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L'Isola Tristano d'Acunha 1/2

Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia – n.103 14 aprile 1869

Dalla relazione sul viaggio della "Galatea" – 1867-68 – del rev. G. Milner

Per quanto prosastica sia la natura delle funzioni che c'incombono, e' può succedere a chi s'imbarca per un lungo viaggio di trovarsi fra situazioni le più romanzesche e in faccia a fatti tali quali soltanto si scorgono nelle opere della fantasia. Chi di noi leggendo, fanciulli, il maraviglioso racconto di Daniele Defoe non ha sognato con diletto alle gioie d'un'esistenza come quella di Robinson in un'isola deserta, alla felicità e all'indipendenza d'un uomo che la sua buona fortuna sopra un nuovo Juan Fernandez1, e un bel mattino si risvegliasse solo sopra una florida spiaggia circondata dall'Oceano e ricca d'ogni cosa necessaria ad una simile vita?

L'isola di Tristan da Cunha, appartenente al territorio britannico, fu scoperta nel 1506 dal navigatore portoghese Tristão da Cunha.
Il 3 ottobre 1892 (quindi successivamente alla relazione di Milner) il brigantino a palo Italia, a causa di un incendio a bordo, si schiantò sugli scogli nelle vicinanze di Stoney Beach, nella zona occidentale dell'isola. La nave era agli ordini del capitano Francesco Rolando Perasso di Camogli.
Tre dei sopravissuti, tra i quali i camogliesi Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, decisero di rimanere e i loro cognomi sono ancora oggi tra quelli presenti: Lavarello sposò Jane, figlia di Andrew Hagan, e Repetto sposò Frances, nipote di Peter William Green e di Betty Cotton e figlia di William Green.

Senza dubbio ella è una gran bella cosa il regnare come padrone su tutto quanto ne circonda; ma coloro i quali hanno provato questa cosa hanno, in generale, perdute le loro illusioni e confessano volontieri che la solitudine non è buona per l'uomo, animale essenzialmente fatto per vivere in società.
Notizie intorno alle isole prima del viaggio della Galatea.
Tristano d'Acunha è una di quelle isole che l'autore del Robinson Crusoè avrebbe potuto scegliere per collocarvi i personaggi della sua storia. Essa è la prima e la più grande di un gruppo dello stesso nome, scoperto nel 1506 dal navigatore portoghese Tristano d'Acunha. Le due altre, assolutamente inabitabili, si chiamano la prima Inaccessibile e la seconda Nigtingale (dal nome d'un marinaio olandese2). L'estensione di Tristano d'Acunha, di cui ha preso possesso una colonia, è stata variamente calcolata. La descrizione più esatta che se ne fece sino ad ora si è ch'essa forma un quadrato di mappa 1 cui ogni lato ha circa 8 chilometri di lunghezza. Come Inaccessibile, essa non è che un enorme scoglio che s'innalza quasi a piombo per un migliaio di metri al disopra dell'acqua con un cono altissimo posato sulla sua base, avente esso solo 1500 metri d'altezza, il che dà all'isola al disopra del livello del mare, un'altezza totale di 2500 metri.
Si dice che essa è l'isola più distante che sia al mondo da qualsiasi luogo abitato. La colonia più prossima è Sant'Elena, la quale è posta a tramontana e dista 1300 miglia. L'isola è al presente occupata da bravi inglesi, i cui semplici costumi e il cui carattere eccellente richiamano a forza il gruppo di persone viventi nell'isola di Pitcairn nel Pacifico, altra rupe scoscesa che servì di rifugio all'equipaggio ribelle della Bounty e che lord Byron celebrò in uno de' suoi ultimi poemi.
Il Sailing Dictatory dell'Oceano Atlantico del mezzogiorno, d'onde noi togliamo queste informazioni, ci dà la storia delle isole in questione fino all'anno 1852. Noi vi leggiamo che il Lion e l'Hindostan, coll'ambasciata britannica della China, toccarono l'isola di Tristano d'Acunha nel 1792. Dopo aver antecedentemente esaminata la costa e fatto degli scandagli in scialuppe, il Lion si arrestò e gettò l'ancora in sul far della sera, dalla parte di tramontana, per 30 braccia d'acqua. La nave una volta ancorata si trovò sotto l'ombra della massa cupa di quella parte dell'isola, le cui pareti sembrano uscire immediatamente dal mare come una muraglia coperta di muschio. Stando in tal positura, un colpo di vento ne staccò l'ancora, e la nave per la sua propria sicurezza dovette prendere il largo.
