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L'Isola Tristano d'Acunha 2/2

Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia – n.103 14 aprile 1869

Dalla relazione sul viaggio della "Galatea" – 1867-68 – del rev. G. Milner

(precedente)

In questo tempo il rever. G. Milner, l'elemosiniere che Green aveva pregato di venire a terra per battezzare i figli nati dopo il 1857, epoca in cui il reverendo Guglielmo Taylor aveva lasciato l'isola, riuniva le madri coi fanciulli nella casa di Green e non battezzava meno di sedici persone. Siccome poi non si poteva mappa trovare alcun registro nell'isola, Taylor l'aveva recato con sé insieme ad altri documenti; né forse è inutile di quivi rammentare i nomi di quei fanciulli e de' loro genitori. Eccoli: 1° Carlo; 2° Alberto; 3° Andrea; 4° Samuele; 5° Giovanni-Steen; 6° Maria-Giovanna, figli di Andrea e di Selina-Hagan; 7° Tommaso-Catterino-Carr, figlio di Tommaso e di May-Carolina Glass; 8° Lucia-Giovanna Gray, figlia di Giosuè e di Sara Rogers; 9° Alfredo; 10° Susanna e Maria (gemelli); 11° Maria-Giovanna Cotton; 12° Giovanni-Alessandro; 18° Enrico-Giacomo, figli di Guglielmo e di Marta Green; 14° Rachele-Emma, figlia di Giuseppe e di Elena Beetham; 15° Andrea-Edoardo, e 16° Elisa-Anna, figli di Samuele e di Susanna Swain.
Le donne, che sole assistevano alla cerimonia, vi davano molta importanza ed intesero il servizio divino con muto raccoglimento. Una di esse volle offrire de' ringraziamenti al Cielo pel suo parto felice, e molte altre si unirono devotamente a lei. E giacché noi parliamo di donne, non dimentichiamo di menzionare che tutte erano vestite assai decentemente. Esse portavano in generale delle cappelline di paglia bianche o nere, ornate di nastri a vivi colori e di veli, delle corte camiciuole, delle gonnelle di vario colore e di stoffe differenti fatte con gusto, degli stivaletti graziosi e delle crinoline. (Per qual mai impenetrabile mistero le crinoline si sono esse introdotte anco in quella piaggia remota del globo?)
La colonia contava sette fanciulle nubili – fra le quali una notevolmente leggiadra - e appunto lo stesso numero di celibi maschi in disponibilità. Questa bizzarra coincidenza suggerì naturalmente all'elemosiniere l'idea di offrire agli uni ed alle altre di che profittare dell'occasione di unirsi, seduta stante, all'ortodossa. Egli si dichiarò adunque preparato a restare per due ore ancora su quel lido onde procedere al matrimonio di quelli che lo desideravano. Ma le fanciulle si mostrarono timide, i giovani poco solleciti e nessuno approfittò dell'offerta. Forse la dottrina del celibato, che sembra ora guadagnare sempre più terreno presso di noi, sarà penetrata nella colonia colle crinoline e cogli stivaletti elastici, e la gioventù, in quella solitaria isoletta dell'Atlantico, ha forse adottate le opinioni di quella delle nostre eleganti società di Londra, che professano una tendenza notevole per la regola di San Benedetto. Checché ne sia, la proposta dell'elemosiniere non ebbe successo alcuno, e l'imeneo non trovò partigiani.
Evvi forse una spiegazione a questo nel fatto che l'avventurosa gioventù del luogo volge ordinariamente i suoi sguardi verso il Capo come ad una terra promessa. Tristano d'Acunha essendo troppo piccola per nutrire più di un certo numero limitato di abitanti, vi si considera il Capo come il punto naturale di destinazione dell'eccedente di quella popolazione; e quantunque esso disti 1500 miglia, se ne parla e vi si pensa come se fosse affatto vicino. Nel 1857, il Geyser vi trasportò quarantacinque persone, e con esse il reverendo Taylor per cui spirava il suo periodo di cinque anni di residenza in qualità di ministro del culto. Verso lo stesso tempo, cinque famiglie partirono per gli Stati Uniti. Prima di questa partenza la colonia contava 112 abitanti; ora più non ne conta che 53. Alcuni fra i giovani sono de' bei ragazzi pieni di salute e di vigore, i quali non tengono che pochissimo del mulatto. Delle donne, due erano negre, parecchie olivastre (alcune delle quali avevano i capelli lanosi, altre li avevano neri e distesi), altre finalmente in piccolo numero non avevano una goccia di sangue negro nelle vene. Certi fanciulli erano molto bianchi ed avevano i capelli biondi e gli occhi cilestri; forse le nostre lettrici avranno piacere di sentire che il giovine «Alfredo» fra gli altri, è un bellissimo ragazzo dai capelli castagni, dalla nivea carnagione e dagli occhi cerulei.
Quando fu terminata la religiosa cerimonia, i nostri isolani ci fecero intendere che s'andava a preparare un po' di merenda per S. A. R. e le persone sbarcate con essa. Intanto che s'apparecchiava, noi andammo a fare un giro nel cimitero, situato fra le case ed il mare. Esso è un quadrato di terra di circa 20 are di superficie, ricinto da un muro di pietra alto un metro e mezzo. Esso racchiudeva forse una ventina di sepolcri. In capo a due di questi, due pietre erano rizzate. Sopra uno di questi funebri monumenti, di candido marmo, innalzato alla memoria del governatore Glass, leggevasi la seguente iscrizione:

