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    Pezzi di storia

Piaggio, la dinastia di Calimero
di Anna Orlando

il Secolo XIX – 31 ottobre 2012

Dalle navi alla Mira Lanza, dagli zuccheri alle banche – Storia di una famiglia protagonista del capitalismo italiano

Calimero. Chi non ricorda il pulcino tutto imbrattato che faceva la sua quotidiana comparsa a "Carosello" e che un potente detersivo riportava lindo e bianco? O il copertina 1 jingle "mira mira l'olandesina, Mira Lanza ti è vicina", quando la storica azienda italiana di saponi e detersivi aveva Corrado come testimonial? Ben impressi nell'immaginario di molti di noi, questi frammenti di quotidianità hanno alle spalle una storia industriale e imprenditoriale tanto genovese, quanto paradigmatica per l'economia italiana.
"L'Italia dei Piaggio" è il titolo del libro che sarà presentato giovedì 8 novembre [2012], alle 11, nella Sala delle Grida della Borsa. Edito da Nexo, curato da Maria Canella e Germano Maifreda, ospita firme autorevoli capaci di tracciare la storia una dinastia, ma anche di scrivere un capitolo fondamentale della grande imprenditoria italiana. I Piaggio, e con loro, la "nascita, ascesa e tramonto di una certa idea di capitalismo familiare", come riassume Antonio Calabrò che sigla la prefazione, "potenza delle relazioni tra impresa, finanza e politica".

famiglia La famiglia Piaggio nel giardino della villa di via Pertinace
in una foto del 1905

Non solo i Piaggio, dunque, ma la loro Italia come palcoscenico in cui si muovono da protagonisti. E ancor più la loro Genova, la crescita e lo sviluppo della città, dai momenti più gloriosi degli entusiasmi nell'Italia post unitaria, con Genova vicina in tutti i sensi alla capitale Torino, ai fervori della ricostruzione postbellica, agli anni più tristi. Come quel Capodanno del 1984 in cui i le sirene del porto tacciono, perché non vi sono più navi.
Con le navi, appunto, ha inizio anche la dinastia dei Piaggio. Diversamente dai Costa, che iniziarono a comprarle per trasportare l'olio d'oliva nelle Americhe, ma in ragione del mestiere di Erasmo, nato nel 1779, il capostipite della dinastia che era capitano di nave. Lo è anche il fratello Giuseppe, più vecchio di due anni, da cui discende un altro ramo familiare che farà circolare questo cognome nel mondo spopolando con la Vespa.

dipendenti Carlo Piaggio, al centro col cappello, in Riviera
con i dipendenti dello zuccherificio

Ma quella della Vespa, dell'Ape e degli aerei è un'altra storia, che ha in comune solo il nome, ma che nei due secoli successivi, fino a oggi, corre su binari diversi. Prolifica la discendenza di Giuseppe, fatica invece ad avere eredi quella di Erasmo di cui tratta il libro.
Si estingue nel 1979 con la morte di Andrea Mario1 senza eredi diretti. Gli anni Settanta, all'insegna dell'austerity per tutti, uno choc che si traduce in domeniche a targhe alterne e in un risparmio energetico generato dalla corsa al petrolio, per il colosso Piaggio sono addirittura fatali.
La famiglia è segnata da una crisi irreparabile, che nel 1972 porta alla vendita della Mira Lanza ai Bonomi, milanesi, capaci di un management più dinamico, estraneo alla filosofia dei Piaggio. Anche per questo la loro storia è paradigmatica e autenticamente genovese: è quella di un "capitalismo senza capitali", di colossali imprese familiari come "conglomerati di attività diverse e spesso non sinergiche, gestite con criteri di eccessivo rilievo degli azionisti (anche quando imprenditorialmente non brillanti) e scarsa autonomia dei manager", come sintetizza bene lo stesso Calabrò. E come non pensare anche ai Costa?

fontana La fontana di Piazza De Ferrari donata alla città
dalla famiglia Piaggio nel 1936

Prima di giungere a questa fine un po' alla Buddenbrook, c'è la lunga vicenda di una crescita vertiginosa, dove i Piaggio si distinguono per la capacità di emergere come pedine del potere, dialogando con politica e amministrazione e assicurandosi un posto nei giornali d'opinione.
Al culmine di questa parabola siedono il senatore Erasmo (1845-1932) e suo figlio Rocco (1879-1956), figure entrambe di grande portata carismatica. Erasmo crea un impero economico plurisettoriale che nel Dopoguerra vede Rocco al timone. E' a capo di quasi tutta la cantieristica italiana, da Genova a Riva Trigoso, da Ancona a Palermo, alla guida dell'industria chimica di Mira Lanza e di Industria Zuccheri, della Società Ligure di Armamento. Della Navigazione Alta Italia, dell'Ente Bacini e dell'Immobiliare Vittoria. E' lui che fonda la Banca di Genova, primo nucleo del Credito Italiano, e controlla le Assicurazioni Italia. Il suo impero, all'inizio degli anni Settanta, vale 1.500 miliardi con 25.000 dipendenti. Ma Rocco è solo, dopo la morte del fratello Carlo, nel 1938.
Genova è sempre sullo sfondo di queste pagine di storia. A Rocco e Carlo si lega uno dei monumenti più noti della città, donato in memoria del fratello Giacomo copertina 2 Giuseppe scomparso prematuramente in un incidente aereo. E' la fontana di Piazza de Ferrari, con suoi 11 metri di diametro e le sue 25 tonnellate, posta nel pieno centro della Grande Genova nel 1936. Quanti genovesi oggi legano quel pezzo di città al nome dei Piaggio?
Anche loro hanno saputo celarsi dietro il riserbo tutto nostrano, ma vi è chi li vuole ricordare. Con questo libro, innanzi tutto, e con una stele in marmo che l'8 novembre alle 13.00 sarà posta a Villa Piaggio, in via Pertinace, dove abitavano. Oggi è la sede dell'Istituto Internazionale delle Comunicazioni che festeggia sessant'anni di attività e che in questa iniziativa congiunta, voluta dalle Fondazioni Carlo e Giuseppe Piaggio e Maria Piaggio Casarsa, presenta un suo libro: "1962-2012. Dallo Sputnik al Terzo Valico".
Non più la Genova dei Piaggio, in queste pagine, ma quella di una capitale delle comunicazioni, nel senso di "circolazioni di persone, merci ma anche idee e informazioni" come ricorda Fabio Capocaccia, presidente dell'IIC, che non a caso sceglie Cristoforo Colombo come figura storica e simbolica di riferimento nei suoi noti convegni annuali. Perché la Storia deve insegnare e anche alimentare un po' di quell'entusiasmo di cui oggi la città ha bisogno.
Oltre la coltre della riservatezza, senza rimpianto per giorni più gloriosi animati da figure baciate dall'audacia e dal carisma.


1 Vedi anche l'articolo della Gazzetta "Piaggio - Un mazzo di 'Rose dei venti', contrassegno"

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