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    Pezzi di storia

Portofino, o il mare a domicilio
di Marco Ramperti

La Stampa – 7 agosto 1927

Esiste una ricetta segreta per godere un ambiente di lusso con minima spesa – Ma spesso è contagioso l'esempio dei nababbi che profondono quattrini a piene mani

In una prosa di uno scrittore che non amo ho letto questo bell'epigramma: Dimmi a che villeggiatura vai, e ti dirò chi sei. Non è vero niente.
Zerbini1 aveva scelto, per villeggiare, lo stesso luogo preferito da un ispettore di pubblica sicurezza, e non è assolutamente provato piazzetta che i gendarmi siano della stessa specie dei ladri.
Sarebbe allo stesso modo, assai difficile riconoscere d'una eguale natura o d'un gusto identico gli attuali residenti a Portofino. Salvator Gotta2 appartiene, anche in letteratura, a una varietà ben distinta da quella di Raffaele Calzini3: eppure abitano qui a tre minuti d'auto l'uno dall'altro - ormai, tra letterati italiani, le distanze si misurano in automobile - e sono entrambi innamorati, felici e fedeli di questo ch'è il lido più segreto della Riviera: vera violetta mammola delle nostre coste marine, che a furia di nascondersi s'è fatta scoprire da tutti.
Così Pastonchi4 e Sem Benelli5, poeti non certo ejusdem farinæ6, l'adorano tutti e due. Recondito e selvoso, con le sue cento piccole rade che ognuna sembra destinata a un romitaggio, si direbbe paese destinato a nevrotici, a lunatici, a misantropi. Invece quanti ho nominati - salvo forse il solitario di Zoagli - e quant'altri vi passano e vi stanno, sono di ottimo umore: anzi il più bell'elogio di Portofino mi fu fatto dal pittore Sacchetti7, che ho ritrovato di recente tra le più allegre brigate fiorentine, con l'antica barba da eremita trasformata in barbetta, da egipane8.
L'unico, viceversa, che rinunciò a starvi, fu proprio colui che tra gli scrittori italiani ha più fama di selvatico: Marco Praga9. All'accigliato autore della Porta chiusa, queste coste ad andirivieni, questo mare a sorprese, queste rupi, queste selve, quest'ombra, questo mistero non garbano. Praga è uno che vuol veder chiaro: nelle commedie, e nei paesaggi.
Di quanti ho incontrati quassù, molti hanno già raggiunto gli asili originari. Benelli è a Zoagli; Giordano10 a Santa Margherita; Linati11 non so dove, sottobraccio a non so quale dei suoi letterati britannici; Minerbi12 a Rapallo, dove attende a modellare, uno per uno, con infinito scrupolo zoologico, gli uccellini del suo San Francesco.
Rimasti, invece, sono gli Americani: tutti segregati, e tutti astemi. Dimenticavo di dirvi che il regime astemio è l'unico punto d'identità fra quanti villeggianti sono in Portofino. Dimmi dove vai, e ti dirò che cosa bevi: questo sì ch'è vero.
A Portofino trionfano le acque limonate e minerali. Alle cinque, le fragole con la crema fanno le veci del vermouth. Ero stato invitato a ripetere qui la mia celebre conferenza sui benefici dell'acqua e limone. Ho dovuto rinunciarvi non conoscendo l'inglese, che, naturalmente, è l'unica lingua del luogo.
Come il senso delle distanze è relativo, fra gli uomini! Portofino è troppo distante pei Milanesi e pei Torinesi, che giudicano non abbastanza dirette le strade per raggiungerlo, ed è vicinissimo pegli Americani, per gente di là dagli Oceani, che ci viene magari in bastimento, e ci torna due o tre volte l'anno, come se il Golfo Tigullio appartenesse allo Stato di Nuova York, o, al massimo della Florida. Altro mistero della relatività.
Ci sono però stati anche degli occhi americani restii alle bellezze di queste rive: quelli, d'un sì tenero azzurro, della stella cinematografica Mae Murray13. Come, diretta alla Costa Azzurra, ella era passata di qui in prima velocità, qualcuno aveva attribuito la lentezza del transito al legittimo proposito di gustare, una per una, le malie del paesaggio. Invece no. Ella stessa, la bellissima dagli occhi di genziana, ha detto che se va così piano, quest'anno, in automobile, è per una sorta di presagio: ella ha compiuto i trentatré anni, ed «anche» Nostro Signore è morto a quest'età. Nella quale confidenza, a guardar bene, c'è un tantino di ambizione, per l'accostamento a qualcuno che stava sopra tutti i divi di Hollywood, benché non fosse retribuito altrettanto; ma anche un prodigioso atto d'umiltà, per la confessione di un'età che supera di ben quattro anni il limite massimo delle bellezze mondiali: le quali, com'è noto, non ne contano mai più di ventinove.
Vero che se i dimoranti non hanno un carattere unico, non ne ha neppure la dimora. Questa Portofino rievocata in una delle più famose Nuits del Morand14 è così diversamente bella ad ogni stagione, e diciamo pure ad ogni ora! Per fortuna. Perché gli orizzonti tengono l'anima nostra - diciamolo piano - come le donne: per la loro variabilità; per non essere mai uguali all'ora precedente.
Ora confrontate i paesaggi caldi d'inviti peccaminosi della Nuit de Portofino-Kulm, alle visioni attente e serene dei quadri di Rubaldo Merello15, l'infelice celebratore della propria terra, e comprenderete come le stesse rive, in diversi momenti della giornata, abbiano potuto lasciare indifferenti gli occhioni angelici di Mae Murray, e intenerire invece quelli tigrini d'un Clemenceau16.
La sera, Baia dell'Ulivetta col suo torrione deserto fa ben capire come abbia potuto, per tanti anni, richiamare dal nord tanti pittori e poeti romantici; mentre le stesse opposizioni di colori e di luci vi appariranno, al mattino, d'una netta gioiosa, meridionale paganità. Così il Castello di Paraggi, quand'è ora di sole ed ha le sue corone di bagnanti intorno, frivoli e vocianti, perde ogni sua terribilità, ci appare di torrone o di cartone, non fa più paura a nessuno: e le spie dei cannoni mettono nei muri tanti occhiolini maliziosi; e dalle verande in piena luce, tra le bertesche parate di rampicanti, si aspetta di veder sorgere un fante di fiori, quello che ha una rosa sull'alabarda. I sensi sono spesso sconcertati così.
Il verde sembra cupo: ma in realtà non è tale che per la sua densità, abbondandovi invece i fiori e gli ulivi. Sotto le roccie e i boschi, le case - queste negre case costiere di una sciancata rozzezza - si direbbero lasciate così da un terremoto recente; e si guarda dentro, pei vani foschi degli usci, e di vedono delle cose tutte bianche e leggere: delle colombe, delle zanzariere, delle fanciulle allo specchio.
Pittori del settentrione, come dicevo, n'eran venuti parecchi al Tigullio, prima della guerra. La favolosa varietà del paesaggio offriva agli epigoni del Bocklin17, in cerca d'isole di morti e di golfi incantati, anche il cipresso mortuario, il picco da leggenda, lo specchio d'acqua appartato e profondo. Hauptmann18, romanticissimo allora, aveva uno studio sul mare, improvvisato tra palafitte: vero trampolino dell'ispirazione in corsa verso l'onde e le stelle. Scriveva di notte Tutti i poeti e pittori tedeschi non lavoravano che la notte.
Poi fu la guerra; e venne invece, nottetempo anch'esso, qualche sommergibile.
Tedeschi ce n'è meno adesso. Quei pochi fanno a sé. Era qui, ed ora è a San Fruttuoso, un grande mutilato, ex-ufficiale degli usseri, di cui nessuno è mai riuscito a sentire una parola. Muto, segregato, ostile, egli non ha ancora perdonato a noi quelle sue ferite, che pure il nostro sole gli conforta. Ha l'aria di prenderselo per forza questo sole italiano, in rivincita: e non saluta; e non parla: e quando guarda il mare è all'estremo limite, dove non si vede più né un uomo né una vela. Quando però si avvia sulle gruccie, è costretto a fare, stampellando, degli inchini involontari: e ciò gli mette sul volto, insieme al dolore della dislocazione, una rabbia che gli fa stringere i denti e i pugni. Mentre le gruccie passano, tutti restano in silenzio. Quando si sono allontanate, si sente sempre dire un - Poveretto! - da qualcuno.

