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    Pezzi di storia

L'uso dei cognomi a Rapallo (2/3)
di Arturo Ferretto

Il Mare – 13 + 20 marzo 1920

(precedente)

Un altro gruppo assai vasto è quello dei cognomi, derivati dai nomi delle nazioni, delle città, dei paesi, delle borgate, delle frazioni d'origine degli individui, albero cosicché, per ciò che riguarda le nazioni, abbiamo molti italiani, che si chiamano Tedeschi, Danesi, Turchi, Persiani, Francesi, Italiani, ecc.; per ciò che riguarda le città abbiamo i Ventimiglia, gli Albenga, i Genova, ecc.; per ciò che riguarda i paesi abbiamo i Moneglia, i Sestri, i Castiglione, i Varese, i Lavagna, i Chiavari, i Zoagli, i Rapallo, i Camogli, i Recco, i Sori (o Sauli), i Nervi, i Bogliasco o Bolasco, gli Sturla, ecc. parte delle quali famiglie furono ascritte alla nobiltà genovese.
Quando poi è il nome di una semplice borgata o di un villaggio, o di una frazione che dà origine al cognome, in tal caso rimane quasi sempre senza modificazioni, onde noi troviamo in Rapallo gli Orezzoli, i Prezoagli, i Brizzolara, i Rovegno, i Barbagelata, i Magnasco, i Biandrada, i Bavestrello, i Brignole, i Badaracco, che hanno la corrispondenza in altrettanti villaggi delle diocesi di Bobbio e di Tortona, nella Valle d'Aveto e in quella di Trebbia; abbiamo i Cademartori, provenienti dalla Casa dei martori o delle martore su quel di Certenoli; i Lagomarsino, ed i Borzone nati nelle frazioni anonime dei paeselli di Lumarzo, e di Borzone, i Zerega, e gli Orero, sciamati dalle parrocchie di Zerega ed Orero, in Fontanabuona, i Coirolio cambiatisi per metatesi in Queirolio o Queirolo, sbucati da Coireglia, o Corelia di Fontanabuona, i Canevale, partiti dalle balze omonime, stabilitisi a Sant'Ambrogio della Costa, sparpagliandosi poi, con due appellativi differenti, di Canevale e Canevaro, a Zoagli ed a Rapallo; i Semorile, oriundi del villaggio omonimo; i Cogorno, che dalla parrocchia soprastante all' Entella, nota per il commercio delle ardesie, portaron via i penati in cerca di miglior fortuna, piantando le tende a Rapallo nel secolo XVI; i Pendola, che ci furono regalati dalla frazione di Nosilia in Fontanabuona, che ci mandò pure i Nosilia; i Forno ed i Bardi, i Maggiolo, i Chiappe, i Ronco, nati in altrettante località, esistenti nella frazione di Sant'Ambrogio. E così dicasi dei Cichero e dei Campodonico, questi giunti da una frazione della parrocchia di Sanguineto su quel di Chiavari, avvertendo che presso di noi rintracciansi non poche località chiamate dominicus, che erano proprietà del dominus per eccellenza, ossia dell'Arcivescovo.
La chiesa di Santa Maria di Molassana, di proprietà della mensa arcivescovile, porta a metà del secolo XII il nome di Santa Maria de Campodonico, ed una piccola fontana presso la chiesa, ha conservato tuttora il nome di denega.
I celebri maestri comacini del lago di Como inviano a Rapallo nel secolo XV i Lagomaggiore, i quali si diramano a Chiavari; la castellania di Vernazza, una delle Cinque terre regala un virgulto a San Pietro di Novella, culla dei Vernazza, celebri per quell'Ettore, fondatore in Genova nel primo ventennio del secolo XVI dell'Ospedale degli Incurabili e del Conservatorio di San Giuseppe.
Fiorirono pure in Rapallo i Viganego, a Santa Margherita i Favale, originati dai villaggi di Viganego e di Favale, ed in Santa Margherita ancora i Luxardo, frazione su quel di Compiano nel parmigiano, ai confini con Varese.
E non s'arresta a questo punto l'elenco.

