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    Pezzi di storia

Tipi di navi mercantili

Tratto dal "Libro del Marinaio Italiano" di Francesco Colombo, Oneglia, 1874

Il 16 dicembre 2016 la Gazzetta ha pubblicato l'articolo "Elementi di storia navale in Matteo Vinzoni" di Carlo De Negri, ripreso dalla rivista "la berio" di gennaio-aprile 1964

Relazione fatta a S. M. in udienza del 9 novembre 1872 dal Minist° della Marina [Augusto Riboty] e Reg. Decreto che stabilisce la denominazione ufficiale dei Tipi delle navi mercantili.

  • barca - termine generico per denotare un legno di piccola portata a vele od a remi
  • barca corallina - è una barca colla quale si fa la pesca del corallo, al quale uopo è munita di appositi attrezzi
  • barco–bestia – Nome d'origine genovese. Si vuol fare derivare dal fatto che gli inglesi chiamavano imbarcazioni di questo tipo the best boat (la barca migliore), locuzione divenuta in bocca ai maestri d'ascia barcabest, italianizzato in barcobestia.
  • bark - brigantino a palo
  • bilancella - piccola barca che pesca accompagnata con un'altra barca e tra le due si distende a bilancia la rete. Generalmente ha un solo albero con vela latina.
  • bombarda - piccolo naviglio da guerra a fondo piatto, armato di mortai. Aveva una speciale alberatura, generalmente a due alberi. Così si chiamò anche un tipo di naviglio mercantile.
  • bovo - piccolo bastimento così detto dalla goffa figura, atto a portare un gran carico in proporzione alle sue dimensioni, con un solo albero, una mezzanella sporgente e vela latina.
  • bragozzo - tipo di barca da pesca chioggiotta dalla prua sottile, poppa quasi quadra, con ponte, due alberi piccoli e bompresso.
  • brick - Veliero armato a due alberi a vele quadre. Nella marina militare è chiamato corvetta.
  • brick–goletta - nave a due alberi: quello di trinchetto è un albero da brigantino mentre quello di maestra è un albero da goletta.
  • brigantino - nave di vela quadra con due alberi a coffe. Portava trevi, gabbie, velacci e contro, randa da poppa e prora, tre o quattro fiocchi, coltellacci e scopamari colle rispettive attrezzature. Poteva essere armato a guerra.
  • brigantino a palo - imbarcazione di una certa stazza, a tre alberi.
  • brigoletta - brigantino con un albero quadro ed uno aurico.
  • caracca, carraca - tipo di bastimento grosso dai fianchi rotondi, munito di due o tre alberi, fornito di grossi pezzi di artiglieria disposti entro i due castelli di prora e di poppa e spesso anche di qualche pezzo di artiglieria sulle gabbie. Era usata nei secoli XV e XVI e stazzava fino a 2000 t. Nave e nome non si usano più; i castelli poppieri davano alla nave l'aspetto di una fortezza.
  • clipper - vocabolo inglese per indicare una nave a vela di forte tonnellaggio, buona camminatrice, usata per lunghi viaggi. Da to clip, tagliare, uguale quindi a cutter, nave che taglia, fende le acque; veliero di potente cammino.
  • cutter - dal verbo inglese to cut tagliare. E' un galleggiante con la chiglia a coltello sì da reggere bene il mare: porta un solo albero a crocetta, qualche vela quadra volante, i fiocchi e una gran randa. Può esser anche mercantile, ma è usato generalmente per sport giacché è molto veloce. Si usa anche cottro o cottero.
  • feluca - unità di piccole dimensioni, sottile, di basso bordo, scoperta. Ve ne erano a vela e a remi, da guerra e mercantili. Il nome è d'origine araba: avevano un solo albero, ma talvolta se ne aggiungeva uno poppiero, che sosteneva una vela che chiamavasi battipoppa. Quelle maggiori si dicevano Feluconi.
  • fregata - il nome deriva da un uccello di mare: tipo di nave leggera e ardita, generalmente da guerra, a tre alberi a coffe e tre gabbie e con due batterie di cannoni a lunga portata, una coperta e l'altra scoperta.
  • fusta - barca robusta adoperata dai piloti per andare incontro alle navi. Specie di naviglio da remo, di basso bordo e da corseggiare. Specie di piccola galera, più sottile, più fina, più veloce: armata da diciotto a ventidue remi per banda, un solo albero a calcese, e un polaccone a prua.
