Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

La Villa Spinola a Pagana (6)
di Arturo Ferretto

Il Mare – 18 marzo 1916

(precedente)

Paolo Maria Cattaneo, Signore della Villa
Presso il Ponte di Venaggi, a Rapallo, confinante colla foce del torrentello, si eleva quasi come in un canestro di verzura, sorretto da un piedestallo di scogli, un elegante villino, rinserrato ad oriente dal vecchio porto, a semicerchio interrato, detto di Porticciolo.
Quel promontorio nominavasi Il Chioso; a metà del secolo XVII appartenne alla famiglia Forno, e venne, nel terzo decennio della seconda metà dello stesso secolo, in possesso di Paolo Maria Cattaneo.
Nato a Sampierdarena, in villeggiatura, il 4 settembre del 1663, portato l'11 novembre al sacro fonte della gentilizia parrocchia di S. Torpete, fu ascritto alla nobiltà il 22 dicembre del 1684.
Il giovane patrizio, il 22 febbraio del 1688, sposò nella parrocchia di San Matteo la nobil donzella Maria Caterina Doria, del fu Domenico, ed inquartando al suo stemma l'aquila doriesca, ebbe in dote la cospicua somma di l. 80000.
Egli ebbe non pochi uffici confertigli dalla Serenissima, che disimpegnò con zelo ed onore, compreso il Commissariato di Sanità in Portofino, che cominciò ad esercire il primo luglio del 1691.
La Curia Arcivescovile il 7 settembre del 1717 dava licenza di celebrare nella cappella, che il Cattaneo avea edificato nel portico del suo Palazzo del Chioso, ossia di Venaggi, poco distante dalla strada romana, trovata decente dal visitatore Rev. Gio: Domenico Bardi, ex-Arciprete di Chiavari, e la stessa Curia, con altro decreto del 18 agosto 1724 ampliava le facoltà per la celebrazione.
Alla morte del fratello Pier Francesco, successa, come dissi, il 21 gennaio del 1728, il Paolo Maria ereditò la Villa di Pagana, onde si trovò signore di due abitazioni, quella di Venaggi e quella di Pagana, le migliori situate alla spiaggia del nostro golfo.
Paolo Maria Cattaneo, ricco, e senza prole, fece testamento il 26 febbraio del 1739 in atti del notaio Gio. Simone D'Aste.
Volle che tutti i suoi capitali impiegati non potessero svincolarsi, e che i suoi beni, che formavano una vastissima azienda, tanto nel Capitaneato di Rapallo quanto nella Villa di Quarto, non potessero vendersi, né alienarsi, né permutarsi prima di dodici anni decorsi dalla sua morte; ma il tutto, coi redditi ricavandi, fosse sottoposto ad un fideicommisso, primogenitura e moltiplico, lasciando usufruttuaria la moglie Maria Caterina Doria, che chiamava erede per metà del detto moltiplico, e per l'altra metà la sorella Maria Camilla, vedova di Federico Spinola, e dopo sua morte i nipoti Francesco Maria, Abbate Giambattista Mons. Carlo Spinola, figli di detta sorella sua, e dopo lor morte i signori Giambattista e Giulio Spinola, pronipoti, figli di detto Francesco Maria, e così di primogenito in primogenito.
Qualora venisse contravvenuto alle sue disposizioni, ordinava «che della metà di detti redditi se ne faccia un armamento di mare, perché guardi le due nostre Riviere, e li naviganti in quelle da bastimenti turchi».
