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    Pezzi di storia

Ricordo genovese dei Mille di Garibaldi

spedizione Sono molti a ritenere che il monumento dedicato ai Mille e collocato in piazzale Francesco Crispi a Quarto sia l'unico a celebrare l'impresa: non è così.
Quel monumento è il frutto di un concorso nazionale bandito in occasione del cinquantesimo anniversario della partenza dei garibaldini, avvenuto il 5 maggio 1860. Vinse il progetto di un giovane scultore pugliese, Eugenio Baroni: l'opera, finanziata dallo Stato e da una sottoscrizione nazionale, fu inaugurata il 5 maggio 1915. Gabriele D'Annunzio tenne il discorso commemorativo; fu questa l'occasione per un'accesa campagna interventista: l'Italia sarebbe entrata in guerra pochi giorni dopo, il 24 maggio. spedizione
Si diceva però che questo non è né l'unico, né il primo monumento che celebra i Mille.
A 200 metri di distanza, proprio sullo scoglio da cui i volontari si imbarcarono sui piroscafi Piemonte e Lombardo, si trova una stele monumento com- memo- rativa: ad essa fa rife- rimento l'articolo "Il monumento dei Mille", pubblicato in data 7 maggio 1871 dalla rivista "L'Illustrazione Popolare" a firma Samuele Ghiron.

Ricordare i fatti gloriosi della patria indipendenza affinché sieno di sprone ai venturi a difendere e a far prospera e forte questa nostra terra natale, e di freno alle malevoli passioni, è dovere di ogni educatore. Il nostro giornale che aspira all'onore di portare il suo sassolino nella febbrile opera di educare il popolo nostro, oggi pubblica il disegno di quel monumento innalzato a Quarto, dove ebbe principio la miracolosa spedizione che portò, da Marsala a Gaeta, trionfante il tricolore vessillo.
Il nome di Quarto1 sarà celebre nella storia. Questo piccolo e grazioso villaggio della riviera orientale ligure, distante poche stele 1 miglia da Genova, vide partire la spedizione dei Mille di Marsala, nella mattina del 6 maggio 1860. La villa Spinola2 era il quartiere generale dove Garibaldi riceveva i volontari e preparava la spedizione meravigliosa3.
Quarto fu il punto di partenza di quell'epopea che ebbe per punto d'arrivo il Regno d'Italia.
Questo monumento è un obelisco con in cima la stella dei Mille e sulla base un'epigrafe commemorativa.
Undici anni sono ormai trascorsi da quella miracolosa spedizione che lascerà incerti i tardi nipoti sulla verità del favoloso avvenimento. Certo se noi pensiamo a quel che era l'Italia e la confrontiamo con quello che è attualmente, grandi speranze dobbiamo concepire dell'avvenire di questo suolo benedetto, ché vie ferrate, scuole, abbellimenti, sviluppo di ricchezze lento ma continuato, sono i prodotti di questo decennio trascorso. Ma sarà bene pensare che se possono bastare mille stele 2 eroi in un'ardita impresa, occorrono oggidì migliaia di braccia forti, di cuor educati a nobili sensi, di menti colte che sappiano difendere l'opera condotta in sì breve lasso di tempo a compimento.
Occorre lottare con energia, con pazienza, con costanza, contro il numeroso e potente esercito di inalfabeti; e quando l'avremo ridotto a poche squadre, allora verrà colto tutto il frutto dei tanti sagrifici attuali, nello stesso modo che noi tutti ora godiamo quella libertà che fu fecondata da tutti i martiri nostri, dai nostri eroi fra cui i mille di Marsala.
Ora che la pace arride al nostro paese conviene approfittarne per combattere battahglie incruente ma non meno gloriose. Non bisogna dar tregua al pregiudizio sotto qualunque aspetto si presenti, all'ignoranza di qualunque forma si vesta. Mille poveri maestri che vivono modestamente in mille villaggi d'Italia educando ed istruendo i rozzi abitatori dei campi, sono egualmente benemeriti dell'avvenire del paese che i mille di Marsala; essi, forse senza neppur pensarvi per troppa modestia, proseguono l'opera gloriosa del 1839, del 1860, 1861, 1866 e 1870; poiché non meno utile alla nostra terra arreca un inalfabeto tolto di mezzo in tempo di pace, che un nemico morto sul campo di battaglia.
Coraggio adunque, e che ognuno si faccia soldato di questa guerra santa di redenzione morale della patria nostra, che ognuno, secondo le sue deboli forze, predichi, operi, dia esempio di voler farlo educato e colto, poiché non basta si dica d'un paese che è bello, che ha splendido cielo, monumenti gloriosi o stupendi, ma fa d'uopo lo si lodi per la coltura, la civiltà ed i semplici costumi.


1 Collocato a quattro miglia da Genova, era un comune indipendente fino al 1926, quando fu aggregato alla grande Genova. Abitato da contadini e pescatori, molti genovesi vi avevano eretto case di villeggiatura. La località fu scelta da Garibaldi perché appartata, come era necessario per una spedizione non ufficiale.
2 Oggi Villa Carrara, era chiamata anche Casun giancu (casone bianco, per il suo colore). Posta a pochi passi dallo scoglio, vi abitava Candido Augusto Vecchi che aveva combattuto in Sudamerica con Garibaldi. Ospita adesso il Museo Garibaldino.
3 La sera prima della partenza Garibaldi cenò presso l'Osteria dei pini (oggi Antica osteria del Bai), che nel 1804 aveva già ospitato papa Pio VII.

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