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    Pezzi di storia

Lo squadrismo a Genova (1921 - 1926) (4/5)
di Francesca Alberico

Balbi Sei, Ricerche Storiche Genovesi – n.1 2004

(precedente)

Con una serie di manifesti rivolti ai fascisti genovesi, Bonelli inaugurò una nuova campagna di repressione nei confronti degli esponenti dell'opposizione e della stampa antifascista:

Camice Nere Genovesi, la stampa di tutti i colori sta inscenando un'odiosa campagna antifascista colla segreta speranza che sviluppi inaspettati delle crisi possano apportare dei vantaggi di diversi appetititi delle diverse opposizioni […] l'on. Matteotti era uno dei capi di quel sovversivismo che ha trucidato 3.000 squadristi delle vostre legioni" e ancora: "denunciamo all'opinione pubblica, non l'esecutore materiale del delitto ma i mandanti e i responsabili morali dell'assassinio: Capi e stampa di tutta l'opposizione.

La sera del 17 giugno sotto i portici del teatro "Carlo Felice" Gino Potti, ex consigliere comunale della minoranza e Triglia, redattore de "Il Lavoro" furono bastonati da un gruppo di fascisti che avevano inavvertitamente urtato. Poco dopo e poco distante, in piazza Carlo Felice, fu aggredito l'ex consigliere socialista Eugenio Romei. Due giorni dopo in piazza De Ferrari ad uno strillone dell'"Avanti!" furono requisite e bruciate tutte le copie del giornale. Dopo queste aggressioni la sezione socialista genovese inviò un telegramma alla direzione del Partito a Roma, in cui denunciava la gravità della situazione: "Squadrismo genovese capeggiato dirigenti fascio terrorizza centro città stop parecchi cittadini feriti stop invochiamo vostro intervento stop".
Secondo De Felice il periodo che seguì il delitto Matteotti e che fu contraddistinto da una reazione violenta fascista contro l'attacco delle opposizioni culminò con la ricostituzione nel mese di settembre delle squadre d'azione. Nel caso genovese risulta improprio parlare di una rinascita dello squadrismo, che fino all'allontanamento di Bonelli dalla dirigenza fascista è intimamente legato alle vicende del fascio locale, a tal punto che, sotto vari mascheramenti, sembra sempre presente. Un rapporto della Questura del 22 settembre riassume le trasformazioni delle squadre d'azione, che sciolte, furono tramutate in otto gruppi rionali, mantenendo gli stessi iscritti e gli stessi nomi: Serenissima, San Giorgio, Ardita. Disperata, Mussolini, Piero Somensi, Valentino Coda, Vola, Nazario Sauro. I gruppi rionali erano posti sotto il comando diretto di Bonelli, già capo della Milizia.
Dopo il discorso di Mussolini alla Camera del 3 gennaio 1925 e l'aumento delle misure repressive nei confronti dei partiti, giornali e associazioni dell'opposizione, si rese ancora più necessario il controllo sulle squadre d'azione. La Questura esercitò una sorveglianza costante per individuare gli elementi più accesi fra gli squadristi: "di elementi turbolenti che fanno parte dei gruppi rionali fascisti-trasformazione delle ex squadre di azione […] vi è qualche altro elemento, se non veramente turbolento, riottoso e che sarebbe opportuno che i competenti organi del Fascio diffidassero, tenendoli a freno".
