Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Portofino, 1953
di Oro Vergani

Tratto dal libro "Misure del tempo" di Orio Vergani1 – Leonardo Editore 1990

18 agosto, Portofino
In questi giorni, Portofino "respirava Greta Garbo2". I fotografi hanno passato le loro giornate a dar la caccia alla ex bellissima Greta Garbo un tempo e ora donna. Le fotografie che i settimanali pubblicano sono spietatamente crudeli con la loro ricerca di una intimità indiscreta. Ho visto una fotografia di Greta che nuota a fatica prima di risalire sul suo yacht: sta sbuffando in acqua, con gli occhi chiusi per il bruciore della salsedine. In un'altra, l'immagine delle sue gambe secche e bagnate che escono dai tubi di tela dei pantaloni corti: una fotografia che sembra presa in un recinto dove, di solito, la decenza proibisce di entrare quando c'è dentro una donna. Mi sembra più che mai poetica l'invenzione del mito che fa scomparire Romolo dentro a una nube3. Una donna, che ha dominato con la sua bellezza un quarto di secolo, dovrebbe scomparire, come Romolo, in una nube: o, almeno, gli uomini dovrebbero avere la discrezione di considerarla avvolta in una nube, anche se essa passa vicino a loro.
Tutte le signore hanno visto Greta, l'hanno incontrata, l'hanno spiata mentre era a cena sullo yacht del duca di Windsor4. C'era folla, sul molo, per vederla. La barca era illuminata per il pranzo sopra coperta. La duchessa di Windsor beveva pochissimo, mentre Greta, da buona svedese, mandava giù un bicchiere dopo l'altro. Le signore criticano il vestito di Greta: i suoi shorts fuori moda, i suoi zoccoli, le sue scarpe, le sue corte calze di lana. Greta ha pranzato al Pitosforo: le signore hanno potuto guardarla per un'ora e adesso la criticano perché ha rifiutato di firmare l'album del locale. Quando passa per la piazzetta, al braccio dell'attrice Lilli Palmer5, le signore affrettano il passo per poter confrontare la loro statura con la sua. Gruppi di ragazze sedicenni abbandonano i tavolini del gelataio per vederla da vicino, e ritornano ai loro gelati sghignazzando e dicendo che è brutta. Verrebbe voglia di sculacciarle per la loro maleducazione. Mi è passata vicino. L'antica prodigiosa bellezza è ancora evidente sotto al velo di melanconia dell'età che sembra consumarla dal di dentro. Le tempie, lo zigomo, l'arco dell'orbita sono ancora perfetti anche se tendono ad appassire. Parlava a bassa voce, ridendo donnescamente, con la compagna che le dava il braccio. E' sparita nella penombra della piazza. Ho pensato che, mentre di tante donne è facile, è quasi istintivo pensarle nude, è difficile pensarlo di Greta Garbo. Non so se questo sia più segno di rispetto o melanconia d'amore. Passano Veneri: la piazza era gremita di centinaia di persone che divoravano centinaia di zuppe di pesce. Cosa oppone il cinema italiano a questa figura che si allontana nella penombra della piazza di Portofino?

Il duca di Windsor è stato a Rapallo. Il negoziante di abiti da spiaggia, che mi vende due paia di pantaloni di tela cilestrina per i miei ragazzi, mi confida: "Sono piaciuti tanto anche al duca di Windsor. Ne ha comprati sei paia: e sei paia gialli". I sovrani in esilio sono spesso ridotti a questo ruolo di mannequins o di arbitri della moda maschile. Da trent'anni il camiciaio Pozzi di Milano vende fazzoletti di cui ha mandato un'ora fa cinque dozzine al principe Umberto, al re Umberto. Adesso avremo anche i negozi dello scià di Persia, fuggito l'altro giorno dalla sua patria. Il solo che non attacca come arbitro di moda è Faruk, re d'Egitto.

