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La pesca del corallo

Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia – n.53 22 febbraio 1871 e segg.

S.E. il Ministro dell'agricoltura, industria e commercio [Stefano Castagnola, di Chiavari] ha ora presentato al voto del Parlamento un progetto di legge sulla pesca, compilato col concorso e sugli studi di una Giunta, composta di illustri scienziati e personaggi per dottrina chiarissimi.
La relazione che precede quel progetto di legge non dà solo regione degli intendimenti di quella e delle singole sue disposizioni, ma per l'ampio ed accurato corallo studio sì pel lato storico che statistico e legislativo dell'argomento riesce ad una eruditissima e compiuta monografia della pesca in Italia.

La nostra pesca si divide naturalmente in due rami, secondo che ha per oggetto la produzione del pesce o quella del corallo, giacché sono in pari tempo diverse le persone che vi attendono, i modi con cui si esercitano e l'indole dei consumi e dei commerci a cui danno alimento.

Esposte le condizioni della nostra pesca del pesce, è ora da discorrere di quella del corallo, la quale ha pure un'importanza ragguardevole così per la ricchezza dei suoi prodotti, come pel numero delle persone che ne traggono direttamente o indirettamente la propria sussistenza e, ciò che vuol essere specialmente rilevato, rappresentava fino ad epoca recente la quasi totalità e rappresenta ancora oggi la più gran parte della pesca del corallo che si eserciti dai pochi paesi che vi attendono.
Allegherò qui pure come appendice alla presente relazione, sotto la lettere G, H, due prospetti desunti dai registri degli uffizi di porto sulla situazione delle barche coralline al 31 dicembre 1869 e sul movimento delle loro partenze per la pesca illimitata durante l'anno medesimo, e, sotto le lettere I, L, due altri che riassumono le situazioni e le partenze medesime per un certo numero d'anni avanti il 1869. Essi sono certamente più completi di quelli relativi alla pesca del pesce, perché la maggior rilevanza che hanno ordinariamente gli armamenti della pesca del corallo rende fuor di dubbio più agevole a loro riguardo il sindacato dell'autorità marittima. E' poi da notare che abbondano intorno alla pesca del corallo notevoli documenti già atti di pubblica ragione, e che anche l'inchiesta più volte ricordata ha raccolto su questo argomento larga copia di sicure notizie.
Il 31 dicembre 1869, a norma dei prospetti sovraccennati, esistevano in tutto lo Stato 433 barche coralline, di cui 329 appartenevano a Torre del Greco, 49 a pesca 1 Santa Margherita Ligure, 19 a Carloforte, altrettante ad Alghero, 3 a Trapani, 6 a Livorno e 3 a Messina Secondo altre notizie le coralline di Carloforte sarebbero 30, quelle d'Alghero 20, quelle di Livorno 12; Santo Stefano e le isole del Giglio ne avrebbero insieme 10 altre.
Delle sovraccennate 433 coralline, 74 appartenenti ad Alghero, Carloforte, Messina e Santa Margherita Ligure esercitarono nel 1869 la pesca limitata, senza uscire cioè dalle acque dei propri compartimenti, con un numero di pescatori che non è esattamente noto, ma può calcolarsi a 400 o 500.
Attesero invece alla pesca illimitata, lasciando cioè le acque dei propri compartimenti, 307 coralline con 3167 pescatori di Torre del Greco, 42 con 364 pescatori di Santa Margherita Ligure, 9 con 85 uomini di Trapani e una con 7 uomini di Livorno; e in tutto quindi 359 barche con 3623 nomini, di cui 235 con 2342 uomini si volsero ad altre acque italiane, mentre 124 con 1281 uomini si recarono all'estero.
Le spiaggie italiane più battute dalle nostre coralline addette alla pesca illimitata furono quelle della Sardegna presso Alghero, Carloforte e la Maddalena dove concorsero 206 barche, 2130 uomini, mentre 10 altre con 67 uomini esercitarono la pesca lungo le coste napoletane del Jonio; 8 con 58 uomini lungo quelle del Mediterraneo, presso Salerno, Praiano e nel golfo di Napoli; 9 con 85 nomini nelle acque della Sicilia, presso Mazzarelli e Siracusa, e 2 con 9 uomini nelle acque toscane, presso Porto Santo Stefano.
Da un rapporto del municipio di Torre del Greco si apprende che nel corrente anno le acque di Sicilia furono frequentate da un numero di barche maggiore che negli anni precedenti, per la scoperta ivi fatta di alcuni banchi corallini assai promettenti.
Le acque estere dove le coralline italiane esercitarono la pesca, ancora nel 1869, sono quelle della Corsica, presso Bastia e Bonifacio, ove ne convennero 52 con 474 uomini. Presso le coste dell'Algeria di fronte a La Calle ne affluirono 71 con 800 uomini, mentre 1 con 7 uomini si recò presso le coste già pontificie dell'attuale provincia di Roma.
