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    Pezzi di storia

Grand Hotel Imperiale Palace

panoramica

«Sulla via provinciale che porta a S. Margherita Ligure, quasi sul confine che separa Rapallo dalla graziosa consorella, a cavaliere d'una ridentissima collina, circondato da un vasto e folto giardino, sorge allo sguardo del passeggero, maestoso ed imponente l'Imperial Palace Hôtel.
Fu costrutto su disegno dell'Architetto Rovelli quale Villa Costa, poi ampliato sempre dallo stesso Architetto, quando fu trasformato nell'elegantissimo Hôtel, che è attualmente.
Dall'alto dei suoi ampli terrazzi il forestiero può contemplare a suo agio tutta l'incantevole poesia emanante dal nostro Golfo malioso, può respirare a larghi polmoni le acute brezze marine, miste ai profumi degli esotici fiori di cui il parco è ricco.
Di lassù l'antica Péssina oggi S. Margherita si offre allo sguardo, mollemente adagiata nella sua breve pianura mentre di fronte la frastagliata costiera 1906 che va da Rapallo a Sestri Levante si spiega in tutta la sua linea più pittoresca e originale.
L'Imperial Palace Hôtel dunque per tutte queste sue doti naturali e per quelle suggerite dall'arte e dalla scienza è un ritrovo gradito dal forestiero poiché là vi ha tutto, tutto quanto vi può desiderare.
Ai fratelli Cuba che con tanto amore dirigono l'Imperial il nostro plauso sincero.»

così scrive il settimanale Il Mare del 23 aprile 1910.
Nel 1889 la famiglia Costa (industriali che avevano fatto fortuna in Corsica, ad Aiaccio; si tratta di una delle numerose famiglie con lo stesso nome) aveva costruito una dimora estiva affidandone la realizzazione a uno degli architetti più in voga di quel tempo, Giovanni Battista Carpineti. Era il 1896 quando nacque pubblicità 1 "un bianco e vasto palazzo, in stile barocco francese, ammirato anche per l'eleganza e la signorilità dei suoi interni".
Giovanni Battista Costa lo abitò per qualche anno prima di ampliarlo e trasformarlo in albergo, che gestì direttamente fino al 1905.
La gestione passò poi ai fratelli Antonio e Luca Cuba1: l'edificio fu ulteriormente ampliato, mentre l'albergo si affermava come riferimento dell'aristocrazia vacanziera della Belle Époque, per il lusso della sua struttura e la ricchezza degli arredamenti. Guindani
Nell'aprile del 1907, in occasione delle feste pasquali2, ospitò il conte Bernhard von Bülow, cancelliere3 dell'Impero tedesco: in vista della Conferenza internazionale per la pace dell'Aia, era venuto per convincere il governo italiano4 a non unirsi a Inghilterra, Francia e Spagna nel favorire la proposta di limitazione degli armamenti. C'era anche una motivazione personale, essendo vissuto molti anni in Italia e avendo sposato una principessa siciliana.
Nel febbraio del 1911 l'hotel ospitò i reali del Belgio: il re Alberto I, la regina Elisabetta di Baviera reduce da una malattia, la principessa Maria Josè, futura moglie del re d'Italia Umberto II. Erano giunti in treno alla stazione di Santa Margherita. pubblicità 2
Superata la Grande Guerra e dopo un periodo di chiusura e ristrutturazione, l'albergo fu riaperto a gennaio del 1917. A gestirlo fu il luganese Carlo Guindani, decano degli albergatori di Viareggio dove da anni conduceva l'omonimo Imperial Palace di quella città: una scelta trategica, perché Santa trionfava nei mesi invernali, Viareggio in quelli estivi.

accordo La camera ovale,
dove fu firmato l'accordo del 1922

La regina Elena di Savoia, moglie di Vittorio Emanuele III, trascorse all'Imperial lunghi periodi. Nel maggio 1919 vi si recò per visitare la sorella Anastasia del Montenegro e suo marito, il granduca di Russia Nikolaj Nikolaevič Romanov (Nicola il Giovane)5: entrambi, reduci dagli sconvolgimenti russi, alloggiavano all'Imperial accompagnati dal fratello granduca Pëtr e dalle rispettive famiglie. In quell'occasione la Regina donò alla banda musicale di Santa Margherita 500 lire (oggi circa 700 euro).
La Regina ritornerà pochi mesi dopo, il 30 ottobre, insieme al Re e ai figli, il principe Umberto e le quattro principesse Iolanda Margherita, Mafalda, Giovanna e Maria Francesca.