Truman Capote Intervista a Truman Capote6, sulla piazzetta di Portofino, a un tavolo del caffè Ginetta7. Ventotto anni. La fama della sua pederastia lo accompagna sin dal giorno in cui si è stabilito a Taormina. Sembra che i pederasti abbiano una loro particolare aureola. Capote parla con una voce da bambino, leggermente blesa. Ha una grossa testa da enfant-prodige invecchiato. Gambe corte e massicce, con pantaloni corti: movenze elastiche e leggermente sdilinguite. Un "bidoncino". Sale in casa mia per alcune fotografie. Mi sembra di far posare Isadora Duncan8. Il suo libro Arpa d'erba è "delicato", trasognato: un po' di Andersen e un colore madreporico. Non sono riuscito a leggere più di cento pagine.

Salvator Gotta9 è andato a visitare Raffaele Calzini10 a Cortina d'Ampezzo. Gotta è molto amico di Calzini, ma, come sempre, quando il discorso si fa confidenziale, le nostre chiacchiere finiscono per diventare maligne. Agli assenti si fa sempre un processo: ai moribondi un processo anche più grave. E Calzini ha il torto di essere moribondo da più di un anno. "Troppe donne, troppo tempo perduto. Il matrimonio, un errore… non era fatto per sposarsi." La moglie è gelosa delle signore che vanno a Cortina a salutare il moribondo: e ne ha cacciata via qualcuna. Ma quelle tornano all'arrembaggio: è di moda fare le infermiere per un'ora a Raffaele, paralizzato in fondo a un letto. Poi, seguono i particolari clinici: la descrizione delle varie difficoltà del malato per soddisfare i bisogni e i bisognini. Un certo compiacimento: l'abituale compiacimento che si ha nel riferire particolari morbosi e sudici.

caffè Ginetta Interrogato in casa di Beba Radaelli sul prezzo dei suoi ritratti, Guido Tallone11, che recita da trent'anni la parte dell'ultimo bohémien, risponde sommessamente e negligentemente: "Un milione…".

Michele Cascella12 ha sul promontorio di Portofino quello che è probabilmente il più bello studio del mondo per fare quella che è probabilmente la più brutta pittura del mondo. Cocktail nel giardino di Cascella, detto, dagli ospiti, Michè, all'abruzzese, o anche Michelone. Michelone corre da una parte all'altra, trafelato come un cane bastardo. Non so perché mi sembra, da quando lo conosco, che egli cammini sempre come, se in mezzo alla conversazione, ascoltasse solamente una voce che gli dice: "Michè, quanto sono inutili i tuoi quadri!". Una voce affettuosa e amara, alla quale mi sembra che affettuosamente risponda: "E' vero… Lo so… Lo so…".

Al cocktail è presente lo scrittore americano La Mure13, autore di Moulin Rouge, il libro ispirato alla vita di Toulouse-Lautrec. Il destino del povero sciancato Lautrec era scritto: da vivo manteneva le prostitute: da morto gli è toccato fare diventare ricco un pessimo scrittore.

La sera in piazza, a Portofino, si aspetta sempre un colpo di rivoltella, come quello con il quale la contessa Bellentani14, a villa d'Este, uccise il suo amante Sacchi. Quanta falsa felicità! E la fatica di tutte queste donne per non diventare vecchie: per stringere fianchi e sostenere seni cadenti! Lunghe vite passate a cavallo di un bidet che finiscono davanti alla catinella azzurra di Portofino. Ogni tanto, passa una ragazza sottile e lucente come lo spadino di un allievo dell'accademia Navale.

Luigi De la Penne15. Medaglia d'oro: l'affondatore della Valiant. Trentenne, credo: già stanco, logorato dalla sua stagione di eroismo. Capelli biondi un po' crespi. Un occhio fisso, il sinistro meno mobile dell'altro, quasi allucinato. Abbiamo parlato del tema "paura". Gli ho detto che le grandi paure velate, come quelle di chi combatte in sommergibile, cominciano a manifestarsi con i segni di una immensa invincibile noia. Dico: "Lei non se ne sarà mai accorto, perché per lei la paura è un sentimento ignoto". Risponde: "Ignoto? Crede? Pochi sanno come me cosa sia la paura". Parliamo dei vecchi ufficiali sommergibilisti di Bordeaux: di Longanesi Cattani16, di Rosselli17, di Fecia di Cossato18, e del chioggiotto Salvatore Todaro19. Todaro aveva facoltà medianiche. Chiamava il direttore di macchine dalla cabina, col pensiero. Conosceva l'avvenire. Aveva detto: "Morirò dormendo, con una palla in fronte". Fu così, infatti. Dai sommergibili era passato ai mezzi d'assalto. Su un motopeschereccio che trainava i natanti verso Tunisi, s'era addormentato sopra coperta. Passa un aeroplano che scarica una raffica di mitragliatrice. Un proiettile fracassa la fronte di Todaro.

