Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Vanno al Grand Hôtel per fare economia
di Furio Fasolo

La Stampa – 7 luglio 1954

Esiste una ricetta segreta per godere un ambiente di lusso con minima spesa – Ma spesso è contagioso l'esempio dei nababbi che profondono quattrini a piene mani

«No, non tutta la gente che frequenta le spiagge la pensa alla medesima maniera. Ci sono quelli che - mi si perdoni lo sgradevole materialismo dell'espressione cartolina - guardano solo le gambe delle belle ragazze. Altri invece pensano soltanto alle gambette delle cifre che figurano sui conti: le rotondità dei nove e dei sei, la scattante angolosità dei sette, le molli sinuosità dei due e dei tre; per non parlare dell'eloquenza di quelle linee rette che suddividono il conto principale dai "supplementi"; la somma, dalle percentuali».
Così mi diceva un professore di fisica, eccellente sportivo; uomo che in città cerca i misteriosi equilibri della composizione della materia e al mare tenta di conseguire quegli altri equilibri, non meno misteriosi, che garantiscono contro le cadute, quando si pratica lo sci acquatico Soggiunse: «Per esempio, qui a Rapallo e in altre celebrate località del Tigullio, ho veduto stelle e dive uscire dal grande albergo ove risiedevano, salutate dal primo maitre, dal primo portiere, dal primo segretario e dal primo cameriere; ossequiate nell'atrio da signori magari intenti a prenotare una telefonata intercontinentale; scrutate da giovani signore; accompagnate fino alla loro auto dal volturier. Altri faceva supposizioni sul loro grado di forma artistica o sull'origine delle toilettes; gli ammiratori delle cifre sui conti, in quelle circostanze manifestavano invece l'indiscreto proposito: «Perché non fare i conti in tasca alla diva?».
Il ricco e lo scaltro
Oh, fascino tentatore di simili calcoli. Ma i loro risultati porterebbero forse a conclusioni di carattere generale? Per esempio, quando si fossero fatti i conti in tasca a Elena Giusti1 in occasione di un suo soggiorno balneare, si avrebbe un'idea di quanto spendono tutti coloro che trascorrono le vacanze in un albergo di lusso? Per nulla.
Una rivelazione sconcertante mi fu fatta dal direttore di una grande agenzia turistica: «Nei locali più chic si possono trovare a gomito a gomito il nababbo che profonde quattrini senza badare, e lo scaltro signore che si propone di fare economia». Si spiegò citando fatti e cifre. Ecco, ad esempio, un uomo di affari di Londra. Ha bisogno di riposo, ma desidera anche incontrare alcuni colleghi di Chicago e di New York che verranno in vacanza in Italia. Inoltre ritiene che una sua istantanea, in cui egli appaia sulla passeggiata di Rapallo fra Ava Gardner2 e un famoso antiquario di Filadelfia, possa dargli credito in certi ambienti parigini che gli stanno a cuore. Perciò viene qui, sul Tigullio, e scende al Grand Hôtel. Capita in periodo di alta stagione e gli viene assegnata una camera con bagno: una delle più belle. Spenderà circa tremila e cinquecento lire al giorno [poco più di 50 euro odierni!]. Se, anziché solo, giunge con la moglie, il fior fior dell'ospitalità gli costerà circa seimila lire. (Sono i prezzi massimi della categoria, perché altre camere, meno ricche di fregi, si possono anche pagare meno).
Ma, sostenuta questa spesa, il soggiorno gli sarà quasi gratuito, se egli appartiene alla categoria di coloro che vogliono fare economia. Uomo della City abituato ad accontentarsi di un leggerissimo lunch a mezzogiorno, metterà in pace lo stomaco, verso il tocco, sostando in uno dei molti accoglienti caffè di Rapallo, ove i «cappuccini» sono schietti e le brioches sono fragranti. L'austerity meridiana gli prepara lo stomaco per gli spaghetti e il fritto di pesce, annaffiati da rosso vino italiano, che, alla sera, andrà a gustare in uno dei molti ristorantini, ove non esiste dispendio di personale, perché il padrone accoglie i clienti, cura la cantina e tiene la contabilità, la moglie bada ai fornelli e la rosea figliola serve in tavola e sa dire «Thank you» (ragione per cui alla porta figura la scritta «English spoken»).
Migliaia e milioni