Malgrado i numerosi richiami all'ordine fatti al prefetto personalmente da Mussolini - "faccia intendere ai dirigenti che squadristi se vogliono militare devono entrare nella milizia e che Governo non intende ammettere creazione nuovo squadrismo" - l'annosa questione delle squadre d'azione, più volte riproposta, non trovò una soluzione, per l'opposizione dei capi squadristi locali. Durante il rapporto annuale del Fascio, tenutosi il 14 ottobre presso la Federazione Provinciale, Bonelli prese la parola e rivolgendosi agli squadristi, richiese loro di mantenere un atteggiamento disciplinato ma al momento di affrontare l'argomento dello scioglimento delle squadre qualsiasi decisione fu rimandata.
Nel corso del 1925 il fenomeno squadrista non rappresentava un'eccezione della situazione genovese. Durante il periodo in cui Roberto Farinacci resse la segreteria del Pnf le squadre d'azione ripresero ad operare in diverse città d'Italia - a Parma la "Combatti e taci", a Firenze la "Disperata", a Roma la squadra "Corsara" - attraverso la tolleranza dell'autorità e la complicità delle federazioni fasciste. La ripresa dell'azione squadrista si registrò soprattutto nelle regioni in cui gli intransigenti non avevano una posizione solida o non esisteva un ras importante e carismatico, dove cioè Farinacci poté rafforzare la sua posizione personale. Anche in Liguria, come in altre zone in cui mancava un potere "forte" da parte della dirigenza fascista, Farinacci instaurò una sua base di controllo, ricorrendo ad alcune figure chiave che provenivano dall'ambiente delle squadre d'azione. Il suo principale referente genovese fu, senza ombra di dubbio, Gerardo Bonelli, che se fino a quel momento era stato "uno" dei capi del fascismo locale, dal febbraio del 1925 in poi fece una rapida carriera, che lo portò a ricoprire cariche prestigiose, fino ad ottenere la carica di membro del Direttorio Nazionale.
Tra il gennaio e il luglio 1926 Bonelli radunò buona parte del mondo squadrista1 nella redazione del "Littorio", un settimanale politico, connotato da una linea editoriale molto aggressiva. Il giornale inaugurò odiose campagne diffamatorie contro personaggi scomodi e invisi, come accadde nei confronti del professor Carlo Rosselli, di cui reclamò a viva voce l'allontanamento dall'insegnamento. Gli articoli pubblicati fecero evidentemente presa sui giovani fascisti, che più volte minacciarono e picchiarono il loro docente, la cui unica colpa era di non nascondere la sua posizione antifascista.
Mentre il clima cittadino era teso per i preparativi per l'imminente visita del duce, prevista per il 23 e 24 maggio, "Il Littorio" fece scoppiare un incidente "diplomatico" tra i fascisti genovesi e i militi di La Spezia, pubblicando un articolo che si prestava a interpretazioni offensive. Giorni dopo, quando tutti i militi della Liguria si radunarono a Genova, l'arrivo della Milizia di Spezia creò una tensione tale da degenerare in aperti scontri, nel corso dei quali Bonelli fu coinvolto in prima persona.
Già il prefetto di Spezia, prima dei disordini verificatisi, nel segnalare al Ministero dell'Interno il malumore dei fascisti spezzini verso i militi di Genova, aveva attribuito alla presenza di "squadre irregolari" la responsabilità di avvelenare l'ambiente genovese:

continua tensione degli animi […] Stamane ho ordinato sequestro giornale locale "Opinione" per articolo violento contro squadrismo genovese […] Invocasi soddisfazione da Governo e supreme gerarchie fasciste […] Io vigilerò ferrovia mare via ordinaria per impedire partenza Genova ma se da Commissione venuta costà arriveranno notizie non soddisfacenti si formerà situazione difficilissima. Qui dubitasi che verità possa essere costà svisata da elementi genovesi cui risale responsabilità permanenza squadre irregolari causa tutte violenze.

L'avvicendamento di Turati a Farinacci alla segreteria del Pnf segnò l'avvio di una riorganizzazione del partito, sia da un punto di vista organizzativo che politico, che nel caso genovese portò alla scissione della Federazione Fascista in due organismi distinti: la Federazione Fascista della Grande Genova, affidata alla direzione di Giovanni Pala, e la Federazione delle due Riviere, comprendente tutti gli altri Fasci della Provincia, affidata ad Alessandro Lessona. La sostituzione di Farinacci creò scompensi negli equilibri politici, venendo meno un influente appoggio a elementi, uno su tutti Bonelli, che avevano ormai raggiunto una posizione di grande influenza. La riorganizzazione attuata all'interno del Fascio genovese fece nascere nuovi attriti fra le fazioni che si raccolsero attorno ai due esponenti, Lessona e Pala. Tra coloro che i rapporti della Questura definiscono "gli antibonelliani", cioè i sostenitori di Lessona, spiccava la figura di Umberto Ferraris, che divenne l'ennesimo bersaglio delle azioni organizzate da Bonelli e dai suoi squadristi2. Il prefetto, in una relazione datata 22 luglio 1926, dispose ulteriori misure di sicurezza nei confronti dei fascisti dissidenti, temendo che in loro difesa giungessero a Genova le squadre savonesi, simpatizzanti per Lessona, e i fascisti di Sampierdarena e Sestri, da sempre ostili ai dirigenti del Fascio di Genova.
In relazione ai recenti scontri Pala ricevette un telegramma di Turati, che gli intimava di calmare gli animi:

Pregola far sapere dirigenti fascismo genovese che quando agisce forza pubblica è inutile intervento squadrismo. Pregola agire energicamente contro turbatori ordine pubblico.

In risposta a Turati Pala inviò un nuovo telegramma in cui tentava di rassicurarlo sulla stabilità della situazione genovese:

Ieri verso la mezzanotte solito gruppo dissidenti capitanati avvocato Umberto Ferraris riunivasi albergo Concordia per continuare suo complotto […] qualche incidente senza conseguenze importanti a causa intervento personale Bonelli Calcagno [direttore del Giornale di Genova, organo del fascismo genovese, ndr] Ciurlo che riuscivano calmare animi esasperati evitando così qualche disgrazia stop. Oggi giornata senza gravi incidenti nonostante grave eccitazione fascisti che sono ancora sotto impressione volgarità detta sul conto del fascismo genovese.

Bonelli, Calcagno e Ciurlo, che secondo quanto riferiva Pala, cercavano di "calmare gli animi esasperati" degli altri fascisti "evitando così qualche disgrazia", per condurre Ferraris a più miti consigli, decisero di sequestrarlo per alcuni giorni, come dichiarò sua moglie alla Questura nel denunciare la scomparsa del marito:

mio marito Umberto Ferraris venne percosso con bastonate da fascisti di Bonelli […] Verso le ore 20,45 venne a casa mia, condotto da Calcagno e da Ciurlo […] Vidi mio marito in uno stato fisico e mentale irriconoscibile. Mi apparve spaventato e fuori di sé. Sempre sorvegliato da Calcagno e da Ciurlo, non mi poté parlare da solo a solo.

Alla fine di luglio, su decisione di Mussolini, Bonelli assunse la carica di vice segretario generale del Partito e dovette trasferirsi a Roma, ponendosi a diretta disposizione di Turati. La nuova nomina di Bonelli a vicesegretario del Partito sembra un espediente per allontanarlo da un ambiente dove ormai spadroneggiava: l'articolo del "Giornale di Genova" che descrive la sua partenza per Roma, documenta una devozione da parte dei suoi militi, che seppure esaltata dalla faziosità del cronista, doveva rappresentare un pericolo per il mantenimento dell'ordine pubblico:

ieri sera in occasione della sua partenza per Roma, i fascisti si sono dati convegno alle ore 22 in piazza De Ferrari per accompagnare Gerardo Bonelli alla stazione. Dire che all'appuntamento nessuno mancava è certo superfluo. La manifestazione si è svolta in un'atmosfera di entusiasmo giocondo […] ma ad essere sinceri sotto la giocondità apparente e rumorosa, che trovava sfogo in grida e in canzoni, l'anima collettiva del fascismo ligure non riusciva a celare del tutto l'intima commozione provocata dal prossimo distacco necessario […] Fra le vecchie canzoni e i mille evviva a Benito Mussolini un nuovo ritornello ha echeggiato ieri sera […] "Salutiamo il vecchio Fascio che è di Pala e di Lantini, di Bonelli e di Masini.