Paola Varenna reduce da Nuova Delhi. Veste con qualche particolare di gusto indiano. Mangiamo torta Pasqualina e la dichiariamo appetitosa. Paola ha l'aria di pensare da trent'anni solamente e intensissimamente al proprio magnetismo, al proprio sex-appeal. Deve avere cinquantacinque anni ed è ancora bella: di una bellezza un po' verdiana, nel riflesso di Aida. Suo marito si è ucciso con i barbiturici; sua nipote Valeria si è uccisa tre anni fa, anch'essa con i barbiturici; suo fratello si è ucciso sei mesi fa, buttandosi dal sesto piano di una clinica. Tre suicidi in una famiglia. Dice che ha pensato anche lei, molte volte, di farla finita. Il tutto si conclude con un altro "tocco" di Pasqualina e con una fetta di cocomero. Dallo studio di Cascella, Portofino, illuminato nella notte, è veramente uno scenario per un cattivo romanzo della "Medusa".

19 agosto, Portofino
"Mio padre" dice Attila Du Chène20 "aveva due sole passioni: tornare a mezzogiorno, con un pacchetto di antipasto per noi ragazzi, e comprare quadri e anticaglie. In casa, non riuscivamo più a giocare e a muoverci per tutti quei quadri. Un giorno mio padre stava per rientrare e si ricordò di non essere passato dal solito salumaio. Non voleva rincasare a mani vuote. Entrò nel primo negozio lungo la strada. Sul banco, c'era un bellissimo prosciutto. Mio padre disse: "Me ne affetti un po'". "Quanto?" "Le dirò io." Il salumiere cominciò ad affettare, mentre mio padre guardava attorno per vedere se c'era qualcos'altro di appetitoso. Su una mensola stava appoggiato un quadro, il ritratto di un piccolo chierichetto. Il salumaio continuava a lavorare sul prosciutto e mio padre continuava a guardare il quadro. Una fetta dopo l'altra, si era arrivati a quasi un chilo e il salumaio credette opportuno di farlo notare allo sconosciuto cliente che non staccava lo sguardo da quella tela. "Basta un chilo?" "Un chilo?! Beh! Vada per un chilo." Il salumaio involtò l'affettato nella carta oleata e chiese: "Le occorre altro?". "Di chi è questo quadro?" "Il chierichetto? E' di un pittore napoletano che me lo ha dato perché non riusciva a saldare un certo conticino." "Come si chiama?" "Mi pare Mancini."
Fu così che Du Chène conobbe Antonio Mancini21 e ne divenne il mecenate. Da quel chilo di prosciutto sono nati forse più di mille quadri di Mancini passati nelle raccolte Du Chène durante quarant'anni di amicizia.