GUGLIELMO GLASS
nato a Kesso, Scozia,
fondatore di questa colonia
a
TRISTANO D'ACUNHA
ove dimoratovi per 37 anni
s'addormentava nel seno di Gesù
il 24 novembre 1853 nell'età di 67 anni
-
Dormi in Gesù! Forse da te son lunge
I tuoi più cari e i loro mesti avelli:
Ma pur dolce è il tuo sonno, e ti disgiunge
Da umane cure a da dolor novelli.

Una squadra ed un compasso simbolici scolpiti nel sasso al disopra di questa inscrizione indicavano che il vecchio Glass apparteneva alla associazione dei franchi muratori.
L'altra pietra era, s'egli è possibile, più interessante ancora, il che si può vedere dalla sua stessa iscrizione, così concepita:

TOMMASO SWAIN
nato a Hastings, Inghilterra,
morto nel 26 aprile 1862
nell'età di 102 anni.

La vita di Swain è una storia molto singolare. Costui era un antico soldato della marina britannica. Entrato al servizio militare di tredici anni sul Fox, canotto che apparteneva all'Agamennone, comandato da Nelson, in capo a diciott'anni di servizio egli disertava a Lisbona, e fatto prigioniere dai Francesi era costretto a pugnare contro la sua patria. Ripreso tre anni dopo, era stato ritenuto in cattività per nove anni come prigioniero francese. Terminata la guerra, egli era passato al Capo d'onde il capitano Amm l'aveva condotto a Tristano d'Acunha, ove dimorò quasi trentott'anni. Taylor, altro colono sbarcato insieme a Swain, era pure un antico marinaio della marina di guerra, ed aveva, a quanto pare, militato con Nelson sulla Vittoria. Uno de' suoi figli faceva parte dell'equipaggio del battello che nel mattino s'era accostato alla fregata del principe.
Noi fummo prevenuti che la merenda era in punto. Tutti allora si resero ad una delle più grandi abitazioni ove le vivande erano state cotte. Esse furono bentosto servite in tavola; e componevansi di castrato, pollame arrosto, uova, pastinache1, patate, pane, ecc. Il vecchio Green presiedeva - egli era infatti il solo degl'isolani che fosse a mensa con noi. Avevamo per bevanda l'acqua più limpida di questo mondo e una bottiglia di vino che apparteneva a Green, la sola che gli restasse, e ben poteva essere vin di Xeres o vin d'Oporto, o un miscuglio de' due, a meno che non fosse stato né l'uno né l'altro, e che neppure avesse un nome particolare; ad ogni modo esso proveniva probabilissimamente dal Capo.
La nostra lunga passeggiata per quei dintorni aveva tutti disposti a far onore alla cucina del luogo (anche a dispetto della bottiglia di Green), e nessuno vi fece più onore dello stesso duca d'Edimburgo. Intanto erano le due, e la brezza essendosi rinforzata con tutte le apparenze di una prossima, improvvisa burrasca, fu giudicato prudente di raggiungere la nave al più presto. Sua Altezza Reale, per conseguenza diede addio alle signore, e noi, accompagnati dagli uomini, ci avviammo paese verso il canotto.

