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    Pezzi di storia

La Dominante1
di Orlando Grosso

Bollettino del Comune di Genova – 30 aprile 1926

Il decreto Reale [RDL n.74 del 14/1/1926 pubblicato sulla GU n.17 del 22/1/1926] che unisce in un solo organismo i 19 comuni limitrofi di Genova è saggio decreto provvedimento che viene oggi a favorire logicamente lo sviluppo della metropoli mediterranea. Con il coordinamento delle sue molteplici energie Genova diventa una città di oltre 588.121 abitanti: città commerciale e città industriale la cui vita si svolgerà in intima relazione con il porto ampliato, e con le vie di comunicazione all'importantissimo interland: città artistica per le molte bellissime ville e i palazzi e le chiese medievali che testimoniano in ogni sua zona la magnificenza delle sue tradizioni.

quadro 1 La Dominante nei primi anni del Secolo XVI
(Museo Civico di Palazzo Bianco)

Ritorna così al Comu- ne l'am- mini- stra- zione di una parte del terri- torio del- l'antica Repub- blica di Geno- va, ove i Padri del Comune sovraintendevano alle strade, ai ponti, agli arenili, alle fortezze, alla giurisdizione delle acque e delle costruzioni: insomma all'amministrazione edile di tutto il territorio dello Stato e del porto.

quadro 2 La Vallata del Polcevera
(Da un calco, di M. Oberti, del quadro di Cristoforo Grasso) (1597)
(Museo Civico di Palazzo Bianco)

Mentre si attende che siano risolti i complessi problemi imposti dalle mutate condizioni di civiltà, non sarà inutile descrivere l'aspetto della nuova città, illustrandone le singole parti che nell'antico tempo costituirono altrettanti centri comunali, dei quali taluno con funzioni ben determinate e tradizionalmente illustri.
Non tutti questi aggregati comuni ebbero sviluppo di eguale attività commerciale e industriale poiché taluni furono precipuamente luoghi amenissimi di villeggiatura ove i genovesi facoltosi trasmigravano nell'estate. Questa diversità di carattere si riscontra ancor oggi, nelle grandi linee, tra la Riviera di ponente e quella di levante e tra la vallata del Polcevera e quella del Bisagno. Nella prima le linee ferroviarie hanno favorito una vita industriale che embrionalmente già esisteva in relazione alle arterie di comunicazione con il Piemonte, la Lombardia e l'Emilia per il trasporto a dorso di mulo su per i monti di Crocefieschi, Voltaggio e Busalla, dove si trovano ancora le stalle di riposo per le grandi carovane che traversavano l'Appennino.
I paesi della Vallata del Bisagno furono centro di abitazioni di contadini e quelli della Riviera di Levante di pescatori.

quadro 3 Sampierdarena da una stampa del Sec. XVIII

Interes- santissimo studio risulterebbe quello degli ordina- menti dell'antico comune di Genova la cui attività nell'edilizia e nell'igiene si esplicava in tutto il territorio della Repubblica.
I comuni annessi alla Grande Genova comprendono in gran parte la speciale Amministrazione delle tre vallate del Bisagno, del Polcevera e di Voltri erette in podesterie che sopraintendevano alle varie rettorie, e poi in Capitaneato. Le podesterie del Bisagno e quella di Voltri ebbero il loro Abate delle Valli, e specialmente noto fu quello del Bisagno la cui elezione risale al 1380 con la cerimonia natalizia del confogo. L'Abate seguito dagli alfieri delle valli, che portavano le insegne, precedendo il carro trainato da buoi sul quale era collocato un tronco d'albero infiorato, si recava a palazzo a riverire il Doge. Nella notte il Doge accompagnato dai Collegi scendeva nel grandioso cortile interno del palazzo a dar fuoco al ceppo fiorito.
Negli atti dell'Archivio dei PP. del Comune illustrati da Francesco Podestà si ritrovano tutti gli incarti relativi alle Amministrazioni delle Valli e dei Comuni, e da queste vecchie carte risultano i lavori per la difesa dai torrenti, la sistemazione dell'antica via Romea e delle nuove strade che allacciavano Genova con i vari paesi e con il Piemonte e di quelle mulattiere che nel sec. XVI univano Pontedecimo con Busalla; arterie stradali, queste, comunicanti con il Piemonte e la Lombardia. Si noti come la valle Polcevera fosse ben fornita di vie mulattiere, e come quella del Bisagno ne difettasse per ragioni strategiche, essendosi iniziata la carrozzabile Genova-Bobbio soltanto nel 1809.

