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    Pezzi di storia

Wallys lancia da Portofino la nuova moda dei quadrati di pizzo
di Attilio Crepas

Stampa Sera – 14 luglio 1938

Cronaca di uno dei primi viaggi nel Tigullio del Duca di Windsor e della moglie, che ritorneranno successivamente in molte occasioni.
Edward Albert Christian George Andrew Patrick David Windsor, questo è il nome completo, era nato nel 1894 e nel 1936, alla morte del padre Giorgio V [re di Gran Bretagna, d'Irlanda e dei Dominion britannici d'oltremare, Imperatore d'India e capo della Chiesa anglicana], apre una crisi poiché intende sposare Wallis Simpson, legata da un precedente matrimonio. A dicembre Edward abdica a favore del fratello minore Albert, che lo nomina Duca di Windsor. i duchi
Sei mesi dopo, il 3 giugno 1937, Edward sposa Wallis Simpson in Francia con una cerimonia strettamente privata.
La crociera alla quale si riferisce l'articolo avviene dunque ad un anno dal matrimonio.


I Duchi di Windsor.
Li ho visti mangiare, poco; li ho visti bere, molto. E giocare poi vivacemente a bridge e sturare poi, dopo le due di notte, delle bottiglie di spumante e, a ogni bottiglia, la voce calda di Wallys Simpson sillabava in italiano, «Asti spumante» e tutti e quattro i commensali brindavano, proprio in italiano, «Evviva!».
Quattro commensali, come sapete, di eccezione: il Duca di Windsor con la Duchessa, il signor Rogers con la signora. La tavola del loro convivio era sulla coperta del panfilo bianco-blu Galzar [in altra cronaca il nome è Gutzar] e - peccato - un telo amaranto disteso sopra toglieva all'imbandigione allegrissima un tetto meraviglioso di cielo splendente di stelle.
Il panfilo era entrato sicuro nel porticciolo di Portofino ieri mattina poco prima delle dieci. Batteva bandiera inglese, ma sull'alto dell'albero di maestro sventolava un singolare orifiamma rosso fuoco con un leone d'oro rampante. Panfilo di media crociera, immatricolato in Monaco Principato dal suo proprietario, un inglese industriale di Manchester, perché Montecarlo è il prelibato paese dove nemmeno le navi da diporto pagano tasse di ancoraggio o di sosta o qualsiasi altra.
Prime rivelazioni dell'arrivo
Il Galzar lo ha noleggiato, appunto a Montecarlo, il Duca di Windsor; ha subito una rifinitura di qualche giorno in cantiere a Nizza; ha bordeggiato lungo la Costa Azzurra francese; ha subito le villanie di un graduato di dogana «Fronte Populaire» che ha indignato il Duca; ha diretto la prua verso il mare d'Italia, perché le vacanze dei Duchi di Windsor, quest'anno, saranno vacanze italiane e, più precisamente, sul Galzar con i loro amici Rogers, essi compiranno il periplo italico, coste della Sicilia comprese.
Primo a scendere sul molo di Portofino da bordo del panfilo, ieri mattina, fu il capitano T. W. Felton, che si recò con i documenti di bordo al Comando di brigata della R. Guardia di Finanza, dove, dopo le formalità di uso, esibì i passaporti degli illustri naviganti: passaporto inglese per i Duchi di Windsor, americani per il signor Rogers. Passaporti comuni, come quelli di qualsiasi altro cittadino, sono questi dell'ex-Re di Inghilterra e di sua moglie. Soltanto, il Foreign Office ha usato loro la delicatezza di una copertina speciale, il morbido cuoio cremisi, con impresse, in un angolo, le armi ducali di Windsor.
Fu una prima rivelazione dell'arrivo eccezionale. Poi, mezz'ora dopo, Edoardo e Wallys sbarcarono; sbarcarono gli amici Rogers e lentamente, fermandosi davanti ai pizzi prodigiosi che le donne di Portofino ricavano sul tombolo, davanti alle banchette con i ricordi di corallo e tartaruga, fecero conoscenza con questo angolo di paradiso.
I quattro si fermavano ogni momento, come per assaporare tanta bellezza. Le prime parole che il Duca disse, anzi, e che ripetette furono: «Adorabile paese!».
«Adorabile paese» ripeteva Wallys e guardava i cespi di gerani rossi stupendi e le ortensie con le opulente corolle a cupola e gli oleandri candidi e, più su, l'argento degli ulivi. Alto, il Castello dei Brown.
Le donne portavano calzoncini larghi di tela blu; magliette blu, di un tono più scuro; senza maniche e poco scollate. Gli uomini, un identico abbigliamento. Senza cappello, scarpette di corda bigia e di tela blu.
