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    Pezzi di storia

Ambra, l'oro del Nord
di Maria Paola Sutto

Teknos – giugno 1996

Scrigno di testimonianze del passato - Le moderne tecnologie mettono in luce aspetti segreti delle forme di vita rimaste imprigionate milioni di anni nella resina fossile. Dal nome greco, l'elettrone, l'elettricità e l'elettronica.

New York - Per almeno 4.000 anni le popolazioni nordeuropee hanno reso omaggio all'oro del Nord: l'ambra, sostanza magica e preziosa usata nell'antichità per scorpione ciondoli e amuleti, di cui vennero apprezzati il colore, la consistenza, la lucidità, la trasparenza, nonché l'energia statica.
Gli antichi greci, italici e romani la trasportarono dal Nord Europa in Oriente. Raggiunse l'apice del suo utilizzo nelle arti decorative del XVIII secolo con la "Camera d'ambra", i cui pannelli meravigliosamente intagliati vennero smantellati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e mai più ritrovati.

Nome arabo alla resina baltica
Il nome ambra, malgrado l'origine baltica, deriva dall'arabo 'Anbar. L'ambra è una resina, prodotta come essudato da diverse specie di piante a protezione da malattie o infestazioni di insetti, poi divenuta fossile, costituita da carbonio, idrogeno e ossigeno (nelle proporzioni 79, 10,5, 10,5 in peso) il cui colore varia da giallo chiaro a giallo scuro tendente al rosso o al bruno, e più raramente all'azzurro o al verde. Alcune varietà, specialmente quelle siciliane e quelle ritrovate nella Repubblica Dominicana, presentano fluorescenza per cui il colore (giallo a luce trasmessa), appare azzurro o verde per luce riflessa. Frequenti sono nei reperti fossili le inclusioni di piante o insetti, egregiamente conservati per un duplice effetto di disidratazione e di imbalsamazione: fra i reperti finora portati alla luce si possono contare fino a 2.000 varietà.

Senza ambra, non ci sarebbe né elettricità né elettrone. O, almeno, non ci sarebbero questi nomi. Dobbiamo infatti a questa magica resina fossile e alla sua qualità di attrarre altri materiali, quando strofinata, il nome greco elektron.
Ancora oggi l'ambra non utilizzabile ai fini di oreficeria è utilizzata in elettrotecnica per le sue ottime proprietà isolanti. Sicuramente gli uomini dell'età della pietra rimasero affascinati dalla levigatezza come dal profumo, dalla brillantezza come dalla leggerezza di questa sostanza, che lavorarono per oggetti votivi o amuleti. Al tempo dei romani era considerata più dell'oro.
Esiste una via dell'ambra - l'oro del Nord - che permette di tracciare il percorso del commercio preistorico, e in particolare dalla prima età del bronzo fino all'età del ferro: dal Mar Baltico, attraverso l'Europa, fino al Mediterraneo, e da lì in Asia Minore, questo percorso connette la Danimarca alla Germania alla Polonia all'Italia, per arrivare sino in Grecia. Da qui il trasporto in Oriente. libellula
Sarà ancora possibile ripercorrere questa via per i pochi eletti che parteciperanno al viaggio a bordo del Red Prussian, il treno costruito nel 1969 dalla Germania dell'Est per allietare i viaggi di Breznev od Honecker durante le missioni diplomatiche attraverso la regione del Baltico. Il Red Prussian è uno dei treni più esclusivi che esistano al mondo: suite, carrozze per cene, sale di lettura dotate di schermo per proiezioni, monitor saranno usati da 40 (ricchi) cittadini intrattenuti dai curatori della mostra "L'ambra, una finestra sul passato" che si è appena aperta al Museum of Natural History di New York.
Il fascino che questo materiale fossile ha destato attraverso i secoli è sicuramente destinato a ripetersi in questo splendido allestimento newyorkese. La storia dell'ambra è ripercorsa a partire dai luoghi di raccolta: dai giacimenti baltici, in cui la raccolta della resina avviene con procedimenti industriali, immagini di colline letteralmente composte dalle concrezioni di ambra accanto a immagini crude dei giacimenti messicani o dominicani, dove l'estrazione dell'ambra statuetta avviene ancora oggi in modo completamente manuale.
Una serie di bacheche perfettamente illuminate illustra le varietà di questa resina: dalle calde tonalità dell'oro, al rosso brunito, al misterioso blu. Oggi l'ambra è particolarmente considerata dal punto di vista scientifico perché le moderne tecnologie hanno messo in luce aspetti segreti delle intricate forme di vita rimaste imprigionate in questa sostanza da milioni di anni: libellule, api, scorpioni, termiti ormai estinte, lucertole e gechi, persino una rana. Trasformati in oggetti di luce dorata da questa strana sostanza, sono le testimonianze di un mondo ormai estinto che ritorna a noi perfettamente conservato permettendoci di ricostruire gli ecosistemi del passato.

