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    Pezzi di storia

Conquistato il record mondiale d'immersione senza respiratore
di Alberto Macchiavello

La Nuova Stampa – 20 settembre 1956

Due subacquei napoletani sono scesi a 41 metri di profondità nel Tigullio - L'eccezionale impresa dei giovani Falco e Novelli - Battuto il primato del capitano Bucher che si era calato a 39 metri - Le emozionanti fasi delta prova - Incidenti senza conseguenze durante il tentativo di uno dei due campioni

foto 1 Falco e Novelli pochi istanti prima di iniziare
l'eccezionale impresa subacquea

Due «sub» partenopei hanno conquistato oggi, nel Golfo Tigullio, il record mondiale di immersione senza respiratore, raggiungendo la profondità di 41 metri. Il primato era detenuto dal capitano di aviazione Raimondo Bucher, che il 1° novembre 1952 si era calato nel mare di Capri fino a m 39. Ennio Falco e Alberto Novelli sono riusciti a superare il «muro d'acqua» dei 40 metri, fino ad ora considerato un'impresa irrealizzabile.
Il festoso sibilo delle sirene ha salutato, come un applauso, i due campionissimi degli abissi quando, dopo oltre tre ore di preparativi, di prove e di fasi drammatiche, dalla prua della barca della giuria il commissario della Federazione italiana pesca sportiva ha ufficialmente annunciato, attraverso il megafono, il nuovo record.
Ennio Falco, biondo, magro, già primatista italiano di caccia subacquea - 42 chili di pesce - venticinquenne, e Alberto Novelli, bruno, di 32 anni, dottore in medicina, da parecchi mesi si preparavano in vista del grande tentativo di stamane. Amici inseparabili, avevano anche deciso di affrontarlo insieme, a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro.
La barca con a bordo gli atleti, l'allenatore Ilvio Demugnai, il commissario Duilio Marcante e un sanitario, ha lasciato Rapallo verso le 9, seguita da una flottiglia di battelli e motoscafi che poi, strada facendo, è andata ingrossandosi.

foto 2 I due «subacquei» partenopei Enrico Falco e Alberto Novelli hanno conquistato ieri, nel Golfo Tigullio, il "record" mondiale di immersione senza respiratore, raggiungendo la profondità di 41 metri. Il primato era detenuto dal capitano di aviazione Raimondo Bucher, che il 1° novembre 1952 si era calato nel mare di Capri fino a m 39. Essi sono riusciti a superare il «muro d'acqua» dei 40 metri, fino ad ora considerato un'impresa irrealizzabile.
Enrico Falco, che durante la risalita è stato colto da malore,
è emerso svenuto.

La scelta del tratto di mare in cui avrebbero dovuto scendere Falco e Novelli, e che nel linguaggio degli esperti subacquei viene definito «punto vulnerabile», è durata fin quasi a mezzogiorno. Occorreva trovare, infatti, uno specchio d'acqua profondo esattamente 42 metri, limpido, riparato dalle correnti, e con pazienza da rabdomante Duilio Marcante ogni tanto si sporgeva a misurare e a controllare.
Sdraiati, con le tute indosso e in capo una papalina, gli aspiranti al massimo titolo sottomarino attendevano guardando il cielo inondato di sole. Finalmente, la barca si ferma nel «punto vulnerabile», ad est di Paraggi, a meno di mezzo miglio dalla costa, dove spicca, fra i pini, la bianca facciata dell'antico convento della Cervara.
Il mare è piatto, l'aria calda. La flottiglia rompe i ranghi e si dispone attorno, formando un ampio cerchio. Si spengono i motori e incomincia, nel silenzio, il primo atto della straordinaria competizione.
Alberto Novelli mette le pinne, gli occhiali e si lascia scivolare in mare. Con un paio di bracciate è al centro di questa arena azzurra, si appoggia alla boa di gomma e guarda in giù.
La boa sostiene un cavo di metallo spesso 4 millimetri e lungo 42 metri; all'altro capo, in modo che rimanga teso, c'è una sbarra di ferro. Dai 30 metri in avanti, all'esile funicella sono agganciate palline variopinte, grosse e leggere come quelle da ping-pong e che serviranno a Novelli e a Falco per misurare il loro itinerario. A quota 39 metri una pallina rossa con una striscia bianca segna il limite raggiunto dal capitano Bucher. Gli sfidanti, per vincere, dovranno lasciare una «molletta» più in basso, stretta al cavo.
Orizzontale, immobile, Alberto Novelli, dopo un paio di immersioni di assaggio, sta per prendere il via per il gigantesco tuffo. Nella destra impugna la zavorra che lo aiuterà nella discesa, un fucile pesante 3 chilogrammi e collegato con una sagola a un cilindro galleggiante.
Novelli fa un cenno e Duilio Marcante, apparecchio respiratore in spalla, lo precede sul fondo, pronto a soccorrerlo in caso di incidente. I rischi cui il giovane napoletano va incontro sono molti; non è raro il caso che, per la rottura dei timpani, il nuotatore perda i sensi e affoghi. Un errore nella respirazione, nel creare la compensazione fra l'atmosfera interna e quella esterna, può essere fatale.

foto 3 Il momento in cui Enrico Falco raggiunge i 41 metri di profondità con la sola maschera battendo il record mondiale del cap. Bucher. A destra, nella foto, l'ufficiale che ha controllato la conquista del record.

