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    Pezzi di storia

Rubaldo Merello, pittore

«Io l'ho conosciuto assai bene, quest'uomo alla cui conoscenza pochi, lui vivo, tenevano; ed ora ch'è morto, molti se ne gloriano. Ma se dovessi dire come e Rubaldo Merello dove io l'abbia visto la prima volta, non saprei. Mi pareva d'averlo sempre conosciuto, tanto ero abituato a vedermelo passare davanti alla scuola, piccolo e tozzo, con quel suo passo frettoloso e cadenzato, con gli occhi fissi in qualche cosa che lui solo vedeva, con quel suo cappelluccio tondo in capo, con quel suo vestito di colore indefinibile, e sempre quello.», così lo ricordava Attilio Regolo Scarsella sul settimanale Il Mare del 17 febbraio 1923.

Rubaldo1 Merello è un artista vissuto in Liguria nel periodo a cavallo fra ottocento e novecento: morì immaturamente il 31 gennaio 1922 a Santa Margherita.
Era nato il 16 luglio 1872 a Montespluga, frazione del comune di Isolato in provincia di Sondrio (dal 1983 il Comune si chiama Madesimo), dove il padre genovese era stato trasferito.
Nel 1881 ritorna a Genova dove segue gli studi classici e, tra il 1888 ed il 1892, frequenta l'Accademia Ligustica di Belle Arti, conseguendo alcune menzioni ed una medaglia d'argento.
Terminata l'accademia apre uno studio di scultore a Nervi, dove conosce e sposa Laura Pessale, figlia di un artigiano, dalla quale avrà due figli. copertina
Nel 1904 si allontana dall'ambiente genovese dal quale si sentiva isolato per trasferirsi a Ruta, in volontario esilio. E' di quel periodo l'amicizia con il poeta e commediografo Sem Benelli che risiede a Zoagli e per il quale illustra il poema Le nozze dei Centauri, edito nel 1905 e rappresentato per la prima volta a Torino nel 1915.
Dal 1906 si sposta a San Fruttuoso, prima in uno squallido stanzone nell'antica Torre dei Doria, poi in una casetta di pescatori. Nello stesso anno il critico, amico ed estimatore, Paolo De Gaufridy fa conoscere la sua opera al noto mercante Alberto Grubicy, per mezzo del quale partecipa nell'anno successivo a Parigi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens. Probabilmente è dovuta a Grubicy anche la sua presenza nel 1911 ad una mostra a Saint Moritz.

quadro 1 Arcate dell'Abbazia (1914)

Nel 1913 viene accolta la sua candida- tura ad accademico di merito per la classe dei pittori all'Accademia Ligustica di Belle Arti con la seguente motivazione: "Allievo dell'Accademia, artista originale si è dedicato alla pittura di marine e paesaggi, le sue opere sono discusse quanto apprezzate in tutte le esposizioni".
In quello stesso anno muore uno dei due figli e nel 1914 la famiglia decide di trasferirsi a Portofino, migliorando le misere condizioni di vita. Nonostante i riconoscimenti, le condizioni economiche del pittore rimangono estremamente disagiate e nel 1918 si sposta a Santa Margherita, dove arrotonda le magre entrate lavorando come maschera in un cinematografo.
Ha 46 anni e viene descritto come un uomo buono, un po' buffo nel fisico piccolo e grassoccio, con un paio di occhialetti tondi sul naso. I contemporanei ne parlano come di un misantropo, afflitto da mania di persecuzione e ossessionato dalla paura che qualcuno possa carpirgli i suoi segreti di tecnica pittorica. La critica lo definisce uno spirito ascetico che, incurante delle privazioni e della miseria, persegue il nobile ideale di una vita completamente dedita all'arte.

quadro 1 Mareggiata a San Fruttuoso (1914)