22 agosto, Portofino
Fuori dall'atmosfera delle chiacchiere da caffè, ripenso a Raffaele Calzini. In un volumetto ormai probabilmente introvabile - stampato una trentina di anni or sono in una collezioncina dove si raccoglievano piccole antologie di elzeviristi del Novecento - c'è, di Raffaele Calzini, un ritratto letterario che, in trent'anni, non ha perduto nulla della sua verità, della sua delicata incisività e della sua profondità psicologica. Lo scrisse Alberto Cecchi22.
Gli anni di quel dopoguerra - si era nel 1924 - avevano visto definirsi la crisi, fino allora latente, dei rapporti fra la letteratura comunemente intesa come narrativa e la letteratura con maggiori ambizioni e ricerche d'arte e con più profonde ambizioni culturali, sia nell'ambito esemplare della tradizione, sia in quello più agitato dell'avanguardismo. Non per nulla il futurismo, il movimento della «Voce», il rondismo avevano rotta la quiete del giardino dove vegetavano gli alberi e gli arbusti di quella che Emilio Treves23 aveva chiamato la letteratura "amena". Fin dal 1914, nei suoi saggi critici, Renato Serra24 aveva indicato, di quel giardino, le piante ammalate e il tramonto di quel tipo di narrativa che sembrava intenta solamente a dipanare il filo labirintico di problemi morali ed estetici già ampiamente risolti dai grandi romanzieri e novellieri dell'Ottocento europeo. Una crisi era in atto, anche se non da tutti avvertita. Crisi tanto più profonda quanto, in apparenza, proprio quel dopoguerra era, invece, presso il grande pubblico, propizio al successo di una narrativa e di un'arte teatrale che sembravano indifferenti alle inquietudini e alle perplessità delle nuove generazioni, non solamente italiane, ma anche e più vastamente europee.
Erano gli anni in cui la letteratura narrativa sembrava vivere nel più sicuro rigoglio, e anche con una fortuna commerciale tutta lombarda. I due maggiori scrittori del tempo, Luigi Pirandello e Grazia Deledda, vivevano, nel chiuso cerchio della loro vita familiare, a Roma, quasi appartati e, in verità, ancora ben poco letti. Ma il clamore dei grandi successi editoriali accompagnava l'attività di scrittori dalla tecnica più aderente alle curiosità e alla media sensibilità del pubblico, narratori di una vita di lusso o di leggere ironie o di affrettati cinismi. Per la prima volta, nel mercato delle lettere, l'Italia vedeva qualche libro raggiungere le centomila copie di vendita, e anche più, e diffondersi le riviste che pubblicavano non saggi di critica letteraria, ma novelle appartenenti a un genere ironico-satirico o comico-sentimentale che doveva del resto dare, più tardi, il tono preferito alla prima cinematografia dei "telefoni bianchi".
La tentazione del successo, la lusinga delle grandi tirature, il desiderio di una popolarità, che pareva prontissima, agivano come un lento veleno su molti scrittori di quegli anni o che maturavano in quella stagione: e nacque una letteratura sostanzialmente intossicata nei cui ranghi si arruolava chi non aveva fatto a tempo a seguire, molti anni prima, le tracce dorate della magia di D'Annunzio, e adesso militava, per così dire, sotto alle bandiere di Guido Da Verona25 da una parte o di Mario Mariani26 dall'altra.
Due soli scrittori lombardi erano rimasti effettivamente indenni dal contagio, per una loro intima sanità estetica e poetica: Carlo Linati27 e, più giovane di lui, Raffaele Calzini: il primo più direttamente legato alle stesse attenzioni che muovevano gli spiriti della «Voce» e della «Ronda»; il secondo richiamato in una sfera di attenzioni gentili, nostalgiche e sapienti, di buon ceppo lombardo, che risalivano al clima stendhaliano della vecchia Milano fra via Monte Napoleone e via Santo Spirito dove era nato.
Raffaele Calzini aveva, al ritorno dalla guerra, le carte in regola per appartenere, nella letteratura, a quei "quadri" che non avevano creduto né ai lieti coriandoli né alle profumate lascivie di un genere letterario che aveva celebrato i suoi veglioni all'insegna di un facile edonismo o di una non meno facile corrosività. Il richiamo a De Musset28 era venuto spontaneo nel saggio di Alberto Cecchi che anche lui, a suo modo, era stato un dandy della giovane letteratura romana. In tempi più vicini, non meno spontaneo sarebbe stato il richiamo al primo Paul Morand29, se le visioni narrative di Calzini fossero state tutte, come in talune novelle della sua prima stagione, ispirate a viaggi in terre lontane. Ma Calzini non è tanto un "impressionista" di racconti esotici. I caratteri della sua arte, osservava Alberto Cecchi, sono "invenzioni o ricordi di altre vite, ritorni al passato, ricerche del tempo perduto" in una penetrata delicatezza e in una facoltà "di astrarsi e di allontanarsi nello spazio e nel tempo" per la quale nella sua arte vivono personaggi e sentimenti così distanti e inafferrabili per noi, ma così presenti e intimi a lui, che li ha trovati per le vie di Siviglia, o per le calli di Venezia, o per certe straducce della vecchia Milano "primo Impero".