Il mare è così calmo, in questi giorni, che le signore se ne lamentano. Esse vorrebbero qualche imprevisto, anche tempestoso o rovinoso. Un mare tranquillo, sempre tranquillo, è un mare marito. Per essere un mare innamorato deve avere delle collere, o almeno delle querelles19: e perciò, ad ogni principio di mareggiata, si vedono apparire alle terrazze di Santa Margherita, donne di bellissima crudeltà, che il passante nomina e addita. Che è? La contessa Morosini? O la principessa Centurione, i cui maestosi occhi di dogaressa sembrano contare, ad ogni nave che passa, dei prigionieri pisani agli scalmi?
Ma qui a Portofino il riposo del mare è totale, e le onde di seta, filate a quando a quando dalle ruote delle eliche, lasciano per alcuni metri vedere il fondo.
Gli alberi dei vascelli ancorati e i cipressi della penisola formano tante parallele nere sulla lavagna azzurra del cielo, che le striature della marina intersecano, ferme, come nelle dimostrazioni di geometria. E tratto tratto delle colombe s'alzano, dai giardini circostanti: inquiete, si direbbe, d'una tranquillità ch'è persino troppo grande. Ora ne sono volate anche quassù a mezza costa, coi loro gemiti lussuriosi che ci disturbano i sonni anche peggio delle zanzare, e pure non hanno ancora, ch'io sappia, allarmato alcuna delle molte leghe lombarde per la difesa del buon costume.

