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I suonatori ambulanti italiani in America

Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia – n.172 26 giugno 1868

Un nostro connazionale, stimabile per ingegno e carattere, che da lunghi anni dimora nell'America del Nord, ci ha inviato la lettera seguente, in cui deplorando la sorte infelicissima d'un gran numero di fanciulli italiani colà tradotti come suonatori girovaghi, insiste perché si adottino per essi le misure d'umanità e foto 1 giustizia, le quali nel momento attuale si stanno appunto studiando dal Governo del Re per essere poste prontamente in attivività.
Intanto sappiano i genitori di questi sgraziati fanciulli, sappiano le madri - e sarà opera veramente umana e di carità il farlo saper loro – sappiano a quali strazi e pericoli abbandonino le loro creature per l'ingordigia di un meschino lucro, frutto di turpe mercato.
La Direzione

La mia voce non sarà inopportuna se si eleva anch'essa a protestare contro un fatto, un fatto indegno del nostro tempo e indegno d'una nazione come la nostra, che ha ormai dritto a rivendicare il suo posto tra le nazioni più civilizzate del mondo. Intendo parlare della tratta dei piccoli sonatori ambulanti delle provincie meridionali, esercitata impunemente e su vasta scala da una infinità di avidi speculatori.
Ignoro se il nostro Governo abbia ancora adottato alcun provvedimento per impedire tale traffico iniquo o almeno per mitigare i mali di quelle meschine turbe di fanciulli; ma se l'ha fatto, mi rincresce che le sue mire generose siano andate interamente fallite. Tutti gli italiani vecchi residenti di Nuova York assicurano di non aver mai visto per la città tanta moltitudine di piccoli musicanti quanto ora. Posso infatti asserire che se ne incontrano in tutte le strade e ad ogni ora del giorno e della notte. Tanto concorso non può che nuocere agli interessi dei loro accaparratori pel fastidio che ingenera naturalmente il continuo monotono suono dei loro strumenti, sicché l'obolo che loro si getta è più sovente dato perché ripongano l'arpa sulle spalle che perché continuino a toccarla. Per tale affluenza eccessiva è stato loro inibito l'adito in molti siti ove prima raccoglievano la più larga messe di largizioni, come nei carri delle strade ferrate a cavallo e nei ferry-boats che trafficano di continuo tra New-York e le contrade attigue. La conseguenza di tale stato di cose per questi miseri è l'essere sottoposti a trattamenti sempre più duri da parte dei loro ricettatori poco soddisfatti del tenue incasso giornaliero che esigono tutto intero sino all'ultimo penny e l'essere nutriti e mantenuti con una parsimonia tale, che il più negletto degli aimali domestici potrebbe vantarsi di trattamento più lauto e più umano. Ogni sera al loro ritorno in casa, sono spogliati delle loro vesti e accuratamente visitati sin nelle scarpe e nei capelli dai padroni, che hanno anche costume di attivare e promuovere tra i loro allievi uno spionaggio reciproco. Guai a colui che avesse sottratto un biglietto di soli cinque soldi! Il padrone crederebbe dovere imperioso di coscienza verso se stesso e verso gli altri aguzzini suoi colleghi, il sottoporre il delinquente issofatto ad un esemplare castigo che si risolve sempre in colpi e battiture da furibondo.
E' triste spettacolo vederli ramingare per le strade e le contrade suburbane di Nuova York, coperti di cenci, affranti da una fatica che rompe le loro tenere membra, pallidi per fame e per patimenti, gelando di freddo l'inverno sulla neve, arsi di febbre nei calori miasmatici della estate, soffermarsi con avido sguardo innanzi ad ogni smercio di comestibili, adocchiare ogni uscio aperto, nella speranza di ottenere dai servi di casa i resti dei resti del pranzo giornaliero. Melanconico spettacolo davvero, cui aggiunge anche più tristezza l'udirli in mezzo a tanta sciagura cavare macchinalmente dai loro strumenti le note le più gaie e unirvi la cantilena della loro voce infantile. Vanno per lo più a coppie ma mogi sempre e silenti nel loro cammino, come se preoccupati da cure maggiori alla loro età, senza alcun segno di quella vivacità fragorosa propria di tutti i fanciulli. Si direbbe che il loro pensiero sia sempre teso al campanile del loro villaggio ed agli usati giuochi infantili sull'orlo del campicello paterno. Quanti non ne ho sorpresi che divoravano in silenzio le loro lagrime, rannicchiati a qualche angolo di strada! Ricordo una volta presso Nuova Orleans averne raccolto uno sul limite di una boscaglia, che non poteva avere più di cinque o sei anni e che avendo foto 2 smarrito la via tremava di paura e piangeva a calde lagrime chiamando realmente la mamma, la quale forse in quel momento contava le poche lire della caparra inviatele dal principale per lo affitto di quella creaturina infelice.