Il pesce spada, le balene d'ogni specie, i leoni marini e le foche, i pinguini e gli albatri frequentavano allora la costa. Il capitano Patten, della nave l'Industria di Filadelfia, si fermò su Tristano d'Acunha con una parte del suo equipaggio dall'agosto 1790 all'aprile 1791. I marinai dell'Industria piantarono le loro tende sul luogo occupato dalla attuale colonia. Il legno abbondava in quell'epoca. Gli alberi che sciaguratamente sono oggi scomparsi, non si ergevano a molta altezza, ma i loro rami ricadevano sul suolo. Il capitano Patten descrisse il fogliame della specie più comune come somigliante a quello del tasso, e il legno a quello dell'acero: questo legno ardeva a meraviglia. I tronchi avevano circa 5 metri di altezza e 20 centimetri di diametro. Sulle roccie cresceva in gran quantità la pianta chiamata becalunga3 e la costa era tutta coperta di un'erba marina molto acre e lunga più braccia (fucusi giganteus). Gli Americani trovarono colà delle capre lasciate da' precedenti navigatori; queste capre erano divenute assai numerose e selvaggie; essi ne uccisero sette. Quanto agli uccelli, i principali erano una specie di matto somigliante all'oca selvaggia e che i marinai consideravano come un'ottima vivanda, de' pinguini, de' galli e delle galline del Capo, degli albatri e un uccello di gusto squisito, simile alla pernice, ma di color nero, incapace di volare e che facilmente si affaticava alla corsa. Essi trovarono ivi del pesce in abbondanza, particolarmente una specie di pesce persico che pesava fino a sei libre, de' granchi, delle stelle di mare, ecc. ecc. La costa sovrabbondava di foche, di leoni marini e di elefanti marini (le cui lingue erano eccellenti); le balene si trastullavano in distanza, particolarmente la specie chiamata ammazzatrice; la maggior parte tuttavia erano femmine.
Durante i setti mesi del suo soggiorno nell'isola il capitano Patten raccolse seicento pelli di foca, e avrebbe potuto caricare una grossa nave d'olio in tre mappa 2 settimane. Giusta il suo avviso, il mese di settembre era il più propizio per procurarsi dell'olio.
In quell'epoca il capitano Colquhoun del brigantino americano Betsy toccò l'isola; egli piantò in quel suolo vergine delle patate e delle cipolle, e vi sparse molte specie di semi.
Il capitano Heywood passando per Tristano a' 5 e 6 gennaio 1811 vi trovò tre americani che si proponevano di restarvi per qualche tempo coll'intenzione di prepararvi delle pelli di foca e dell'olio per farne traffico coi bastimenti che la sorte avrebbe fatto approdare colà.
L'interno dell'isola abbondava in quei tempi di capre e di cinghiali. Uno degli americani chiamato Gionata Lambert, con un editto molto curioso del 4 febbraio di quello stesso anno si dichiarava proprietario sovrano di quelle isole. Poco tempo dopo egli giustificava il suo titolo di padrone del suolo dissodando una ventina di ettare e spargendovi de' semi che gli venivano forniti dal ministro americano di Rio-Janeiro, come a dire caffè e canne di zucchero. Il ricolto cresceva e prometteva di essere abbondante, ma il novello stabilimento non tardò ad essere abbandonato, e ne fu preso formale possesso in nome del governo britannico da un distaccamento di truppe del Capo di Buona Speranza, incaricato di tenervi presidio durante i primi anni della cattività di Bonaparte a Sant'Elena. Un avviso uffiziale del 30 marzo 1817 ne annunziava l'occupazione.
