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    Pezzi di storia

Pirati

Gazzetta di Genova – 26 aprile 1826

I mari del levante sono ora più che mai infestati dalle piraterie de' greci. I giornali sono pieni di relazioni delle loro aggressioni, e noi pure abbiamo da mappa riportarne una, che per altro il coraggio e la bravura de' nostri marinari ha fatto ritornare a loro danno.
Navigava alla volta di Costantinopoli e di Odessa il brigantino il Superbo di 222 tonnellate, partito da Genova il 2 gennajo e da Livorno il 19 detto, con ricco carico di oltre a 400 mila lire, di proprietà del sig. Michele Dodero e comandato dal capitan Felice suo fratello. Esso era armato con 4 cannoni da 12 e 36 fucili, e montato da 16 uomini d'equipaggio.
Portato da venti contrarii all'isola della Sapienza fra Candia e la Morea, ed ancorato in una spiaggia disabitata si vide venire incontro, la mattina del 19 febbrajo, due mistici1, che sospettò essere due corsari, e disposte le armi si preparò alla difesa. I due mistici in fatti lo posero in mezzo, e alzando prima bandiera turca e poi greca, chiamarono a bordo il capitano del Brick2; ma questi ricusò di andarvi rispondendo che se occorreva loro qualche cosa andassero eglino al suo bordo.
Poco dopo si avvicinò una scialuppa, ma il capitano Dodero aveva dato l'ordine di non lasciar salire che il capo: or mentre era questi a parlamento col capitano, gli altri afferrate le sarte3 si disponevano a salire; la guardia ne diede l'avviso: il nemico cavò una pistola, e gridò in greco ai suoi di montar sopra; il Dodero strappò di mano al pirata la pistola, e gl'intimò di sortir dal suo bordo: i marinari intanto gli avevano rivolto i fucili al petto. Il greco si gettò sulla sua scialuppa dicendo: volete dunque battervi, ma ve ne pentirete - Sì, rispose l'altro, fino all'ultimo sangue; e volto ai suoi li animò al combattimento, che cominciò subito coi moschetti e coi cannoni: il vivo fuoco, e la risoluzione de' nostri sbigottì il corsaro che cominciò a battere la ritirata.
Intanto uno de' bastimenti nemici fu colpito da una cannonata di poppa che gli portò via il timone e vi fece una larga apertura per cui entrava l'acqua in gran copia. L'altro corsaro, visto il compagno in sì cattivo stato prese a bordo una gran parte del di lui equipaggio, e si diede alla fuga. Gli assaliti divenuti da canto loro assalitori, andarono all'abordaggio del mistico rimasto addietro, e vi fecero per dritto di rappresaglia un buon bottino.
La lettera da cui abbiamo desunto questa relazione è in data di Canea (Isola di Candia) del 28 febbrajo, e soggiunge che le aggressioni de' Pirati sono frequentissime, e che 15 giorni addietro essi avevano derubato 70 mila piastre ad un brigantino francese di cui avevano massacrato l'equipaggio. Niuna bandiera è sicura e le navi da guerra austriache e francesi per difendere il loro commercio sono spesso obbligate a rispingere la forza colla forza.


Gazzetta di Genova – 14 giugno 1826

La navigazione dell'Arcipelago è divenuta ormai impraticabile pel gran numero de' pirati che infestano quei mari: i bastimenti che vi navigano sono sicuri pirati d'incontrarne due o tre per giorno. Il capitano Gius. Dodero comandante il brigantino sardo la Fortuna, nel ragguaglio che dà del suo viaggio in data del 9 maggio di Odessa, nel suo tragitto per l'Arcipelago non ne incontrò meno di quattro, contro uno de' quali ha sostenuto un combattimento con un coraggio e sangue freddo che fanno molto onore a lui e al suo equipaggio.
Il primo di detti legni era un brick, ma dopo aver parlamentato lo lasciò proseguire il suo viaggio: All'indomani un altro corsaro in presenza del primo gli mandò gente a bordo, che gli tolse molti oggetti di manovra, e di provviste, e maltrattò anche personalmente il capitano, perché gli aveva dimandato, che si spiegasse: S'eravamo in pace o in guerra coi Greci. Il giorno appresso una goletta4 voleva abordarlo, ma alcune scariche di tromboni e una cannonata a mitraglia le fecero prendere il largo. Rimasto quindi in perfetta calma tra Zea e l'Isola Lunga, il pericolo divenne maggiore avendo veduto verso sera un grosso mistico che gli andava adosso, e in fatti sul principiar della notte si avvidero che si andava appressando: ma l'equipaggio del nostro brick, risoluto di non più soffrire insulto si era preparato alla battaglia: intanto quei del mistico andavan gridando: Oh del bastimento? Siamo cristiani! volete un piloto? Siete corsari, venite all'ubbidienza! ma quando questi buoni cristiani furono ben vicini furono ricevuti a fucilate e colpi di cannone.
Durante il combattimento tutti erano tanto intenti al loro uffizio, che non si udì a bordo una sola parola, né si sapeva chi governasse il bastimento. Il nemico ha fatto tre scariche di cannone, e molte di tromboni e schioppi, gridando sempre: turia! turia! amaina, senza fede! ma dopo la terza cannonata abbandonò l'impresa; e osservandolo bene col canocchiale mentre si ritirava, si è riconosciuto, benché fosse di notte, che non aveva più l'albero di maestra.
Non molto lontano v'era un piccolo legno inglese procedente da Londra, sul quale i Pirati sono andati a compensarsi di ciò che non hanno potuto fare al brigantino5 del bravo capitano Dodero.


1 velieri a più alberi e vele, senza particolare caratterizzazione, a forma mista da cui sembra derivare il nome; pare somigliassero a uno sciabecco
2 veliero armato a due alberi a vele quadre
3 sartie, cavi di canapa molto grossa
4 nave a vela con bompresso e due alberi reclinati verso poppa
5 veliero a due alberi con vele quadre e bompresso

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