1 Orio Vergani (1898-1960), milanese, è stato fotoreporter, giornalista e scrittore
2 Greta Lovisa Gustafsson, nota come Grata Garbo (1905-1990) è stata una celebre attrice svedese
3 Secondo la leggenda Romolo, fondatore della città di Roma, dopo 37 anni di regno fu avvolto da una nube e scomparve mentre passava in rassegna l'esercito nel Campo Marzio.
4 Edoardo VIII del Regno Unito (1894-1972) che aveva abdicato nel 1936 per amore di Wallis Simpson
5 Lilli Marie Peiser, nota come Lilli Palmer (1914-1986), attrice tedesca, sposata con l'attore inglese Rex Harrison
6 Truman Streckfus Persons, noto come Truman Capote (1924-1984), scrittore statunitense
7 era in piazza Martiri dell'Olivetta (Piazzetta)
8 Angela Isadora Duncan (1877-1927), danzatrice statunitense
9 Salvatore Gotta (1887-1980), scrittore, assiduo frequentatore di Portofino
10 Raffaele Calzini (1885-1953), inviato speciale del «Corriere della Sera», scrittore: Segantini, il romanzo della montagna.
11 Guido Tallone (1894-1967), pittore, figlio d'arte: il padre, Cesare Tallone, fu un maestro dell'Ottocento.
12 Michele Cascella (1892-1989), pittore paesaggista.
13 Pierre La Mure (1899-1976) è stato uno scrittore americano di origine francese
14 Nel 1951 Maria Pia Caroselli di Sulmona, 32 anni, proprietaria col marito conte Lamberto Bellentani di una fabbrica di insaccati, spara e uccide l'ex amante Carlo Sacchi, 45 anni, industriale tessile, nel salone delle feste del Grand Hotel Villa d'Este di Cernobbio (CO)
15 Luigi De la Penne nasce nel 1914. Nel dicembre del 1941 guidò un attacco di "maiali" al porto di Alessandria, affondando due navi da battaglia inglesi.
16 Luigi Longanesi Cattani nasce nel 1910, comandante sommergibilista, famoso per aver tentato di penetrare nel porto di New York con il sommergibile Murena.
17 Giuseppe Rosselli Lorenzini, comandante del sommergibile Cagni, affondò una portaerei inglese.
18 Carlo Fecia di Cossato (1908-1944), ufficiale di marina, partecipò alla guerra sottomarina, meritando tre medaglie d'argento e tre di bronzo. Dopo l'8 settembre 1943, affondò quattro navi tedesche. Nel 1946, l'Italia repubblicana lo onorò con una medaglia d'oro alla memoria.
19 Salvatore Todaro (1908-1942), comandante del sommergibile Cappellini, medaglia d'oro al valor militare.
20 proprietario di un'azienda pubblicitaria
21 (1852-1930), pittore romano
22 (1895-1933), giornalista romano
23 (1834-1916), giornalista triestino
24 (1884-1915), critico letterario cesenate
25 Guido Da Verona (1881-1939), scrittore di vasto successo popolare: Mimì Bluette, fiore del mio giardino, Colei che non si deve amare.
26 Mario Mariani (1884-1951), giornalista e narratore: Povero Cristo, Il tramonto di Don Giovanni. Corrispondente da Berlino del «Messaggero». Fondò «Comoedia» e «Novella».
27 Carlo Linati (1878-1949), scrittore, collaborò alla «Voce» e alla «Ronda»: Il bel Guido e altri ritratti, Milano d'allora.
28 Alfred Louis Charles de Musset-Pathay (1810-1857), scrittore francese
29 Paul Morand (1899-1976), scrittore francese: Aperto di notte, Nient'altro che la terra. Scelse Vichy. Nel 1969, fu nominato accademico di Francia.

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