I soldati vi restarono per un anno all'incirca. Essi elevarono delle batterie, costruirono qualche casa, dissodarono un po' di terreno e già si preparavano a seminarlo, quando, ricevettero l'ordine di ritornare al Capo. La poca sicurezza dell'ancoraggio non che i disagi del clima furono senza dubbio la cagione di quel repentino abbandono della colonia. Ciò nonostante un caporale d'artiglieria, di nome Glass, ottenne l'autorizzazione di rimanervi, e due altri soldati, Giovanni Nankivel e Samuele Burnell, ambidue di Plymouth, si lasciarono persuadere ad unirsi con lui. Questi tre uomini colla moglie di Glass, un creolo del Capo e i suoi due figliuoli, formavano tutta la popolazione di quell'isola, e Glass essendo stato scelto per capo fu sempre, d'allora in poi, designato col titolo di governatore.
Nel 1824 vi erano nell'isola ventidue uomini e tre donne. Quando il Berwick vi approdò, la piccola colonia aveva più di 80 tonnellate, ossia 81,200 chilogrammi di patate da vendere. Questi arditi coloni erano così felici, così soddisfatti, che Glass, il quale evidentemente non detestava per verun modo il bel sesso, dichiarò gentilmente che altro non mancava nell'isola, per farne un paradiso terrestre, che qualche donna di più.
Quando nel novembre 1829, il capitano Morell visitò l'isola col vascello da guerra degli Stati Uniti, l'Antartico, la crescente colonia contava sette famiglie ed aveva in pronto per vendere una gran quantità di buoi, vacche, montoni, maiali, capre, conigli e pollame, non che delle carote, delle cipolle, delle zucche popone4, senza tener conto del formaggio, del burro, delle uova e del latte; e tutto questo si poteva avere all'istante, a prezzi moderati e in quella quantità che si volesse.
Nel 1836 la popolazione erasi elevata a 42 individui. In quest'epoca il capitano Liddell, del Wellington, fornì loro varii capi di mercanzia come vesti, coperte, libri ecc. Lasciò loro inoltre un vitello e del frumento, dell'orzo e della biada da seminare. Il reverendo Applegate, uno de' passeggieri e il primo ecclesiastico che avesse messo piede nella colonia, profittò dell'occasione per battezzare ventinove persone, dall'età di qualche mese fino a quelli di diciassett'anni.
Il 23 luglio 1821, il Bleden Hall, capitano Greig, diretto da Londra a Bombay, ruppe sull'isola Inaccessibile. Il comandante, gli uffiziali e i passeggieri raggiunsero la costa desolata, ma otto uomini dell'equipaggio perirono. I naufraghi restarono sullo scoglio esposti alla pioggia ed al vento fino all'8 di novembre, in cui il calafato e quattro marinai s'imbarcarono sopra un piccolo canotto costrutto cogli avanzi del naufragio e con l'aiuto di strumenti chirurgici, mappa 3 stati gettati sulla costa, e raggiunsero Tristano d'Acunha, ove si procurarono due scialuppe baleniere colle quali andarono a cercare i loro compagni rimasti sull'Inaccessibile.
Il capitano Denham, della nave da guerra inglese l'Herald, passò a Tristano l'11 novembre 1852. La popolazione ammontava allora a 85 individui, tutti inglesi per associazione, quantunque non lo fossero né per nascita né per origine. Tutti appartenevano alla Chiesa anglicana e vivevano sotto la direzione del reverendo Guglielmo Taylor, nominato dalla Società della propagazione evangelica, sulla domanda di uno sconosciuto benefattore. Tocco questi dalla mancanza d'istruzione religiosa e morale degli abitanti, aveva, nel 1849, rimesso alla Società 25 mila lire per provvedere allo stipendio di un ecclesiastico che andasse ad adempirvi per cinque anni le funzioni d'istitutore e di ministro del culto.
Guglielmo Glass, il governatore, era allora nel suo settantesimo anno; egli era afflitto da un canchero sotto il labbro inferiore, ma poteva ancora andare e venire. La sua famiglia componevasi di sua moglie, di sette figliuoli e di otto figliuole. Il capitano Denham dice che i giovani della seconda generazione erano de' bei ragazzi dal viso bruno e le fanciulle delle vaghe brunette dalla fisonomia notevolmente gioconda. Giusta il suo avviso non v'era luogo più sano da abitare; giammai alcuna malattia epidemica aveva colto quella popolazione, e i fanciulli non andavano soggetti a nessuno di que' malanni comuni all'infanzia. L'ecclesiastico lo assicurò che non aveva trovato in quell'isola la menoma traccia di vizio da combattere. Il capitano soggiunge che «la posizione geografica di Tristano d'Acunha può essere ora considerata siccome stabilita. L'estremità a maestro dell'isola ha per latitudine 37° 2' 48" mezzogiorno, e per longitudine 12° 18' 30", ponente (meridiano di Greenwich): essa è all'incirca di un terzo più vicina al Capo di Buona Speranza che al Capo Horn, e si trova quasi in linea retta fra questi due capi conosciutissimi, posizione che la colloca a 1320 miglia a mezzogiorno di Sant'Elena.»