arte Statuette e mobili, ciondoli e monili, ogni forma d'arte, nel
lontano passato o ancora oggi, ha usato l'ambra per arricchire preziosi manufatti.

Ci sono numerosi depositi d'ambra sparsi per il mondo. Oltre ai depositi baltici, l'ambra originaria del Messico o della Repubblica Dominicana, rinomata per la varietà di organismi in essa imprigionati. L'ambra originaria del Libano, i cui depositi datano 125-130 milioni di anni, considerata la più antica. I depositi del Nord America, scoperti più di recente, interessanti perché da essi provengono i reperti fossili del Cretaceo (90-95 milioni di anni fa), era dei dinosauri e di alcune specie di fiori che poi proliferarono sull'intero pianeta. Con il ricordo ancora vivo delle immagini di Jurassic Park, dove lo scienziato estraeva il DNA del sangue di dinosauro da una zanzara imprigionata appunto nell'ambra, e con le notizie che si sono susseguite sui giornali lo scorso anno (mappatura di sequenze di DNA, ritorno alla vita e duplicazione di spore di organismi di 25-40 milioni di anni fa), è particolarmente apprezzata la parte che mostra il processo con cui, con l'aiuto di un microscopio elettronico, un'ape di 23 milioni di anni svela tessuti molli perfettamente conservati, singole cellule, tessuti muscolari della lingua e del torace. Addirittura è possibile ricostruire il pasto dell'insetto, proveniente da due tipi di fiori diversi attraverso il sacco di polline ritrovato nel suo intestino.

Il prodotto di foreste estinte
Aristotele, nel IV secolo a.C., fu il primo a riconoscere che questa sostanza era una resina pietrificata: cita le "Isole dell'Ambra", collocate in un angolo del Mar Adriatico, dove un lago caldo vicino al fiume Eridanus (l'attuale Po) era circondato da molti pioppi, dai quali colava l'ambra. "Sembra gomma e poi indurisce come la pietra e quando viene raccolta è trasportata dagli abitanti in Grecia".
Tacito, nel 98 d.C., scrisse che al di là delle terre dei Goti viveva la popolazione degli Aestii, che raccoglievano "un metallo essudato lavato dal Mare Baltico" e ipotizzò che le foreste che davano origine a questo materiale si trovassero molto lontano dai luoghi di raccolta, senza immaginare che questo materiale fosse cosi antico, e le foreste che l'avevano prodotto fossero estinte da millenni…
Theofrasto, parlando di una varietà di ambra proveniente dalla Liguria, ne riferisce come di "urina di lince solidificata". Plinio racconta che un cavaliere viaggiò per tutta la distanza da Roma al Mar Baltico per procurare a Nerone la quantità di ambra necessaria a decorare la sua corazza da gladiatore.