Non vi è sera che molti tra essi non siano tradotti alle stazioni di polizia, ove passano la notte assai meglio che nel tugurio infetto che li ricovera abitualmente, ma sbigottiti al pensiero dello indomani che li darà in preda all'ira brutale dei loro capi. Sono poi ovvii i casi di piccoli sonatori che fuggono via dai principali, i quali il più delle volte ne perdono ogni traccia.
Che si dimandi alle madri di Viggiano e degli altri paesi che forniscono tale merce umana, quante tra esse non hanno più avute notizie dei proprii figli da lunghi anni!
Le tinte di questo quadro parranno forse esagerate; ma quanto scrivo è disgraziatamente la pura verità, né io fo altro che riferire schiettamente quanto ho visto da molti anni e vedo, e che altri hanno già visto prima di me. A ben comprendere il vero stato delle cose è uopo por mente che io non intendo parlare di tutti i nostri musicanti viaggiatori in generale ma soltanto di una classe di essi. E' possibile anzi che per non aversi avuto sinora una idea esatta della differenza che passa tra le diverse categorie, non siansi ancora adottate misure energiche per ovviare ai mali di cui è parola.
Io credo che i musicanti ambulanti italiani possano dividersi in tre classi. La prima, che relativamente parlando può dirsi rispettabile e che non presenta nella sua organizzazione alcuno inconveniente serio, è composta delle tradizionali compagnie di Viggianesi propriamente detti. Uno o due uomini maturi, padri di famiglia e sonatori essi stessi talvolta assai provetti, partono per l'estero conducendo seco i propri figli o nipoti, da cui non si dividono mai e che trattano sempre con quella dose di affetto di cui è più o meno capace il loro cuore paterno, sottoponendosi essi pei primi a tutte le privazioni ed alla fatica del loro duro mestiere. Sono i noti sonatori di Basilicata, specie di Ebrei erranti, usi da tempo quasi immemorabile a penetrare nelle contrade più remote del mondo e che, per poco che fossero tanto istrutti nelle lettere quanto lo sono nella musica pratica, potrebbero scrivere relazioni di viaggi interessanti quanto quelli di Livingstone e di Du Chaillu.
La seconda categoria è quella di sonatori di organo che allargano talvolta gli attributi del loro inetto mestiere con l'accoppiarvi la mostra di una scimia o d'una marmotta. Provengono principalmente dall'Emilia e dalla Lombarda e qualche tempo a questa parte anche dalla Liguria. Il Governo certamente non ignora quanto abbietta sia considerata all'estero tale classe di gente e come sia trattata con tale dispregio da farne spesso un sinonimo di vagabondi. I sonatori d'organo ricorrono talvolta a risorse segrete per aumentare i loro meschini guadagni giornalieri. Una di queste è di fare stonare espressamente i loro organi per estorquere dal fastidio di chi li ascolta quei pochi centesimi che non otterrebbero con tanta certezza dal suo senso filarmonico. In Londra questa loro usanza diventò sì incomoda al pubblico che fu mestieri adottare espressamente una legge, con cui i suonatori d'organo fuori tuono sono sottoposti ad una forte multa. Un'altra risorsa per essi è quella di servire da modelli ai pittori, quando hanno la fortuna di poter offrire alla ispirazione dell'artista nelle loro guancie estenuate o abbronzite e nella barba incolta, qualche sembiante di Torquato Tasso, di Fra Diavolo o d'un armigero del medio evo. Non è raro finalmente il caso che la polizia o qualche setta segreta, e talvolta l'una e l'altra allo stesso tempo e senza saperlo, se ne servano come di loro agenti.
Questa sorta di sonatori ambulanti, che ora s'incontrano anch'essi in ogni plaga del globo, è come ognun vede, assai meno rispettabile della prima. Ho voluto anzi annoverare tutte le loro qualità accessorie perché si comprenda in quanta uggia e in quale scherno e sospetto siano tenuti da tutti. Ciò nonostante essi sono adulti, indipendenti, padroni delle loro azioni e della loro volontà e a tutto rigore non li si potrebbe accusare d'altre colpe che della inutilità del loro mestiere e del discredito che gettano sul paese cui appartengono, colpe certamente gravi abbastanza perché sia vivamente a desiderarsi che fosse posto un termine a foto 3 questa emigrazione. In momento di nostre grandi sventure nazionali si è veduto uno dei primi giornali americani gittare il dileggio sul nostro nome, chiamando gl'Italiani tutti organ grinders and monkey exibitors (giratori d'organo ed espositori di scimie). A questi mali, comuni a tutta la genìa dei suonatori d'organi, si aggiunge anche qualche nefandezza isolata, come quella per esempio di speculare sulla prostituzione delle fanciulle da cui talvolta sono accompagnati e ch'essi dicono, e forse sono realmente, loro proprie figlie.