Relazione compendiata del capitano della Galatea.
La domenica del 4 agosto 1867, alle 2 pom., proprio nel momento in cui la Galatea era circa a 55 miglia dall'isola di Tristano d'Acunha, oltre il punto verso il quale da molto tempo i nostri sguardi stavano fissi, apparve qualche cosa di bianco somigliante ad una piccola nube. Era la vetta del picco coperta di neve: tutta la parte inferiore dell'isola era intieramente velata da una nebbia leggiera la quale confondevasi col cielo. Poco dopo incominciaronsi tuttavia a disegnarsi debolmente le balze esterne dell'isola attraverso al velo della nebbia e bentosto l'Inaccessibile fu scorta a sua volta. Verso le quattro i profili delle pareti poste al disotto delle nevi si frastagliarono di netto, e l'isola si svelò tutta iutiera dalla vetta sino alla base.
A misura che ci accostavamo la gran massa continuava ad innalzarsi, ma senza farsi più spiccata. Al momento in cui, dietro di noi, il sole declinava all'orizzonte, la neve del picco prese la tinta d'un vivo color di rosa, e nello stesso tempo le regioni inferiori della montagna tornavano ad essere rossastre. A mano a mano che il sole volgeva al tramonto, le tinte rosse della montagna morivano a poco a poco; esse si fissarono un istante sulla neve della vetta, in un punto rosso rosso e poi tutto si confuse in un grigio freddo ed uniforme.
Alcune nubi sopravvenero all'ora del tramonto e noi tememmo d'aver perduto, colla nostra unica bella giornata, l'occasione d'approdare nel mattino del giorno vegnente. Ma più tardi, nella sera, la luna si levò su di noi chiara e raggiante, e la brezza che al tramonto del sole aveva incominciato ad agitare le onde in modo da non promettere nulla di buono, aquetossi di nuovo; le stelle si mostrarono risplendenti, e tutto ci prometteva di comunicare nel domani colla colonia. Verso le sette noi eravamo affatto vicini all'isola, e il bastimento mise in panna per la notte, colla prora volta all'alto mare, sul fianco a maestro dell'isola a 6 miglia di distanza.
5 agosto. All'alba del lunedì noi eravamo a 2 miglia e mezzo circa dalla costa. La montagna tutta intiera e la porzione superiore della muraglia di masso che forma la base dell'altipiano donde elevasi il picco, erano intieramente velate da un'enorme massa di fusche nuvole che trinciavano, da un capo all'altro, una linea molto spiccata, al disotto della quale il piccolo «stabilimento» della colonia con alcune sue casuccie sparse qua e là appariva distintamente alla luce del mattino.
Per qualche tempo ci fu impossibile di scoprire alcun movimento fra gli abitanti della spiaggia; ma alla perfine noi notammo una bandiera rossa issata sulla capanna maggiore. Verso le sette un battello a quattro remi con otto uomini fu scorto che lasciava la baia e dirigevasi verso di noi. A capo del battello era un vecchio di aspetto venerabile, il quale aveva una lunga barba bianca, e fu da noi preso dapprima per il governatore Glass. Come il battello s'avvicinava noi vedemmo che esso conteneva una bella provvisione di viveri, la quale componevasi di patate, pollami, pesci, uova e per ultimo d'una copia di porcelli bell'e vivi. Lo schifo5 s'accostò bentosto e la maggior parte di quelli che v'erano sopra vennero a bordo della Galatea. Si fu allora che noi sapemmo essere quel vecchio Pietro Green, il più antico colono sopravvivente, il governatore Glass essendo morto da tredici anni, poco tempo dopo la visita del capitano Denham (visita narrata più sopra). Gli uomini non vestivano che camicie e pantaloni; quelle tuttavia erano delle buone camicie di lana della specie di quelle che i marinai inglesi chiamano ordinariamente chobhams o balties. Essi portavano alle gambe delle calze molto grosse, tessute a maglia colla lana dei loro montoni, e calzavano dei sandali di cuoio.