Anche se Bonelli era lontano continuavano le azioni squadriste contro i sostenitori della Federazione delle due Riviere. Gli scontri maggiori si registrarono soprattutto nei centri della Riviera di Levante, dove Lessona raccoglieva vasti consensi: il 20 settembre a Sori alcuni fascisti della Federazione della Grande Genova, capitanati da Luca Ciurlo, aggredirono Giobatta Picasso, segretario del Fascio locale; il 22 ottobre numerosi fascisti genovesi parteciparono ad una spedizione punitiva a Recco, contro fascisti lessoniani.
Mentre il gruppo raccolto attorno a Pala, per opera di Ciurlo e di Bonelli, organizzava campagne diffamatorie3 e aggrediva gli avversari, Lessona, dalle indicazioni giunte al Ministero dell'Interno da fonte fiduciaria, sembrava sul punto di organizzare delle sue squadre per preparare una controffensiva:

Consta in modo positivo che l'on. Lessona Segretario politico per la Federazione Savona – Chiavari sta organizzando squadre per fronteggiare lo squadrismo genovese, suo nemico. Tale dottor Strazza, fiduciario dell'on. Lessona, sta adoperandosi in special modo nell'Albenganese. Ad Alassio ha gettato le basi per la formazione di una squadra che farebbe capo a tal cav. Carlo Noceti ex sindaco ed il cui comando verrebbe affidato a tal Gaggino fascista da tempo, ma uomo pericoloso, che riportò già una decina di condanne per furti e reato di violenza. Il Gaggino è attualmente detenuto, ma il dottor Strazza ha assicurato che verrà assolto. Si cerca di creare un'intesa con altre squadre di Albenga e con squadre di Savona nell'intento poi di contrapporsi allo squadrismo genovese. La stessa manovra sembra stia compiendosi nella Riviera di Levante (Recco, Camogli, Chiavari) sempre per opera del segretario federale.


(continua)


1 Alla direzione del Littorio era stato posto l'avvocato Glauco Finzi, che Bonelli aveva anche inserito nel direttorio federale insieme ad un altro componente della redazione, Tito Arzeno. Altri redattori del giornale, tutti militanti delle squadre d'azione, erano: Giulio Zino, Virgilio Semino, Vincenzo Poggi e lo stesso Bonelli.
2 Questura in data 21 luglio 1926: "Questa sera alla spicciolata erano convenuti all'albergo Francia – Concordia di via S. Giuseppe l'avv. Ferraris Umberto ed altri 15 fascisti dissidenti […] Verso le 23 questo ufficio avuto sentore di ciò inviò subito detto albergo funzionari RR CC anche perché si era saputo che gli aderenti a Bonelli volevano irrompere detto albergo. Mentre i convenuti venivano condotti in Questura sbucavano da diversi punti forti gruppi di fascisti che assalirono con pugni e calci il gruppo dei dissidenti".
3 Nella zona di Busalla Luca Ciurlo organizzò, sotto mentite spoglie, una vera e propria propaganda negativa, affiggendo per le strade del Comune manifesti denigratori, che prendendo a pretesto il recente attentato al duce, sottolineavano l'inadeguatezza di Lessona: «Il Segretario Generale del partito e il "Popolo d'Italia" subito dopo l'attentato al Duce hanno diramato l'ordine di fare manifestazioni di protesta e di attaccare azioni legittime, giustissime, sacrosante, di rappresaglia. Così a Milano, a Roma, a Bologna, dovunque. Così a Genova. E noi fermi! E noi niente! Perché? Non ci sono forse nemici e traditori del Fascismo a Genova, nel Finalese, a Chiavari, a Rapallo? Ce ne sono e molti e tutti li conosciamo. Ma l'On. Alessandro Lessona, tessera del 1923, non c'era […] Noi protestiamo vivamente contro l'inattitudine e l'inettitudine della Federazione delle due Riviere».

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