Ma dopo le due categorie anzidette havvene una terza, la cui repressione dovrebbe in verità essere considerata dal Governo come una misura d'urgenza. Uomini quasi sempre di dubbi antecedenti, rotti ai vizii o per lo meno infingardi, ignoranti, veri parassiti della società, si recano o mandano i loro agenti in alcuni villaggi della Basilicata o di Principato Citeriore [con capoluogo Salerno], come Viggiano, Marsicovetere, Saponara [odierno comune di Grumento Nova& #93;, Laurenzana [tutti comuni in provincia di Potenza, Basilicata] ed altri, a farvi incetta di fanciulli come di una mercanzia qualunque. La mente ricorre involontaria alle maliarde che rubavano infanti per immolarli nelle tregende del loro sabbato.
Il loro traffico varia da quello che si esercitava pochi anni or sono sui mercati di Savannah e di Nuova Orleans nel colore soltanto della merce e in ciò che invece di essere una vendita, è un affitto a scadenze più o meno lunghe rimanendo sempre riservato il possesso assoluto ed esclusivo dell'articolo. La sola condizione commerciabile è che tali fanciulli sappiano procurare un suono qualunque da un'arpa o da un violino. L'ingaggio dura per lo più tre anni, al prezzo variante dai 15 ai 40 ducati l'anno, secondo l'abilità, l'età e la costituzione fisica dei fanciulli, dovendosi naturalmente valutare anche il danno che può derivare all'incettatore dalla probabile morte di uno di essi prima che l'affitto sia terminato. Previggenza pur troppo giustificata dal fatto che molti di quegli sventurati soccombono prima che sia loro concesso di rivedere le montagne native.
Ho potuto vedere una scrittura privata d'affitto di due fanciulli, passata tra il loro padre ed uno dei molti impresarii ambulanti. E' la riproduzione più o meno esatta di quasi tutte le altre. Alla prima lettura sembra una transazione lecita e onesta. Vi si parla del desiderio di lucrarsi la vita col lavoro, di dover tenere i fanciulli in conto di proprii figli, di non maltrattarli e molte altre previggenze simili; ma in fondo non vi è altro di reale che un padre che coglie con piacere la opportunità per esimersi dal sostentamento di due suoi figli durante tre anni, con la prospettiva in vista di un premio di 57 ducati per ognuno alla fine del triennio, cioè 19 ducati l'uno l'anno per prezzo d'affitto. Vi è preveduto il caso che i ragazzi possano fuggirsene dal loro padrone e vi si stabilisce che se la fuga ha luogo per mala indole del ragazzo il padrone riterrà 30 ducati sul premio triennale: se per contrario succede per maltrattamento o negligenza del padrone il fittuante avrà dritto a un indennizzo di egual somma. Ognun vede quanto sia difficile il provare su di chi cada la colpa in casi simili. Si può essere sicuri che in novantanove su cento gli impresarii sosterranno sempre che i fanciulli ad essi affidati erano dotati della indole la più malvagia e indomabile. Chi potrà dire il contrario? Quali prove, quali documenti avranno i parenti per confonderli? E sarebbe forse strano che gli incettatori dopo aver usufruito per lungo tempo dell'opera dei loro allievi, pria che il triennio finisca ne procurino essi stessi la fuga o con durezza eccessiva di modi o con insinuazioni fatte praticare ad arte, affin di detrarre 30 ducati dal prezzo pattuito e risparmiarsi l'obbligo di fornire un'arpa nuova? Ma che monta! i parenti ne incasseranno sempre i ventisette residuali e si saranno liberati dall'obbligo di alimentare due bocche di più nella famiglia. Che se riusciranno anche a ottenere il pagamento della multa sarà tutto per lo meglio. Potranno vantarsi di aver conseguito un successo completo. Trenta ducati di più e un figlio di meno! Lucro emergente e danno cessante… E' cinico, lo so, è orribile, ma non è men vero. Che si studino bene i fatti sui luoghi stessi d'ingaggio e si troverà che tale è il sentimento, se non generale almeno predominante tra quei parenti quantunque certamente nessuno di essi abbia l'audacia di confessarlo apertamente.