Il vecchio, che parlava a nome dei suoi compagni, ci disse con modestia non esser egli superiore a nessuno, tutti essendo uguali, giacché dopo la morte di Glass nulla eravi nell'isola che a governatore o a governo rassomigliasse; ma che però era sempre lui che trafficava coi bastimenti e che regolava qualunque negozio che vi fosse stato da conchiudere.
S. A. R. il duca di Edimburgo l'invitò a colazione, ma appena s'era egli messo a tavola che il rullio della nave incominciò a infastidirlo talmente ch'egli non poté mangiar nulla, né altro prese che una tassa di tè. Il principe s'informò di quanto poteva essere agl'isolani di prima utilità, come vestimenta e viveri, e scrisse egli stesso sotto la dettatura del vecchio gli oggetti menzionati da costui, dando nello stesso tempo degli ordini al tesoriere perché tali oggetti venissero loro consegnati. Figuratevi quanto questo dono dovesse essere gradito allorché si seppe ch'esso si componeva dei seguenti capi: 30 metri di panno turchino, 72 metri di flanella, 36 metri di rascia6, 7 chilogrammi di tabacco, 40 litri di rum, 40 litri di aceto, 22 chilogrammi di zucchero, 22 chilogrammi di tè, 148 chilogrammi di farina, 108 chilogrammi di cioccolatte; il che valeva all'incirca 2750 franchi, tutto compreso.
Green informò S. A. R. che i canotti, grazie a un tempo sì favorevole, potevano facilmente approdare. Per conseguenza, verso le nove, due canotti furono messi all'acqua, e il principe col suo seguito e alcuni uffiziali partirono dalla nave, conducendo Green seco loro come pilota.
Intanto la Galatea più non distava che un miglio e un quarto dalla costa; l'ondata era sì forte che, per alcuni istanti, quando il battello discendeva nell'increspamento dell'onda, si perdeva affatto di vista la fregata. A un quarto di miglio dal punto di sbarco noi entrammo in un recinto d'erbe marine i cui fusti innalzandosi da una profondità di 15 braccia cagionano come una rottura naturale dell'onde e danno alla superficie dell'acqua un aspetto ondoso e vitreo. Le lunghe foglie piatte galleggianti erano un ostacolo considerevole alla celerità delle barche. Ad ogni istante i marinai dovevano sgomberarne i loro remi. Ma quando avemmo oltrepassato queste erbe, noi ci trovammo in un'acqua limpida che si stendeva fino alla riva.
Il mare batteva un po' la costa, ma non tanto da impedirne lo sbarco. Una volta vicini, una folla d'isolani disponevasi a trascinarci sulla spiaggia se ciò fosse stato possibile; ma siccome la prima onda, venendo a spezzarsi sulla poppa inondò la maggior parte di quelli che v'erano assisi, tutti si affrettarono a lasciare quel luogo, questi aggrappati alle spalle di quelli, mentre altri approfittavano della ritirata dell'onda per saltare sul lido.
Allo scalo, magnifica spiaggia tutta coperta di nera e minuta arena, eravi un lungo canotto di nave a secco, appartenuto un tempo ad un vascello sommerso in mare a un centinaio di miglia da quel luogo. L'equipaggio, composto di diciassette uomini, se n'era servito per guadagnar terra, e dopo essersi fermato quindici giorni nell'isola ebbe la sorte di passare in un brigantino diretto al Capo.