  • galea - antico tipo di nave stretta, lunga e bassa, a vela latina, fornita di remi; alcune volte ne raggiunse 180. Era armata: venne in uso nel IX sec. e rimase mezzo di comunicazione, specie nel Mediterraneo. Aveva circa 50 metri di lunghezza, 7 di larghezza, 3 di altezza e poteva ospitare circa 500 uomini. Anche galera.
  • galeazza - nave da remo, di alto bordo simile alla galea, ma di maggiori dimensioni.
  • galeone - nome di nave antica, accrescitivo di galea, rilevata a prua e a poppa, con portelli per cannoni. Andava a vela con quattro alberi, due quadri e due latini. Serviva tanto per la marina da guerra quanto per quella mercantile.
  • galeotta - galea sottile a remo o a vela da guerra, l'albero latino, 60 uomini di equipaggio. Ve n'erano di grosse e di piccole, a bomba, quest'ultima chiamata anche Bombarda o Bombardiere, perché portava bombe e mortai. Si usarono a tutto il secolo XVIII.
  • galera - antica nave da guerra lunga di bordo ossia bassa che andava a remi od a vela con antenne. Anche galea.
  • goletta - piccola nave, dal corpo svelto : ha la stessa alberatura del brick, ma è fortemente inclinata verso la poppa ed un bompresso. Le vele ordinarie della goletta sono due rande con due controrande e tre o quattro fiocchi. Porta pure un gran trinchetto quadro volante per correre con vento favorevole. Forse dal francese goélette, rondine di mare.
  • gondola - piccola barca a fondo piatto di forma allungata terminante in punta, usata particolarmente nella Laguna di Venezia. E' mossa da remi. Circa la metà verso poppa ha una specie di stanzino coperto detto felse, munito di finestrino ai lati. I passeggeri vi stanno sotto, seduti sopra un sedile o sopra piccole panche collocate ai fianchi. Barca piccola usata in Corsica.
  • jole - imbarcazione leggera ed elegante, di forme fini, snelle ed allungate, riservata per uso speciale del comandante di una nave. Taluni vorrebbero bandire questo vocabolo perché, dicono, non italiano, e sostituirvi scappavia. Altri lo vorrebbero sostituito con il vocabolo schelmo; canotto da diporto, assai stretto e lungo, leggerissimo, con quattro o sei rematori. E' un cutter con la vela maestra sminuita.
  • liuto - piccolo bastimento costiero con due alberi a vela latina.
  • mistico - tipo di imbarcazione con velatura a capriccio, non di tipo definito. E' una specie di bastimento bretone a tre alberi con l'albero maestro di un solo pezzo, e le vele quadrate; l'albero di mezzo con una sola vela ad antenne e l'albero d'artimone attrezzato con una sola vela ad antenna e talvolta con una vela di gabbia volante. Si usa pel traffico costiero.
  • navicello - bastimento con due alberi (maestro e trinchetto): l'ultimo posto molto a prua e inclinato in avanti e portante una vela speciale che si mura sulla testa dell'albero di maestro stesso; il primo portante una vela latina oppure una randa. Infine il navicello porta un'asta di fiocco che porta un polaccone. Questo tipo di bastimento è molto usato dai Toscani, anche sull'Arno.
  • orca, urca, ulca - veliero olandese a cavallo del XV- XVI secolo, attrezzato con tre alberi e bompresso. Presentava una struttura molto ampia con fondo piatto ed era utilizzato per il trasporto delle merci.
  • palandra - grossa nave semipiana, lunga anche oltre 20 metri con tre alberi e il bompresso. Munita di mortai si incominciò a costruire al tempo della guerra di Candia (circa 1650).
  • paranza - piccolo bastimento a vele latine, destinato alla pesca. In uso specialmente nelle coste dell'Italia meridionale. Paranza è altresì la rete a strascico usata dai bastimenti omonimi.
  • paranzella – piccola nave con vele latine, in uso sulle coste dell'Italia meridionale e specialmente nel Tirreno e nelle isole Eolie. E' attrezzata come le paranze.
  • pielego - nome locale nell'alto Adriatico del bragozzo.
  • piffero - nave da guerra ridotta a nave da trasporto. Voce dispregiativa nel gergo marinaresco.
  • pinco - bastimento mercantile del Mediterraneo, a vele latine ed a tre alberi.
  • pink - tipo di nave da pesca del principio del Settecento: il vocabolo pink significa angusto, stretto e si riferisce alla forma della poppa; questa nave si può considerare come l'antenato del pinky che ancor oggi sopravvive nella Nuova Inghilterra e nella Nuova Scozia.
  • polacca – bastimento da traffico con tre alberi verticali a pioppo, cioè di un sol fusto, grossi e corti, e il bompresso. Velatura quadra economica senza gabbie, con pennoni da mainarsi in sacco.