Imponeva alla moglie, alla sorella ed ai nipoti, esecutori testamentarii, «corrispondere annualmente a tre Capellani eligendi dal Mag.co Governatore della Famiglia Cattaneo della Volta, pro tempore, lire 320 per ognuno, con obbligo a detti tre Capellani di celebrare quotidianamente la Santa Messa nella Chiesa di S. Torpete della presente Città della Magnifica Famiglia Cattaneo, con applicare il Santo Sacrificio per l'anima di me Testatore, e secondo la mia intenzione, ed assistere altresì al Coro in cantare li divini Ufficii fra tutto l'anno in tutte funzioni di detta Chiesa, e similmente corrispondere altre lire 300 annue a R.R. P.P. Missionarii di Fassolo, con obbligo a medesimi di celebrare una messa quotidiana, con applicare il Santo Sacrificio per l'anima di me Testatore, e di pregare per me con un Deprofundis ogni qual volta vanno in detta lor Chiesa unitamente alla mattina, e sera a ringraziare Iddio, confidando molto nelle loro orazioni. E finalmente la solita annuale elemosina, secondo il stile e consuetudine dei luoghi ad altri due Capellani eligendi dalli Parochi pro tompore delle Chiese di N. S. di Monte Allegro e di S. Ambrogio del Capitaneato di Rapallo con obbligo a detti due Capellani di celebrare quotidianamente la Santa Mossa, cioè ognuno di essi nella Chiesa che sarà eletto dal Parroco per Capellano con applicare il Santo Sacrificio per l'anima di me Testatore e secondo la mia intenzione».
Il munifico testatore dichiara inoltre di possedere a titolo di Fideicommisso una villa a Sestri Ponente, nella quale fece grandi miglioramenti, il prezzo de' quali lascia per metà al Santuario di N. S. di Montallegro «con obbligo alli Capellani di detta Chiesa ogni Domenica dell'anno terminate le Sante Messe di cantare in detta Chiesa le litanie di Nostra Signora con pregare per me con un Deprofundis, e l'altra metà la lascio parimente a titolo di legato a Rev. Padri Missionarii di Faziolo col carico ai medesimi di celebrare in ciascun anno una messa in canto nel giorno del mio anniversario».
In un altro codicillo, sotto la stessa data, scelse la sua sepoltura nella chiesa pei Missionarii di Fassolo, lasciando per l'anima sua la celebrazione di 3000 messe, 1500 ai P. P. Missionarii, 500 ai Francescani di Rapallo, 200 alla Chiesa di S. Maurizio di Monti, 400 a quella di S. Ambrogio di Rapallo, e 400 al Santuario di Monte Allegro.
Paolo Maria Cattaneo, signore della Villa di Pagana, mori il 7 dicembre 1739 in Genova, sulla Piazza S. Matteo, e fu sepolto, secondo il suo desiderio, nella chiesa di Fassolo.
Il 18 ottobre del 1740 la vedova compilò l'inventario dei mobili, esistenti nel Palazzo di Pagana, il quale conteneva una sala, due stanze contigue, verso Ponente, la Capella con suo andito posta in mezzo a due stanze, verso Levante, con seguito di altre due stanze, una stanza chiamata della Colonna, una saletta, una stanza contigua, la stanza della Grotta, un'altra piccola vicina al portico, cucina e cantina.
Tra i mobili trovo parecchi «buffetti da giuoco con chiappe in mezzo di lavagna» archibugi da caccia, istrumenti di pesca, e tutto ciò che serviva per la Tonnara, della quale il Cattaneo era impresario, e trovo, a titolo di curiosità, «una tromba marina di lama».
Non mancava «un gozzo nuovo con suo paggiolo et a poppa lavorato di noce; un timone con aggiaio di ferro; una lobbia con dieci tendine e suo tendale di cotone ondata turchina e bianca con suoi legni per detta; una bandiera con arma Cattaneo e Doria con sua asta».
E da ciò che conteneva la cucina si può argomentare che i numerosi invitati in quel soggiorno paradisiaco trovavano, oltre l'alloggio arredato non con lusso, ma con semplicità, la cioccolatte, il the, gli arrosti fumanti, estratti dai fornetti, ed una camera, illuminata dalla vecchia «lumiera d'ottone».
L'arma Cattaneo-Doria ben presto s'irruginì, ed i nipoti Spinola, inalberano ormai il loro stendardo fiammante, su cui campeggia la spina del vino, insegna della generosità e cavalleria che aveva il primo Spinola, che galante e cortese spillava ed offriva il vino agl'ospiti suoi.

(continua)

© La Gazzetta di Santa