Da lontano, si vede il torace dei giovane che adagio adagio si ingrossa e si sente come un rantolo: Novelli fa provvista di ossigeno con respirazioni sempre più profonde. Alle 12,12 scompare. Una piccola spuma e subito il mare gli si chiude sopra. Il rocchetto con la sagola fissata al fucile prende a girare velocissimo e saltellante sul pelo dell'acqua.
Passano 60 secondi e si ferma: Novelli ha terminato la discesa. Dopo un minuto e 41 secondi dal momento in cui si è lanciato nell'abisso, egli riaffiora accanto alla boa, ha un attimo di smarrimento, poi si avvia nuotando sicuro verso la barca. Emerge anche il commissario Marcante e annuncia che la molletta è a metri 41.
Ennio Falco, lievemente raffreddato, non appena scende in mare ha un colpo di tosse e chiede la zavorra. Sembra aver fretta, forse la lunga attesa l'ha innervosito. Si allontana dalla boa, prende la rincorsa e si getta a capofitto. Una voce grida «Attenzione al rocchetto».
Il rocchetto non c'è più: Falco l'ha portato con sé perché evidentemente la sagola era stata avvolta male. Senza l'indicazione del rocchetto, si perdono le tracce di Ennio Falco. Il pezzo di sughero che egli è costretto a trascinare sul fondo, probabilmente impedirà di raggiungere la massima profondità.
Allo scadere di un minuto e 26 secondi Falco riappare con un guizzo, come se fosse catapultato, ma subito si affloscia all'indietro. Un brivido di sgomento passa sulle barche, qualcuno grida «Soccorretelo».
L'allenatore gli è accanto immediatamente, lo sorregge, ma il biondo e coraggioso campione spalanca le braccia irrigidite, si dibatte scosso da vibrazioni, pallidissimo. Che accade? La crisi è brevissima e per fortuna senza conseguenze. Prima che altri lo raggiungano, Falco si toglie la maschera, si rianima e da solo lentamente risale in barca.
Anche Falco ha vinto il mare, agganciando la molletta a 41 metri con una fulminea immersione durata un minuto e 26 secondi.

Alberto Novelli e Ennio Falco, amici fraterni, sono stati detentori del record mondiale di apnea: nel 1959 raggiunsero anche i 131,35 metri di immersione con autorespiratore ad aria ma dimenticarono di punzonare il cartellino alla quota, per cui il record non venne omologato.
Novelli, odontoiatra, morì nel 2011; Falco fu tra i primi cercatori di corallo in Sardegna, dove scoprì la grotta di Capo Caccia: morì nel 1969.
Il record delle immersioni in apnea (assetto variabile assoluto) fu detenuto per diversi anni da Enzo Maiorca che nel 1960 raggiunse a Siracusa i 45 metri e nel 1988 i 101 metri: dal 2003 il record è detenuto dal cubano Francisco "Pipin" Ferreras con 170 metri.

«Mi sono accorto che la sagola non si svolgeva, ma ormai ero lanciato e ho preferito proseguire. Il rocchetto opponeva una forte resistenza e a 35 metri mi sono fermato indeciso. Forse avrei fallito il tentativo se non avessi visto la pallina di Bucher, e con un disperato colpo di reni la oltrepassai. Il peggio, non è secondo me andare in fondo, ma risalire. Quando ho messo la testa in superficie ho sentito i nervi contrarsi e un dolore alla nuca; le cose si muovevano capovolte davanti ai miei occhi, in una fitta nebbia».
Cosa si prova nel superare la barriera, fino ad oggi inaccessibile, dei 40 metri di profondità? Falco e Novelli raccontano che il corpo sopporta una pressione così massiccia che si ha la sensazione di rimanere schiacciati. Il ventre si comprime, le costole sembrano strette in una morsa. Improvvisamente un torpore strano assale il cervello. L'acqua, forse per effetto del fondo melmoso, è sporca e da grigia e opaca nell'estremo tratto cambia colore e non si vede che attraverso un velo rossastro. La difficoltà maggiore è nel saper graduare, in quelle condizioni, l'emissione dell'aria in maniera infallibile, nel calcolare anche il più impercettibile movimento.
I due campioni hanno adottato la tecnica della discesa ultraveloce. «Bisogna gettarsi senza esitazione e andare fino al massimo delle possibilità - dicono - fino a quando incomincia la vertigine, capire dove è questo invisibile traguardo poiché dopo è troppo tardi».
Gli esperti sono convinti che il primato resisterà a lungo. Gli unici a ritenere che i 41 metri non rappresentino un limite forse insuperabile sono Falco e Novelli, ed essi, forse l'estate prossima, daranno ancora nel mare di Rapallo un assalto al mondo degli abissi.

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