' suoi Parrocchiani. Infatti, dopo avere fanatizzato il Popolo, e protestato, che voleva morir martire, si è dato alla fuga. Altri Parrochi vicini hanno seguito il suo esempio, sia nella predicazione, come nella zelante ritirata; e hanno ben preparato, dal Confessionale, e dall'Altare, i poveri paesani, a farsi scannare, o scannare i loto fratelli, in nome di un Dio di pace, e di misericordia. Tutti questi Paesani si sono raccolti in massa, il giorno dopo, hanno sonato dapertutto campana a martello, e sono venuti armati, e furiosi verso la Città.
Dalla parte della Polcevera si sono fatte le medesime predicazioni, e per le medesime cagioni, e hanno avuto l'effetto medesimo; e mentre i paesani del Bisagno si battevano co' i Patrioti nella notte del giorno 4, e mattina del giorno 5, da una parte della Città; i paesani della Polcevera si sono avvicinati dall'altra al primo Giro delle Mura, e hanno sorpreso, e occupato i posti più importanti, che dominano la Città, cioè lo Sperone, e le Tanaglie, e minacciavano il posto di S. Benigno, col quale sarebbero stati padroni assoluti della Capitale.
Mentre si combinavano questi orrori, nelle vicinanze della Città, da i falsi Preti, e Frati, altri ingannati e fanatici, altri prezzolati: si faceva precisamente lo stesso ne' i nuovi Distretti de Monti Liguri, ossia Feudi, che si sono riuniti ultimamente, con tanta solennità, alla nostra Repubblica. E si faceva lo stesso precisamente nell'Alta Lavagna, e Valle di Fontanabona, per l'estensione di 24 Parrocchie. Questi paesani di Fontanabona, preceduti da i loro Preti, colle solite insegne del Fanatismo, il Cristo, e il pugnale, sono discesi in massa alla marina, e hanno preteso di obbligare, colla predicazione, e col terrore, tutte le Parrochie, per dove passavano, a suonare campana a Martello, e mettersi in armi, e riunirsi ad essi, disegnando in questa maniera di piombare sopra la Città con tutto il peso de' Monti, e delle Riviere. Ma i luoghi marittimi hanno resistito bravamente alle furie de' Montagnari, sono stati saccheggiati, e infestati in mille maniere; ma hanno ricusato, a qualunque costo, di armarsi contro la Libertà, e la Democrazia.
Non pare possibile di credere, che una conspirazione così diramata, e sorta contemporaneamente in diverse parti lontane dallo Stato, e tendente all'oggetto medesimo, e per le vie medesime, non sia stata combinata anticipatamente con piano uniforme, e non abbia i suoi autori principali, e un centro, un capo, o in Genova, o altrove. Chi ha dunque somministrato il danaro? Chi ha diretto i rivoltati? Chi ha fatto agire contemporaneamente tanti Preti, e tanti Frati per quasi tutto lo Stato? Ma quanto sono fiacchi e dispregievoli, con tutte le loro armi, e le loro insidie, gli orgogliosi nemici della Libertà, e dell'Eguaglianza! Non ha forse detto Iddio, che saranno deposti i superbi dalle loro sedi, e saranno esaltati gli umili? Quelle sedi sono rovesciate, e non si rialzeranno mai più: la ragione, la natura, la vera Religione combattono per la causa dei Popolo; e questa causa, malgrado gli Aristocratici, e i cattivi Preti, e i cattivi Frati, e l'inferno, è in sicuro, viva il Cielo! e trionferà per tutto il Mondo.
I valorosi Patrioti, che si trovavano chiusi in Città da tutte le parti, hanno prese le armi per la causa della Libertà e del Popolo; e diretti dal bravo Generale Duphot, e pochi cannonieri Francesi, la cui bravura e intrepidità è passata in un momento in tutti i Repubblicani Genovesi, sono andati incontro a i rivoltati del Bisagno, e li hanno vinti, e fugati, o imprigionati in poche ore. Sono quindi passati alle Mura della Città, e si sono fatte a i rivoltati, coll'intervento dell'Arcivescovo, e altri degni Ministri della Chiesa, le più dolci e plausibili proposizioni di pacifico