quadro 4 Sampierdarena da una stampa del Sec. XVIII
(Collezione Stampe Ufficio Belle Arti)

L'Amministrazione delle acque, delle coste e degli arenili, esercitata come diritto demaniale dal Vescovo, venne poi in proprietà del Comune che riscosse i canoni, destinando le somme ricavate a benefizio della manutenzione delle opere militari, sovvenzionate anche da tasse speciali prelevate su ogni singolo comune, e di quelle civili che comprendevano le opere commerciali, i porti, le spiagge e le opere di difesa sanitaria composte da milizie per combattere i barbareschi e per impedire il propagarsi della peste.

quadro 5 La Vallata del Bisagno
(Da un calco, di M. Oberti, del quadro di Cristoforo Grasso) (1597)
(Museo Civico di Palazzo Bianco)

L'Archivio dei PP. del Comune è pure ricco di schizzi e di rilievi - riproduciamo quello di Pontedecimo sul principio del sec. XVII - che ci permettono di conoscere l'entità dei vari paesi, alcuni dei quali erano composti di poche case attorno alla chiesa. Il Giustiniani negli Annali ci offre una descrizione della Liguria nei primi anni del sec. XVI e, quindi, dei comuni annessi con l'attuale decreto, elencando i fuochi e descrivendone l'attività industriale ed agricola.
L'espansione edilizia dei singoli comuni annessi ebbe relazione con l'evoluzione commerciale di Genova, la trasformazione dei mezzi di trasporto e delle strade, con il fiorire delle industrie. Nel Seicento e nel Settecento i vari paesi si arricchirono di ville, poiché le condizioni commerciali ed industriali non mutarono sensibilmente; il maggior incremento edilizio si ebbe nel sec. XIX che trasformò radicalmente alcuni paesi, divenuti fiorentissime città industriali.
L'antica storia di ogni comune per le origini si desume dagli atti dell'Archivio, specialmente notarili, dalle lettere al Governo centrale, per l'amministrazione dopo il 1528, e dai monumenti ancora conservati la cui distribuzione topografica è interessantissima. Tali monumenti formano un ricchissimo complemento alle ricchezze artistiche possedute da Genova.
A Bavari troviamo la chiesa di S. Eusebio del sec. XIII: a Bolzaneto i resti del Castello del 1380 incorporato nell'attuale ospedale: a Borzoli una chiesa medioevale nella frazione Cascinella: a Cornigliano la famosa Abbazia del Boschetto, la chiesina e la piccola Badia di S. Andrea (1131), il Santuario di Coronata (sec. XV-XVI) con case del sec. XV e varie del sec. XVI: a Molassana resti della Bastita del sec. XII, l'Oratorio di San Giacomo (sec. XV): a Nervi il ponte, e vari palazzi; a Pegli resti del castello Portigliolo e numerose ville; a Pontedecimo i resti del Castello di Caffaro, e della chiesa parrocchiale (1167); a Quarto dei Mille resti di Monastero del sec. XIII, annesso all'Ospedale, la chiesa Parrocchiale con resti del sec. XII: a Rivarolo Ligure la chiesa di San Bartolomeo della Certosa (sec. XV): a Sampierdarena la cappella di Sant'Agostino adorna di pitture del sec. XIII, le chiese di San Bartolomeo a Promontorio (sec. XII) e di San Bartolomeo del Fossato (sec. XII), la chiesa dell'Assunta, antica Pieve, e i famosi palazzi dell'Alessi e degli architetti genovesi del sec. XVI: a Sestri Ponente la chiesa di Santa Maria della Costa fra i molti monumenti: a Struppa la chiesa Parrocchiale di San Siro (XIII) e di San Martino del sec. XIII.

quadro 6 Sampierdarena col vecchio ponte che la congiunge a Cornigliano
(Da un acquarello del 1800 esistente nel Civico Museo del Risorgimento)