E' il 1920 e la prima guerra mondiale si è conclusa lasciando aperti molti problemi sui confini tra Regno d'Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni: per trovare un accordo i due governi organizzano un incontro a Rapallo, nella Villa Spinola (da allora nota come Villa del trattato). Le trattative iniziano il 7 novembre e si concludono il 12 con un accordo reciproco.
La delegazione jugoslava, composta dal primo ministro Milenko Vesnić, dal ministro degli esteri Ante Trumbić e dal ministro delle finanze Kosta Stojanović era alloggiata all'Hotel Imperial Palace, separata da Villa Spinola dalla sola strada provinciale; sull'albergo sventolavano due bandiere, al centro quella italiana e nell'ala detta dei sovrani6 quella jugoslava. La delegazione italiana era invece ospitata al New Casino Hotel (oggi Excelsior Palace Hotel).
Nel 1922, 34 paesi diversi si riuniscono a Genova per discutere dei problemi economici dopo la prima guerra mondiale, rimasti irrisolti dopo il Trattato di Versailles del 1919. Le numerose delegazioni sono distribuite in varie località: a Rapallo sono alloggiate al New Casino Hotel quella cecoslovacca, quella finlandese e la lituana, all'Hotel Verdi l'estone e la lettone, all'Hotel Bristol quella greca e la rumena, all'Hotel Guglielmina quella jugoslava. All'Hotel locandina Imperial sono destinati i 90 componenti della delegazione russa, presieduta dal Commissario del Popolo agli Esteri (il ministro degli esteri) Georgij Vasil'evič Čičerin;. I russi arrivano a Santa Margherita il 6 aprile 1922 con il treno delle 10.50, accolti dal sindaco di Santa Margherita e da quello di Rapallo.
A margine della Conferenza Economica di Genova, il 16 aprile all'Imperial7 fu firmato un accordo tra Germania (il Ministro degli Esteri Walther Rathenau) e Russia: lo scopo era la ripresa delle relazioni diplomatiche ed economiche tra i due stati e il regolamento delle questioni lasciate aperte dal conflitto mondiale da poco concluso.
Fra i giornalisti presenti figuravano Ernest Hemingway, Pietro Nenni e Gabriele D'Annunzio.

Nel frattempo Carlo Guindani, alla guida dell'hotel, aveva ceduto l'albergo di Viareggio per dedicarsi a quello di Santa Margherita e alla sua grande passione, le locandina corse automobilistiche.
Nel 1924 era stata istituita la Coppa Acerbo: un'idea dell'onorevole umbro Giacomo Acerbo, vice Presidente della Camera, in ricordo del fratello Tito. La gara era indetta per il 13 luglio e Guindani era in Umbria per allenarsi a bordo della sua macchina da corsa Silvani: il pomeriggio dell'8 luglio l'auto si ribaltò in località Ficulle (TR) e precipitò nel fiume Chiani.

Sul luogo dell'incidente, a Ficulle Scalo, si trova un cippo con la lapide:
"Il giorno 8 luglio 1924 / tragicamente perì / il Cav. Uff. Carlo Guindani / di S. Margherita Ligure / L'Associazione di Mutuo Soccorso / intitolata al suo nome / in segno di riconoscenza / pose questa memoria"

Il meccanico che era con lui fu sbalzato e si salvò, Guindani invece trovò la morte, lasciando la moglie Carmen Maffei e due figli Sergio e Fernando in giovane età.
Il cordoglio fu unanime, anche nel ricordo delle numerose opere di beneficenza che aveva finanziato.
La vedova proseguirà ancora qualche anno nella gestione dell'albergo.

