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    Pezzi di storia

Storia della navigazione
di Tom. Emanuele Cestari

estratto dal libro "Professioni" del 1865

Anche i bambini non ignorano che Noè ricevette da Dio stesso l'ordine e le cognizioni necessarie per costruire una gran barca e navigare sicuro di mezzo al turbine del diluvio. mappa 1
Ma omettendo le cose notissime in un colle congetture, diremo che il bisogno d'abbreviare il viaggio, o di far pescagione insegnò primieramente a tragittare i fiumi col mezzo di zattere o d'alberi scavati; e riuscendo sicuri agli uomini questi piccoli tragitti, si tentò il viaggio da un paese all'altro, lungo le coste marine, e poi da uno ad un altro promontorio, finché si osò abbandonare i lidi, navigando al largo e in alto mare.
A' tempi d'Omero non conoscevasi il cordame di canape, invece del quale usavasi il cuoio, i bastimenti non aveano che un albero e mobile. L'ancora dapprincipio non era che una grossa pietra, poi fu un uncino di ferro a cui Anacarsi1 ve ne aggiunse un altro. Le api e gli uccelli di passaggio, che si caricano d'un ciottolino per resistere all'impeto dei venti, suggerirono la zavorra.
La grand'Orsa2 servì agli antichi per distinguere la tramontana e calcolare l'altezza delle altre stelle. I venti vennero studiati e divisi in quattro punti cardinali, e quindi la rosa dei venti in sedici e finalmente in trentadue parti.
Le prime navi, che erano a tre ordini di remi (triremi), i Cartaginesi le ridussero a 4 o 5 ordini. Le navi da guerra, che dicevansi lunghe, aveano altresì un ariete di legno coperto di rame in sulla prua. Due timoni si usavano dapprincipio, indi un solo a poppa, e si decorò la prua con una figura o deità tutelare del legno.
Fin dai tempi d'Archimede pare che si fosse trovato il congegno per muovere una catena di remi con poche braccia, e che navigatori imperterriti non ricusassero intraprendere qualunque viaggio con animo risolutissimo.
Le prime navi aveano il fondo piatto e andavano soltanto a remi; la vela s'adoperò più tardi. L'uso della vela e la sua manovra fu una scoperta che agevolò d'assai la navigazione. In quella fanciulla nominata Europa, che le favole ci dicono rapita da Giove in forma di bianco toro, e che dalla Fenicia fu trasportata nell'isola di Creta, noi ravvisiamo la vela d'audacissimi navigatori, che abbandonarono la terra nativa per iscuoprir nuove terre, l'esempio de' quali venne imitato da' loro fratelli o nazionali.
Forse per questo gli Egiziani ed i Greci aveano navigli sacri e credevano che i Numi avessero conceduto il loro manto prodigioso a vela delle loro navi. Di qui il vascello d'Iside, i vascelli Jeragogi, la nave Paralia di Delo e di Salamina.
Alle isole specialmente rendevasi necessaria la navigazione, e di mano in mano che l'arcipelago veniva popolato, cresceva l'interesse di questa arte. E' celebre la battaglia di Salamina3 in cui la Grecia disponeva di grandi forze navali, e più celebre ancora quella d'Azio4 in cui la flotta romana pose in mano d'Augusto il dominio del mondo. Che se tanta rinomanza ebbe nella storia la scienza navale de' Cartaginesi che osarono veleggiar per l'Inghilterra, come dovea essere dappoco quella de' Romani che finalmente aveano vinti per mare gli stessi Cartaginesi?
E' certo che in questi tempi la marineria degli antichi avea toccato il suo apogeo; le navi aveano forme e dimensioni stabili, ed i piloti alla cieca pratica aggiungeano leggi e metodi fissi: non poteva uscire la navigazione dal Mediterraneo e da' suoi golfi, per estendersi al Ponto Eusino5?
Che se la caduta dell'impero romano scemava l'orgoglio e la prepotenza del navigli guerreschi, il cristianesimo, ispirando d'una forza soprannaturale i suoi apostoli, li spingeva a diffondere la luce del vangelo per tutto il mondo ed a ravvicinare eziandio colla navigazione i popoli più lontani. Anche lo zelo di vendicare la terra santa, versando, dirò così, l'occidente nell'Oriente, impiegò perfino i monaci nelle costruzioni navali, e animò particolarmente i Veneziani, i Genovesi e i Pisani alle spedizioni navali.
Cessate le guerre sacre e perduta altresì la Palestina, non cessò l'impulso della navigazione, favorita eziandio dai viaggi continentali e singolarmente da quelli di Marco Polo. Ai viaggi di costui né il mondo, né Venezia stessa prestò fede, se non quando altri colla bussola passò il Capo di Buona Speranza e poté testimoniare quanto egli aveva dapprima asserito.
La bussola dunque applicata alla navigazione da Flavio Gioia nel 1300, e avvalorata dalle scienze astronomiche e meccaniche, poco stante risorte, fece progredire la navigazione più estesamente e sicuramente. In fine del secolo sopraddetto i fratelli Zeno uscirono dallo stretto di Gibilterra e visitarono la Groenlandia e la Finlandia, e in sul cominciare del 1400 i Portoghesi incoraggiati da Enrico il Navigatore scopersero Madera, Porto-Santo, le isole Azzorre e il capo Non.
Nel 1440 Nuno Tristan arrivò al Capo Bianco, Gonzalez all'isola Arguin; nel 1456 Alvise Cadamosto, passando il capo Verde, toccò il Senegal, la Gambia e il Rio Grande. La Costa d'Oro fu raggiunta dai Portoghesi, e le isole di s. Tomaso del Principe e d'Annobon da Fernando Po verso il 1470.