Cenni complementari della storia.
Cammin facendo raccogliemmo le seguenti informazioni, le quali potranno servire di seguito alla storia della colonia dal 1852 in poi. L'isola era stata visitata, nel 1857, dal brigantino da guerra inglese lo Scherzevole, col vescovo del Capo a bordo, dal Geyser, anch'esso della marina britannica, nello stesso anno, e poco dopo dal Sidon. Nel 1860, la Sfinge, della marina britannica, con tre scialuppe ch'essa scortava in China, vi si fermò un istante; e nel 1861, la Gorgona, della marina britannica, rimorchiando il brigantino Veloce, destinato alla parte del faro galleggiante nella baja di Simon, fece altrettanto. L'ultimo bastimento che avesse visitato l'isola era lo Stirling Castle, capitano Mac Gowan, nel 30 giugno 1867. Noi abbiamo detto più sopra che il Geyser aveva condotto al Capo quarantacinque abitanti, di cui la maggior parte erano donne, le quali, allora, eccedevano di molto la popolazione de' maschi.
Noi fummo informati che vi erano nell'isola circa 500 capi di grosso-bestiame e 200 montoni appartenenti alle varie famiglie, e tutti portavano un contrassegno de' loro rispettivi proprietari. Non è molto tempo che questi, per migliorarne la razza, avevano fatto acquisto da una nave mercantile di due magnifici becchi inglesi; ma disgraziatamente, queste due bestie avevano la rogna; esse la comunicarono alla mandra primitiva, e la metà di questa perì. I buoi e i montoni si ammazzano alternativamente, e la carne si distribuisce fra le varie famiglie; i pagamenti si fanno per natura o con denari o con cambi. I coloni non coltivano del grano più di quanto loro ne abbisogni per seminare le loro terre, e preferiscono di comperare la farina da bastimenti americani.
Gli uccelli descritti dai precedenti navigatori, come pernici senz'ali, sono chiamati beccaccie dagli isolani. Giusta la descrizione che ne fu data, il becco di questi uccelli dev'essere molto più corto di quello della beccaccia e lungo la metà di quello dell'aptera della Nuova Zelanda. Gl'isolani non uccidono l'elefante marino se non quando abbisognano d'olio per il loro uso, principalmente per la fabbricazione del sapone che preparano essi stessi. Se sapessero il prezzo dell'olio sui mercati e potessero contare sulle navi che venissero regolarmente ad approvvigionarsi da loro, essi potrebbero procurarsene tanto quanto ne vorrebbero. Le balene vengono a lambire le coste dell'isola, ma esse non sono mai uccise. E' per vero, mancherebbero i mezzi per farlo. Gli elefanti marini maschi (hanno sei metri di lunghezza) producono da otto a dieci barili d'olio; le femmine sei all'incirca. Non vi sono molte foche in quei paraggi e neppur una ve n'ha sulla costa occidentale; ma abbondano sull'isoletta vicina, ove, da vent'anni, nessuno è venuto a turbarle. Ultimamente una nave è rimasta tre mesi ancorata sulla costa orientale collo scopo di raccogliere olio di foca, non soffiando i venti di levante che una sola settimana in tutto l'anno.
Per dare un'idea della quantità di legumi che producono i coloni, noi possiamo ricordare che, fatta deduzione di quanto loro abbisogna per la propria consumazione e di quanto hanno venduto alle navi di passaggio, restava loro ancora del ricolto dell'anno antecedente, 200 staia di patate.
Le capre selvagge di cui hanno parlato tutti i precedenti navigatori sono intieramente scomparse da due o tre anni senza che si possa spiegar come. Due o tre anni fa si scontravano ancora a turme di cinquecento; ma, cosa strana, non solo non se ne vede più traccia di viventi, ma neppure di quelle che son morte. V'è qui pei naturalisti un problema da risolvere. Che sarà divenuto di quelle capre?
Noi dobbiamo al giovine Glass la seguente storia singolare, di cui egli aveva spesso udito raccontare i particolari da suo padre. Quando il distaccamento di truppa inviato dal Capo giunse nell'isola, trovò ivi un uomo che sen viveva tutto solo. Era un italiano, chiamato Tommaso Corri, conosciuto di poi sotto il nome di Vecchio Tommaso, il quale insieme ad un ragazzo spagnuolo, era disertato da una nave in riposo e s'era unito ai compagni di Gionata Lambert. Tommaso spiegava la scomparsa di Gionata Lambert e dei suoi compagni dicendo che essi, annoiati di Tristano d'Acunha, erano sbarcati in una navicella per l'Inacessibile, l'isola vicina, senza che