Un altro gruppo comprende i cognomi, derivati dal nome, di un edificio, o sacro o profano, o da ogni genere di costruzione.
Abbiamo quindi in tutta l'Italia i Casa, i Casella o Caselli, i Casaccia (in Cicagna), i Casiccia, i Casone (di Sarzana), i Cassina, che trovo sul principio del secolo XIII a San Pietro di Novella, e progenitori di quel Marchesino de Cassino, continuatore in Genova degli Annali di Caffaro.
L'aggruppamento di più case ci dà il Casaleto, che per il continuo scambio della l in r mutasi in Casareto, e per conseguenza abbiamo i Casareto, o Cazaretto, di Rovereto, andati a Chiavari. Né dimentichiamo i Casale, e le parti della casa che danno origine ai Porta, ai Camera, ai Solari, ai Caminati, ai Caneva, o Canepa, ed ai Veroni o Leverone di Cicagna.
Certi aggettivi, che qualificano la casa, costituiscono nuovi cognomi, quindi abbiamo i Ca-bella, i Ca-nova, o Casanova (diramazione dei Conti di Lavagna), i Ca-bona, o Casa-bona, i Ca-sottana, o casa di sotto, i Ca-soprana, o casa di sopra; la cà di Benzo, o Lorenzo, fornirà il capo dei Carenzo di Varese.
La costruzione sacra ci presenta i Chiesa, o della Chiesa, ed a seconda dell'antichità dell'edificio i Chiesanuova ed i Chiesavecchia; anche le campane, che squillano, ci danno i Campana, e per necessità i Campanaro, ed i Campanella.
Il castello, altro genere di costruzione, con tutti i diminutivi, dispregiativi, e sinonimi, apre il varco ad una quantità di cognomi; per conseguenza abbiamo una serie di Castello, che non hanno comune, la culla giacché la parrocchia di Castello, o Corte di S. Margherita e la frazione di Castello in quel di Favale alimenta parecchi alveari.
E nascono i Bastia (che nel secolo XVI trovo a Neirone), i Castellini di Carrodano, i Maschio di Chiavari, i Castelletto, i Castellucci, i de Castro, i Castrucci, che nel secolo XIII abitano la verde pendice, sottostante al Monteallegro, i Rocca, i Rocchetta, i Torre, i Torrilia, i Torricella, i Torretta, i Torrazza ed i Torriani, venuti a Rapallo un secolo fa, i quali sarebbero stati, etimologicamente parlando, i castellani, o custodi della torre.
Una fabbrica in costruzione ci dà i Fabrica, o Fravega, comuni nella parrocchia di Monti, trapiantatisi a Bogliasco, a Nervi ed a Genova.
E, come a Genova la volta, esistente tra casa a casa, ci fornisce a metà del secolo XII l'origine della famiglia consolare dei Della-Volta, così a Santa Margherita, fin dal secolo XIII un arco, allacciante un edifizio coll'altro fa scaturire i Dell'Arco i quali, per l'incorporazione dell'articolo, si tramutarono in Larco.
La casa, il castello, e qualsiasi edifizio dev'essere lastricato, quindi abbiamo i Lastrego, ed i nostri Lastreto, oriundi di Paraggi.
Il muro al confine d'una terra o di un edifizio, ci diede i Murofino, che per la caduta della vocale, diventano Murfino, Mulfino e Molfino, già esistenti a S. Martino di Noceto allo sparire del secolo XII.
L'etimologia non complicata, ma semplicissima, ha un riscontro in Portofino, che sarebbe il Porto al confine tra la tribù dei Casmonati e dei Tigulii, ed in Castrofino, castello sul confine a S. Cipriano in Polcevera.
E chi ha migliori argomenti li squaderni pure.

