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Cronaca nera del 1800

Gazzetta Nazionale della Liguria – 11 ottobre 1800

S. Margarita di Rapallo, 2 Ottobre. Albero della Libertà
Io vi denunzio, Cittadino Estensore, due accidenti funesti accaduti in questa Giurisdizione, e vi prego ad eccitare colla vostra penna lo zelo delle Autorità Costituite per liberarci dalle bande de' fuorusciti, e briganti, autori del primo; e a comprimere i partiti, che hanno dato luogo al secondo.

Primo fatto. Il giorno 3° Settembre alle due ore di notte si presentarono due persone alla porta di un certo Giacomo Orezzoli, detto il Vittino, paesano facoltoso, abitante nella parrocchia di S. Pietro di Vara: essi batterono pianamente richiedendo un po' di fuoco per accendere la pippa. Aperta appena la porta, due uomini mascherati se gli avventano, gli intimano di tacere, e lo tirano seco in disparte, tenendolo in maniera, che non potesse vedere alcuno. Altri 25 scelerati entrano frattanto in casa, e la svaligiano di quanto vi era di migliore, cioè denaro, seta, olio, grano, abiti, ec. Questo furto si suppone ascendere a 4 in 5 mila lire. Gli autori sono un orda di malviventi parte di Recco, e parte di Fontanabuona Rapallina.

Secondo fatto. Il giorno 29 Settembre si trovarono in vicinanza della Chiesa di S. Michele alcuni individui di S. Margherita, rimarcati per patriotismo, ed altri dello stesso luogo, rimarcati come di partito contrario. Questi secondi supposero, che i primi gli avessero denunziati ai Francesi ivi esistenti, come delatori di armi proibite, e su questo timore si ritirarono. Di ritorno in S. Margherita uno di essi rimproverò alcuno de' primi del supposto tentativo di farli sorprendere colle armi: gli altri negarono il fatto, ma temendo inoltre qualche insulto, si ritirarono in casa dell'ex-rapp. Raggio, e quelli del partito contrario si posero come in aguato sotto certi portici di fianco alla casa medesima. Fu allora che i rinchiusi chiesero il soccorso de' Francesi per esser liberati da questa specie di assedio. Furono spediti da Rapallo 40 circa Francesi, ai quali si unirono altri individui di quella Comune: arrivati questi alle due di notte in vicinanza de' suddetti portici fu sbarrato contro di essi un colpo di facile, che uccise un certo Nic. Crovara, ufficiale nella Giandarmeria Ligure.
Si era creduto da principio che l'impegno da una parte di atterrar l'Albero della Libertà, innalzato, come sapete, giorni prima, di notte tempo, e senza licenza del Governo, e l'impegno della parte contraria per sostenerlo, potesse avere causato quest'omicidio; ma ora si sa, che ne è stato tutt'altro il motivo, e precisamente quello di sopra accennatovi; giacché in seguito di quanto aveva scritto il Ministro di Polizia a questa Municipalità, che non dovendo l'Albero di Libertà servire di un mezzo di profanazione, né di un istromento alla disubbidienza, e al disprezzo dei decreti del Governo, procurasse di farlo togliere, mentre se la Municipalità lo richiedesse, sarebbe egli stesso il sollecitatore di questa licenza presso il Governo medesimo; avendo il Ministro fatto pervenire il giorno dopo, questo decreto, l'Albero è stato innalzato, e piantato legalmente, e con tutte le forme, né vi è più stata disputa intorno al medesimo, cosicché ora qui domina rispettabile e rispettato quanto possa esserlo in cotesta vostra Capitale.

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