Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Il teatro Giuseppe Verdi di Santa Margherita

Scrive il settimanale Il Mare del 6 gennaio 1912:

«Il giorno di Capodanno dopo aver vagato qualche po' per la città, ad osservare le innumerevoli frotte di persone che gaiamente popolavano le vie sammargheritesi, dopo esserci anche un po' annoiati - giacché non c'è più orribil cosa che annoiarsi fra la moltitudine - l'ottimo amico e collega Gandolfo ebbe la oggi felicissima idea d'invitarci a una minuziosa ed interessante visita al nuovissimo Teatro Verdi inaugurato poche sere addietro con la Lucia di Lammermoor.
Il locale si presenta bene: tutto bianco, con ancor quel non sgradevole odor di calcina che gli conferisce un non so che di verginità, d'intatto.
Nell'atrio, all'entrata della platea, fanno ala due grandi e severe statue allegoriche, dapertutto sono disseminate con gusto lampade e lampadine elettriche cosicché la luce vi è abbondantissima.
Tutto è lindo, gaio, civettuolo, dai comodi palchetti, alle comodissime poltroncine di galleria e di platea. Si è pensato a tutto dal buffet agli eleganti camerini degli artisti, e nulla si tralascierà come ci si affermò, perché vi siano apportati tutto quel confort che il pubblico esige.
Il Teatro non è immenso, ma ampio abbastanza, perché possa soddisfare al bisogno di S. Margherita ed anche delle città circonvicine, se eccedesse stonerebbe certamente.
Noi siamo lieti di pubblicare codesti brevi cenni dolenti di non poter dire di più per l'eterna tirannia dello spazio e mentre auguriamo ogni miglior fortuna per codesta nobile iniziativa del sig. Quaquaro e C. ci auguriamo pure che l'esempio valga a scuotere qualche nostro concittadino, affinché Rapallo non sia da meno della gentile consorella.
Non è campanilismo il nostro, giacché l'emulazione quando ha per scopo il progresso, l'educazione del popolo, è sempre lodevolissima.
Anche per le seguenti rappresentazioni della Lucia il teatro era affollato.
Grande successo, come la prima sera e molti applausi.
Fra il primo e il secondo atto della seconda rappresentazione l'esimio attore Alessandro Rocca declamò molto bene La Canzone di Umberto Cagni di Gabriele D'Annunzio. Fu applauditissimo.»

I prezzi, come riporta Il Mare del 13 gennaio 1912 per uno spettacolo di varietà: «Ingresso L.0,60; Palchi di proscenio L.10; Palchi L.8; poltrone L.2; Poltroncine L.1,50; Sedie L.1 tutto oltre l'ingresso». Assistere allo spettacolo aveva dunque un costo da 10,6 lire (oggi 40 euro) a 1,6 lire (oggi 6 euro).
Lo stesso settimanale non risparmia una critica «Non potrebbe l'impresa studiare il mezzo di rendere più caldo il teatro; forse il pubblico vi accorrerebbe più numeroso» (3/2/1912).
L'inaugurazione del Teatro, costruito in via Giuncheto, era inizialmente prevista per il 2 dicembre 1911 con l'opera Rigoletto di Verdi, ma fu spostata una prima volta al 23 dicembre con Lucia di Lammermoor di Donizetti e finalmente al 30 dicembre.
La realizzazione fu merito di un cittadino sammargheritese, Giuseppe Quaquaro; scrive nei suoi Annali Attilio Regolo Scarsella, all'anno 1912: «Per vignetta quasi tutto l'anno fu aperto il Teatro Verdi, ma le serate veramente memorabili, perché dimostrarono, con pienoni da non si dire, quanto i Margheritesi sentano le bellezze della scena, furono quelle dell'11 e 12 dicembre, in cui Gustavo Salvini1 con la sua compagnia recitò la Morte Civile e Giosuè il guardacoste
Il teatro ospitò spettacoli di ogni tipo, compresi numerosi veglioni mascherati: costituiva una risorsa praticamente unica per la città.
Il 5 aprile del 1913, oltre allo spettacolo della compagnia napoletana Bonnito-Franco, «il clou della serata fu la musica che ci fece gustare la nostra Banda cittadina Cristoforo Colombo. Rimanemmo stupefatti al constatare quanto in appena due mesi circa di scuola il maestro cav. Amedeo Treschieri ha saputo ottenere da pochi giovani intelligenti, del resto di buona volontà (erano in 35). Noi teniamo ad esprimere al valente maestro la nostra personale approvazione, il nostro sincerissimo Bravo.» (5/4/1913)
Dopo un periodo di crisi, infatti, la Banda di Santa Margherita era risorta per merito anche del maestro Treschieri, maresciallo dei carabinieri in pensione, che dopo essere stato tromba nella Banda della Benemerita e dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, aveva diretto la Banda della Guardia Palatina in Vaticano.
Nel 1916 troviamo il teatro, affidato alla gestione del sig. Amedeo Pelissa, impegnato in iniziative benefiche a favore della Croce Rossa e dei combattenti pubblicità della Prima Guerra Mondiale.
Il teatro Verdi deve affrontare la "concorrenza" di altre sale: il cinema Imperiale (in quello che oggi è Corso Matteotti), il cinema Margherita (nell'odierno Largo Giusti, al tempo Piazza Mazzini), i locali dell'Associazione fra gli Esercenti, Industriali, Commercianti e Professionisti (in Via Gorizia), il salone dell'Hotel Miramare (di proprietà del sig. Matteo Torriani).
Nel 1920 il cinema Margherita è ampiamente ristrutturato e diventa Teatro Cinema Mazzini (oggi Centrale); il settimanale Il Mare del 20 marzo scrive: «La Società Pittaluga - proprietaria altresì del Cinematografo Imperiale - questa sera inaugurerà il Teatro Cinema Mazzini sito sulla piazza omonima in posizione centralissima. E' stato completamente rimodernato. Contiene circa 500 posti a sedere di cui 160 di primi posti. Dotato di un capace palcoscenico vi potranno agire Compagnie d'Operette e Varietà. E' illuminato a giorno, e decorato secondo le più artistiche esigenze moderne. Si sentiva urgente il bisogno di avere nella nostra città un serio ritrovo per spettacoli, e ne era lamentata la mancanza specialmente dai nostri numerosi ospiti.»
Alla fine del 1920 il Teatro Verdi cessa l'attività; l'edificio sarà poi destinato a uso scolastico: oggi è noto come "Palazzo Rosso" e ospita abitazioni private.


1 attore livornese (1859-1930), capocomico di una prestigiosa compagnia. Tornerà in seguito a Santa Margherita per altri spettacoli

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