I tecnici di psicologia alberghiera sostengono che i clienti dei grandi hôtels, appartenenti al tipo descritto or ora, non sciupano quattrini in mance, taxi, bibite estrose, extra, e se debbono spedire una cartolina illustrata, rifuggono da quelle patinate o a colori. Debbono, sì, pagare la camera secondo le tariffe che si sono citate; ma quale somma di vantaggi, raffinatezze e comodità ottengono per quelle cifre! Una schiera di una trentina fra falegnami, decoratori, elettricisti, idraulici sono tutto l'anno al lavoro, perché non una macchia, non un difetto, non un neo tecnico turbino la perfezione di ogni cosa: pavimenti, pareti, letti, biancheria, lavabi, lampadari, bagni. Gli ospiti trovano un campanello per ogni desiderio, e la fulminea prontezza con cui le cameriere giungono a ogni richiamo fa pensare che abbiano le ali alle scapole, come Cupido, sebbene la serietà del loro cipiglio renda inammissibile il paragone.
E poi, l'ambiente. Si vive a tu per fu con gente che prende gli aerei intercontinentali con la stessa disinvoltura con cui prendono l'autobus i comuni mortali (i quali ultimi forse vivono più a lungo); si conosce nell'atrio gente che a Natale riceve gli auguri autografi di Churchill e di Greta Garbo; in ascensore, si possono cogliere brani di dialogo come il seguente:
- Ieri al Casinò ho perduto dieci.
- Diecimila?
- No, dieci milioni.
Sì, è vero, due sole categorie di persone parlano così: i grandi giocatori e i grandi bugiardi. Tuttavia, bisogna riconoscere che l'ambiente e l'esempio sono tali da incoraggiare un attivo flusso di denaro. Il che ci porta a questa straordinaria scoperta: ciò che costa caro non è il grand hôtel in sé e per sé, ma lo spirito di imitazione che là si trasfonde nei suoi frequentatori. Chi giunge, è come stregato dall'euforia dell'atmosfera: trova divertente farsi onore al cospetto delle figlie dei miliardari offrendo loro cocktail o whisky, a sei o settecento lire ciascuno; largheggiano in taxi, pur di non impazientire la sua dama nell'attesa che l'auto sia liberata dall'imbottigliamento di un infelice parcheggio; dice sempre di sì, quando un clan di buongustai propone di fare uno spuntino in uno dei molti pittoreschi locali, ove la zuppa di pesce e l'aragosta sono quasi gratuiti, ma cognac e champagne, antipasti e desserts si pagano secondo quelle tariffe che danno uno stile ai gentiluomini; e infine, alla sera, esclamano con fanciullesca semplicità: «Ma sì, andiamo a passare mezz'ora nella balera». La mezz'ora durerà fino alle quattro del mattino, e la balera sarà uno di quei night clubs, ove soltanto i provinciali, gli squattrinati e i furbi osano ordinare un'aranciata e basta.
Chi può tirare le somme di una giornata di villeggiatura, quando a base della propria vita si assume questo metro, anzi, questo… chilometro? Qualsiasi computista si romperebbe le corna, anche perché esempio tira esempio: signore e signori, nel gareggiare sul terreno della magnificenza, le studiano tutte: sostituiscono ai biglietti postali le telefonate urgentissime; alle persone lontane spediscono non cartoline illustrate, ma orchidee, valendosi dell'organizzazione internazionale fra fiorai, per cui da Rapallo o da Portofino o da qualunque centro potete «telegrafare» una corbeille, nella certezza che in poche ore giungerà a destinazione, in ogni parte del globo.
Uguaglianza nella tinta
Tutto ha uno stile suo, impeccabile e superiore, in questi ambienti, persino le cose proibite. Ricordate la battuta che si attribuisce al famoso Tarzan della Costa Azzurra? Quando il commissario gli disse: «Tu sei un ladro di albergo» egli ribatté con un sorriso di superiorità: «Pardon, rat de grand hôtel». (Sebbene questa categoria di… professionisti sia stata ormai quasi annientata dall'Interpol, e dalla rapidità delle comunicazioni contemporanee).
Voi obbietterete: «Ma chiunque può profondere quattrini in lussi accessori: sia chi vive in un albergo di lusso, sia chi soggiorna alla "Pensione del Risparmio - acqua corrente in tutte le brocche"». Verissimo. Ma un ponte fra i ceti più disparati è costituito non tanto dai divertimenti costosi, quanto dalle cose gratuite: in prima linea, il mare. Stese sugli scogli, miliardarie e nullatenenti ricevono la medesima tintarella - prodotto unico e standardizzato, distribuito con assoluta imparzialità a tutti gli… utenti della spiaggia.


1 attrice, cantante e soubrette (1917-2009)
2 famosa attrice statunitense (1922-1990)

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