  • saettia - navicella di forma stellata e sottile, da vogare di punta e che perciò è atta alla corsa. jole.
  • schifo - piccola e fragile imbarcazione; piccola imbarcazione in servizio del naviglio grande.
  • sciabecco - bastimento con tre alberi verticali o leggermente inclinati a prora; quelli di trinchetto e maestra a calcese. Esistono sciabecchi con bompresso o con asta di fiocco o senza. In genovese sciabeca; antic. fr. chabec.
  • scuna – vocabolo ligure per l'inglese schooner, veliero a due alberi simile ad una goletta, armato a vele auriche con l'albero di maestra situato a poppavia.
  • tartana – barca munita di una vela latina e di un bompresso con uno o più fiocchi; la tartana di dimensioni più piccole e senza bompresso fisso, chiamasi bilancella. E' in uso in tutto il Mediterraneo occidentale. Due tartane a coppia per la pesca si dicono paranze. trabaccolo - piccolo bastimento con due alberi verticali guarniti entrambi di vele al terzo e al fiocco. Diminutivo: trabaccolino; si usa particolarmente nell'Adriatico:può essere anche a motore.
  • velacciere - così chiamavasi un bastimento con tre alberi verticali e bompresso. L'albero di trinchetto, armato a pible, porta vele quadre: quelli di maestra e mezzana a calcese, portano ognuno una vela latina.
  • yacht - vocabolo adottato dagli inglesi per le navi di diporto fino dal 1660 e in quel tempo usato per piccoli navigli adibiti a trasporto. Verso il 1770 fu adoperato per distinguere un bastimento adibito a trasporto di principi o di alti personaggi. In Inghilterra si fa distinzione fra il racing yacht e il cruising yacht, meno veloce, che non va in regata, ma che ha più sicurezza ed agi.


Fu un tempo in cui l'Italia, maestra a tutte le altre nazioni dell'arte di costruire le navi e di navigare, aveva ad esse partecipato la propria lingua marinaresca, ed imposto il nome a quasi tutte le specie di bastimenti che allora esistevano. Nomi italiani, furono nel medio evo, la nave, la galera, la galeazza, il galeone, la galeotta, la carraca, la palandra, la fusta, la saettia, la fregata, il brigantino, ecc: poi la bombarda, il trabaccolo, il bragozzo, ecc. e nel numeroso genere dei latini, la tartana, la feluca, lo sciabecco, la bilancella, o paranzella, il bovo, ecc.
Ma, innovata e condotta a, più perfezione l'arte di costruire e di navigare, ed in ciò sorpassata l'Italia da altri popoli, vennero in uso novelle specie di bastimenti con nuove denominazioni, che agli Italiani convenne imitare.
Conservarono però i loro nomi pressoché tutti i piccoli bastimenti latini, e tra i bastimenti quadri di nuova invenzione, alcuni presero il nome di un navicello antico, da loro assai differente.
Così la fregata, da piccola barca a remi, divenne un grande e potente legno da guerra: e il brigantino, che fu un legnetto a vela ed a remi, fatto principalmente per la corsa, è oggidì il grosso bastimento a vela che è il tipo più comune del naviglio mercantile.
Le altre denominazioni o furono letteralmente copiate dalle originali straniere, o accomodate dagli Italiani all'indole della loro lingua: e ciò a capriccio, o con norme varie secondo i luoghi.
Si accordarono generalmente in una sola denominazione, quella della nave, propriamente detta: che dinotò dovunque il maggiore dei bastimenti mercantili, con tre alberi verticali, tutti a vele quadre. Ma il brigantino stesso, che avrebbe dovuto essere un tipo immutabile, venne in qualche provincia denominato, all'uso settentrionale, brick, e ciò per qualche leggera diversità nella velatura ed attrezzatura.
Il bastimento a tre alberi verticali, i due primi (trinchetto e maestra) a vele quadre ed il terzo (mezzana) a palo, fu detto brick–bark, ship, barca, e barco.
Il bastimento a due alberi verticali, il primo a vele quadre, il secondo a palo, fu chiamato dai più brick–scooner e da alcuni brick–goletta.
Il bastimento a due alberi o verticali, o inclinati a poppa, ambo con rande e contro rande, venne detto goletta, scooner e scuna.
