Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Bartolomeo Maggiocco (1528-1605)
di Arturo Ferretto

Il Mare – 9 gennaio 1926

E' nota nei fasti rapallesi l'aggressione fatta da Dragut corsaro alla terra nostra, giunto innanzi l'alba del 4 luglio del 1549 con una ventina di fuste, sbarcando una quantità di fanti che diedero il sacco fino alle sette di notte. L'artiglio turco si conficcò nelle carni dei nostri vecchi, e spose e madri vestirono a battaglia gramaglie per i loro cari, fatti schiavi. [vedi la Gazzetta "Il saccheggio di Rapallo del 4 luglio 1549"] Giacomo Bonfadio, che scrisse in latino gli Annali di Genova dal 1528 al 1550, colorisce con pennello magistrale quelle tragiche ore di singulto e di pianto, ed afferma di non voler passare con silenzio «il fatto egregio di un grazioso giovane. Costui era stato fieramente innamorato per molti mesi continui di una bellissima giovane; e per la modestia e onestà di quella, non sapendo né che sperare né che partito pigliare, da acerbissima passione, siccome avviene nell'amore trafitto, si consumava; non passava giorno né notte che essa non udisse le meste querele di quello. Il quale, dal furore di così ria tempesta risvegliato, salta subito di casa, lasciati il padre e la madre, e prestamente cammina alla casa dell'amata giovane, e quella, tutta per timore spaventata, piglia dal letto; attendendo nel presente pericolo gli altri di casa a salvar sé medesimi, e fuggendo dalle mani dei barbari, salva la conduce nei monti vicini. Così la bellissima giovane fuggì, mercé di amore, il furor che addosso a' miseri Rapallini spinse la malvagia fortuna».
Bartolomeo Paschetti, medico e filosofo veronese, traducendo a Genova in lingua italiana, nel 1617, gli Annali del Bonfadio, pone una postilla marginale, all'avvenimento che ci riguarda, accompagnandola con queste laconiche parole: «Questi fu Bartolomeo Maggiocco onoratissimo borghese di Rapallo».
Chi fu la bellissima giovane strappata all'unghia grifagna dell'orde dragutiane? Chi fu il grazioso giovane, l'onoratissimo borghese che per il suo sogno, eternamente rosato, si rese celebre per quel fatto egregio? Quali secoli aveano tramandato la sua famiglia?