giammai egli, Tommaso, avesse d'allora in poi sentito parlare di loro. I soldati supposero che vi fosse sotto qualche tradimento; che Tommaso non fosse altro che un pirata e ch'egli avesse probabilmente assassinati i suoi compagni. Costui aveva molto denaro, e fra altro una pignatta piena di dobloni e molti altri utensili della stessa natura colmi di monete, nonché molte altre cose le quali egli aveva sotterrate poco dopo l'arrivo de' soldati. Gli abitanti attuali non hanno fin qui nulla scoperto di questo tesoro, ma si sa ch'egli è nascosto in qualche parte dell'isola. Un bel giorno Tommaso morì tutto a un tratto per un aneurisma intanto che stava chiacchierando con alcuni ufficiali del reggimento. Sempre privo di sonno, egli si alzava nel cuor della notte, si armava e percorreva l'isola da un capo all'altro. Naturalmente sarebbe ora impossibile di scoprire chi mai fosse quest'uomo misterioso morto col suo segreto.
Tristano d'Acunha è un'isola molto salubre; eppure, cosa notabile, ogni nave che vi approda, diretta da S. Elena, porta seco una malattia che rassomiglia al gripp2. Si sa che l'isola di Santa Kilda situata a ponente della costa scozzese va soggetta alla stessa epidemia della corizza3 ogni qualvolta le persone che vi sbarcano da una nave qualsiasi si mescolano colla sua popolazione.
E' da notarsi che gli albatri, i quali (presi giovani) costituiscono, nell'inverno, una parte importante de' viveri di quei coloni, fanno le nova sull'altipiano situato nella parte inferiore del picco, nel bel mezzo della neve la quale, riscaldata dal corpo dell'uccello, si fonde per uno spazio considerevole del nido.
Alle tre noi eravamo tutti a bordo sani e salvi, e, poco dopo, Green, col suo equipaggio composto di sette nomini, venne sull'unico battello della colonia a prendere commiato da noi. Questo battello era la nave da caccia d'un vascello da guerra, raccolta in mare da un bastimento mercantile a 100 miglia a mezzogiorno dell'Ascensione; ora, siccome accadde al Meandro, bastimento della marina britannica di stazione in quei paraggi, di perderne una, non è improbabile che quella nave da caccia fosse appartenuta a questo vascello.
Il tempo si faceva sempre più minaccioso, ed era necessario che quei galantuomini sbrigassero le loro faccende al più presto possibile per riguadagnare la riva senza pericolo o difficoltà. Il bue che essi avevano mandato a bordo fu tosto pesato e pagato, come le altre provvigioni della stessa provenienza. L'elemosiniere, desideroso di veder prese alcune misure a pro dell'istruzione di quella crescente generazione, fece loro un dono di molti libri elementari, di catechismi, di lavagne, ecc. ecc., pregò Green di nominare qualcuno ad adempiere le funzioni di maestro o di maestra di scuola, il che egli promise di fare. Green dichiarò esser egli il solo uomo nell'isola capace d'insegnare; ma soggiunse che molte donne avevano una buona istruzione (ossia sapevano leggere e scrivere) ed erano perfettamente atte a soddisfare questo computo.
Non dimentichiamo di rammentare qui che i bravi coloni avendoci detto che il loro piccolo villaggio non aveva alcun nome, noi li consigliammo a dargli quello di Edimburgo, in ricordo del passaggio di Sua Altezza Reale. Green disse che egli avrebbe domandato al principe il permesso di farlo, e, come l'ebbe, il piccolo villaggio porterà d'ora innanzi questo nome.
Alle tre e mezzo noi eravamo in punto per la partenza e demmo addio a quella piccola ed interessante colonia, unica al mondo. Quando i nostri amici ebbero lasciato il fianco della fregata essi si rizzarono in piedi ed alzarono al nostro indirizzo tre cordiali urrà all'inglese; la macchina ricevé l'ordine: «In marcia» e noi filammo verso il Capo di Buona Speranza.
