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    Pezzi di storia

Corallari a Santa Margherita
di Francesco Podestà

La Stampa – 10 agosto 1986

tratto da "La pesca del corallo in Africa nel medio-evo - I genovesi a Marsacares" di Francesco Podestà, 1897


Ma più costanti nell'industria del corallare furono i pescatori del Golfo di Rapallo.
I Portofinesi li sappiamo dati alla pesca del corallo già innanzi il secolo dodicesimo. Nel XV frequentavano le marine sarde e nel XVI quelle di Corsica. Dai copertina documenti del 1626 infine i paesi di Portofino, di Paragi e di s. Margherita, risultano siccome quelli ove più specialmente si armavano coralline.
Ai tre paesi menzionati si aggiunsero poi quelli di s. Giacomo, di s. Michele e la stessa Rapallo che sulla propria spiaggia vide effettuare l'armamento di parecchie coralline.
Le barche di tutti questi paesi del Golfo sono da un secolo e più chiamate indistintamente col nome di Margheritesi, perché nel Comune di s. Margherita sopratutto si ristrinsero gli armamenti.
Nel 1700 i Margheritesi pescavano nel mare di Corsica e presso Civitavecchia e Montenero portando a vendere in Livorno il prodotto di quelle pesche. Ignoriamo quale fosse il numero delle coralline che allora si armavano in s. Margherita e nel Golfo di Rapallo, ma certo doveva essere abbastanza notevole , mentre pel detto anno abbiamo menzione di quarantadue coralline giunte in Genova in un solo convoglio; e sembra che non sommassero alla metà di quelle che dovevano qui raggiungerle.
Nel 1749 il loro numero toccava e forse oltrepassava il centinaio. Ciò riconosciamo dalla già citata supplica dell'Università, ossia Comune, di Rapallo, dal quale scritto risulta che addì 26 settembre già ottanta e più leudi erano tornati dalla pesca. Però il prodotto cavatone era stato oltre ogni dire meschino, e tale da far vivere stentatamente l'industria1. E questa infatti si avviò ancora alla decadenza, tantoché sugli ultimi del secolo stesso le barche armate dai Margheritesi sommavano appena ad una trentina. Così afferma il Galanti che ci descrive eziandio il modo di pesca a parte, usato ai suoi tempi dai Margheritesi.
Anche il Baude descrivendo il metodo di pesca a parte, che egli giudica bene inteso, conchiude col dire: «les Gênois sont les plus industrieux et entreprenants de tous les corailleurs»2. Intorno al 1830 le coralline di Rapallo avevano, dice il citato Autore «étendu leurs explorations à des grandes distances de Bone… En 1831 sept bateaux qui se sont avancés sur les gisements vierges du golfe de Collo, en ont tiré, en quinze jours, 3500 kilog. de coraux de dimensions énormes»3. Pesca che fece ricchi i padroni delle avventurate coralline.

Lasciato così ad uno straniero, siccome imparziale, il giudizio sulla abilità e sul metodo di pesca dei Genovesi, sarà facile a tutti il comprendere quanto sia dubbia l'affermazione di un recente scrittore che dice «non essere ancora lungi da noi il tempo in cui le barche di s. Margherita avevano costume di prendere a bordo un Napoletano come guidatore e direttore della pesca».
E sempre in omaggio alla verità, dobbiamo segnalare essere ugualmente dubbio che in tempi non molto discosti da noi i Margheritesi ponessero in mare fin duecento coralline. Questa notizia fu ripetuta forse sulla fede di quanto scrisse il Garello nel suo «Trattato di Commercio».
Quarant anni or sono le barche armate nel golfo di Rapallo sommavano intorno a novanta. Da quel tempo il loro numero diminuì ancora per ripigliare aumento, e a lenti passi raggiunse la cifra di un centinaio nel 1885, per ridiscendere poi ad un esiguo numero.

In questi ultimi anni molti corallatori margheritesi anziché pescare a parte, preferirono imbarcarsi a paga fissa. Ciò in conseguenza della crisi prodotta dalle troppo copiose pesche avvenute nel mare di Sciacca, cagione del forte deprezzamento del corallo e della decadenza dell'industria.

Da un Libro de' conti delle coralline e delle pesche dei coralli di un armatore di Laigueglia, caviamo i seguenti dati sul sistema di pesca a parte, sulle spese d'armamento e sul profitto che si traeva dalla pesca del corallo.
Gli armamenti notati nel Libro spaziano dall'anno 1716 al 1730. Quattro sono le coralline, la portata delle quali non è indicata. Il costo di costruzione del solo scafo di due di esse è notato in lire 320 per una e 340 per l'altra, e da 760 a 770 lire l'ammontare delle stesse con intero armamento. Da nove a dieci uomini costituivano l'equipaggio delle medesime e cioè: un padrone, un poppero4, due sequaireri5, uno spallero6, due sarieri e due a tre garzoni. Gli armamenti erano per la sola campagna d'estate e per il mare di Alghero. Due sole volte pescarono nelle acque di Bonifacio, con perdita nel 1718, con pochissimo profitto nel 1722.
Come d'uso tra Genovesi, la pesca facevasi a parte. Però le parti non erano sempre in numero identico, ma variavano e per variare del numero dei marinai e pel maggiore o minore importo della corallina e delle spese d'armamento. Per le accennate coralline il numero delle parti variava tra le 15 1/5 e le 17 1/4. Di queste più comunemente spettavano:
2 1/4 alla corallina
2 1/4 al capitale
2 al padrone
2 al poppero
1 1/4 a 1/2 a ciascuno dei sequaireri
1 1/4 allo spallero
2 di ciascuno dei due sarieri e da 1/2 a 3/4 a ciascun garzone.
I marinai solevano ricevere dall' armatore qualche piccola somma in anticipazione o prestito, della quale rilasciavano poi l'ammontare, a pesca compiuta, sul profitto o parte loro spettante. Nel Libro menzionato troviamo infatti la Nota dei marinari quali hanno preso l'imprestito; e per contro al debito loro l'ammontare della parte di beneficio loro devoluta. La quale, invero, era di quel tempo tutt'altro che rimuneratrice, imperocché nel 1717 fu per una delle due coralline di sole nove lire e due soldi e presentò una perdita di sedici lire e tre quarti per l'anno successivo. La stessa corallina nel 1719 diede il profitto di lire 90 e 13 soldi per parte, il massimo delle diverse compagne di pesca fatte dalla stessa. Ma come ben vediamo anche questa somma non era certamente tale da incoraggiare alla industria del corallatore.


1 Con questa supplica i detti pescatori esponevano alla Signoria la miseria in cui si trovavano a cagione della scarsissima raccolta fatta di corallo, e domandavano fosse loro concesso di pescare ai pesci colle reti antiche, ossia a maglia piccola (state allora proibite), non avendo essi né i mezzi né il tempo per provvedersi di reti conformi alla legge.
2 i genovesi sono i più industriosi e intraprendenti tra tutti i corallari
3 esteso le loro esplorazioni a grandi distanze da Bone… Nel 1831, sette navi che si erano spinte sui giacimenti vergini del Golfo di Collo, pescarono, in quindici giorni, 3500 kg. di coralli di dimensioni enormi [i pescatori di corallo si spingevano fino alle coste africane: in particolare alle coste algerine di Collo e, più a est, di Bona (oggi Annaba), oltre che a Tabarca (ancora più a est, in Tunisia)]
4 il marinaro più esperto, al banco di poppa
5 addetti ai cavi
6 spallieri sono i rematori del primo banco da poppa

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