Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Arcadia a Portofino
di Pier Angelo Soldini

Stampa Sera – 8 agosto 1947

Gente vecchia e nuova al mare

Se a Santa Margherita, come abbiam visto, la quasi totalità di coloro che occupano alberghi e pensioni durante l'epoca dei bagni è costituita da una fedele schiera manifesto di affezionati, a Portofino, che è poi il parco e il salotto della vicina città, ogni famiglia e ogni gruppo venutovi a trascorrere le vacanze costituisce la parte scelta di cotesta assidua clientela.
La prima scoperta
(In tutto il Tigullio colui che vi giunge in questi giorni, anzi che ogni anno vi ritorna, non lo si chiama come altrove bagnante, ma ospite, quasi a rendergli merito del suo attaccamento al posto. Ospite durante l'estate. Turista durante l'inverno, in considerazione della prevalenza degli stranieri. Da altro canto, bagnante lo è soltanto chi lo vuole essere, o chi al mare non sa fare, per il momento, altro: mentre quaggiù, da Pagana a Paraggi, ci si viene anche per altre attrattive ed esigenze, di cui la principale è proprio quella di evitare confusione e promiscuità).
Una provvidenziale disposizione della Direzione delle Belle Arti, al fine di tutelare il paesaggio e di serbare inalterato il carattere del piccolo borgo rivierasco, proibisce da tempo che in tutta la zona di Portofino si costruiscano nuove case o si muti volto a quelle già erette ampliandole e sovrapponendovi altri corpi di costruzione.
Dopoché Portofino, all'epoca dell'Europa felice, fu scoperto dagli inglesi e dai tedeschi - fino a non molti anni addietro era citato sulle guide come "villaggio di pescatori" - e dopo che gli uni e gli altri vi stabilirono le loro dimore estive, venne, con notevole ritardo, scoperto anche dagli italiani. Allora fu tutta una corsa per accaparrarsi i pochi posti ancora liberi lungo le fascie del monte e lungo l'esigua banchina della rada. Poi giunse il veto della Direzione delle Belle Arti. Sì che, chi arrivò dopo, dovette accontentarsi delle abitazioni dei pescatori che in breve, pur conservando all'esterno la loro fisionomia di case rustiche e povere, furono interamente trasformate all'interno e adattate al gusto dei nuovi inquilini. Oggi ogni minuscolo appartamento di due o tre stanze è un vero gioiello, con quadri d'autore alle pareti e libri rari negli scaffali.
Pescatori in campagna
Ma, ormai, anche le sottili case dalla facciata rosa o azzurro che fanno corona al quieto specchio della rada, son tutte occupate. Chi si è sistemato si è sistemato. Gli altri, se han voglia di venire a villeggiare a Portofino, bisogna che aspettino. Per il momento sostino a Santa Margherita, sostino a Rapallo, e cerchino di guadagnarsi anch'essi, con estrema pazienza, il privilegio di vivere nel dolce incanto di questo piccolo, irreale angolo di mondo.
I barcaioli e i pescatori del luogo, che un tempo arrischiavano la pelle con ogni mare lungo l'insidiosa scogliera del Diavolo giù giù sino alla baia di San Fruttuoso, cedute le loro abitazioni ai forestieri, si son ritirati in gran parte al di là della cresta del monte che circonda Portofino, in comode casette di campagna. Con le rendite degli affitti - un occhio della testa ogni due o tre locali - vivono come tranquilli pensionati, coltivando l'orticello e ricorrendo al medico per ogni raffreddore. Alla pesca, né con scirocco né con fortunale, non han più bisogno di andarci. E, se ancora qualche volta si mettono ai remi, è per accompagnare un poco al largo, con la luna o la bonaccia, una coppia di gitanti. Quasi un passatempo, insomma.