Bartolomeo Diaz nel 1486 colla scorta del mappamondo di fra Mauro arrivò al Capo delle Tempeste, e Vasco di Gama lo passò chiamandolo Capo di Buona Speranza (1498), donde l'Europa imparò a raggiungere le Indie colla navigazione.
Di tal maniera lo studio della geografia fece rilevanti progressi, istituì positivamente anche i navigatori e li rese più sicuri ed ardimentosi.
Era questo il secolo in cui l'immortale Colombo, avendo determinata la vera forma dell'Africa, prima ancora di Vasco, nel 1492 partiva dall'Andalusia e navigava diritto a scoprire il Nuovo Mondo. Diciamolo finalmente, che la scoperta dell'America, non allargando solo i limiti della terra conosciuta, ma quelli eziandio d'ogni scienza, diede uno slancio potentissimo all'intelligenza umana, modificò il vivere pubblico e privato, le ragioni sociali e politiche; in una parola mutò l'aspetto del mondo antico.
Sulla via tracciata dal Genovese accorsero in folla gli avventurieri. E fra primi i Cabotto veneziani che scopersero Terra-Nuova e Virginia (1496); il portoghese Cabral che fu spinto da una procella sulle coste del Brasile (1500), e Cortereal che approdò alla Baia Hudson. Intanto Americo Vespucci fiorentino, descrivendo le terre nuovamente scoperte, v'imponeva il suo nome.
Dopo i viaggi di Magellano che nel 1519, passato lo stretto a cui fu dato il suo nome, trovò il lato occidentale d'America e quindi le coste orientali delle Indie, vogliono essere ricordati Cortes (1519), Pizzarro (1531), Almagro, Cartier, Orellana scopritori del Messico, del Perù, del Chilì [Cile], del s. Lorenzo e dell'Amazzone. Queste scoperte però, seguite da tante altre, non avevano dimostrato ancora se l'Asia fosse unita o separata dall'America. Ma il Cosacco Semen-Deschnev corse il fiume Colima dal capo Tschiudi sino alla foce dell'Anadir nel 1648; ed il capitano Bering ripetendo il medesimo viaggio nel 1726, e misurandovi lo stretto, che divide un emisfero dall'altro, gl'impose il suo nome. azimut
In tanto progresso dell'arte nautica l'idrografia guadagnò assai; le nuove coste delineate sui portolani6 e poi ridotte in carte, toccarono la perfezione; le amplitudini, gli azzi-mutti7 precisando la declinazione dell'ago magnetico, corressero gli errori della bussola, e le altezze meridiane diedero più esatte le latitudini; fu fissata la longitudine, e la invenzione dell'anello astronomico8 e del quadrante9 guidarono il navigatore a trovare con maggior certezza il cerchio di riflessione10.
Qual meraviglia adunque che poscia i grandi viaggi fossero più frequenti, e la navigazione facesse l'intiero giro del globo? Qual meraviglia che i Quiros, i Wallis, i Cook, i La Pérouse, i Du-Petit-Thonars abbiano scoperto un nuovo mondo ad ostro11 dell'Asia, voglio dire l'Oceania; qual meraviglia se le scoperte ai poli progredissero coll'arditezza di Dumont d'Urville, di Ross che nel 1819 approdava alle antiche spiaggie della Boothia Felix?
Ma l'applicazione del vapore alle navi portò un rivolgimento tale nell'arte della navigazione da non poter essere nemmeno indovinato nei secoli trascorsi. Le vele che davano l'impulso ai legni, caddero dal loro seggio; la manovra, che a braccia d'uomo regolavane il movimento, dovette assoggettarsi alla macchina che domina gli elementi. L'arte del navigante insomma divenne essenzialmente arte meccanica.
L'Americano Fulton primo riuscì ad applicar la forza motrice del vapore ai battelli nel 1807; ma non perfezionò le forme, né mutò la materia delle vecchie costruzioni. Gli Inglesi specialmente hanno il merito delle moderne costruzioni. Al legname sostituirono il metallo, alle ruote laterali l'elice [elica], e di giorno in giorno perfezionarono la navigazione così, ch'ella indipendentemente dai venti e dalle burrasche, colla forza di duemila cavalli e in pochissimi giorni può trasportare un intero paese dal Mediterraneo all'Atlantico.
Un tempo chi da Venezia voleva recarsi per mare a Trieste v'impiegava tre giorni, oggi v'impiega sei ore. Da Liverpool a Venezia s'impiegavano sei mesi, ora bastano due settimane. Or che la navigazione gareggia co' mezzi di trasporto per terra, qual apice non dovrà raggiungere?


1 Uno dei sette savi della Grecia antica, vissuto all'inizio del VI sec. a.C.
2 La costellazione dell'Orsa Maggiore
3 23 settembre 480 a.C.
4 2 settembre 31 a.C.
5 Mar Nero
6 libro che contiene carte marittime, vedute delle coste, osservazioni sulle ore delle maree, informazioni sui porti utili ai marinai
7 il cerchio verticale che sega l'orizzonte ad angoli retti, passando per gli zenit e nadir
8 strumento di ottone a forma di anello, usato per conoscere l'altezza del sole, cioè le altezze meridiane
9 strumento astronomico per determinare le altezze e le declinazioni (angolazioni) delle costellazioni
10 detto anche di borda o ripetitore, serve a determinare le distanze angolari di due astri o di due oggetti qualunque
11 vento che spira da sud, detto di mezzogiorno

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