Le barche che esercitano la pesca nelle acque proprie la protraggono in generale per tutto l'anno; per le altre la campagna di pesca dura d'ordinario sei mesi, cioè dai primi giorni di aprile ai primi di ottobre.
La pesca si fa generalmente per conto d'armatori che arruolano ogni anno gli equipaggi per una paga determinata e per tutta la campagna; i soli corallari di Santa Margherita fanno la pesca alla parte o, in altri termini, a divisione di prodotto. Questo secondo sistema giova a rendere meno frequenti le diserzioni e più larghi i profitti, ma troppo sovente esso non si addice all'indole litigiosa e turbolenta degli uomini addetti a questa pesca.
La quantità di corallo greggio annualmente pescata dalle nostre barche (secondo la media degli ultimi anni) ascende a chilogrammi 56.000, ed il suo valore a lire 4.200.000.
Giova notare che siffatti computi ed altri analoghi che si troveranno più innanzi sono desunti da un diligente rapporto della Camera di commercio di Livorno, e pesca 2 trovano piena conferma nei ragguagli concordi che sono pervenuti da molte parti intorno alla quantità media di corallo pescato dalle varie specie di coralline in ragione del numero di uomini che hanno a bordo e a seconda che esercitano la pesca tutto l'anno o soltanto d'estate.
Ciò che si è detto è più che non occorra per dimostrare l'importanza non piccola che ha fra noi la pesca del corallo, e più grande ancora essa apparirà dalle notizie che più innanzi si aggiungeranno intorno ad una industria ancora più rilevante alla quale essa dà origine.
Ma la nostra pesca del corallo è minacciata da un grave pericolo. Ove si raffrontino fra loro le situazioni delle coralline ed il movimento delle loro partenze negli ultimi anni, quali risultano dai prospetti allegati sotto le lettere I ed L, è agevole scorgere che la nostra pesca del corallo, dal 1865 in poi, è venuta decadendo, e, sebbene siasi alquanto rilevata nel 1869, è però ancora lontana dall'essere ritornata alla sua primiera floridezza. I rapporti pervenuti, in occasione dell'inchiesta, dalle Camere di commercio di Livorno e di Napoli e dal municipio di Torre del Greco non solo confermano queste risultanze, ma dimostrano come le condizioni attuali della pesca nostra sieno assai incerte e la sua stessa esistenza gravemente minacciata, e come ciò debba essenzialmente attribuirsi alla crescente deficienza di uomini educati al mestiere faticosissimo del corallaro ed alle conseguenti difficoltà che s'incontrano nel formare gli equipaggi delle barche.
E i rapporti medesimi si accordano pure nell'additare le cagioni di questo stato di cose.
Già da parecchi anni il governo francese, mal comportando che i pescatori italiani traessero tanta ricchezza dai suoi mari d'Algeria, aveva fatto ogni sforzo perché si formasse una classe di corallari fra gli indigeni algerini e i coloni francesi, concedendo loro ogni sorta di aiuti e d'incoraggiamenti, e stabilendo sulla pesca fatta in quei mari da navigli esteri una tassa annua di licenza di lire 800 per ciascuno di essi (ridotta poi per le barche italiane a lire 400 in forza del trattato di navigazione franco-italiano del 1862). Ma tutti questi sforzi andarono falliti, sia perché i coloni francesi e gl'indigeni algerini non volessero acconciarsi alle durissime fatiche della pesca del corallo, sia perché non sapessero apprenderne l'arte in guisa da poter lottare colla perizia dei corallari nostri che la esercitano da secoli.
Il governo francese si determinò allora a mutar via, si propose di togliere all'Italia i suoi stessi corallari, persuadendoli a stabilirsi in Algeria ed a prendervi la cittadinanza francese, e accordò loro a questo fine il benefizio inestimabile di esonerarli dal servizio militare, oltre ad una serie d'altre concessioni ed agevolezze assai considerevoli di cui si omette per brevità l'enumerazione. Gli effetti provarono che il governo francese aveva colto nel segno. Numerosi corallari di Torre del Greco, di Livorno e d'altre parti d'Italia, allettati specialmente dall'esenzione dalla leva alla quale sono invece soggetti in patria, emigrarono a poco a poco, e alcuni di essi si stabilirono, insieme colle loro famiglie, in parecchi porti dell'Algeria e principalmente in quello di La Calle, la cui popolazione è ora per quattro quinti composta di italiani addetti alla pesca del corallo. Vi hanno ormai in quei porti oltre cento coralline che pescano tutto l'anno e alzano bensì la bandiera francese, ma non hanno a bordo né un Francese, né un Algerino e portano equipaggi intieramente composti d'Italiani. ingegno
E' questa la cagione che rende ogni anno più malagevole il trovare i corallari necessari per equipaggiare le nostre barche, ed ha già in tal guisa pressoché annientati gli armamenti di Livorno che erano in altri tempi assai ragguardevoli, e se non si trova modo di riparare a questa condizione di cose, è assai da temere che il primato di questa pesca, e con essa una non tenue sorgente di ricchezza, termini veramente collo sfuggire al nostro paese.