accomodamento, che si sono accettate da principio, e poi ricusate, e infrante perfidamente, a istigazione de' loro Capi, e Preti di mala fede, sussurratori, e prezzolati, il cui pretesto era la Religione, e l'oggetto vero, come hanno finalmente dichiarato, era la Contro-rivoluzione, e ristabilimento della detestata e detestabile Oligarchia. I nostri intrepidi Patrioti, che avevano compresso fino a quel punto il loro giusto risentimento, per risparmiare, quanto era possibile, il sangue de' loro fratelli, amici o nemici, accesi allora di indignazione, e di rabbia a quelle voci di ribellione, e di tradimento, hanno risoluto di morire o di vincere, e punire i rivoltati. E ordinatosi immediatamente dal bravo Duphot, a mezza notte in punto, l'attacco generale, si sono presi d'assalto, in poche ore, i posti difficilissimi degli Angioli, delle Tanaglie, e Sperone; e allo spuntare del giorno sei, le nostre bande militari hanno annunziato, con lieta armonia, alla Città desolata, che eravamo liberi, e vendicati.
I Patrioti instancabili si sono messi in marcia ne' giorni successivi, in due forti colonne, prima contro i rivoltati di Fontanabona e poi contro quelli de' Monti Liguri, per dissipare intieramente la Contro-rivoluzione, e assicurare il trionfo della Libertà. La fama delle nostre vittorie, e de' tradimenti scoperti, ha fatto retrocedere, e disperdere in gran parte questi sciagurati; e fuori de i Capi sussurratori, e alcuni Preti di mala fede, che hanno venduto all'orgoglio e al delitto il sangue de' poveri paesani, si crede a quest'ora, che gl'insorgenti ingannati siano da pertutto rientrati in dovere, e pentiti, e dolenti del loro fallo, e risentiti altamente contro i loro perfidi seduttori, che si offeriscono di arrestare, e consegnare alla pubblica autorità, e alla vendetta Nazionale.
Si è proceduto, ne' giorni medesimi, con saggio consiglio, a disarmare, e spogliare intieramente de' loro fucili, i paesani della Polcevera; e si prenderanno successivamente le istesse misure per il Bisagno e Fontanabona, e Monti Liguri, onde rendere impossibile in avvenire la rinnovazione di tali atroci attentati contro la Ligure Libertà. Un genio tutelare e dominatore, che regge il destino del mondo, ha reso ciechi, e insensati i grandi, e piccoli Tiranni del Genere Umano, che non sanno più inventare per opprimerlo, che degli inetti espedienti, e vane misure, che il Popolo vittorioso ritorce contro di essi, e fa ridondare a suo profitto, confermando e assicurando maggiormente la sua Sovranità, e i suoi trionfi. Gemono altamente i bravi Cittadini della Liguria sopra l'infortunio di tanti infelici paesani, fanatizzati, e traditi, e trascinati insidiosamente alla fellonia e al delitto; e gemono ancora sopra i poveri Preti di buona fede, Paesani anch'essi, e grossolani, e idioti, ingannati, e sedotti, e accesi di sacro furore per la causa di Dio, perché servissero, nella loro cecità, alla vendetta, e alla perfidia di pochi e vili tiranni, che hanno sete di sangue, e di dominazione. Siamo sicuri, che le Autorità Costituite avranno tutto il riguardo, e la commiserazione per queste vittime disgraziate dell'ignoranza meticolosa, e dell'empia seduzione. Ma gli autori scellerati di questa orribile conspirazione; ma i ministri infami e sacrileghi, che hanno ad essi venduto a denari contanti la parola di Dio, e il sangue innocente de' loro paesani traditi!… Sappiano, che la maledizione di Dio, e degli Uomini è sopra di essi; che le vittime infelici, che hanno mandato al sacrificio, col Cristo alla mano, gridano sangue, e vendetta; e che non troveranno mai, per tutta la Terra, un asilo così recondito, una caverna così profonda, che possano salvarli dalla Giustizia umana, e Divina… ché il Cielo, e i Poveri non si dileggiano mai impunemente.»