cartolina Cartolina disegnata


Con l'italianizzazione voluta dal fascismo, l'albergo cambiò nome da Imperial a Imperiale; va inoltre sottolineato che un Decreto Reale del 10 agosto 1928 aveva spostato il confine tra Rapallo e Santa Margherita e l'albergo Imperiale si era trovato da allora in quest'ultimo comune.
Durante la seconda guerra mondiale l'hotel fu sede del Kommandantur, comando superiore tedesco; pare anche che avesse ospitato in segreto Eva Braun, la compagna di Adolf Hitler.
Dopo un periodo di chiusura riprese l'attività il 14 marzo 1957: innumerevoli gli ospiti internazionali eccellenti, molti dei quali accolti con la massima discrezione. ripresa
L'hotel fu acquistato da Ottavia Mellone, vedova dell'editore Nino Vitagliano. Autrice di libri per l'infanzia, a lei si devono numerose riviste che hanno ospitato firme famose come Liala, Anton Giulio Majano, Arthur Conan Doyle, Rudyard Kipling, Jack London.
La casa editrice si era ripresa al termine della guerra, dopo essere stata costretta a sospendere le pubblicazioni nel 1932 per un errore di stampa che aveva indispettito Benito Mussolini: sulla copertina della rivista Excelsior era comparsa la figura del duce a cavallo e sotto la scritta Esibizionista.
Per la signora Vitagliano l'albergo costituiva un soddisfacimento personale più che un'impresa commerciale: non le importava che ci fosse gente, ma era inflessibile sulla signorilità del luogo e degli ospiti. Due episodi sono indicativi del suo atteggiamento. soffitto
Nell'aprile del 1964, in una giornata senza ospiti, un cameriere abbassò le luci di un salone per evitare sprechi; il direttore, persona di fiducia di Vitagliano, lo riprese aspramente «Lo sai che cosa vuol dire lusso? Lusso vuol dire spreco. Spreco vuol dire che se quel lampadario ha 100 lampadine devono essere accese tutte 100. Se non è spreco, non è lusso, è un albergo di 2°, di 3° categoria».
Il secondo episodio riguarda il soggiorno della famiglia del maggior editore milanese, a metà degli anni '70: un nipote, di una dozzina di anni, si presentò a cena senza giacca. L'albergo ne forniva una a chi non l'aveva, ma lui rifiutò: la signora Vitagliano, avvertita telefonicamente, consigliò di farlo cenare in una sala accanto e, al rifiuto dell'intera famiglia, replicò «Allora se ne possono andare» (cosa che fecero immediatamente, recandosi allo Splendido di Portofino).
Vitagliano costruì una piscina, ampliò le stanze sul retro, ristrutturò il bar e le cabine, cambiò l'arredamento: non badava a spese, comperava ciò che le piaceva e lo portava all'Imperiale.
Da metà giugno a metà settembre c'era la più grande nobiltà del mondo: conti, marchesi, duchi, baroni, poi commendatori e grandi ricchi, non esistevano semplici signori.
Vittorio Giovanni Rossi, il noto scrittore sammargheritese, pur avendo la propria casa, era un habitué, così come Gilberto Govi. L'albergo era diventato un salotto in cui si trovavano Patty Pravo, Johnny Dorelli e tanti altri che si ritrovavano all'Imperiale. Fuori però non trapelava nulla, era un ambiente chiuso.
Tra l'altro, si poteva entrare dal mare, salire e nessuno sapeva nulla.
Vitagliano ebbe diverse offerte per cedere l'albergo ma rifiutò sempre «Non se ne parla nemmeno, a nessun prezzo»… fino a quando arrivò il fallimento della casa editrice.
L'hotel passò a Fabbri Editori e poco dopo, nel 1974 circa, fu venduto ad ATAHotels, la società dell'imprenditore siciliano Salvatore Ligresti (attraverso Sai, Società assicuratrice italiana) che gestiva numerosi "gran lusso". oggi
Era luglio del 1992 quando Ligresti fu arrestato nell'ambito dello scandalo di tangentopoli: in quei giorni la sua famiglia era all'Imperiale, uno dei 26 alberghi di casa, e ritardò il rientro a Milano per evitare l'assedio della stampa.
Nel 1995 Ligresti liquida le attività non strategiche e l'albergo è ceduto a Giampietro Ghidini, imprenditore bresciano proprietario delle trafilerie di Lumezzane, già possessore di numerosi hotel di lusso: la gestione avviene attraverso la Compagnia Finanziaria Immobiliare (COFIM) Srl.

Recita oggi il depliant dell'hotel: "Circondato da un parco secolare che scende fino al mare, l'albergo domina dalle sue vaste terrazze in marmo la splendida baia di Portofino.
89 camere distribuite su 5 piani: 68 camere doppie e 3 camere singole, 15 Junior Suite e 3 Suite Imperiali, tutte dotate di aria condizionata, connessione wi-fi, frigobar, cassaforte, telefono diretto e TV color (nel 1913 erano disponibili 160 letti, pensione a partire da 12 lire, pari a 46 euro di oggi).


1 era coinvolta anche la famiglia Maragliano, onnipresente nella nascente industria turistica sammargheritese
2 cadeva il 31 marzo
3 capo del governo
4 incontrò il Ministro degli esteri italiano Tommaso Tittoni
5 nipote dello Zar Nicola I (1796-1855), a sua volta bisnonno dello Zar Nicola II (1868-1918) che aveva abdicato nel 1917; la rivoluzione d'ottobre aveva portato al potere i bolscevichi. Nell'aprile del 1919 Nicola il Giovane e la moglie erano fuggiti a bordo di una nave da guerra britannica approdando a Genova, grazie alla parentela con Vittorio Emanuele.
6 perché in passato aveva ospitato la Regina Margherita e Re Umberto
7 in un salone ovale rimasto intatto da allora

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