L'ex-Re di Inghilterra ed i suoi compagni mostrarono di apprezzare assai la discrezione, educazione squisita di questo popolo; popolo di grandi signori, anche se composto di pescatori, di artigiani, di ricamatrici, di barcaioli. Non si affollò, questo popolo, attorno ai quattro forestieri celebri scesi sul suo lido e dimostrò come il nuovo stile di vita del popolo italiano abbia bandito tutti quei luoghi comuni della vecchia letteratura pittoresca, turistica. Vecchi che tendevano la mano, uomini che suonavano mandolini e fisarmoniche, bimbi che chiedevano di ripescare un soldo gettato in acqua. - Niente di tutto questo. I Duchi di Windsor sono passati a Portofino fra gente rispettosa che ha mostrato, però, - e qui sta la finezza dell'ospitalità - di accorgersi di loro. Perché, si ha voglia a dire, ma a chi è stato re non può far piacere di passare in mezzo alla folla come un uomo qualunque.
C'erano sul molo dei balilla graziosi, rubicondi che salutavano romanamente, con grazia; con grazia inimitabile in ogni altro Paese del mondo. E il Duca si è fermato con loro, li ha accarezzati, ha detto qualche parola in italiano ed ha risposto col saluto romano, parecchie volte.
Dietro il gruppetto degli eccezionali turisti veniva il colossale ufficiale di Scotland Yard che, da quando Edoardo ha abbandonato il trono, è stato addetto alla sua persona e non lo lascia mai un minuto.
Davanti camminavano i due uomini, dietro le due signore. Hanno percorso le stradette di Portofino. Sono arrivati alla piazzetta. Poi sono ritornati al centro, si sono incamminati su per la Scala del Diavolo ed al Belvedere le due signore non se la son sentita di andare oltre.
Il Duca ed il suo compagno, invece, svelti svelti, si sono arrampicati fino al faro con il colossale «policeman officiel» sempre dietro.
Della gita pomeridiana a Rapallo con sosta e partita al gioco del golf e a Santa Margherita, con sosta e spesa al mercato del pesce, è già stato scritto.
Al mercato del pesce di Santa Margherita, in una bottega, il Duca personalmente ha acquistato otto aragoste.
- Quanto denaro? - ha domandato in italiano.
- Ventuna lira al kg. - ha risposto la ragazza che gli aveva venduto il pesce ancora spasimante nella tritaglia del ghiaccio. Una bella ragazza, e il Duca, dopo avere pagato, le ha preso più di una fotografia.
Una gita in tassì
Ma può interessare la cronaca il sapere che la gita dei Duchi e dei loro amici è stata fatta in tassì. Ho parlato con l'autista che li ha serviti. Si chiama Francesco Fassi, ma tutti, a Portofino, lo chiamano «Chicco».
Aveva visto i forestieri venir verso di lui. Aveva riconosciuto subito l'ex-Re d'Inghilterra. Aveva salutato romanamente.
- Sei libero? - aveva domandato il Duca.
- Sissignore.
- Quanto impieghi per andare a Rapallo?
- Venticinque minuti.
- Quanto vuoi?
- Secondo il tempo che stanno.
- Due ore, tre ore, facciamo quattro ore.
- Sessanta, lire.
L'autista aveva domandato la tariffa e non un soldo di più. Essere il Duca di Windsor e poter andare in tassi al prezzo di tutti i comuni mortali dev'essere una cosa eccezionale, perché Edoardo tirò fuori da una tasca dei calzoni cento lire.
- Grazie.
Poi «Chicco» mi ha detto che la Simpson parlò fitto fitto al marito. E, poi, il Duca volle sincerarsi che i freni della macchina fossero a posto. Raccomandò di andare piano.
- Dimmi, «Chicco», come parla l'italiano il Duca?
- Quasi bene, vi assicuro, quasi bene!
- E lei?
- Non l'ho sentita dire altro che «Grazie», «Buon giorno». Io l'ho guardata un po' per vedere se portava le famose perle alle orecchie, ma non portava niente addosso, nemmeno un filo d'oro.
A Rapallo il Duca incaricò «Chicco» di comprargli i giornali: quelli italiani, tutti, anche gli illustrati, e quelli inglesi.
In tassì, le due signore, lungo la meravigliosa strada che corre sul bordo del Golfo Tigullio, sgranavano una collana di esclamazioni. Wallys parlava raramente col marito, molto di più con la sua amica. Il Duca parlava parcamente anche lui con la moglie e molto di più con il signor Rogers e con la signora Rogers. Erano tutti e quattro di eccellente umore. A Santa Margherita vollero compiere la famosa passeggiata a mare e prendere un numero infinito di fotografie.
Prima di partire da Portofino per Rapallo, il Duca di Windsor vide un pescatore che, con la canna, stava tentando i pesci; gli si avvicinò cordialmente, gli domandò se quel punto del porto fosse pescoso. Il pescatore, il dott. Totti di Milano, gli rispose di sì.
- Pesce grosso?
- No, piuttosto minuto.
- Piccolo, volete dire.
- Sì.
- Perché io volevo venire qui a pescare con la canna. Mi piace.
Acquisto di merletti e rose