L'intervento francese sotto la guida del generale Duphot, favorito dall'impreparazione militare degli insorti, impedì il successo della rivolta: ebbe anche una notevole influenza la lettera pastorale dell'arcivescovo Giovanni Lercari, che il 5 settembre 1797 rassicurò la popolazione sulla compatibilità della nuova Repubblica con il cristianesimo (nonostante ciò, poco dopo Lercari sarà arrestato e confinato a Novi).
Occorre anche notare che, a fronte dell'avversione nella Riviera di Levante, quella di Ponente si era mostrata talmente fedele alla neonata Repubblica da proporsi per l'invio di proprie milizie per reprimere i disordini.

Su quelle giornate scrive Scarsella nei suoi "Annali": «il 6 ne giunse il riflesso a S. Margherita. Era sull'imbrunire: i cittadini, dopo aver commentate le ultime notizie del giorno, si ritiravano in casa per la cena, quando il rullo improvviso del tamburo, ne li fa uscire a precipizio, e correre sulla piazza della chiesa, dove il nunzio pubblico di Rapallo, dopo che li ebbe radunati intorno a sé, fece intimazione a tutti, dai 17 ai 70 anni, di condursi l'indomani a Recco, per ivi unirsi al grosso delle truppe che dovevano muovere contro Genova: pena, il sacco delle case, pei negligenti.
Venuto quindi alla presenza del Cap. Palmeri, comandante dei Scelti di questo luogo, il nunzio intimavagli, a nome di chi guidava le bande armate della Fontanabuona, che si mettesse prontamente in assetto di guerra, per rendersi, egli, la sua compagnia e gli altri che avesse potuto ragranellare, al luogo indicato. Uscì tosto di casa il Palmieri, e, tirandosi dietro quanti gli capitavano fra' piedi, giunse a notte fatta sulla piazza della chiesa, dove tuttavia s'agitava gran folla. Ottenuto silenzio, egli prese ad arringare i presenti per spronarli a eseguire il mandato; ma, ben lungi dall'ubbidire, molti si levarono a protestare contro di lui, mostrando com'egli per questo venisse meno alla fede giurata verso il nuovo governo, e si rendesse colpevole di tradimento verso la patria.
Essendo così divisi gli animi, ne seguì che l'indomani nessuno si mosse.
In quel mezzo i francesi, prima ad Albaro, poi a S. Benigno, sconfiggevano le turbe reazionarie, e la controrivoluzione fu soffocata.
Non mancarono gli strascichi. Il Palmieri fu sottoposto a processo davanti a una Commissione militare. Si difese affermando che quanto egli aveva fatto, era stato a fine di evitare mali più grandi… essersi finto bensì pronto a partire, ma suo segreto intendimento essere stato quello di non oltrepassare S. Lorenzo: al più Ruta; e poi sbandarsi. Queste ragioni e la difesa che ne fece il suo compaesano Gio: Batta Pino, lo fecero assolvere dalla Commissione militare. Dovette allora passare davanti a quella Criminale, ma anche qui fu prosciolto da ogni accusa.
Non per questo restò tranquillo il paese. Il 15 settembre quei di S. Michele insorsero a loro volta contro gli innovatori; si rovesciarono sulla piazza di S. Margherita, abbatterono l'albero della libertà, commisero altri eccessi: ma poco stante accorsero alla riscossa da Genova i Francesi, i quali, a gran gioia dei giacobini di S. Margherita, esercitarono aspre rappresaglie contro i reazionarii: e l'albero fu rimesso a posto l'8 di ottobre con nuova baldoria.»

Passano alcuni mesi e la Gazzetta Nazionale della Liguria del 31 agosto 1799 scrive:

«Riviera di Levante.
Dopo la ritirata de' Francesi da Montallegro, San Pantaleo di Rapallo… i Tedeschi nel giorno 24 Agosto hanno nuovamente occupato questi posti; ma ne sono stati scacciati 2 giorni dopo da una colonna di Francesi partita dalla Centrale, e scesi da Ruta. E' in quest'occasione che sono stati fatti 315 prigionieri, e 200 tra morti, e feriti secondo le note ufficiali del Gen. Mioltis.
Mentre alla marina accadevano questi fatti un corpo della divisione scendendo dai monti liguri è penetrato improvvisamente nella valle di Fontanabuona, vi ha sorpreso un piccolo corpo di Tedeschi. Dopo una fucilata assai viva, e continuata, andavano questi ritirandosi. Fu allora che gl'insorgenti, ch'erano loro serviti di scorta, per sostenerli, fecero suonare campana a martello nella Chiesa parrocchiale di Cicagna, Certenoli, e Serra, e fu questo il motivo per cui, scacciati i Tedeschi, quelle disgraziate Comuni furono dai Francesi indistintamente saccheggiate…»