Le chiese, i palazzi e le opere d'arte di ciascun comune formeranno il tema di speciali studi che pubblicheremo sul Bollettino.
Il nome dei paesi delle due vallate del Polcevera e del Bisagno e della riviera di Levante ricorrono nella storia della Repubblica Genovese e in quella Italiana per avvenimenti di grande importanza. Quella del Polcevera è più ricca di ricordi storici.
Il più antico documento storico che delimita i confini dei territori del Polcevera venne ritrovato presso Pedemonte nel sec. XVI: la preziosissima sentenza arbitrale, oggi collocata nel Museo di Storia ed Arte, fu dai PP. del Comune prima conservata nella Cattedrale, poi nella loro sala a Palazzo.
I D'Oria, gli Spinola, i Fregoso ebbero feudi nella vallata, e Caffaro un castello presso Pontedecimo. Aperta a tutte le invasioni, dalle antichissime a quelle dei Lombardi, dei Francesi di Luigi XII, dei Piemontesi e degli Austriaci del Botta Adorno, essa fu il campo di aspre lotte fra genovesi guelfi e ghibellini.

quadro 7 Torrione, oggi demolito, sopra a Sestri Ponente

Il graziosissimo Re di Francia sostò alcuni giorni nell'abbazia del Boschetto, prima di prendere d'assalto Genova, governata dal Doge popolare Paolo da Novi. Asprissime battaglie furono combattute nei territori del Polcevera contro i Piemontesi durante il sec. XVII e la fortuna delle armi ebbe la sua consacrazione con il Santuario della Vittoria eretto per ringraziare Dio della sua protezione. I soldati di Maria Teresa che erano discesi con baldanza giù per la vallata, dovettero in gran fretta risalirla per guadagnare la pianura piemontese, incalzati dalla furia popolare del Balilla. Memorandi furono pure i combattimenti di quell'anno nella vallata del Bisagno nei quali cadde eroicamente Pier Maria Canevari alla difesa della Scoffera.
I fatti d'arme avvenuti durante il blocco di Genova del 1800, ai quali partecipò Ugo Foscolo, si svolsero a Coronata e sul Monte Fasce ed ebbero epilogo con la famosa vittoria seguita dalla resa di Massena, firmata sul ponte di Cornigliano, presso la cappelletta dell'antico ponte che venne poi, con la demolizione, ricostruita su quello nuovo. Il nome di Quarto è celebre in tutta l'Italia e nel mondo intero per la leggendaria spedizione dei Mille, e per la sagra del 1915 che decise l'azione dell'Italia nella grande Guerra.

quadro 8 Pegli nel 1800
(Collezione Stampe Ufficio Belle Arti)

I comuni dal nuovo decreto uniti a Genova non sono formati da agglomeramenti rurali o industriali cresciuti in tempi relativamente recenti attorno alla metropoli, ma da nuclei millenari che per secoli furono parte viva dell'organismo centrale dal quale furono avulsi nel sec. XIX e che ebbero ognuno una particolare storia illustrata in dotte monografie.
Voltri, che si trovava sulla Via Romana che da Genova, passando per la costa degli Angeli, scendeva a Fegino e percorreva Borzoli e Sestri, per molti secoli assolse il compito che oggi spetta a Sampierdarena nei riguardi di Genova: essa fu il centro del nodo stradale che metteva in comunicazione la città commerciale con la Francia, con l'Ovadese, ove si trovavano genovesi, con il Piemonte e la Lombardia per mezzo della strada Capanne-Ovada.
Voltri fu la sede delle carovane mulattiere d'occidente - le corporazioni possedevano fino a 500 muli -: per l'esportazione del sale e l'importazione dei panni di Francia, del riso, del grano, della seta dalla Lombardia, divenne un emporio ed anche il primo centro industriale della regione. L'importanza di Voltri - retta prima dai Consoli, poi sede di Podesteria e di Capitaneato - diminuì nel sec. XVI quando venne aperta la via carrettabile della Bocchetta, e nel secolo XVIII quando si costruì la strada lungo il Polcevera ed infine nel sec. XIX con la ferrovia che avvicinò a Genova il nodo ferroviario, e fece di Sampierdarena una città industriale importantissima.

quadro 9 Configurazione di Sestri Ponente nel 1238
(Da un documento del Sec. XVIII)