La famiglia Maggiocco ebbe per prima culla S. Michele di Pagana, e quelle case allineate lungo i tre seni lunati di Preli, Trelo e Pomà cullantisi alla spiaggia del mare nostro, pieni di alghe, di pietruzze minute e di arena, videro ben presto i Maggiocco, che, nati in riva al mare, avean steso le braccia muscolose al mare.
La lor vita peschereccia li rese abbronzati lupi, diventarono commercianti nelle colonie orientali, affezionati del loro nido egologico, delle casette screpolate dalla salsedine marina. Nel luglio del 1155 Oberto Maggiocco di Rapallo è in Genova presente all'atto di vendita d'una casa, posta nel borgo di Rapallo, presso la chiesa di S. Stefano. Suo figlio Micheletto nel 1239 compra una casa situata alla spiaggia di Zoagli.
Ne trovo parecchi, nel secolo XIV, notari e sacerdoti, ma in documenti sparsi senza speranza di poterli allacciare, ed altri numerosi nel sec. XV. Emerge in tal epoca Stefano Maggiocco che nel 1470 è consigliere di Rapallo, e nel 1482 tra i principali borghesi figura Nicolò Maggiocco, che i Protettori del Banco di San Giorgio chiamavano a Genova, insieme ai più ricchi, multandoli collettivamente di 2000 ducati per la proibizione, che aveano fatta, nel comperare e riscuotere la gabella.
La famiglia Maggiocco per tutto il secolo XV trovasi divisa in più rami, ed è ben difficile, data pure l'omonimia, discernere quali fossero esattamente gli antenati diretti del nostro giovane eroe.
Li rintracciò però nel 1491, trovando che il 22 agosto dello stesso anno Gervasio, Battista e Bartolomeo, figli del fu Gregorio Maggiocco e della vivente Violante (come in atti del notaio Battista Chichizola all'Arch. di Chiavari), si dividevano i beni paterni al Barago, confinanti colle terre dei Giudice, ed altri beni a S. Michele di Pagana.
Nel 1496 al 16 giugno il Governatore Ducale in Genova ed il Consiglio degli Anziani, esaminata la supplica di Andrea e Bartolomeo del fu Nicolò Canessa, trasmessa dal Podestà di Rapallo, dichiarano esser valida la procura fatta da Benedetta in testa del marito Gerolamo Fusceto per vendere una casa nel borgo dì Rapallo, presso la casa di Bartolomeo Maggiocco del fu Gregorio.
Questi è il nonno del nostro eroe.
I Maggiocco erano, in quei tempi, grandi negozianti di tele di lino, di tovaglie e tovaglioli, avendo resa coi commerci la famiglia cospicua.
Il Battista Maggiocco il 6 maggio del 1523 fece testamento in atti del notaio Torrigino Canessa e lasciò erede il suo nipote Ambrogio - padre del nostro eroe - figlio di Bartolomeo, per una metà, il fratello Gervasio per due terze parti dell'altra metà e per l'altra terza parte la «Consorzia del Corpus Domini» nella chiesa di Rapallo coll'obbligo di porre in sua testa nel Banco di S. Giorgio lire trecento, i cui frutti dovevano spendersi dai massari in unione a due suoi prossimi parenti, per comprare i brandoni o ceri per accompagnare ogni giorno il Santissimo e specialmente nella festa del Corpus Domini.
Da altre note emerge che lire tredici annue di frutto si continuarono a pagare per ottanta anni consecutivi al nobile scopo predetto, e poi nel 1662 l'Arciprete venne ad una transazione cogli eredi.
Il Bartolomeo Maggiocco – nonno dell'avventurato giovinetto, sposò nel 1512 Geronima, figlia di Giacomo Borzese di Domenico, e dalla loro unione nacque Ambrogio, padre del nostro eroe, e Catarinetta, moglie di Vincenzo Canessa.
L'Ambrogio nel 1546 era sottopriore della casaccia di S. Antonio in Rapallo. Sua moglie Chiara, figlia del fu Guglielmo Murchio, e già vedova, il 3 maggio del 1559 faceva testamento, dichiarando di ricevere dai figli Agostino, Nicolò, Bartolomeo, Giacomo e Gregorio, a nome pure di Giacomo e di Sebastiano suoi nipoti e figli del fu Gerolamo, altro fratello, una somma lasciatale in testamento dal loro padre, suo marito.
Quando nacque Bartolomeo Maggiocco, e quanti anni aveva nel 1549, al tempo del saccheggio di Rapallo?
In una attestazione fatta l'8 agosto del 1593, nella quale egli dichiara di aver conosciuto il fu Giovanni Costa e il figlio Attilio, delle ville di Moconesi, afferma di avere 65 anni, in una seconda attestazione, fatta il nove marzo del 1598, per l'esame circa la parentela dei futuri coniugi Nicolò Morello e Lavinia Borzese, genitori di Brigida Morello, afferma di avere 70 anni, onde in mancanza di Registri Parrocchiali di nascite, i due esami chiariscono che Bartolomeo Maggiocco era nato nel 1528, e per conseguenza aveva 21 anno quando salvò la sua fidanzata.
La fidanzata, per nome Giulia Giudice, stava vicina di casa in Via delle Saline, nella parte a sinistra e poco distante dalla vecchia porta, ed era, come dall'attestato suo mortuario, figlia di Paoletto Giudice del fu Antonio, pelliccio fratello di quel Biagio, che tenne le redini dell'Arcipretura di Rapallo (1502-1520).
I coniugi Maggiocco-Giudice furono rallegrati da una prole numerosissima e nel periodo che corre dal 18 ottobre 1563 al 30 agosto 1573 il primo Registro dei Battezzati della parrocchia ne enumera otto, cioè Raffaele, Maria, Barbara, Simonetta, Giacomo, Franchino, Lilla, Agostino. Son ricordati nel suo testamento Battista e Giuseppe, i quali, con altri, doveano essere nati prima del 1563, non essendo notati prima di tal epoca i battezzati, ma il Maggiocco insieme a Gio. Antonio Canevaro ed a Galeazzo Arata, l'8 agosto del 1582 porgeva lagnanze al Senato perché essendo stati tutti e tre dichiarati esenti dal pagar le avarie per avere ciascuno dodici figli, fossero continuamente disturbati dai Consiglieri di Rapallo.
Siamo pure riconoscenti a queste donne profilatiche e ai loro rispettivi mariti, che in tre regalarono alla patria trentasei bambini!

