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    Pezzi di storia

L'oro dal mare

libera traduzione dal libro "Marconi my beloved" (Marconi mio amato - 2001) di Maria Cristina Marconi (marchesa Maria Cristina Bezzi Scali, seconda moglie di Guglielmo Marconi)

Estrazione dell'oro dal mare – Santa Margherita Ligure – A bordo dell'"Elettra" nel 1936

Ora voglio scrivere di una nuova invenzione di mio marito di cui nessuno ha mai sentito parlare.

cabina cabina di Marconi

Negli anni successivi all'illuminazione dell'Esposizione Universale di Sydney in Australia da Genova, nel marzo 1930, abbiamo trascorso lunghi periodi in Liguria nel Golfo del Tigullio a bordo dell'Elettra. Per la sua posizione geografica, l'area tra Santa Margherita Ligure e Sestri Levante era particolarmente adatta agli esperimenti di Guglielmo.
Ha dedicato l'ultimo anno della sua vita alla ricerca sulla navigazione cieca e all'estrazione dell'oro dall'acqua di mare.
Instancabile come sempre nel suo lavoro creativo, Guglielmo andava in una piccola cabina nella poppa dell'Elettra dove svolgeva esperimenti molto speciali e importanti per raggiungere questo nuovo traguardo. Mi disse che il mare nella zona attorno al Golfo di Santa Margherita Ligure era particolarmente ricco di metalli preziosi. Mi ripeteva: "Non hai idea di quanto oro ci sia nell'acqua di mare. Se riuscissi a trovare il modo di estrarlo potrei ottenere dal mare più di quanto non sia prodotto dalle miniere del Sudafrica".
Vorrei sottolineare che mio marito era guidato dal patriottismo, non dall'interesse personale; pensava che una tale scoperta sarebbe stata di fondamentale importanza per alleviare i problemi finanziari della sua amata Italia. Scienziato com'era, conosceva bene il territorio italiano e sapeva che sfortunatamente era quasi del tutto privo di metalli preziosi, a differenza di altre nazioni che erano più ricche solo perché possedevano queste risorse.
La piccola Elettra [la figlia di Marconi, nata nel 1930, che aveva lo stesso nome del panfilo] ed io eravamo le uniche a sapere di questi esperimenti e ad essere ammesse in questa cabina speciale. Lì dentro c'era un odore acre di acidi. Dappertutto erano sparsi strumenti complicati: oscillatori e sottili fili di rame che andavamo a comprare insieme a Santa Margherita oltre ad altri strumenti misteriosi. In questa piccola cabina regnava gran disordine, nemmeno la polvere veniva disturbata; Guglielmo ci aveva avvertito di non toccare nulla: "Nel mio disordine c'è ordine", aveva detto, e si guardava allegramente intorno con aria trionfante e allusiva.

carrozzella Marconi in carrozzella in Piazza Vittorio Emanuele II
(odierna Piazza Martiri della Libertà)
(foto della raccolta Renato Dirodi)

Elettra aveva paura di disturbarlo e lo osservava in silenzio, con i suoi grandi e intelligenti occhi azzurri. Era fiera di lui. Sebbene fosse solo una bambina, capì l'importanza dei suoi esperimenti e ricerche; si rese conto che suo padre stava realizzando nuovi lavori.
Così, ancora una volta, abbiamo potuto ammirare lo splendido risultato di una nuova invenzione di Marconi: l'estrazione dell'oro dall'acqua di mare. Siamo rimaste stupite; ricordo che esclamai: "Ma come fai?". Rispose, molto calmo e sicuro: "Con le mie onde, con le onde elettriche". Aveva perfettamente ragione a chiamarle "le mie onde" poiché era lui a fare meraviglie con le onde elettriche.
Elettra e io osservammo Guglielmo mentre eseguiva l'esperimento usando un pezzo di carbone.
Racchiuse questo minerale in quello che sembrava un piccolo sacco di filo sottilissimo che poi lasciò per alcune ore immerso nell'acqua di mare. Sporse il piccolo sacco dall'oblò, sospeso a un filo collegato a misteriosi strumenti elettrici.
Mio marito mi spiegò che trasmettendo energia questo apparecchio avrebbe provocato una reazione chimica nell'acqua di mare, così che le particelle infinitesimali d'oro sospese nell'acqua si sarebbero coagulate, unite, poi, a poco a poco, si sarebbero materializzate in granelli di quel prezioso e affascinante metallo.
Dopo qualche ora Guglielmo ritirò il sacco: Elettra e io restammo stupite nel vedere alcuni frammenti d'oro che risaltavano sul grigio scuro del carbone.
Alla fine dell'esperimento Guglielmo, austero ma gentile come sempre, con l'aria di qualcuno che svela un grande segreto, mostrò alla sua bambina le particelle d'oro che brillavano così luminosamente, mentre Elettra emetteva piccole grida di meraviglia ed eccitazione, battendo le manine; lui le sorrise divertito.

Guglielmo non perse tempo. Un giorno, nell'estate del 1936, mi chiamò e mi chiese di andare con Elettra nella sua cabina segreta a poppa. Eravamo ancorati nel porticciolo di Santa Margherita Ligure. Mio marito chiuse la porta con cura e ci mostrò tre piccoli barattoli di vetro, ognuno con un coperchio. Con aria soddisfatta, sicura di sé, e la freddezza che ha sempre assunto in momenti molto importanti, mi disse: "Guarda, Cristina: ognuno di questi tre barattoli contiene un campione d'oro in tre diversi colori: rosso, giallo e verde". Era vero! Attraverso il vetro potevo vedere le piccole particelle brillanti e ogni vaso conteneva oro di un colore diverso dagli altri due. Rimasi senza parole per un momento, poi abbracciai il mio caro Guglielmo con emozione. Lancia Dilambda
Sentii la responsabilità di questo nostro segreto. Elettra ricorda ancora chiaramente tutti questi dettagli.
Quando sbarcammo dall'Elettra in autunno, cercai di persuadere mio marito a mettere tutto il suo apparato per l'oro in un baule militare. Lo avrei aiutato io stessa, assicurandomi che fosse sigillato con la massima segretezza e lo avremmo portato a Roma con noi nella nostra auto: una grande Lancia Dilambda di Pinin Farina.
Il meraviglioso apparato di Guglielmo Marconi sarebbe stato al sicuro e nascosto da occhi indiscreti nel suo studio, chiuso a chiave nella casa dei miei genitori. Lui, tuttavia, con una decisione ferma e decisa, rifiutò. Oltre ai soliti rischi di spionaggio industriale, aveva anche paura di un incidente stradale; non voleva rivelare i segreti di questa sua nuova invenzione.
Con mia grande delusione, prima di sbarcare dall'Elettra che era stata ormeggiata per l'inverno a Genova, dovetti aiutare Guglielmo a smantellare completamente tutto il suo apparato riguardante l'estrazione dell'oro dall'acqua di mare; scomparvero anche i tre barattoli di vetro contenenti le tre varietà di oro dai colori diversi.
Guglielmo aveva deciso di rimandare questa ricerca, che ormai mostrava risultati positivi, all'anno successivo, alla prossima stagione a bordo dell'Elettra. Per consolarmi sorrise e mi sussurrò: "Non preoccuparti Cristina, tesoro, non ho distrutto nulla, è tutto qui ormai", indicando la sua fronte!
Fu una delle ultime, straordinarie scoperte di Guglielmo Marconi; sfortunatamente non riuscì a comunicarlo al mondo scientifico con una conferenza, come avrebbe desiderato, perché, con mio grande dispiacere, morì inaspettatamente per un infarto [era il 20 luglio 1937].

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