Noi prendemmo immediatamente la strada del piccolo villaggio, il quale consisteva in una dozzina di case sparse sul pendio del fianco maestrale dell'isola. Ogni abitazione aveva come a dipendenza alcune porzioni di terreno, chiuse da muri a secco poco più alti d'un metro. Questi giardini erano molto poveri in tale stagione dell'anno, cominciamento della loro primavera. Noi notammo in uno di essi de' crisantemi fioriti e molti cespugli di fragole piccolissime. Le case, quantunque d'uno stile molto antico, erano ben costrutte colla tenera pietra dell'isola, tagliata in massi d'ogni forma e dimensione, ma che a maraviglia si adattavano gli uni agli altri come i pezzi di un giuoco di pazienza; né pareva che la malta venisse usata nella costruzione. Il tetto era fatto di lunghe erbe unite internamente ad alcuni travicelli orizzontali, e le cui estremità oltrepassando il muro erano coperti di piota7. Questa specie di stoppia dura trent'anni, cioè più di quello che duri il legno. L'armatura di legname costava cara a' coloni; essi l'avevano comperata a grandi prezzi da navi baleniere americane; gli alberi indigeni dell'isola non erano grandi abbastanza per quest'uso, e quel ch'è peggio, un gran numero di essi erano stati distrutti da un verme ossia da una specie di rubigine8. Le mura hanno all'incirca 27 centimetri di grossezza. Ci si disse che due delle case che ora si vedono in ruina furono rovesciate da un violento uragano a' 10 dello scorso maggio (1867), e che bisognava in generale costrurre molto solidamente perché le fabbriche fossero in istato di bandiere resistere agli uragani che visitano frequentemente quell'isola.
La casa di Green dominava tutte le altre per la sua positura; essa distinguevasi per una vecchia bandiera tutta in cenci inalberata a una pertica che spuntava dal camino. Il galantuomo ci disse che quello stendardo era stato in origine una bandiera annoverese9, la quale egli aveva ricevuta da un vascello mercantile olandese; ma che egli, vinto da un nobile sentimento di patriottismo, ne aveva tolto il cavallo e surrogatolo coll'Union Jack10, trasformazione che ne aveva fatta una bandiera inglese. Il suo primo stendardo gli era stato donato dal capitano Crawford, del bastimento da guerra inglese Sidon, il quale l'aveva autorizzato a issarlo ogni volta che una nave passerebbe in vista dalla costa.
Quando noi arrivammo da lui, Green presentò sua moglie a S. A. R. e poscia a tutti quelli che accompagnavano il principe. Era dessa una mulatta, di fisonomia avvenente e poteva avere quarantacinque anni; essa era venuta da Sant'Elena coi primi coloni, e si rammentava della visita del jachetto11 l'Errante, sul quale il suo proprietario Beniamino Boyd andò in Australia nel 1841. Il signor Boyd s'era fermato co' suoi compagni due giorni in quell'isola, e nel lasciare Glass gli aveva consegnato una somma perché fosse impiegata ad alzare una pietra sepolcrale sugli avanzi dell'equipaggio del brigantino da guerra la Giulia, il quale, perdute le ancore in una tempesta, era andato a picco sull'isola nel 1818. Quarantacinque cadaveri erano raccolti e sepolti in una stessa tomba. Green ci disse che il monumento era stato eseguito molto bene, ma che lo si era tagliato in una pietra così dolce che le intemperie del clima ne avevano quasi interamente cancellata l'iscrizione.
Il duca d'Edimburgo entrò in tutte le capanne e visitò successivamente le varie famiglie, di che Green approfittò per presentargli tutte le signore del villaggio. In questo mentre alcuni degli uomini stavano occupati a radunare i loro bestiami e ricondurli da' pascoli situati ad alcune miglia dall'altra parte de' terreni sottoposti al villaggio. Due buoi vennero uccisi (uno de'quali da un fanciullo) e furono tosto venduti e mandati a bordo della fregata. La quantità di carne richiesta era di 566 chilogrammi, e tale era l'abitudine di que' coloni di giudicare d'un colpo d'occhio del peso d'un bue che, quando si pesò a bordo la carne de' due animali che quelli avevano scelti, essa si trovò corrispondere esattamente al peso domandato.

(continua)


1 Gruppo d'isole scoperte dal pilota spagnuolo dello stesso nome nel 1572, tragittando dal Perù al Chili [arcipelago al largo delle coste del Cile].
2 Gamaliel Nightingale
3 probabilmente si tratta della beccabunga, un'erba officinale
4 da noi chiamata anche zucca moscata
5 Piccola barca a remi, lancetta
6 Panno spigato di lana grossolana
7 zolla erbosa
8 ruggine delle piante
9 di Hannover
10 Le croci unite di S. Giorgio e di S. Patrizio.
11 Imbarcazione del club inglese Royal Yacht Squadron

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