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L'incendio del Crœsus

E' il 4 ottobre del 1853 quando inizia un conflitto tra lo zar Nicola I Romanov, imperatore di Russia, e l'Impero ottomano del sultano Abdülmecid I, che aveva Mar Nero stretto alleanze con Francia e Gran Bretagna per evitare l'espansione russa verso lo Stretto dei Dardanelli e il Mediterraneo: inizia così la Guerra di Crimea, o Guerra d'Oriente, motivata anche da una disputa per il controllo dei luoghi santi.
In poco tempo contro la Russia si trovano schierati Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Austria. L'Italia unitaria non esiste ancora: uno degli stati che la compongono è il Regno di Sardegna, con il re Vittorio Emanuele II di Savoia, ma soprattutto il primo ministro Camillo Benso di Cavour.
Quest'ultimo ha come strategia l'inserimento del Regno di Sardegna nell'Europa dei Grandi: partecipare alla vittoria, sedersi al tavolo dei negoziati e portare lì la questione italiana, il sostegno cioè alle iniziative per l'annessione degli altri territori italiani.
Il 26 gennaio 1855 Vittorio Emanuele II firma una convenzione con Francia e Gran Bretagna: quest'ultima garantisce il prestito di un milione di sterline e si artefici impegna a trasportare gratuitamente le truppe piemontesi in Crimea, con proprie navi; il Piemonte fornisce in cambio un corpo d'armata di 18.000 uomini dotati di circa 3.500 cavalli.
Iniziò così l'intervento italiano: il comando della spedizione fu affidato ad Alfonso Ferrero della Marmora, Ministro della Guerra, e si immagazzinarono a Genova, porto di partenza dei reparti, le scorte di viveri e materiale bellico per tre mesi.
Il 14 aprile truppe e materiali furono imbarcati sulle navi: a Genova erano presenti 21 navi a vapore e 24 a vela per il trasporto dei soldati, più 10 affittate per trasportare i cavalli, tutte britanniche; alle merci erano destinate soprattutto navi piemontesi. Era previsto che i piroscafi trainassero i brigantini a vela. Croesus
Sul Crœsus, grossa nave-trasporto a vapore britannica, furono imbarcate una compagnia di zappatori del genio, una di operai della sussistenza, medici, infermieri e suore di carità (circa 270 persone oltre all'equipaggio). Al loro seguito erano ventiquattro muli, razioni di viveri, medicinali, attrezzature per un ospedale da campo con oltre 100 letti, strumenti sufficienti per un mese.
La nave trainava inoltre un veliero britannico, il Pedestrian, carico di munizioni e altri soldati.
Le navi salparono da Genova alle 9 del 24 aprile e all'uscita dal porto un'errata manovra provocò l'urto della poppa del Crœsus con il bompresso del Pedestrian (l'albero quasi orizzontale a prua), ma la navigazione proseguì.
Dopo un paio di ore, al largo di Camogli, l'acqua imbarcata nell'incidente, a contatto del carbone immagazzinato per il funzionamento delle caldaie a vapore, sprigionò gas che provocò un incendio a bordo. l'incendio
Il capitano, dopo un vano tentativo di spegnimento, sciolse le gomene liberando il Pedestrian che rientrò a Genova navigando a vela; contemporaneamente diresse il Crœsus verso la vicina baia di San Fruttuoso dove, a causa delle sue dimensioni, la nave si arenò in un banco di sabbia.
La confusione era enorme, con gli ordini dei marinai britannici impartiti a soldati piemontesi e sardi, appesantiti dalle uniformi, molti dei quali non sapevano nuotare; molti scesero nelle barche di salvataggio, ma alcuni, presi dal panico, si gettarono in mare.
A San Fruttuoso erano presenti solo donne, bambini e anziani: gli uomini erano lontani, imbarcati o al lavoro sul Monte. Fu così che due sorelle, Maria e Caterina Avegno, appena videro il Crœsus in pericolo si misero in mare con gli unici due gozzi disponibili, per salvare i naufraghi facendo la spola tra la nave e la riva: era con loro anche il marito di Maria, Giovanni Oneto.
La barca condotta da Maria, a causa dell'affollamento e della concitazione, a un certo punto si capovolse trascinando alcuni soldati e lei stessa: il suo corpo lapide sarà recuperato solo dopo quattro giorni.
Nel primo pomeriggio giunsero i soccorsi da Camogli.
Il bilancio dell'incidente fu di 24 morti, oltre alla perdita degli animali, del materiale trasportato e del Crœsus: un costo di molti milioni di lire. Alcuni aggiungono una parte dei 2.000 militari che morirono in Crimea di malattia, soprattutto colera, perché il Governo piemontese non rimpiazzò l'ospedale da campo trasportato dal Crœsus.
La nave, assicurata per 57.000 sterline, era invece costata ben 99.000 sterline.

Il Governo piemontese diede un aiuto economico al marito e un vitalizio ai figli e il 21 giugno 1855 decretò alla memoria di Maria la medaglia al valor civile Rotonda (istituita solo quattro anni prima da Vittorio Emanuele II).
A Caterina fu assegnata una pensione vitalizia.
Il Governo britannico stanziò 1500 franchi da dividersi tra Caterina e gli eredi di Maria.

Il Crœsus, 2552 tonnellate di stazza lorda (uno dei più grandi dell'epoca), era una pirofregata: dotato sia di impianto velico sia di motore a vapore.
Varato il 21 giugno 1853, tonnellaggio 1.897, lunghezza 280 piedi, tre ponti, costruito in ferro, era comandato da John Vine Hall, 42 anni, uno dei capitani più esperti della General Screw Steam Shipping Company di Londra, società che aveva noleggiato tutta la sua flotta per i trasporti della guerra di Crimea: oltre alla perdita del Crœsus la società perse altre due navi, The Prince nel 1854 durante un uragano e Mauritius per un incendio nel bacino di carenaggio di Southampton.
Il relitto del Crœsus fu venduto il 14 maggio per 100 mila lire a un commerciante di ghisa, ma dieci giorni dopo un'altra tempesta lo fece affondare definitivamente: nel Museo Navale di Camogli si conserva un sestante, deformato dal calore dell'incendio.

Il quotidiano Corriere Mercantile aprì una sottoscrizione a favore della famiglia Avegno.
I principi Doria Pamphilj disposero che Maria (anche Caterina alla sua morte) fosse sepolta con tutti gli onori nella cripta dell'Abbazia di San Fruttuoso.
Il poeta Luigi Mercantini (l'autore della poesia "La spigolatrice di Sapri") celebrò in versi l'eroismo di Maria Avegno.
Ancora oggi a Camogli il belvedere panoramico costruito negli anni '30, noto come la "Rotonda", è intitolato alle due "sorelle Avegno".

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