Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Quando re Hussein pranzava a Rapallo
di Guido Coppini

La Stampa – 10 agosto 1986

Nel Tigullio c'è nostalgia per gli Anni 60 - Le star hanno lasciato il posto agli industriali - Un flashback nel passato

«Guardi laggiù a fianco del promontorio; vent'anni fa in questa stagione si alternavano i transatlantici "Independence" e "Constitution". Venivano a terra i Italia "tender" carichi di turisti americani», rimpiange un vecchio marinaio di Portofino, ed il lamento si estende alle boutique, ai ristoranti, ai venditori di souvenir. E un ex maitre dell'Hotel Excelsior di Rapallo, simbolo del lusso Anni 60, sempre chiuso: «Che colpo d'occhio la sala da pranzo; pensi i duchi di Windsor a un tavolo e a un altro re Hussein di Giordania che sbirciava Soraya».
Com'è cambiato in vent'anni il Golfo Tigullio? «In peggio», afferma un anziano albergatore a Sestri Levante, che fra i suoi ricordi ha uno specchietto dei consumi dei tre giorni di Ferragosto 1966: 100 mila birre, 100 quintali di gelati, 200 ettolitri di vino, 100 quintali di pesce, ed altro, il tutto per un incasso di un quarto di miliardo. L'amarcord si vela di nostalgie e di rimpianti, ma è proprio vero che la curva della qualità del turismo e della vita si è appiattita? O non gioca, nel pessimismo, un ventennio consumato dal tempo? Diciamo che, seguendo il modello della società italiana, c'è stata una redistribuzione del benessere, fatta eccezione per Portofino dove fra ricchi e pendolari le differenze sono rimaste: gli uni nelle ville del promontorio e negli yacht, gli altri nello «struscio» festivo della piazzetta. Stava finendo il boom, il '68 era alle porte, si consolidava il dominio della televisione, i cambiamenti si avvertivano nell'aria.
Solo Santa Margherita Ligure non segnalava cambiamenti: ed è ancora come vent'anni fa, oasi di riposo, quei vecchi hotel ristrutturati, i bagni dell'Elios e del Miramare, il caffè «Colombo» dei fratelli Vinelli (sale liberty, bottiglie d'epoca allineate in vecchi scaffali come in un'antica farmacia) e con Vittorio G. Rossi a scrivere ad un tavolo all'aperto (fogli, penna, focaccia, vino bianco) le sue storie del mare.
Chi arrivasse a Santa Margherita oggi, esattamente vent'anni dopo, forse noterebbe solo una vera mancanza: quella del chiosco della musica, un gazebo fatto togliere da un sindaco frettoloso che si chiamava Armando Codebò, ed era di Genova.
Era il tempo delle piccole felicità che costavano poco: da Rapallo a Saint Moritz, in pullman, gita di due giorni, 14 mila lire tutto compreso. Sono passati vent'anni, e sembrano mille.
Un'ordinanza del sindaco di Rapallo limita la circolazione «dei veicoli a tre ruote detti risciò», a Lavagna «si invitano le signore e signorine bagnanti a non esporsi in spiaggia con costumi contrari al pudore», l'Automobile Club di Sestri Levante esorta «chi viene dal passo del Bracco a non trasformare le discese in una pista automobilistica».
La fantasia di quelli che qualche anno dopo si sarebbero chiamati operatori turistici, non andava oltre i concorsi di bellezza. Le miss avevano i capelli cotonati come la prima Brigitte Bardot e gli abiti a tubo, mentre anche le ragazze dell'entroterra scoprivano le minigonne di Mary Quant.
Il clima ingenuamente festaiolo consentiva piccoli inganni: a Cortina fu eletta Lady Italia, i depliants annunciarono che rappresentava la Liguria, ma in realtà la signorina Paola Pasquini che si adornò della fascia, era nata in Venezuela ed abitava a Roma. Al cinema imperversavano Ringo e Gringo, i Rambo degli Anni 60.
Intanto dilagava un neologismo: la rapallizzazione, contro la quale tuonò anche un vescovo. La seconda casa era già da tempo l'aspirazione della borghesia a medio reddito, il sogno del droghiere di Mondovì.
Gli amori estivi erano meno frettolosi (quanti ne ha accompagnati la tenerezza melodica di Umberto Bindi?) anche se, come sempre, quel samurai nascosto in ogni fine di settembre passava, spietato, a decapitare i palpiti dell'estate.
Anche Portofino, come Santa Margherita e Paraggi, pare lo stesso borgo di allora, il borgo di sempre. Ma al suo interno, in quell'estate del 1966, cominciava a palesarsi la fine del mito hollywoodiano trasferito nell'antico borgo di pescatori. Meno romantica e più smaliziata, la gente non aspettava più davanti ad un ristorante l'uscita di Liz Taylor e Richard Burton. Sindaco di Portofino era Prospero Velo, un trattore, come trattore è il sindaco di oggi, con il manager Roberto D'Alessandro fra i due a portare un po' di cultura come alternativa al divismo morente.
Ma è un divismo che i portofinesi d'annata sognano ancora: il «Cristina» di Onassis con a bordo la Callas e Churchill a fare da inconsapevole paraninfo al tradimento amoroso al buon Meneghini, il «Sister Anne» di Edoardo d'Inghilterra, il democratico gommone di Truman Capote, il peschereccio noleggiato da Humphrey Bogart.
Finiva su Life un locale inventato da Lorenzo Raggio, «La Gritta», aperitivo su una zattera dondolante di fianco al molo. Onassis voleva che Raggio la trasferisse a New York, sull'Hudson. Ne ebbe un rifiuto, certo uno dei pochi della sua vita. Isolato da un mondo che non lo interessava, Salvator Gotta scriveva i suoi libri ad un tavolo dell'Excelsior. Gli abitanti di Portofino erano 1150, ora sono 780 [nel 2018 sono 400].
Si fanno meno figli, è praticamente impossibile trovare casa, chi si sposa si concede automaticamente un lasciapassare-per Rapallo o per Genova.
Ora le star Anni 50 e 60 sono sostituite da industriali, da editori (Saro Balsamo ha comprato la villa dove risiedettero per anni Rex Harrison e le sue numerose mogli, naturalmente una alla volta), da miliardari sconosciuti ai rotocalchi. E' finita un'epoca; e quanto è difficile, oggi, dire se fu o no migliore.

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