A sua volta ci viene spiegato il processo con cui il DNA, isolato e replicato tramite una reazione con polimerasi alla temperatura di 20 °C, viene mappato digitalmente nelle sue quattro basi (A T C G), e poi confrontato con il DNA attuale delle stesse specie, con un processo di catalogazione e selezione automatica del computer che mette in evidenza qualsiasi similarità fra sequenze degli antenati preistorici e contemporanei.

anello Un prezioso anello.

Le nuove metodologie di ricerca, così diverse da quelle del passato che si basavano esclusiva- mente sulle osservazioni morfologiche, pongono diverse domande: fino a che punto è lecito manipolare le testimonianze del passato, uniche nel loro genere, per la fretta di sperimentare analisi ora possibili con le nuove tecnologie (come nel caso di quelle sul DNA) che distruggono in parte i reperti compromettendo a futuri scienziati ogni ulteriore indagine su specie ormai estinte?

camera La famosa "Camera d'ambra" realizzata all'inizio del Settecento
per ordine di Federico I di Prussia.

Certo questo problema non si ponevano gli uomini dell'età della pietra (9000-3000 a.C.), che lavo-ravano l'ambra per ricavarne amuleti, di cui è possibile ammirare diversi esemplari fra i quali la prima scultura tridimensionale a tutt'oggi conosciuta in quel periodo storico: un piccolo orso intagliato proveniente dalla Danimarca.
Gli Etruschi usavano poi l'ambra come ornamento delle vesti, alternata a lamelle d'oro, e i Romani la usavano per ciondoli e monili, intagliandone piccole figure, o inserendola a intarsio nei mobili. A livello virtuosistico sono anche esempi di gioielleria più recenti, come una squisita parure siciliana della metà dell'800, di ispirazione etrusca, con 17 voluminosi pendenti: ciascuno a forma di anfora, incastonato in una elaboratissima filigrana d'oro. O alcuni degli oggetti appartenuti alla favoleggiata "Camera d'ambra": ci si chiede come abbia potuto realizzare Gottfried Turau, artigiano di Danzica, 1705, gli intagli di foglie d'acanto e le finissime sculture sui medaglioni eterei dello splendido cofanetto celato alla razzia nazista, per la gioia degli ammiratori che potranno ancora goderne. Si esce da questa mostra barcollando, con gli occhi ancora accecati dalla luce racchiusa in tutti gli splendidi oggetti esposti. Che questo sia effetto del misterioso potere dell'ambra?

"Camera d'ambra": il mistero del gioiello scomparso
Un discorso a parte merita la "Camera d'ambra". Questo gioiello delle arti decorative venne commissionato da Federico I di Prussia, nel 1701-1702, come stanza per banchetti per il suo palazzo di Berlino. Più di 100.000 pezzi di ambra vennero scelti, tagliati, lucidati e posti su pannelli di quercia. Nel 1717 il figlio di Federico, Guglielmo I, mostra questa meraviglia a Pietro il Grande, il potentissimo Zar di Russia, che se ne invaghisce e la riceve in dono, collocandola nel Palazzo d'Inverno, a San Pietroburgo. Nel 1755 la stanza viene spostata a Tsarkoye Selo (Villaggio degli Zar) e trasportata all'Ekatarininsky Palace (palazzo della zarina Caterina), dove viene abbellita da Bartolomeo Rastrelli che disegna una nuova stanza, dalle pareti alte nove metri, inserendo i vecchi pannelli tra specchi e nuovi fregi. La collezione di ambre degli Zar continua ad accrescersi negli anni, con nuovi preziosi oggetti. Nel 1941, all'arrivo dei nazisti, la stanza viene smantellata e da essi trasportata a Königsberg (città prussiana, poi rinominata Kaliningrad all'arrivo dei sovietici). Da quel momento dei pannelli, nascosti dai nazisti in qualche posto sicuro (o distrutti dai bombardamenti di guerra?) si è persa ogni traccia. E attorno a essi ancora fioriscono le leggende.

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