Nella terra dei Veturii si ebbero fin dal sec. XIII le ferriere che fiorirono nel XV, alimentate da miniere locali e nel sec. XVI le prime fonderie di rame. Lungo gli arenili si disposero i primi cantieri per la costruzione delle barche fin dal sec. XIII.
Nel sec. XV vi fiorì l'industria della carta – i mulini da grano furono adibiti alla nuova lavorazione - che nel sec. XVIII non solo vittoriosamente combatté la concorrenza del prodotto spagnolo allora ricercatissimo, ma riuscì ad imitarlo a perfezione.
Voltri fu il paese delle tasse e delle imposte, poiché oltre quelle della Repubblica, che comprendevano l'avaria (tassa di focatico) e le numerose tassazioni per le opere pubbliche, e quelle del Banco di San Giorgio, se ne aggiungevano altre locali: fra queste fu famosa la connessa, percentuale di ogni carico di grano che si scaricava o transitava nel territorio.
Le industrie e i commerci fiorentissimi in ogni tempo fecero di Voltri un centro artistico: celebri artisti furono Niccolò da Voltri (sec. XIV), fra Toniello da Voltri, fra Simone da Carnuli (attività 1519 - 1560), Andrea Ansaldo, Orazio De Ferrari (prima metà del sec. XVII) e Giuseppe Canepa.

quadro 10 Voltri nella prima metà del Sec. XIX
(Collezione Stampe Ufficio Belle Arti)

Il territorio litoraneo da Voltri a Genova, oggi tutto occupato da stabilimenti industriali, da cantieri navali e da fonderie, era occupato da ridentissimi paesetti, da ville magnifiche con grandiosi parchi: la trasformazione della zona di paesaggio e di soggiorno in città industriale ebbe inizio nella seconda metà del secolo XIX.
I Galliera possedettero a Voltri una bellissima Villa, i Pinelli e i Negroni quella di Prà, i Pallavicini la famosissima di Pegli e i Lomellini, poi i Rostan, attualmente i Raggio, quella di Multedo. Pegli, paese di pescatori e di contadini, ricordato negli atti nel IX secolo e le cui terre furono di proprietà della chiesa di San Siro, ebbe un Castello e sulla fine del sec. XVI un palazzo del Principe D'Oria.
La fama di Pegli, contemporanea al soggiorno dell'infelice Imperatore Federico Guglielmo, è dovuta alle sue bellezze naturali, alla fortunata esposizione per soggiorno climatico e balneare, e alla magnifica Villa Pallavicini, oggi sola a ricordare lo splendore delle ville patrizie genovesi, poiché le bellezze della villa Rostan sono meno note. La villa Rostan è la più raffinata creazione fra le ville genovesi: la villa Scassi, fu più grandiosa, più solenne, più monumentale e così pure, nel suo odierno abbandono, la villa Gavotti di Albissola.

quadro 11 Convento dei Domenicani sopra a Voltri
(Collezione Stampe Ufficio Belle Arti)

La cittadina di Pegli circondata dalla zona industriale di Voltri e di Sestri costituisce un ridente giardino della Dominante.
La strada romana aveva favorito l'incremento di Borzoli che anche aveva assunto speciale importanza per il valico, noto ai romani; ma sul declinare del medio-evo Sestri, che nel sec. XII era munita di un castello per la difesa del seno di San Lorenzo, ora interrato, vinse, in floridezza; nel sec. XVII fu borgata importantissima e nel sec. XIX divenne sede di industrie navali e metallurgiche. La ricchezza dei suoi abitanti si manifestò nella chiesa ricca di opere d'arte. Nativo di Sestri fu Antonio Travi distinto pittore paesista, allievo di Bernardo Strozzi. Lo sviluppo edilizio di Cornigliano ebbe inizio nel sec. XVI con le costruzioni a mare e con i palazzi muniti di torre che ancora oggi si vedono a monte: ricordabili ville appartenenti ai Gentile, che tanto si erano adoperati per la costruzione del famoso e storico ponte. Il grazioso paesetto ligure è oggi parte della grandiosa zona industriale compresa fra Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo.

quadro 12 Pontedecimo nel 1607
(Da un disegno del Grassi conservato nell'Archivio dei PP. del Comune)