Taccio dei clippers, dei barchi–bestia, dei barchi–golette, delle polacche, delle polacche–golette, dei pilot–boat, delle orche, dei pifferi od ermafroditi, delle bombarde, delle galeazze, ecc., tipi poco numerosi, definiti diversamente secondo i diversi luoghi, e de'quali alcuni non diversificano da altri che per insignificanti particolarità, come ad esempio i barchi–bestie e i barchi-golette, che ad un dipresso sono la stessa cosa, maggiore è la confusione nei nomi dei bastimenti a vele latine, anziché ed a terzo, e delle semplici imbarcazioni.
Eccettuati il trabaccolo ed il bragozzo, bastimenti proprii all'Adriatico e specialmente al Veneto, ed il cutter, legno che tutti copiarono esattamente dall'originale inglese, le altre specie di bastimenti a vele latine ed a terzo, che sono una ventina, ebbero nome differentissimo nelle varie provincie Italiane, ed altresì nei vari paesi d'una stessa provincia. Non solamente una leggera modificazione fatta all'alberatura e alla velatura normale del tipo, ma un piccolo accessorio, talora un semplice ornamento allo scafo, poterono far mutare il nome del bastimento.
Così la bilancella ligure e toscana, è identica alla paranza o paranzella napolitana, e le due loro denominazioni (italiana però la prima, e di dialetto l'altra) significano esattamente la stessa cosa: la tartana ligure e veneta è presso a poco conforme alla martingana napolitana: il navicello toscano e ligure è quasi eguale allo schifazzo siciliano, ecc.
Altri chiama pure tartana quel bastimento che oltre ad una grande vela latina, ed al polaccone o qualche fiocco, ha un alberetto di mezzana: bastimento che in generale è conosciuto col nome di bovo.
Così quel piccolo bastimento che come la bilancella o paranzella ha una sola vela latina, è, per lieve differenze di scafo, detto or liuto, or sciabica, or gondola in Liguria, ed altrove, mariella, palanchesara, ed anche schifazzo (ad un albero) sulle coste dell'Italia meridionale, gaeta nell'Adriatico, palandra in Sicilia, Cio (ad un albero) in Sardegna, ecc.
Giova notare come qualcuno di questi nomi non venga dalla particolare costruzione o alberatura del bastimento, ma dinoti soltanto l'uso cui esso è addetto: fu, ad esempio, chiamato sciabica quel latino, il quale pesca con reti chiamate sciabiche: pur dalla forma delle reti che adoperano certe barche pescherecce venete furono dette bragozzi, e nell'Italia meridionale vennero denominate scogliere alcune barche usate al trasporto di pietre.
Altra volta fu la diversità di portata che determinò la diversa denominazione dei bastimenti: così il trabaccolo e il pielego, eguali di alberatura e di velatura, hanno nome dissimile, perché il secondo porta, generalmente, meno del primo.
E passando a' que' piccoli legni, senza coperta, i quali compiono brevi navigazioni costiere a vela, od a remi, ed alle imbarcazioni che trasportano uomini e merci nell'interno dei porti, o sulle rade, dirò che quantunque poco differenti tra loro in tutto il littorale italiano, pure hanno nomi molto diversi secondo i luoghi: nella sola laguna veneta non sono meno di 27 specie di legnetti, chiamato ognuno con nome proprio.
Or a me parve che questo stato di cose non fosse privo d'inconvenienti.
Anzitutto, mi sembrò incomportabile che la nostra marina adoperi, per la denominazione uffiziale di alcune specie di navi, i vocaboli stranieri (bark, schip, brick, scooner, ecc.) mentre che abbiamo le equivalenti voci italiane, dalle quali anzi trassero origine alcune delle straniere (barca, bark, brigantino, brig, brick, ecc.).
Ho stimato poi sconveniente l'arbitrio dato ad ogni paese marittimo, e quasi ad ogni privato, di stabilire la denominazione del tipo dei loro legni, secondo gli usi, e con vocaboli di dialetto locali, mentre che dell'istesso tipo si ha la vera denominazione italiana, ed incontroversa, e tuttora usata in più luoghi: ovvero di stabilirla capricciosamente, inventando stranezze come quelle del barco–bestia, dell'ermafrodito, ecc. Né stimai che una lieve differenza di forma dello scafo, o un accessorio di più o di meno, potessero in qualche modo giustificare il cambiamento di denominazione del tipo: perocché una regola esiste, accettata universalmente, che le navi si distinguono in tipi, non dallo scafo, ma dall'alberatura e velatura loro. Alla qual regola si può, volendo, fare eccezione solamente per uno dei tipi quadri, o forse tre dei latini: tipi però, che divengono ogni giorno più rari.