Le sue quotazioni commerciali sono bassissime e gli consentono appena di acquistare il necessario per dipingere e sopravvivere: sicuramente era tormentato da profittatori e, nell'ambiente artistico genovese, molti avevano interesse a non vederlo emergere. Merello esercitava contemporaneamente le attività di scultore, grafico e pittore.
Percorre i crinali delle montagne alla ricerca di motivi da ritrarre: baie, insenature, scorci, alberi a picco sul mare… i motivi sono quasi sempre gli stessi in questo angolo di Liguria, ma l'occhio che li filtra riesce a coglierne ogni leggera ed impercettibile sfumatura. Indaga le diverse ore del giorno, dall'aurora all'imbrunire, ed in questa continua e quasi spasmodica ricerca riesce a librarsi al di sopra della facile e pittoresca immagine da "cartolina" per coglierne un'essenza più profonda.
Il lavoro di Merello è sempre in bilico tra un'impostazione vedutistica del quadro, legata ancora alla sua educazione artistica di stampo ottocentesco, e l'anelito teso ad una sempre più completa partecipazione ed adesione al motivo.
"Alcuni dipinti possiedono una vivacità davvero indiavolata: più che di colori, si tratta di bagliori, di fiamme. Altri invece nascondono una quiete placida, interiore, eppure da tutti emana un qualcosa di profondo e caldo che ha un solo nome: amore, amore per questo paesaggio, per questa natura. Per chi conosce bene questo tratto di terra, è facile intuire, capire. … Nei suoi dipinti c'è tutto lo spirito di questo posto, la sua natura selvaggia, il fragore dei marosi, l'odore dei pini e del mirto."

quadro 1 San Fruttuoso dal mare (1918-21)

La sua caratteristica è un divisionismo personale, divisionismo che, iniziato nel 1800, ebbe da noi per sommi esponenti Giovanni Segantini e Gaetano Previati.

A Santa Margherita abitava in via Giuncheto, dove morì senza aver potuto godere il riconoscimento del suo valore.
L'amico De Gaufridy scrisse con amarezza che il funerale si era svolto nell'anonimato e nell'indifferenza totali: nessuna iniziativa ufficiale da parte delle autorità cittadine, neppure il consueto telegramma di cordoglio che l'Assessore alle Belle Arti era solito inviare alle famiglie degli artisti deceduti. Per sua espressa volontà fu sepolto a Portofino, nel piccolo cimitero che sarà bombardato durante la guerra: il loculo di Merello andrà distrutto e le sue spoglie finiranno in mare.
Scrisse di lui il pittore Orlando Grosso: «Egli ci diede la grandiosità classica della nostra terra, e del mare la tragica potenza, la affascinante sensazione dell'infinito.
E gli umili lo compresero e lo amarono.
Pochi popolani e pescatori accompagnarono la salma del grande artista al cimitero di Portofino e ne coprirono di alloro il tumulo».

(Il Mare – 26 giugno 1926)
Il Merello, fu prima scultore e raramente s'allontanò dall'amata Liguria. Dopo gli studii classici, visse i primi anni suoi di lavoro in Nervi, nella cittadina ammaliatrice di molti scrittori, poeti, pittori, scultori e musicisti, morbida ed ospitale accoglitrice d'artisti e pensatori.
E visse modesto, buono, lontano dai rumori; in seno all'amata famiglia con la compagna scelta per elezione d'amore, e pieno la mente della sua arte e della «natura viva».
In Nervi, a Camogli e forse in siti pudicamente più riposti, sonvi nobili suoi lavori scultorei. Ma - passati i trent'anni - si sentì portato alla pittura e lasciò mazzuolo e scalpelli per la tavolozza ed i pennelli.
Si portò a Portofino, quasi per maggiormente appartarsi, e per dedicarsi intero alla sua arte idolatrata.
Ed ha saputo rappresentare la Liguria mirabilmente fermando le sue luminosità, il suo potente mare, le scogliere varie, le insenature volubili chiomate da vegetazione esuberante con tutte le tonalità di verdi e bleu picchiettate da rossi e gialli vivi, ed agitata dai venti impetuosi, ed accarezzata dalle balsamiche brezze saline.

Rubaldo Merello
L'articolo utilizza liberamente quanto contenuto in:

  • tesi di laurea di Iole Murruni "Il pittore Rubaldo Merello, la fortuna critica" – Università degli studi di Firenze – 2004
  • "Annali di Santa Margherita Ligure" di Attilio Regolo Scarsella


1 Il nome Rubaldo è la versione antica di ribaldo: negli eserciti medievali erano chiamati così i soldati di umile condizione, che avevano il compito di dare inizio alla battaglia

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