Assai ricco è il gruppo, che si potrebbe fare dei cognomi derivanti dai nomi di cose astratte, come Gioia, Ardimento, Bellezza, Umiltà, Desideri, Pericoli, Carità, Speranza, Bontà, nostri rapallesi; da qualità morali e dai pregi e dai difetti fisici.
E per le qualità e pregi morali, più o meno buone, e per i difetti spuntano gli Amici o de Amicis a Portofino nel secolo XIII, i Valente a Cornia in Fontanabuona, gli Ardito a S. Quirico di Assereto, i Gagliardo a Chiavari, i Forte a Portofino, i Bregante, i Savio, i Cortese, i Giusti, i Benigni, i Sapiente (un Guglielmo Sapiente negli anni 1210-1226 fu notaro in Rapallo), i Pesante, i Dolce, i Gnecco, i Bono, i Delbuono, e relativi Bona, Bonini e Bonelli, i Selvatici, ingentilitisi nei patrizi genovesi Salvago, i Bugiardi e Bocciardi, gli Stanchi di Castiglione, e Stancone di Genova, i Grossi, i Piccoli, i Grasso e Grasselli, i Magri e Magrini, i Longo, i Curti (che trovo ad Orero nel 1238), i Biondi, e i Bruni (li trovo a S. Margherita nel secolo XIII), coi relativi Brunetti e derivati, i Chiari e i Chiarini, gli Scuri, i Lisciati, i Ricci o Risso e Rissetti, Calvi, Calvini e Calvetti, i Gobbi, Gobbini, Gobbetti, i Zoppi, Zoppini, gli Strambo, i Sordi e Sordelli, i Guerci o Ghersi, i Baldi e Baldini, i Moro, i Moretti, e Moresco, i Bigio o Bixio (trasferitisi da Soglio di Fontanabuona a Chiavari), i Verde, i Belli, Bellini, e Belloni (questi ultimi a Nozarego nel 1238), i Negro o di Negro (già a Rovereto nel secolo XIII) coi derivati Negrini e Negroni, i Rossi e i Rossetti, i Bianchi (diramazione dei Conti di Lavagna) e i Bianchetti, che pullulano a Semorile nel secolo XV; né mancano i Baciocco, andati da Genova in Corsica, i Bellomo, i Dabene (famiglia sammargheritese), i Balbi, o Balbuzienti, e i Balbulia, o Babulia di Portofino, i Granfigna o Graffigna.
Un piccino paffutello e simpatico fu quel Picinotto, o Pichenotto di Zerega in Fontanabuona, che diede origine ad una famiglia di speziali, esistenti in Rapallo nel secolo XIII; un buon piccino, un buono o cattivo figliuolo, ad un pessimo figliastro, lasciano la traccia nei Picimbono, nei Malfante e nei Bonfante, e nei Malfigliastro e così Bacciccia il buono, Bacciccia il bruno diventarono i capostipiti dei Giambone e dei Gambruno, quest'ultimi diffusi nella Val di Sturla.
E lo stesso dicasi di Guidobono e dei Bonvillani.
Pensare che suzzo, equivalente nel dialetto a sucido, unito al qualificativo buono, ci dà la famiglia Suzobono, che nella seconda metà del secolo XIII, diede un Annalista al Comune genovese.
Il capostipite sarà stato adunque simile ad un pero, brutto e buono.
E potrei ancor continuare l'elenco.