Densissima è la vegetazione, spinta di balza in balza sino al limite dei flutti. Si direbbe un assalto degli alberi al mare. Stan per saltare in acqua? L'esercito irrompente è comandato dai cipressi. Il cactus esita, e si torce; ma i ligustri puntano, i pini si avventano, le schiere degli ulivi vengono avanti di corsa: e la bandiera delle palme sventola. Quanto al mare, placido com'è, oggi non se ne dà per inteso.
Qui nella penisola esso ha formato tante piccole insenature, che permettono ad ogni residenza d'avere la sua stazioncina di bagni. E' il mare a domicilio. A ognuno il suo.
M'hanno mostrato, in una di queste piccole cale, una fanciulletta sui nove anni, di singolare bellezza, che appunto si bagnava in compagnia della governante, e di due bambole. Dicono sia pazza, la piccina: pazza d'uno spavento preso, e per cui le occorreranno molte annate d'acqua, e di sole, e di cure. Ma perché supporla demente, se può ancora illudersi, come tutti i fanciulli di questo mondo, e credere che le bambole vivano e facciano le bagnature? Queste sì: queste pupattole galleggianti a chiome sparse, come Ofelie abbandonate, sono veramente un po' tristi, con quei loro occhi movibili che s'aprono e chiudono, come l'onda va e viene, quasi d'una paura senza fine.
La bambina no. E' immobile. E' in pace. Quasi non riesco - è vergognoso - ad averne pietà.

M'hanno anche mostrato una casetta bianca, ignuda, da pittura cubista, inserita fra i cacti e altre piante tenaci, sotto la quale il mare strapiomba, ma con acque nitide: così che i pesci si vedono navigare, nel fondo, distinti come in un paravento giapponese, come in una pittura di Okio.
Ivi abita quel bizzarro tedesco che l'anno scorso, come i giornali narrarono, tanto si spinse al largo nuotando, che quasi fu addentato da un pescecane. Ma l'orrendo pericolo corso non lo distolse, anzi lo invogliò a ritentare subito, il giorno dopo, l'esperimento. Un suicida? No. Un volontario. Diceva di voler castigare la paura. Le autorità intervennero. Egli protestò. Per l'occasione fu persino spiritoso: cosa che non capita tutti i giorni agli uomini di coraggio.
- Messieurs: - disse - Je prendes mon bain ou je me trouve.
Finalmente s'arrese alla proibizione. Ma a stento. Non compiangiamo i pescicani: avrebbero trovato una testa dura.


1 Gaetano Zerbini, cassiere presso l'Esattoria Civica di Milano, divenuto famoso nel 1923 per aver sottratto un milione di lire (circa un milione di euro odierni)
2 scrittore torinese (1887-1980)
3 scrittore milanese (1885-1953)
4 Francesco Pastonchi, poeta ligure (1874-1953)
5 poeta pratese (1877-1949)
6 "della stessa pasta"
7 Enrico Sacchetti
8 dio greco Pan (latino Silvano), di aspetto caprino
9 commediografo milanese (1862-1929)
10 Umberto Giordano, compositore foggiano (1867-1948)
11 Carlo Linati, scrittore comasco (1878-1949)
12 Arrigo Minerbi, scultore ferrarese (1881-1960)
13 attrice statunitense (1885-1965)
14 Paul Morand, scrittore parigino (1888-1976): una delle quattro novelle del suo libro "Fermé la nuit" è intitolata "La nuit de Portofino Kulm"
15 pittore (1872-1922)
16 Georges Clemenceau, politico francese (1841-1929)
17 Arnold Böcklin, pittore e scultore svizzero (1827-1901)
18 Gerhart Hauptmann, poeta tedesco (1862-1946)
19 liti

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