Sampierdarena, su tutti i comuni limitrofi, per la sua vicinanza a Genova e per la ferrovia, assunse nel sec. XVI e poi nel sec. XIX grande importanza. L'antico pago romano si sviluppò in una città moderna. Sampierdarena, pur essendo già nel medioevo luogo artistico con tali bellezze da meravigliare il Petrarca, nei sec. XVI e XVII divenne quasi parte di Genova poiché i patrizi vi avevano innalzato le magnifiche ville alessiane e gli artisti genovesi avevano contribuito a decorarle creando così vicino a Genova una splendida città che conserva intatti molti dei suoi caratteri, comprese le differenze linguistiche. Fu governata dai Consoli nel sec. XII; ebbe chiesa ed ospedale sulla via costiera; la cappella di S. Agostino, incorporata in Santa Maria della Cella, ricorda le decorazioni pittoriche dei sec. X e XI, e la veduta panoramica del Grassi copiata da altra del principio del sec. XVI ci offre la visione della Sampierdarena di quel tempo, con le case medioevali e le antiche badie.
Una pianta topografica disegnata dal Vinzone, oggi nel palazzo Comunale, conserva il ricordo della Sampierdarena dei sec. XVII e XVIII; è questo un documento utilissimo per lo studioso che vorrà ricostruire l'antica città monumentale che Rubens vide ed illustrò, alla quale l'Alessi, il Bergamasco, lo Strozzi, l'Ansaldo, il Castello, e tutti gli scultori dei sec. XVI e XVII e i migliori artisti genovesi dedicarono opere bellissime e grandiose.
Sampierdarena, che illustreremo nei suoi monumenti, fu patria d'artisti di grande merito, quali l'architetto Scaniglia, gli scultori Pittaluga e Ciurlo, e il pittore Niccolò Barabino.

quadro 13 Le alture al nord di Genova, cioè dalla Vallata del Bisagno,
nel 1800
(Collezione Stampe Ufficio Belle Arti)

La vallata del Polcevera aveva ancora, sulla metà del sec. XIX, carattere agricolo, poiché le industrie erano limitate alle fabbriche di conserve alimentari, pasta, candele, saponi, ecc. La strada che Carlo Ignazio Cambiaso, per incarico della famiglia, costruì nel 1770, diede nuova vita alla vallata, e la ferrovia ne favorì lo sviluppo industriale, là dove erano ridentissime colline a vigneti, che producono quel delizioso vinetto bianco di Polcevera, sì delicato da ricordare il vino del Reno.
Prima di giungere a Rivarolo s'incontra la Certosa, piccolo borgo cresciuto attorno all'antico monastero, che subì un grandioso sviluppo edilizio con l'apertura della Galleria che mette in comunicazione quella regione con Genova. Rivarolo, sede di podesteria e di capitaneato, è ricordata in memorie del sec. XI e comprendeva vari paesi fra i quali Bolzaneto, Vico del Brasile che crebbe nel sec. XIX di notevole importanza per le industrie. L'Archivio dei P. P. del Comune conserva di questa parte della vallata un fedele rilievo, che concorda con quello della veduta prospettiva della Genova dipinta da F. Grassi, artista a servizio - da quanto risulta - del Comune per le vedute della città e dei dintorni.
Presso Rivarolo si trovavano numerosi mulini e le folle dei panni, industria fiorente prima che i cotonifici e la raffineria Ligure-Lombarda vi mettessero le loro sedi. Degno di ricordo è il ponte costruito con l'aiuto degli abitanti e di un certo Pietro Curlo che nel 1262 legò a detta fabbrica i suoi averi.