Un altro gruppo esuberante è quello composto da nomi di bestie, assunte per lo più dalle famiglie allo scopo di decorare il loro stemma; per cui abbiamo i Tori (già ad Orero nel 1238), i Torelli, i Vacca, i Vitelli, gli Asinelli, i Lupi, i Leoni, i Leopardi, gli Orsi (potrebbero però essere i figli di Orso, nome proprio), i Cavallo, (già a S. Lorenzo della Costa nel sec. XIII), i Cervi, i Capra, i Gatti, e i Gattilusio, i Tasso (giunti a Rapallo dalla Valle d'Aveto nel secolo XVI), i Volpe, i Ratto (comunissimi a Foggia nel secolo XI), i ane, i Cagna (già a Recco nel 1233), e i Cagnone di Rapallo, trasferitisi a Voghera, i Cagnoli di Varese, i Leone, i Pantera, i Drago, etc.
L'animale, più immondo sembra maggiormente preferito, perché lo troviamo in molteplice guisa rappresentato cioè Porco, diventata famiglia consolare in Genova nel secolo XII, gli Strigliaporco, altra famiglia nobile genovese, i Verri o Vairo d'Albenga, i Ciacchi, Torcelli, Troia, nonché i Porcella, tanto abbondanti nella Fontanabuona. Né è da dimenticarsi che fu rispettato anche il loro… grugno, perché nella prima metà del secolo XIII trovo un Oberto Grugno a Rapallo. Rintracciasi pure la famiglia Porcile, ma può derivare dal villaggio di Porcile nella Valle di Sturla, preesistente alla formazione dei cognomi, o dalla frazione di Porcile nella parrocchia di Cremeno, in Polcevera.
Ma sia l'uno che l'altra indicano l'origine… porcina.
E non mancano insetti, e serpi.
La maggior parte degli atti notarili della fine del secolo XIII sono stipulati in Genova in fundico Pedicularum, cioè la bottega della famiglia dei Pidocchi, né ciò deve recar meraviglia, perché a Firenze troviamo i nobili Pulci, e qua e là i Mosca, i Moschini e Moschelli, e quei Musculà, consoli in Genova allo spirare del secolo XII, un cui ramo illustre, collaterale a quello del celebre trovatore Lanfranco Cicala, trapiantatasi a Rapallo; aggiungasi i Formica, trovando che un Ansaldo Formica possiede alcune terre in Rapallo nel 1221, ed i Grillo, ed i Biscia, questi a Rapallo nel 1235, i Serpi, i Verme di Logorno, etc.
Son noti i Bò di Sestri Levante, che si presentano con altri epiteti, quindi i Ferrabò, i Mazzabò, i Cavalcabò, i Bernabò, i Capodibò (questi a Rapallo nel 1236), e così pure i Lupi con altre denominazioni, quindi i Cantalupo (nome pur di paese), i Ligalupo, i Bacigalupo, prosapia estesa, plasmatasi a Piandipreti, che trasportò i penati a Chiavari, a Genova e in più riprese a Rapallo, ed il cui stemma rappresenta un lupo sopra un basigo, o altalena.
E così pure dicasi della vacca, che ci dà i Mangiavacche, i Migliavacche, i Tagliavacche.
A questo gruppo, tolto dal regno animale non dobbiamo dimenticare i pesci, e per conseguenza abbiamo i Pesce, o Pescia, di Cornia, già nel duecento, resisi celebri a Rapallo, ed ora nobili palermitani, i Gattussi a Portofino ed a Moneglia, i Rombo di Sestri Ponente, i Delfino, i Dentexi, i Sardena, famiglia consolare del secolo XII, i Polpo, che unitisi ai De-Mari contribuiscono alla formazione dei Polpo-Demari, i Gritta, i Gambaro, i Gamberini e i Gamberoni, gli Aragosta, ed abbiamo persino la famiglia Corallo, i Conchiglia, cambiatisi in Cochiglia, gli Scarsella, che a metà del secolo XII stanno a San Giacomo di Corte.
Abbonda sopratutto il regno ornitologico, e possiamo scegliere dai più rapaci ai più innocui ed ai gallinacci.
I Corvi di Monleone ascendono le pendici e stanno a Coreglia già a metà del duecento; diventano per metatesi Crovo, quindi il diminutivo Crovetto o Corvetto; i Falconi di Chiavari nel secolo XVII trasportano le tende a Rapallo; i Nibio ora estinti, sono domiciliati a Rapallo nel 1221; e qua e là c'imbattiamo nei Carderini, o Carderina di Corniglia, nei Lugaro, nei Fagiani, nei Pernice, nei Tordi, nei Merlo, nei Passero, nei Rosignolo, nei Parisola, nei Rondanina, nei Quaglia, nei Colombo, nei Polli, nei Tacchino, nei Cappone, nei Gallo, Galletti, Gallini, nei Gallina, nei Chioccia, o Chiozza, nei Tortora, nei Frixioni, nei Cicogna, e poté comprenderli tutti, negli Uccello.
Anche le località, producenti certi animali, originano famiglie, onde i posti ove trovansi i tassi, diventa tassara, quindi i Tassara di San Pietro di Novella; la località da Corvi è la crovara, per cui i Crovara di Assereto, ora nobili palermitani, ed altrove abbiamo Fossalupara, Gallinara, Pecorara, Colombara.
Due famiglie estinte rapallesi, già fiorenti a metà del secolo XIII, sono Lupara, e Vulpara che richiamano al pensiero una culla di lupi, che scorazzavano ancora a metà del seicento sui nostri monti per l'estinzione dei quali la Serenissima avea stabilito un premio speciale, ed il nido delle volpi.
E siccome pochi dei suddetti animali hanno la cresta, il ciuffo e la coda, entrano nella categoria i Cresta, i Ciuffelli e i Coda.


(continua)

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