Dacché fu scritto ciò che precede abbiamo avuto l'occasione di leggere un'operetta pubblicata nel 1856 dalla «Società della dottrina cristiana» intitolata: Alcune notizie sulla colonia di Tristano d'Acunha del reverendo M. F. Taylor. Chiunque si sente disposto a interessarsi al benessere di questi remoti isolani si dorrà forse, trascinato dalla lettura di quella relazione, d'incontrare nell'autore l'opinione che la colonia debba esser tosto abbandonata. «L'avvenire degli abitanti, egli dice, è tutt'altro che splendido. La totale scomparsa degli alberi dell'isola è in se stessa una grave perdita implicando, com'essa fa realmente, la prospettiva d'una grande penuria di combustibile, il quale diventa ogni giorno più malagevole a procurarsi. Ma questa non è che una piccola parte del male, giacché la terra essendo per tal modo lasciata nuda, non ha più alcuna parte di rifugio per gli animali e vegetali che li protegga contro gli uragani i quali vi passano di quando in quando, in tutte le stagioni. Le patate sono le sole piante che vi siano sempre o che sembrino dovervi riuscire. Tuttavia finché si avrà per le mani una via nelle navi baleniere, un piccolo numero di persone possono trovarvi di che vivere. Ma le visite delle baleniere sono incertissime. Alcuni anni fa ben poche ne passavano in que' paraggi. In questi due ultimi anni le balene sono state trovate in grande abbondanza ne' dintorni dell'isola, e il numero delle navi baleniere che hanno visitate quelle coste è considerevolmente aumentato. Ma da qui a un anno o due le balene rintracciate se n'andranno probabilmente altrove, e allora le navi le seguiranno. Una sorte così incerta è ben poca cosa per darvi molta importanza.
V'è poi un altro pericolo il quale deriva dalla stessa popolazione. Le famiglie che ora abitano l'isola non si compongono quasi unicamente che di donne. I giovani sono costantemente attirati al di fuori dal loro desiderio ben naturale di vedere il mondo, desiderio che essi possono realizzare facilmente, reputandosi le baleniere fortunate di poter arrolare de' giovani abituati al canotaggio per mare. Le fanciulle non hanno di simili occasioni per fuggirsene. Avvene qui, per il momento (1856) più di una dozzina adulte alle quali manca la prospettiva di potersi convenientemente sposare.
La quantità esigua di terra onde trarre partito sull'isola, basterebbe sola ad impedire una popolazione numerosa dal potervi mai dimorare. L'isolamento di Tristano d'Acunha da tutte le altre parti abitate del globo è un ostacolo a che si trovi altrove una via d'uscita profittevole pel piccolo eccedente che potrebbe dare la sua ristretta produzione. Di già il numero dei suoi abitanti, benché non giunga affatto sino a cento, è tutto quanto può nutrire quell'isola nello stato attuale di cose. Io non vedo, per quelli che hanno una famiglia numerosa da allevare, altra prospettiva tranne quella di cercare una sfera più estesa e che meglio prometti. Molte persone sono decise ad appigliarsi a questo partito alla prima occasione che loro si offrirà; ma tali occasioni non sono né molto frequenti, né molto sicure. Intanto già due delle antiche famiglie, componenti il quarto della popolazione attuale, hanno avuto la bella fortuna (di cui esse son disposte a profittare) di rendersi agli Stati Uniti ove hanno dei parenti già installati e che prosperano. Io spero che molto prima di queste altre in più gran numero potranno seguire il loro esempio. E sarà, a mio avviso, un fausto giorno quello in cui l'isola solitaria sarà ancora una volta abbandonata a coloro che forse vi sono sempre stati e che, nel suo misero stato attuale, sono oggi per certo i soli abitanti fatti per vivervi, io voglio dire gli uccelli selvaggi dell'Oceano (p. 88-90).»
Quando noi lasciammo l'isola, tutta la parte superiore della sua vetta era avviluppata da un denso velo di nuvole, che alla distanza di 15 miglia, prese un aspetto molto singolare. Tutta la montagna era ricoperta da una specie di vapore acqueo il quale sì completamente adottava la forma dell'isola, ch'egli era impossibile, senza una lunga attenzione, di non dubitare se si avesse dinnanzi la vera superficie del monte. Milleduecento metri all'incirca del picco parevano sorgere da un banco di nuvole, ma in realtà nessuna parte della sua vera superficie era visibile. Il velo sottile, ma pur denso e opaco, l'avviluppava completamente da ogni parte e riproduceva con mirabile esattezza le forme delle rupi e de' burroni ch'esso ricopriva.
Verso le quattro noi forzammo le vele. Un fresco venticello di tramontana cominciava ad agitare le onde; durante la notte s'ingagliardì, e verso le tre del mattino noi eravamo sorpresi da una raffica di maestro. Verso le sei, la violenza del vento erasi un poco calmata e poco dopo si sciolse in una brezza leggiera.


1 tubero simile alla carota
2 influenza
3 raffreddore

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