Luigina, sorella del nostro eroe, circondata da fasto e da ricchezze ereditate dal marito Gerolamo Calvi, dottore in ambe le leggi e giudice, accrebbe il benessere del suo casato, e fu benemerita della religione e della patria. Il 19 maggio del 1576 la nobildonna per sé, per i fratelli Bartolomeo e Nicolò, per il nipote Sebastiano del fu Gerolamo e per i figli del fu Giacomo, tutti Maggiocco, istituiti eredi suoi universali, otteneva dai P. P. Eremitani del nostro diruto S. Agostino il giuspatronato dell'altar maggiore, regalando ai frati cento scudi, a patto che comprassero sei luoghi o azioni da cento lire l'una da porre nel Banco di S. Giorgio, i cui proventi dovessero servire per mantenere continuamente accese le lampade a detto altare, nel quale avea già fabbricato le sedie del coro ed un'altra sedia a lato di esso.
I Maggiocco ebbero ivi la tomba, e il 23 gennaio del 1582 vi fu sepolta Giulia Giudice la moglie adorata del Bartolomeo, la protagonista degli avvenimenti del 4 luglio 1549.
Trovo il nostro negoziar grano nel 1563, consegnar vacche in socida (attualmente soëzia) o società colla divisione del lucro, e dare in locazione il suo orto della Casella, sopra i Muretti, e vendere panni, e dichiararsi erede del fratello Agostino nel 1577.
Bartolomeo Maggiocco, in atti del notaio Domenico Canessa, fece testamento il 10 dicembre del 1605. Ordinò di essere sepolto nella sua tomba in S. Agostino di Rapallo, presso la moglie, che l'avea preceduto. Lasciò al figlio Giuseppe la casa delle Saline colle botteghe, confinante davantie da un lato col carroggio, dietro e da un lato il lido del mare, ed inoltre la casa con forno nella cappella di San Michele, nel lungo detto Cappelletta, Casà, lo Riondo, la Crovera, l'Orinetta. Lasciò a Giacomo, altro figlio, terra con due casette nella cappella di San Michele nel luogo detto Porà, altre nella cappella seconda di Cerisola, nel luogo detto Coà; a Franchino, altro figlio, la sua casa grande colle botteghe, con orto, un prato grande nella seconda cappella di Cerisola, nel luogo detto lo prato grande; a Francesco e Battista, suoi nipoti, figli del fu Battista, altro figlio, i possessi del Castellaro, nella cappelletta di S, Michele.
Ordinava in ultimo che si vendesse una terra situata a Cerisola nel luogo detto S. Steva, e si ponesse il capitale nel Banco di S. Giorgio perché i redditi servissero per beneficio della parrocchia.
Egli morì il 13 dicembre del 1605, e secondo il suo desiderio fu sepolto in S. Agostino. Avea 77 anni.
La figliuola sua Marietta sposò Marco Antonio Sartorio ed ebbe un figlio per nome Oberto, che apre la serie dei notari di detto casato resosi illustre sotto ogni rapporto, ormai estinto, essendo stata l'ultima dei Sartorio, per nome Maria, la madre del compianto comm. senatore Paolo Zunino.
Potrei ancora continuare l'orditura delle nobili gesta dei successori del nostro Bartolomeo, i quali ottennero il giuspatronato (per l'estinzione della famiglia Giudice) delle due cappellanie che l'arciprete Biagio Giudice avea costituito all'altare della Annunciata in parrocchia, ove avevano altra tomba, e nel 1688 ottennero la facoltà di porre lo stemma gentilizio nel coro di S. Agostino.
Una serie di notari, un'altra di sacerdoti, canonici della colleggiata di Rapallo, medici, farmacisti, una teoria di facoltosi commercianti, che ottengono le cariche di priore, sottopriore, consigliere, pacificatore, maestrale, censore, visitatore dei carcerati, sciamò dall'alveare dei Maggiocco nei secoli XVII e XVIII.
Nel 1702 il notaio Gio. Battista Maggiocco è cancelliere della curia di Sartene in Corsica; nel 1779 venne sepolto nella tomba Maggiocco, posta in parrocchia all'altare dell'Annunciata, Stefano Maggiocco, d'anni 83, già segretario del Vescovo di Ajaccio in Corsica.
Antonio Maggiocco, discendente diretto dell'eroe (era figlio di Battista del fu Battista del fu Bartolomeo) resse dal 1660 l'Arcipretura di Ruta, dalla quale nel 1666 fu trasferito a quella di Rapallo, ove stette sino al maggio del 1678.
Paolo Gerolamo Maggiocco resse la chiesa di S. Maurizio di Monti dal 1746 al 1750.
La famiglia, tanto numerosa si estinse, e il 26 luglio del 1864 l'arciprete Stefano Zerega fa referto che essa «di condizione civile da forse cento anni si trasferì ad abitare in Genova».
L'ultimo ricordato è un Gio. Mattista Maggiocco del fu notaio Stefano, il quale il 6 agosto del 1800 insieme con Saverio Scoferi, figlio della fu Paola del fu Francesco Maggiocco, si divideva i beni di Rapallo.
L'oblio col suo funebre lenzuolo avea coperto le gesta di questa famiglia rapallese puro sangue, che io ho evocato perché brillassero alla luce del sole.

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