Quando Edoardo d'Inghilterra ritornò a Portofino, sceso dal tassi, è andato a cercare il pescatore dilettante col quale s'era intrattenuto e gli ha fatto vedere delle aragoste, sventolandone il mazzo cospicuo e ridendo, come per dire: «Vedete, io che pesca!».
Il dott. Totti allora gli ha detto:
- Ma quelle le avete comprate.
- Comprate, a buonissimo prezzo!
E il Duca pareva compiacersi della spesa, come se l'aver speso bene equivalesse ad una buona pesca.
A Santa Margherita i Duchi hanno comprato alcuni merletti. Prima tutti e quattro insieme, i Windsor e i Rogers, poi le due signore soltanto. Wally e la sua amica sono, infatti, ritornate sole dalla venditrice ambulante che aveva già venduto loro, presenti i mariti, alcuni lavori di punto minutissimo, ed hanno esaminato le rifiniture per camicie da notte e da giorno e indumenti intimi che sono una specialità di queste ricamatrici liguri.
Wallys ha scelto, così, otto serie complete di rose e di rombi di merletto e poi ha comprato un numero enorme di quadrati di pizzi, perché ha fatto intendere di volerli far cucire assieme, sì da trarne fuori una «parure» o combinazione, camicia e mutandine. E forse, così, ieri mattina, la Duchessa di Windsor ha lanciato una moda.
A Portofino sul Molo, quando i quattro con il loro gigantesco segugio hanno fatto ritorno a bordo del Galzar, c'era un gruppo di villeggianti: Salvator Gotta, il Principe Potenziani, la contessa Trivulzio, la baronessa Casana. Saluto discreto, risposta espansiva. E, presso al molo, veramente, c'erano anche parecchie ragazze, villeggianti e popolane, tutte attente all'esame di questa donna, Wallys Simpson, per la quale un re ha rinunciato ad un regno e a un impero.
A bordo i quattro sono spariti nelle loro cabine, tutte sopra coperta. Sono riapparsi poco dopo. E chi si aspettava di vedere uomini in «smoking» e donne in toeletta è rimasto male. Il Duca portava i calzoni blu e una giacca di tela azzurra, le signore le vesti assai corte, di tela nerocielo, una camicetta di seta opaca, una giacca estremamente semplice.
Wallys aveva al polso destro un giro di margherite di avorio. La signora Rogers aveva al petto una spilla con il leone di Windsor, tratto di gentilezza, come se volesse dimostrare la sua sudditanza spirituale a quella moglie di re che non è mai stata regina.
Li ho visti mangiare, bere, giuocare. L'ho detto. A pochi metri dal panfilo ducale era ancorato il panfilo La Corsara, dei signori Ghisio di Milano, e pure vi si cenava sopra coperta.
Salvator Gotta, che era a questa tavola, ha confermato le mie impressioni. Infinita allegria, libagioni frequenti, vivacità di conversazione, quasi che tutta la compostezza di tanti anni di Corte inglese avesse fatto sul Duca l'effetto del comprimente di una molla, ed ora, sul dolce mare d'Italia, tanta allegria, tanta voglia di ridere, esplodessero fuori, fra le salve secche dei turaccioli sparati in aria dallo spumante dei ghiotti vini nostrani.
Tardi, una cameriera portò alla Duchessa uno scialle celeste. Alla signora Rogers una mantellina di pelliccia grigio-argento. Più tardi, quasi alle tre, i quattro smisero di giocare, le due donne da una parte, gli uomini dall'altra fecero una lenta passeggiata sulla coperta della nave. Quasi senza parole le due coppie si accommiatarono, entrarono nelle loro cabine. Si vide per un po' la luce accesa dietro le vetrate. Poi più nulla.
Spettacolo mancato
Stamattina, all'alba, il panfilo era ancora nel golfo. Il primo a vedersi in coperta fu il gigantesco «detective». Fumava la pipa, alternandola con una sigaretta. Poi il capitano, poi altri uomini dell'equipaggio.
Parecchia gente si era alzata presto e le finestre, molte, erano diventate una specie di palco, e lo specchio di mare un palcoscenico. Ma lo spettacolo è quasi mancato.
Alle 7.30 si è vista la cameriera entrare nella camera da letto dei Duchi e subito le tendine sono state tirate. Chi aveva il teleobbiettivo ha fatto a tempo a cogliere qualche figura di ginnastica svedese che la signora Simpson faceva in cabina, in costume infinitamente succinto. Alle 8 e 5 minuti precise il panfilo si è mosso lentamente. Poi, appena fuori del porto, i motori hanno attaccato una canzone più allegra, e la nave è filata verso sud.
Allora, ma era così lontano, così piccolo, si è visto il Duca uscire sopra coperta, appena a tempo per salutare quel suo orifiamma di Windsor con una così semplice arme, che in quel momento risaliva sull'albero maestro, prima del vessillo d'Inghilterra.

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