quadro 14 Sestri Ponente - Scoglio di Sant'Andrea

Le opere pubbliche che tornavano di immediata utilità alle popolazioni circostanti venivano addossate a coloro che ne traevano il maggior profitto. I molini continuavano verso Bolzaneto ove i genovesi avevano eretto una cittadella per sbarrare la strada agli eserciti invasori, castello che fu sede del Podestà della valle di Polcevera e, più tardi, privata abitazione.
L'estremo confine della Dominante è Pontedecimo, nella cui località venne ritrovata la famosa tavola di bronzo; antico borgo costruito sulla via Romana, punto strategico per la difesa della valle, già munito di castello da Caffaro di Caschifellone (att. Castrofino, borgata dei dintorni). La veduta disegnata nei primi anni del seicento (1605 ?) da Cristoforo Grassi per una presa d'acqua, ci presenta un piccolo agglomerato di case attorno alla chiesa; vi si nota l'edificio della Posta, e manca ancora il convento costruito qualche decennio dopo.
La vallata del Bisagno ebbe per illustratore Francesco Podestà che ne dipinse la bellezza del paesaggio e ne descrisse la storia. Gli uomini del Bisagno si dedicarono specialmente all'agricoltura e lungo il fiume vi furono mulini, alcuni dei quali venivano affittati dai PP. del Comune, mentre presso Molassana si trovava la fortezza che apparteneva ai Fieschi.
Molassana forma con Bavari ed Apparizione il gruppo esiguo dei comuni rurali genovesi.
Bavari è il più illustre fra i borghi bisagnini. Fu colonia agricola cristiana, come afferma il Ferretto, fin dal IV secolo. Nella frazione di San Desiderio (antic. Fravega) ebbe i natali Desiderio vescovo di Langres, e in una delle case di detta frazione Mazzini bambino fu a balia, e più tardi vi ritornò, dal 1822 al 1823, con il suo giovanile cenacolo letterario. Oltre alla famiglia Mazzini che vi possedeva la villa di Posalunga, vi ebbero palazzi gli Spinola, i Ferretti, i Raggi, i Pedevilla. A Bavari venne esercitata una piccola industria artistica: quella della lavorazione dei coralli, oggi completamente perduta.
Sui monti di Bavari furono erette diverse fortezze dovute al maresciallo Richelieu ed al generale Chiodo, che completano il sistema difensivo di San Martino e del Fasce, mentre quelle a Ponente dominano il Polcevera. Aspri combattimenti ebbero luogo sul monte Fasce nel 1747 e nel 1800 durante il Blocco fin presso Apparizione, piccolo comune alpestre.
Ai piedi del Monte Fasce che li protegge dai venti del Nord, si trovano i comuni di Quarto, di Quinto, di S. Ilario e di Nervi, disposti lungo la via romana Aurelia. Essi costituiscono oggi la zona di soggiorno climatico e balneare, il giardino della Dominante. Furono per il passato piccole borgate di pescatori, con poche ville cinquecentesche, molte dell'impero, quasi prive d'industrie – si ricordano quella dei Velluti ancora oggi esercita dai signori Ardizzone e quella delle paste alimentari, – dotate di antiche chiese e conventi (il celebre monastero di S. Gerolamo ove si vuole abbia abitato S. Brigida regina di Svezia), e l'ospedale dei Romei.
Quarto è sacra alla memoria dei Mille ed all'alba della nuova Italia e al ricordo di possedimenti che vi ebbe nel 1466 Gio. Colombo avo del grande navigatore nella regione di Torexela: Quinto ancora alla famiglia Colombo: Nervi alla tomba di Corvetto il ministro e tesoriere di Napoleone I. Anche in queste terre, come in tutte quelle della Riviera, si ebbero aspri combattimenti fra guelfi e ghibellini.

quadro 15 Il Porto di Genova nella prima metà del Sec. XIX
(Proprietà del Grand'Uff. Sechino)

Dopo quasi più di un secolo la città che ebbe le cure di Napoleone I, che voleva con la Corte e i Ministeri soggiornarvi per qualche mese dell'anno ponendo la sua sede a Palazzo Tursi, riprende per volontà di S. E. Benito Mussolini il dominio delle sue antiche tre podesterie delle valli; riprende il posto di Dominante del Mare che tenne in ogni grande momento storico, con Roma nel medio evo, e nell'evo moderno, con Napoleone e con il sorgere del Regno d'Italia.
Il nuovo decreto traccia in modo perfetto il territorio necessario all'espansione di Genova, il coordinamento dei vari comuni che, pur essendo suddivisi dalle amministrazioni, formavano con Genova una sola grande città, per crearne un organismo commerciale ed industriale perfettissimo, atto alle battaglie e alle conquiste economiche; sarà per divenire opera d'arte perfetta, se i genovesi, con spirito pratico e seguendo la sana tradizione artistica, tracceranno quel piano regolatore necessario alla vita meccanica e ordinata del lavoro ed a quella semplice e riposante della bellezza.
Il nuovo decreto – che dovrebbe essere inciso nel bronzo per essere collocato nella sala storica del Comune, accanto alla tavola romana che tracciava i confini oggi ripresi – ha radunato in un solo fascio tutte quelle forze che nei secoli passati furono l'embrione del complesso di attività che formarono la vita genovese, cui oggi è imposta una nuova disciplina, un'armonia, una meta.


1 Oltre che Superba, Genova era conosciuta anche come Dominante dei mari (lo spesso appellativo era attribuito a Venezia)

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