La resistenza della popolazione non è domata, e la Gazzetta dell'8 febbraio 1800 riporta: Gazzetta 2

«Dettaglj sull'insurrezione di Fontanabona.
Da qualche tempo il Governo era informato, che una truppa di banditi, assieme ad alcuni emissarj del nemico, tentavano di sedurre e portare alla rivolta la popolazione della Valle di Fontanabuona: e già v'erano in parte riusciti. E' stato quindi spedito un corpo di granatieri Liguri per arrestare i Capi della insurrezione; ma il poco buon esito di questa spedizione non ha fatto che incoraggire i rivoltati, e accrescere il loro numero. Le sollecitudini del Governo, fortemente secondate dalle armi francesi, sono ora rivolte a soffocare nel suo nascere questo seme di guerra civile. Ecco i dettaglj che noi finora abbiam potuto raccogliere sopra un oggetto di tanta importanza:

Le Parocchie della Valle di Fontanabuona, nelle quali si è data campana a martello sono le seguenti: Tribogna, Serra, Cicagna, Soglio, Canevale, Diserga, e Coreglia. La Parocchia di Pian-de'-Preti ha avuto anch'essa qualche poca parte nell'insurrezione. La popolazione di Cicagna ha manifestata la sua rabbia contro i francesi nelle maniere più atroci. Alcune donne sono incrudelite contro i feriti, e perfino contro gli stessi morti.
I Cantoni di Ferrada, Neirone, e Bargagli, che abbracciano nella Valle di Fontanabuona le parocchie di Moconesi, Cornia, Gattorna, Neirone, Roccatagliata, Ogno, Lumarzo, Valle, Tasso, Vallebona, Boasi, e Panesi sono rimasti tranquilli, se si eccettuino alcuni fuorusciti di qualche parocchia che si sono riuniti agli altri.
Il così detto Cabano d'Albaro, che credesi sia condannato d'esiglio, è quello che fa da capo d'insorgenti nell'alta Fontanabona; egli spedisce ordini a tutti i Caporali della Guardia nazionale di quelle Comuni, intimando loro di mettere sull'armi tutte quelle popolazioni sotto la minaccia d'incendiare le loro case.
Unitamente a questo Cabano vi sono due della parocchia di Canepa, giurisdizione della Frutta, uno de' quali è certo Benedetto di Levà, condannato di forca per ladroneccio, e l'altro è un certo Giuseppe Olcese detto il Bocco, condannato pure, per quello che si crede, di forca.
Questi tre hanno il loro nido nella parocchia di Pian-de'-Preti. Il Cabano ha percosso gravemente il Cittadino Benedetto Rosasco, municipale della Gattorna, perché facea trasportare due soldati Francesi, che erano rimasti feriti nella mischia coi paesani: lo ha obbligato a farli condurre alla Gattorna, minacciando di far bruciare le case di coloro che somministrassero de' soccorsi a quelli due disgraziati.
Il Capo degli insorgenti della bassa Fontanabona è Emmanuele Leverone di Pietra. Non è facile sapere il numero degli individui, che sono in armi, giacché essi vanno dispersi a piccole bande di 10 in 12 al più, talché è più difficile il ritrovarli, che il combatterli.
Il primo segnale di allarme deve essere lo sbarro di cinque fucilate: a questo sbarro si suonerà campana a martello.
Il giorno 4 nella Comune di Moconesi si era sparsa la voce che gl'insorgenti aveano bloccato dr' francesi nell'osteria di Mont'allegro." Ne' giorni 3, e 4 si è intesa nella Valle di quando in quando qualche fucilata; ma non si sa che ciò sia effetto di alcun attacco.
I detti Capi-ribelli G. Olcese, e Bened. di Levà si sono portati jeri nella Borgata di Tassorello, comune di Tano, hanno arrestato il Capitano di Guardia nazionale, lo hanno trasportato a Lumarzo per obligarlo a procurare di far prendere le armi a quella Comune contro i francesi.
In generale questi fuorusciti, organizzati dai loro Capi in tante compagnie, trascorrono la Valle con minaccie d'incendio, e d'intercettazione di sussistenze a quelle Comuni, famiglie, e individui che ricusassero di associarsi ai loro delitti. Per procurare a loro stessi de' viveri, fanno degli arresti di persone, che appartengono alle famiglie più facoltose, e queste se vogliono essere liberate sono costrette a sborsare delle somme di denaro. Non v'è alcun dubbio che la vicinanza del nemico non sia ad essi assai favorevole, e che non vengano loro somministrati de' soccorsi in ogni genere per alimentare, e rinforzare la ribellione.
Una piccola guarnigione di Liguri, postata a Mont'Allegro, fu attaccata da un grosso corpo di insorgenti, che in poco tratto di tempo sì accrebbe fino al numero di circa 500: essa fece una brava e coraggiosa resistenza; ma poi circondata da tanta superiorità di forze, e nell'impossibilità di combattere per aver esaurite le munizioni, dovette ritirarsi: questo fatto le è costato due morti, e due feriti. Anche i Francesi, attaccati dai paesani su quelle montagne, furono da principio rispinti, e costretti a ripiegare verso Rapallo.
Nel giorno 2 corrente ebbe luogo un fuoco assai vivo dì fucilate sulle creste dei monti: e principalmente sulla collina di Mont'Allegro. Malgrado la più ostinata resistenza, i ribelli furono allora scacciati dai Francesi, che occupano attualmente quel posto con un corpo di 250 uomini. Dopo questo successo il fuoco è totalmente cessato, e non si sa che abbia più avuto luogo alcun fatto d'armi.
Gli insorgenti hanno tosto spedito a Chiavari de' deputati per conferire con gli ufficiali austriaci, ad oggetto di ottenere da quelli delle munizioni da guerra e da bocca, e de' rinforzi di truppe.
I posti avanzati de' francesi sono ora al di là di Rapallo: i tedeschi non sì son finora avvanzati oltre di Sestri. A Chiavari non vi sono truppe di alcuna sorte, ma solamente alcuni ufficiali austriaci.
Il generale Marbot, comandante l'ala dritta, ha fatto pubblicare il seguente proclama, indirizzato agli abitanti di Fontanabona:

Una parte degli abitanti della Valle di Fontanabuona hanno preso le armi contro il Governo Ligure, e contro le truppe Francesi: questi ribelli saranno sterminati se non rientrano sul momento nel loro dovere. Già più di una volta questa Comune ha dato prove della sua disobbedienza.
Ma io non voglio confondere l'innocente col reo: che i buoni Cittadini della Valle di Fontanabuona si facciano conoscere ai Generali Francesi, le loro persone, e le loro proprietà saranno rispettate: procurino di far cessare i loro sgraziati Concittadini da ogni atto di ribellione, o li denunzino.
Abitanti della Valle di Fontanabuona voi non avete più che un solo momento per salvare le vostre persone e i vostri beni. Profittate della favorevole occasione che vi è offerta dalla clemenza.
Se voi avete motivo di riclamare contro i Francesi, indirizzatevi a me con confidenza, e vi sarà fatta giustizia; se è contro di individui soggetti alle leggi del paese, indirizzatevi alla Commissione di Governo, essa renderà giustizia ai vostri riclami.
Ma se poi sordi alla voce che vi chiama al vostro dovere, voi non deponete le armi, o non dissipate gli attruppamenti, la forza militare si spiegherà contro di voi; e ve lo ripeto, niente potrà salvarvi dalla morte, e dalla devastazione che voi stessi avrete provocata.»


