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    Pezzi di storia

Luca Assarino – Istoriografo dei Duchi di Savoia (2/2)
di Arturo Ferretto

Il Mare – 13 dicembre 1913

(precedente)

E il 15 febbraio scriveva di nuovo:
«Intendo che il capitano di Rapallo mi habbia duplicata la relegazione con comminazione di galea e che V.V. S.S. Ser.me, come Padri veramente, più non habbino condisceso alla pubblicazione del bando, vedendo che io sono all'osservanza. Io non ho riparo maggiore alla mia cadente fortuna che la loro prudenza e pietà, la quale homai credo che vegga che s'io non ho dato sicurtà, non è stato solo per non potere, e credanmi certo che mi spiace in estremo di non haver comodità di dare non mille, ma 10000 scudi, non per sicurtà, ma per pegno in camera. Ma che più bella sicurtà poss'io prestare in questo mio afflittissimo stato della propria ruina e dell'abbandonare eternamente la mia famiglia, se io contravenissi all'ubbidienza? Mando la fede, ho buonissima speranza, manca sol la carità di V.V. S.S. Ser.me; così con fede, speranza e carità io sarò tolto all'inferno del mio tormento e condotto al cielo della pace ch'io bramo».
Da Santa Margherita la Geronima Pino chiedeva al Doge pietà e misericordia per il suo Luca, ed il Senato non solo ridusse la cauzione a 500 scudi, ma, con decreto del 3 marzo, acconsentì che la moglie potesse offrirla sugli effetti della sua dote; ed in Savona, il 17 marzo, fu stipulato il contratto di garanzia, in virtù del quale, oltre la Pino, si resero solidali Gio. Battista Bozzomo, Paolo Vincenzo Campodonico e Lorenzo Crema.
Ed il 31 marzo il Luca scriveva al Doge:
«Mia moglie è qua a Savona meco, ove è venuta alla meglio, che ha potuto a dare il dovuto recapito alle mie securtà. Adesso siamo qua tutti e due senza denari, senza provisione e senza recapito alcuno».
Il 28 aprile il Senato gli accordava un libero salvacondotto, durevole un mese «per riparare ai bisogni della sua famiglia», e l'11 maggio 1628 porgeva benigno ascolto alla supplica della moglie Geronima Pino, la quale avea scritto:

Dopo una gioventù burrascosa, descritta nell'articolo, a 25 anni Luca Assarino inizia un'attività letteraria, politica, storica e giornalistica, anch'essa avventurosa.
Nel 1635 scrive il romanzo La Stratonica, cui seguono L'Armelinda, la raccolta Zampilli d'Ippocrene e i Ragguagli d'Amore del Regno di Cipro.
Fonda il giornale il Sincero, compilando anche notiziari riservati destinati a vari governi.
Nel 1644 inizia la pubblicazione della storia Delle rivoluzioni di Catalogna, che dona alla duchessa Maria Cristina di Savoia. Questo contribuisce ad aprirgli le porte della corte di Torino e nel 1649 si trasferisce a Torino dopo aver ricevuto le lettere patenti di istoriografo palatino.
Scrisse diverse operette e libri storici, tutti poco attendibili per la sua tendenza a dare un'interpretazione di parte alle vicende storiche.
Personaggio spregiudicato, svolse attività spionistica giocando sulla sua residenza a Torino e sui rapporti con Genova e la Spagna.