Che poi cotesta instabilità e moltiplicità di tipi nella nostra marina mercantile cagioni un poco di confusione e d'incertezza in ispecie nelle statistiche navali e commerciali, è dimostrato dall'esperienza: laddove non se ne avrebbe utile alcuno, né anco quello di contraddistinguere più facilmente, mercé le singole denominazioni locali, scritte sull'atto di nazionalità, un legno da un altro, per i riguardi di polizia marittima: poiché queste denominazioni sono, per la più parte, ignorate fuori dei luoghi nei quali trovansi in uso: onde, anziché giovare, potrebbero alcuna volta nuocere.
Divisai dunque di stabilire la denominazione uffiziale italiana d'ogni specie di nave della marina mercantile, unificando al possibile i tipi o conformi, o poco differenti l'uno dall'altro.
Gli studii fatti a questo fine, ed ai quali cooperarono tutte le Capitanerie di porto del Regno, progredirono agevolmente rispetto a parecchi tipi, originali italiani, e semplici, la cui giusta denominazione non poteva esser dubbia, come la nave, il brigantino, la bombarda, il trabaccolo, ecc., ma qualche difficoltà insorse in riguardo ad alcuni tipi composti, d'origine straniere, come per esempio, brick-bark. Fra le diverse denominazioni proposte per questo bastimento, ho preferito quella di brigantino a palo, abbenché non del tutto propria, per la ragione che già era usata nelle antiche marine militari sarda e napoletana, e perché la denominazione di barca, da taluno proposta, sarebbe troppo generica né concederebbe la nostra lingua che con tal nome fosse chiamata una grossa nave.
I tipi latini tenendomi al principio di sopra espresso, ridussi a que' pochi, nei quali parvemi si potessero, senza danno, riunire i molti oggi esistenti, considerando in oltre che parecchi di questi ultimi, come i pinchi, i felucconi ed altri, vanno in disuso. Ai tipi misti, quadro-latini, assegnai la denominazione di velacciere; a quelli alberati irregolarmente, secondo la convenienza, o il capriccio degli armatori, lasciai l'attuale loro nome di mistici; al solo cutter conservai la straniera denominazione, intraducibile.
Per i piroscafi occorreva solo notare se avessero macchine con propulsore a ruote, o ad elice.
Per tutti poi i bastimenti a vela o a vapore, dichiarare se lo scafo fosse di legno, di ferro, o di costruzione mista.
Tra le barche senza coperta, o che ne hanno solo una parte, non ho stimato necessario di distinguerne alcuna, e tutte ho chiamato barche, salvo a classificarle secondo l'uso cui sono addette, come ad esempio, barca pescareccia, barca corallina, ecc.: così pure tra le imbarcazioni ho distinta solamente la gondola veneziana, e tutte le altre dissi barchette o battelli secondo l'uso cui servono. Stimo superfluo di addimostrare che non vi era ragione alcuna di rilievo per conservare il gran numero di denominazioni oggi usate, delle quali molte appartengono ai dialetti locali, e non hanno che il significato dell'equivalente voce italiana: così la peata veneta, e la piatta o chiatta italiana, dicono, e sono, la stessa cosa.
Per altro, nulla impedisce che all'occorrenza, e pei riguardi di polizia marittima, venga scritto sulle carte uffiziali del galleggiante, dopo il nome di regola, quello che gli si dà volgarmente.
Condotti a fine cotesti studi, volli però, prima di prendere una determinazione, che i Capitani tutti dei porti notificassero le mie proposte ai più esperti e più provetti marini d'ogni compartimento, per accertare se l'adozione di esse, in riguardo specialmente ai latini, potesse in pratica presentare difficoltà, e se agli usi ed alle abitudini della navigazione e del commercio locali, avesse in qualsiasi modo a repugnare la soppressione del nome di qualche tipo.
Seppi però con compiacimento che nessuna obiezione veniva fatta alle mie proposte, alle quali anzi applaudirono quasi tutti gli interrogati: onde io, sentito l'avviso del Consiglio superiore di marina, che fu favorevole, ho formato un regolamento in cui è stabilita le denominazione uffiziale del tipo d'ogni bastimento a vela, a vapore, ed a remi.
Ho poi colta questa occasione per assegnare una denominazione italiana, ed accordare un trattamento speciale, a quei bastimenti di lusso, adoperato, per solo diporto, che numerosi e bellissimi, in alcune marine straniere, sono generalmente noti col nome di yachts, e che, con mio grande compiacimento, cominciano ad apparire anche nella nostra marina.
E' questo regolamento, dal quale mi riprometto non piccol utile, che mi onoro oggi di sottoporre all'approvazione di V. M.

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