Il 15 febbraio la Gazzetta scrive a proposito della Riviera di Levante:
«E' ora sicuro, che gl'insorgenti di Fontanabuona non solo sono stati rinforzati da alcune centinaja di tedeschi, ma provvisti ancora di munizioni, e di schioppi. Incoraggiti da questi soccorsi si sono nuovamente portati ad attaccare i Francesi a Mont'Allegro, da dove quest'ultimi soprafatti dal numero hanno dovuto ritirarsi, e ripiegare sopra Rapallo. Frattanto alcune parrocchie circonvicine a questa Comune suonavano l'orribile campana a martello, e da tutte le parti cresceva il numero de' paesani armati.
I Francesi per non essere tagliati fuori hanno dovuto aprirsi la strada colla bajonetta, e sono ritrocessi in Ruta. Gl'insorgenti sono entrati Mercoledì in Rapallo, ove hanno dato il sacco nelle case di Gius. Assereto, Giudice, Canevaro, Torre, Norero, e Capurro. Il giudice di pace Stefano Solari, due Frati, uno Agostiniano, e l'altro Franciscano, l'Arciprete di S. Margherita, e un Ragazzo nipote del Giudice suddetto sono stati arrestati, e chiusi in un'orrida prigione, detta l'inferno. Poco dopo sono entrati 200 circa tedeschi, i quali hanno fatto cessare altri eccessi a cui si abbandonavano gl'insorgenti.
Si crede, che alcuni membri di quelle Regenza imperiale abbiano fomentato la rivolta in alcune Parrocchie. Non sussiste però il fatto che quei di Rapallo abbiano fatto fuoco sui Francesi nell'atto, che si ritiravano.»

L'8 marzo 1800 infine la Gazzetta riporta:
«Un corpo di 2500 uomini circa [francesi], partito da Torriglia mercoledì mattina, si è diretto per diverse strade in tre colonne verso la Valle di Fontanabuona. I Paesani hanno fatto da per tutto la più vigorosa resistenza: non ostante i Francesi hanno proseguita la loro marcia, malgrado il vivo fuoco che si faceva dalle macchie, e dietro gli alberi sopra di loro, e si sono riuniti alla sera dello stesso giorno in Cicagna, centro della Valle, ove hanno pernottato. E siccome i rivoltati non cessavano di molestarli hanno ivi saccheggiato e incendiato varie case, tra le quali quella di Leverone, primo Capo-comandante degli insorgenti. I villaggi circonvicini hanno subito la stessa sorte: in Pianessa non vi è rimasta illesa dal fuoco che una casa.
All'indomani i francesi, non trovando in quelle parti sussistenze di sorte veruna, sono retrocessi, sempre a traverso le fucilate de' paesani sbandati e nascosti. Nel loro ritorno hanno appiccato il fuoco a molte altre case nelle Comuni di Uscio, e di Cornia. In questa spedizione i Francesi non hanno avuto che due morti, e 25 feriti. Alcuni paesani, presi colle armi alla mano, sono stati fucilati.
Mentre avea luogo questa operazione alla montagna, un altro Corpo di truppe forzava la linea di Ruta. Dopo un'ora di fuoco i francesi si sono inoltrati lungo il littorale fino a Sestri. Ivi si sono impadroniti di molte provvisioni, che hanno imbarcate sopra di alcuni bastimenti colà spediti da Genova.
Intanto i paesani si battevano con accanimento a Monte-allegro, a Levi, e nella pianura di Rapallo. Ma quindi i francesi non vedendo comparire la colonna che dovea discendere da Fontanabuona, sentendo nuovamente a suonare da diverse parocchie la campana a martello, e temendo di vedersi tagliare la ritirata, sono rientrati nelle prime loro posizioni di Recco, e Sori.»

Il 7 aprile gli austriaci da terra e gli inglesi dal mare stringono d'assedio Genova costringendola a una terribile carestia: tra i combattenti per la liberazione di Genova dai francesi ci sono circa 20.000 insorgenti, per la maggior parte della Fontanabuona.
Il 2 giugno 1800 il generale francese André Masséna è costretto alla capitolazione ed al ritiro; il generale austriaco Michael von Melas concede ai fontanini il privilegio di entrare per primi in Genova.
La resistenza di Masséna, deleteria per i genovesi, aveva però dato a Napoleone il tempo per attraversare le Alpi e portarsi alle spalle degli austriaci: il 14 giugno la vittoria a Marengo riporterà Genova sotto il suo controllo, che avrebbe mantenuto fino alla caduta del 1814 con buona pace dei controrivoluzionari.

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