La parte degli autentici pescatori la fanno invece, anzi la recitano alla perfezione, coloro che han preso alloggio nelle loro case in riva al mare. E' infatti molto in voga, anzi quasi d'obbligo, oggi a Portofino, assumere un atteggiamento estremamente semplice e primitivo. Gli uomini, ad esempio, smesse giacca e cravatta appena giunti quaggiù vestono appunto da barcaioli e da marinai, amano andar scalzi e portano certe fusciacce1 attorno alla vita e certe berrette in capo come se fossero sempre alle prese con remi e sartiame. Mentre le donne, da parte loro, assecondano questa specie di capriccio marinaro, questa arcadia balneare, con uno strano guardaroba che pare uscito dal bauletto di un estroso navigante. Anch'esse in disinvolte casacche e calzoncini da traghetto, in sandaletti e zoccoli, han tutta l'apparenza di un insolito equipaggio in franchigia.
Poi, dopo un po' di tempo, avvertita con una specie di stonatura tra apparenza e realtà, t'accorgi che questo non è che il fantasioso costume per una felice commedia recitata con molto impegno. L'abito di villanella e di pastore del settecento si son tramutati, in riva al mare, nell'attuale camisaccio di marinaio e di pescatore. Non per niente Portofino è divenuto, da qualche anno, il ritrovo preferito da parecchi nostri attori di teatro, matadores in ispecie.
La verità è che gli ospiti di Portofino, a furia di controllarsi a vicenda dato il ristretto spazio in cui sono costretti - dopo un'ora che sei sceso in piazza tutta la colonia sa da chi ti vesti a Milano o a Torino, a Genova o a Firenze - si sono creata una vita così raffinata che è divenuta addirittura di maniera. Un po' come le case che essi han prese in affitto dai pescatori, vogliono essere trascurati all'apparenza mentre non conoscono, nell'intimo, limiti alle più minute esigenze. Basti dire che nessuno di essi indosserebbe uno solo di quegli strani capi di vestiario, che poi finge di portare con tanta incuria, se non sa che sia uscito da uno di quei negozi di città con la insegna in lingua inglese, oppure se non è sicuro d'averne, per domani e dopodomani, altri a disposizione egualmente bizzarri.
Chi dice che a Portofino si può essere felici soltanto a starci, e tenta di dimostrarlo rimanendo seduto per delle ore al caffè, magari con i piedi su di una sedia e il resto del corpo su di un'altra in segno di libertà e disinvoltura, è perché ha l'automobile a portata di mano per recarsi, al primo sbadiglio, al Capo di Nord-Est, oppure, sempre sfoggiando quei suoi indumenti marinareschi, al "cocktail-parti " in casa di amici. Anche donna Evita Peron disse che Portofino era una incantevole oasi di semplicità. Ma con il parrucchiere al seguito e trecento vestiti nei bauli.
Propositi di conquista
Naturalmente, in un ambiente come questo, i nuovi ricchi, i nababbi dell'ultima guerra, nonostante le loro macchine di otto metri, non sono riusciti a far breccia. Tutto occupato, per adesso, a Portofino.
Ogni giorno qualcuno d'essi viene a prendere il gelato sulla piazza del paese. Vede come si comportano coloro che ci vivono ormai da anni e crede che sia facile, che sia comodo. Un paio di calzoni e una maglia, il giornale e una sedia a vimini. Ecco tutto. E niente grandi alberghi, niente affollate pensioni, niente complicati campi di golf, niente campi di tennis, niente spettacoli o balli ogni sera.
Allora, senza rendersi conto delle nuove fatiche che dovrebbe affrontare se dovesse trovare un appartamento libero, se ne torna a Santa Margherita o a Rapallo, a Sestri o a Nervi con propositi di conquista.
Da ora in poi leggerà attentamente, ogni mattino, tutto il bollettino dei protesti e dei fallimenti. Per vedere se qualcuno di coloro che hanno messe le radici a Portofino, costretto a mollare, gli vorrà cedere la sua casa in riva al mare. In modo da poter trascorrere, anche lui, le sue vacanze un poco in libertà.


1 fascia con frange intorno alla vita, annodata sui fianchi

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