«Quando Gio. Battista Pino di Santa Margarita morse, V.V. S.S. Ser.me fecero un decreto che nessuno dovesse toccare la sua hazenda senza loro ordine. Onde detta Geronima figlia del detto qm. Gio. Battista da lui per testamento lasciata herede proprietaria di tutti i suoi beni, benché in dieci anni ch'è maritata non havesse mai ottenuta la sua dote che importa 15.000 lire, nulla di meno non volse cercar cosa alcuna. Hora chiede la sua parte, tanto più che suo marito essendo rimasto per le calonnie de' suoi nemici privo di tutta l'azienda del Padre et havendo havuto travagli e spese intollerabili si è ridotto a segno che non può mantener la famiglia».
La Pino, il 9 gennaio 1629, ottenne dal Senato un altro salvocondotto, durevole quindici giorni, per l'adorato marito, cui fece pur dono d'un terzo bambino, un bel maschiotto, cui fu imposto il nome di Nicolò, in omaggio a quel Commissario, nelle braccia della cui severità era stato costretto ad abbandonarsi.
Ritornato da Santa Margherita a Savona, l'Assarino, il 15 giugno 1629, scrisse al Senato:
«V.V. S.S. Ser.me hanno sempre congiunta la pietade alla giustizia et il premio et il castigo sono le due colonne onde sostengono gloriosamente il loro Ser.mo Dominio, né veruno ha mai potuto darsi vanto d'haverle servite, che anco non habbi confessato d'averne ricevuto guiderdone maggiore assai del servigio. Queste cose da me considerate e la poca fortuna in cui mi trovo mi hanno fatto ardire di chiedere qualche mercede per segno di quel poco che ho fatto in servigio pubblico rispetto al molto che desidero fare. So che la loro clemenza è grande e che non tanto si moveranno a darne ricompense, perch'io la meriti, quanto per inanimare gli altri a servire prontamente ogni occasione che si presentasse».
Questa volta il Senato versò a piene mani il tesoro delle sue grazie, dimenticò le colpe dell'Assarino, ricordò il suo eroismo, spiegato nell'irruenza delle truppe sabaude, e, con deliberazione del 21 giugno 1629, decretò di condannare la triennale relegazione, accordandogli licenza dell'armi bianche per lo spazio di due anni, previa sicurtà di tre o quattrocento scudi, rilasciandogli una raccomandazione per gli uffici detti beneficiali: e, come se questo non bastasse, lo vollero premiare con un gruzzolo di 200 scudi d'argento.
Cominciò da questo punto a sorridere la fortuna all'Assarino, la cui moglie Geronima, il 12 settembre 1630, procedeva alla divisione dei beni paterni coll'unica sorella Angela, moglie di Gio. Agostino Pino, portando in tal modo al marito una cospicua eredità.
Io non seguirò questo bizzarro scrittore, più tardi compilatore di giornali, ed in corrispondenza col Mazzarino, colla Repubblica di Lucca, colla Corte di Torino, con Milano (dove nel 1660 diede opera ad istituire l'Accademia dei faticosi), con Mantova e con altre città e persone, sino alla sua nomina di Istoriografo ducale a Torino, dove lo colse la morte il 2 ottobre 1672.
L'Assarino, dalla vita avventurosa e battagliera, piena di contrasti, di luci e di ombre, dopo la Geronima Pino sposò in seconde nozze Ottavia, figlia di Giambattista Battezzati, e della quale parlò di nuovo colla solita erudizione il barone Gaudenzio Claretta.
Dall'importante monografia in discorso balza il nome di un figliastro di detta Ottavia, e per conseguenza figlio della Pino e dell'Assarino.
Il figlio, per nome Giovanni Battista Silvio, fu prima frate regolare, e, resosi sacerdote secolare, venne a Genova.
Il 6 settembre 1688 mons. Vincenzo Gentile, arcivescovo di Genova, attesta che il rev. Gio. Battista Silvio Assarino del fu cavalier mauriziano Luca, di anni 55 (nacque dunque nel 1637) mansionario della chiesa di N.S. delle Vigne in Genova, e confessore delle Monache «è sacerdote d'integrità di costumi e degno di qualsiasi benefizio con cura o senza».
Il modesto Mansionario, il primo ottobre del 1700, fece testamento, scegliendo la sepoltura nella chiesa di Santa Margherita, ove istituì due cappellanie, disponendo che dei frutti dei beni, che possedeva nel capitaneato di Rapallo, si dessero ogni anno lire 25 per dote a due zitelle maritande della parrocchia di Santa Margherita ed altrettante a due della vicina parrocchia di San Lorenzo della Costa. Ordinò la costruzione d'una cappella in marmo nella predetta chiesa di Santa Margherita, ove continuamente ardesse una lampada d'argento, destinando pure per essa sei candelieri e sei vasi d'argento. Dispose che la chiesa fosse lastricata di piastrelle bianche e nere, Lasciò inoltre «alli signori Gio. Battista e Gio. Francesco Pini qm. Gio: Agostino due quadri dei ritratti dei qq. signori Padre e Madre di esso testatore».
Il 13 marzo 1717 fece altro testamento, che è una nuova pagina di beneficenza, e nella chiesa di Santa Margherita, con epigrafe pomposa, fu sepolto il 9 ottobre 1718.

ape Il foglio stampato dall'Assarino era chiamato il Sincero, e forse fu il primo in Italia che portasse un titolo espresso; il che è da notarsi, perché anche nel tempi susseguenti, cioè nell'ultima metà del seicento e nella prima del settecento, non si praticò in generale di mettere un nome in fronte ai giornali.
("Nuova Antologia di Scienze, Lettere ed Arti - Vol.XI" Firenze, 1869)

Son queste le note inedite, che riguardano la prima gioventù e la famiglia d'un personaggio, che in quel secolo, vilipeso e misconosciuto, che è il seicento, occupò un luogo distinto fra i letterati. Fu reputato il migliore romanziere dei suoi tempi, e colla pubblicazione dell'effemeride: «Il Sincero», ha il vanto di essere il primo giornalista di Genova.
Fu ricordato da Niccola Antonio nella sua Biblioteca Spagnuola, dall'Oldoini, dal Soprani, dal Crescimbeni, dal Quadrio, dal Mazzuchelli, dal Tiraboschi, dallo Spotorno, dall'abate Gazzera, dal Vallauri, da Ercole Ricotti e da parecchi altri.
Di sì grande uomo, che da soldato agguerrito contro i duchi di Savoia, ne divenne l'umilissimo servo ed illustratore, e che ebbe i gravi difetti e gli strani contrasti del suo secolo, impasto di bene e di male, nessuno, prima d'oggi, conosceva il soggiorno prolungato in uno dei più vaghi paesi, baciati dal mare Tigulio, e la figura dell'Assarino si rivela più illuminata e più maestosa con le vive testimonianze di documenti sconosciuti, che restano come fiaccole, poste a diverse distanze, dissipanti una parte delle tenebre, con cui la successione dei secoli avea coperto tredici anni di gioventù del futuro Istoriografo di Casa Savoia.

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