Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Il diavolo in Riviera
di Felice Ballero

Stampa Sera – 24 giugno 1949

Scosso dal dopoguerra l'albero del bene di Rapallo - La storia d'un ritrovo scandaloso

«Corro dietro al Diavolo, ma sono anche Tuo figlio, o Signore!» grida Karamazov ad un dato momento; qualcosa di simile, se lo sentissimo dalla bocca dei rapallini, sarebbe il più naturale degli sfoghi in questa epoca di paradossi. manifesto 1
E' risaputo infatti quanto devoti siano sempre stati i rivieraschi: ogni paese ha la sua Madonna - la Madonna dell'Orto, quella della Lettera, la Vergine del Buon Viaggio, Nostra Signora di Montallegro, eccetera -, ed il giorno della festa tutti vanno in processione dietro i Cristi mori di due quintali e più, per portare i quali gli uomini se la battono a suon di palanche. «Feudi democristiani» dicono i comunisti scrollando le spalle, quando accennano a Santa Margherita, a Chiavari, a tutti i paesi della costa, come a dire: è più facile cavare il sangue da una rapa!
Però il dopoguerra ha dato un vigoroso scossone all'albero del Bene, almeno per quel che riguarda Rapallo. Già nel '46 - l'anno del casinò, della borsanera, delle stravaganze - ne abbiamo viste di belle. Ad esempio i vecchi ritrovi che fino allora si erano presentati con delle insegne elementari («Eden», «Taverna azzurra», «Nettuno»), cominciarono a spalancare dei richiami inauditi: «Da Sesam, Gran Caffè Orientale, alla notte vodka per tutti!» si leggeva da una parte, e dall'altra: «Al Bibi bar, elezione di Miss Bbona. Bbona». Le sale di grido si aprivano come i fiori in un'aiola, quando la stagione comincia a buttare: ne nascevano da ogni parte, a Rapallo, a Santa Margherita, giù giù fino a Portofino, con fanfare di negri, orchestrine di dame, e nessuna che avesse un'insegna decifrabile, casalinga, sto per dire onesta.
Capitò anche questo: c'era un ritrovo (mettiamo che si chiamasse Fortuna, per non fare pubblicità a nessuno) il quale di punto in bianco sostituì manifesto 2 l'antica etichetta con una sigla esotica («Good luck», tanto per dire), dando l'avvio ad una continua baldoria: erano capaci di accendere alle due di notte una mezza dozzina di riflettori militari arrangiati in un campo Arar1 e scendere in mare a fare il bagno. Di roulette con ragazze al posto di gettoni, di danze del sette veli, di donne senza nemmeno un nastro addosso che s'immergevano pubblicamente in vasche colme di vino spumante, di mille fatti innominabili si mormorava riguardo al «Good luck», così che cominciarono ad arrivare delle lettere anonime e no al Sindaco, al Prefetto, all'Arcivescovo di Chiavari.
Un giorno il Questore parte da Genova e, arrivato sull'ora del mezzogiorno, appena uscito dalla stazione infila il primo ristorante che gli capita, appunto il «Good luck». Il proprietario, un milanese, lo riconosce dall'odore e lo fa servire come un pascià. Alla fine della colazione gli si fa sotto e incomincia a stuzzicarlo: - Vi siete trovato bene, Eccellenza? - Benissimo. Un posto d'oro!… Poterci stare… Peccato che mi trovo da queste parti per servizio: devo compiere un'inchiesta sul ristorante Fortuna, quel bel fior di locale! Vorreste essere così gentile da indicarmi che strada bisogna prendere per andarci? - Ma ci siete già, signor Questore! Questo è l'antico Fortuna; oggi Good luck… - Il funzionario sobbalzò sulla seggiola; tutte le lettere che gli erano state passate parlavano di ristorante Fortuna, nessuna che accennasse a quella targa d'oltremare, rabescata di American bar, Tea room, Bridge eccetera. Per quella volta il Questore tralasciò l'inchiesta: davvero il milanese non aveva l'aria di gente abituata a bere lo «champagne» nelle scarpette delle donne!
Anni '47, '48. Poco alla volta tutti furono presi nel vortice dei tempi nuovi: la giunta comunale di Rapallo, democristiani della più bell'acqua, ad uno ad uno bruciarono i vascelli che ancora facevano sentimentale spola con il mondo del passato, e così abbiamo visto la gloria del casinò, lo sviluppo di un mezzo grattacielo, l'inizio del lavori sulla passeggiata (impresa, quest'ultima, che ancora l'altro ieri sarebbe sembrata faraonica). Si sapeva in giro che sulle spiagge di Rapallo lo «slip» era tollerato, mentre in quasi tutta la penisola fioccavano al riguardo multe e diffide. E, proprio nel Tigullio, per la prima volta al mondo abbiamo avuto una gara di pittura, tale quale una corsa ciclistica, a chi arrivava prima e meglio: il tema della gara fu «La bagnante», tout court; in altri tempi, ammesso che si fosse potuti arrivare a tanto, il Sindaco in persona avrebbe indicato come soggetto: «Il nostro cartolina Castello», oppure «Gli ulivi di Nozarego», «Alghe e meduse», qualcosa del genere. Invece crudamente hanno posto i pittori di fronte ad Eva nella sua splendente e impudica carnalità, ed infatti si videro, sulle tele e fuori, le più belle signore di Milano appena protette da fettucce, da fiocchi, da parvenze.
Intanto le grandi compagnie di rivista cominciarono a toccare le stazioni del Tigullio, con le ballerine in palma di mano, e quando da Roma arrivò l'ordine di chiudere le sale da gioco del Kursaal, parecchie famiglie clandestinamente ne raccolsero l'eredità, e si cominciò a giocare in certe salette fasciate di pizzi al tombolo, davanti agli occhi stupefatti della Madonna di Montallegro.
Nella prima quindicina del dicembre '48, però, successe a Rapallo un avvenimento che nessun giornale riportò, ma che tuttavia aveva in sé gli estremi della stemma risonanza e della polemica: una di quelle domeniche, Rapallo cambiò lo stemma comunale. Il vecchio scudo pareva troppo arido, in un certo senso laico e sì, profano: ci voleva qualcosa che affermasse inequivocabilmente l'antica solidità religiosa, così oggi sul nuovo stemma puoi vedere due leoni rampanti che reggono con infinita delicatezza una grande M fiorita, appunto l'iniziale del nome della Madonna.
Per questa cerimonia aspettarono la prima quindicina di dicembre, che è il periodo dell'anno in cui i forestieri (finita la valanga estiva con la coda autunnale, ancora da incominciare le carovane natalizie degli svizzeri) si contano sulla punta delle dita. Lo abbiamo fatto per trovarci più in famiglia, assicurano i parrocchiani; avevate vergogna di dichiarare pubblicamente la vostra fede, soffiano quelli di fuori.
Comunque alla stessa maniera di Karamazov, Rapallo, pur seguendo per il momento le orme seducenti del diavolo, ha pure affermato in maniera tangibile e appassionata (la cerimonia dello stemma fu molto commovente) di non ripudiare affatto la tradizione. La cosa fece infinitamente piacere alle nostre zie rivierasche, quelle care signore che ogni anno stillano lo sciroppo di ciliege amarene e a ferragosto vanno a fare il bagno in certe spiagge fuori mano, dove nessuno possa vedergli la pelle delle gambe.


1 Azienda Rilievo Alienazione Residuati, cui fu affidato, dopo la seconda guerra mondiale, il compito di vendere materiali bellici confiscati o abbandonati

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