Si avverta che questi raggiagli e queste previsioni trovano piena conferma nei molteplici rapporti pervenuti al Governo negli ultimi anni, ed anche nella recente occasione dell'inchiesta, dagli egregi uffiziali consolari, che rappresentano e tutelano gl'interessi nostri in Algeria e a La Calle.
Il corallo annualmente pescato dai sovraccennati 100 battelli coperti da bandiera francese si calcola in media a chilogrammi 10.000, e il suo valore a lire 750.000.
I soli che esercitano la pesca del corallo, all'infuori degl'italiani residenti in Italia, o stabiliti in Algeria, sono gli Spagnuoli. Essi vi adoperano 60 barche, di cui 40 nelle stesse acque della Spagna, presso le sue spiaggie orientali, presso le isole Baleari e 20 presso le isole del Capo Verde; nel 1868 ne condussero 4 nei nostri mari, dove toccarono porto Santo Stefano. La loro pesca annua si fa ascendere a chilogrammi 12.000 di corallo di qualità in generale più scadente di quello pescato nei mari d'Italia e d'Algeria, ed è valutata a lire 800.000.
In tutto quindi la quantità di corallo annualmente pescata dalle 60 barche spagnuole e dalle 100 portanti bandiera francese può ritenersi di chilog. 22.000, ed il suo valore a lire 1.550.000, e a ciò si riduce la pesca del corallo fatto da barche non italiane, dacché non potrebbe certamente entrare nel computo il corallo nero poco pregiato che si estrae dagli Arabi nel Mar Rosso e che costituisce per ogni rispetto una produzione di carattere diverso.
Anche il corallo pescato da navigli esteri, salvo qualche frazione affatto trascurabile, è recato in Italia in istato greggio, dove, insieme a quello pescato dalle barche italiane, fornisce la materia prima ad un'industria rilevante della quale pure è nostro il primato, e quasi, potrebbe dirsi, il monopolio.
Ed anche intorno a questa industria, che è così strettamente connessa alla pesca, e intorno al commercio cui essa dà origine, i rapporti sovraenunciati, a cui vuolsene aggiungere un altro della Camera di commercio di Genova, forniscono notizie e dati numerici certo assai prossimi al vero, che gioverà sommariamente riportare.
Dei chilogrammi 78.000 di corallo greggio complessivamente pescato da italiani e da esteri pel valore di lire 5.750.000, una piccola parte che si calcola a circa chilogrammi 5.000 di colori più ricercati e di specie più eletta viene rivenduta, dopo essere stata foggiata in varie forme, ad orefici italiani e stranieri che l'adoprano come parte accessoria dei lavori di gioielleria. Tutto il rimanente, cioè chilog. 78.000' circa di qualità mercantile serve alla fabbricazione di quegli oggetti in cui il corallo forma la materia esclusiva, o almeno la principale.
Alla lavorazione del corallo attendono stabilmente in Italia oltre 6.000 operai, uomini e donne, ripartiti in più di 60 fabbriche. Torre del Greco che primeggia, come nella pesca, anche nella lavorazione, vi consacra 40 opifizi con 3.200 operai, fra i quali si noverano 2.800 donne. Vi hanno inoltre, nelle vicinanze di Genova, 10 o 12.000 contadini, uomini donne e ragazzi, che lavorano occasionalmente il corallo nelle stagioni e nelle ore in cui fanno sosta le fatiche dei campi. Così questa industria offre il doppio vantaggio di trar partito del lavoro femminile e di alternarsi opportunamente colle occupazioni dell'agricoltura.
Il valore, del corallo annualmente lavorato si fa ascendere a lire 9.500.000. Una parte di esso, valutata a lire 2.000.000, è quella che, come già si disse, si adopera pei lavori di gioielleria. Dell'altra parte una piccola porzione, stimata lire 800.000, si smercia in Italia, e il rimanente, per circa lire 6.700.000, si spedisce all'estero, e principalmente nella Polonia russa ed alle piazze di Bombay, Madras e Calcutta, d'onde si dirama a tutta l'Indo-Cina, dove se ne fa larghissimo consumo.
Le statistiche del movimento commerciale, desunte, come si disse, dai registri delle dogane, darebbero, sia per l'importazione che per l'esportazione del corallo, cifre più tenui. Ma mi sono attenuto di preferenza alle notizie fornite dall'inchiesta, perché, come ognuno sa, le notazioni doganali sono generalmente assai inferiori al vero riguardo alle merci che hanno in pari tempo molto valore e piccolo volume, come è appunto il corallo.
Vuolsi notare che fra gli italiani stabiliti a La Calle v'hanno pure alcuni lavoratori del corallo, e non è dubbio che, ove la pesca fatta in quei mari da corallari ivi residenti avesse a crescere ancora d'importanza, vedremmo emigrare a poco a poco in Algeria anche una parte della lavorazione.

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