Si rifletta anche sugli incettatori, che assumono l'obbligo vago di trattare i fanciulli come propri figli, il più delle volte non sono ad essi legati da alcun vincolo di affinità o di amicizia e non è raro che non li conoscano neanche di vista prima d'ingaggiarli. I piccoli allievi sono talvolta nel caso di dover percorrere più migliaia di leghe sotto la scorta provvisoria di altro uomo primi di venire in contatto col loro padrone assoluto, sedicente padre benevolo a priori, che spesso appena giunti li sulloca ad altri. Né è raro che i capi di compagnia siano interamente estranei al mestiere di sonatore che pretendono esercitare. Rammento benissimo di un tale, che viaggiava qual capo di compagnia, ed avea esercitato l'anno prima il mestiere di beccaio. La vita ch'essi menano all'estero è tutt'altro che esemplare. Mentre i piccoli sonatori trascinano dall'alba alla notte la più dura esistenza, senza alcuna tregua o riposo, essi impinguano l'epa a spese di quei miseri, in preda a pigrizia profonda e a tutti i vizi che ne derivano.
S'immagini uno di quei poveri fanciulli esposto a trattamenti brutali da parte del suo capo, specialmente in America. Solo, avvilito, inesperto, a tanta distanza dal proprio paese, senza alcun protettore naturale a cui ricorrere, non gli resta in realtà altra risorsa che la fuga, per andare incontro ad uno stato ignoto qualunque che per duro che sia è sempre migliore del presente.
Supporre soltanto che quei meschini possano avere alla loro età sufficiente energia e coraggio da fare appello all'autorità competente e affrontare così tutte le conseguenze dell'ira del loro padrone, è un ignorare affatto la natura umana.
Si pesino dunque bene tutte queste circostanze e si dica se può credersi sul sodo che i parenti abbiano a riposar tranquilli sulla sorte della loro prole sol perché è passato tra essi e uno dei trafficanti un contratto sullo stampo di quello sopra accennato.
Tale tratta di piccoli musicanti può dirsi che abbia preso cominciamento, almeno in vaste proporzioni, dal 1860, poi che sono stati rimossi tutti gli ostacoli che si opponevano allo espatriamento dei Napolitani sotto il passato regime ed aboliti pressoché dovunque i passaporti, principale impedimento al moversi delle compagnie ambulanti. Si aggiunge il fatto di aversi ora una locomozione più frequente, più facile e a miglior mercato di prima, segnatamente pei passeggieri di terza classe. Prima del 1860 ad ogni modo non si vedevano all'estero fanciulli sonatori in età così tenera che sembra un vero miracolo come possano dispensarsi dall'assistenza materna.
Nelle prime pagine di questo scritto ho accennato ai mali fisici cui tali esseri infelici sono esposti; ma molto più gravi e deplorandi sono i mali morali, primo dei quali è il difetto assoluto d'ogni pratica religiosa in un'epoca della vita in cui il sentimento della divinità è guida quasi unica alla condotta dell'uomo. Quando anche un tale sentimento sia un puro timore superstizioso, è sempre il miglior moderatore degli atti d'un fanciullo; ma siffatto timore si dilegua man mano con l'obblio completo del tempio e della preghiera. Segue la negligenza non meno assoluta d'ogni educazione ed istruzione, per la quale si allevano altrettante individualità perdute ed inutili, epperò dannose al consorzio umano nell'epoca presente. - Ma v'ha di più. Con la vita ch'essi menano anche le migliori nature finirebbero col pervertirsi addirittura, per le male abitudini che acquistano, come quelle all'accattonaggio, alla dissimulazione, alla menzogna, al furto; conseguenze inevitabili dei maltrattamenti e delle crudeli privazioni cui sono soggetti. E ove tutto questo non basti, havvi un'altra mostruosità morale che vuole essere accennata soltanto perché se ne misuri tutta la portata. I luoghi dove i loro padroni li mandano di preferenza ed ove realmente hanno maggiori probabilità di successo, sono le bettole di beoni ed i postriboli. Fanciulli di nove o dieci anni cominciano a rompersi all'abuso dei liquori, accostumano le loro orecchie alle bestemmie più sacrileghe, alle parole più ciniche, che poi riescono dalle loro labbra ad ogni ora del giorno; aprono i loro occhi, dapprima sbalorditi e poscia intelligenti, alle viste più lubriche che infangano la purità della loro mente. Se non havvi una legge scritta che possa impedire tali orrori, havvi in nome di Dio! la civiltà e la morale che sono più forti d'ogni legge, havvi il sentimento di dignità nazionale offeso ormai ogni giorno e in ogni parte del mondo da simili fatti nefandi! Che si pensi dunque e seriamente a porre un termine ad un traffica così scandaloso, così poco onorevole al nostro nome. Là dove la paterna assistenza naturale vien meno non ha forse il Governo il dovere d'intervenire? e non ha esso il diritto di esigere che ogni cittadino si renda utile o almeno innocuo al proprio paese?

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