Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Giornali e giornalisti margheritesi
di Attilio Regolo Scarsella

Il Mare – 24 settembre 1932

Chi dice che S. Margherita non è paese di salde tradizioni culturali? Basta, a smentirlo, il fatto che poche città sue pari possono vantare una tradizione lettore giornalistica altrettanto ricca. Vero è che il Sismondi1 chiamava il giornalismo un ramo di commercio; ma poiché uno scrittore non meno illustre, l'Oriani2, lo chiamava la ferrovia delle idee, noi teniamoci a questo: prendiamo un biglietto, sia pure a prezzo ridotto, per questo comodissimo treno che è il Mare, e facciamo una breve escursione attraverso la storia giornalistica di S. Margherita.
Storia recente, perché recente cosa è il giornalismo; ma illustre fin dal principio, se progenitore ne fu, nientemeno, quel Luca Assarino che dopo aver riempito mezza Italia delle sue avventure e delle sue scritture, morì nel 1672 istoriografo ufficiale della Corte di Savoia3.
Costui, nato da padre ligure e da madre portoghese, a Potosi nell'America del Sud, venne bambino a S. Margherita, vi prese moglie e vi ebbe figli, e sempre vi ritornò nei momenti tranquilli della sua vita agitata. Stando in Genova, pubblicò un giornale che (vedi umorismo di quel mattacchione) chiamò «Il Sincero», ed è il più antico foglio conosciuto che portasse un titolo speciale. Di esso nell'Archivio di Stato di Genova c'è il numero del 15 gennaio 1650.
A distanza di un secolo, nel 1784 venne in luce e visse qualche mese, un foglietto settimanale senza titolo, che portava qualche notizia di politica, qualche grida degli agenti, qualche avviso di cui ecco un esempio:

«AVVISO. Una delle più lutuosissime Tragedie del Mondo, sarà la rappresentazione della sera 9 del corrente, e porta per titolo:
IL DILUVIO UNIVERSALE
Essendo a tutti già noto il terribile Naufragio, che Dio mandò per castigo della terra ribelle, non abbisogna di Proemio. Solo si espone: che sarà decorata da tutto ciò, che richiede sì gran spettacolo, con la maggior proprietà e decenza.
Sperando un numeroso concorso, essendo degna tal rappresentazione, della loro Nobile presenza».

Il vero diluvio universale venne di lì a qualche anno, e fu la Rivoluzione francese: per tutta la durata della quale, e poi di nuovo nel Risorgimento piovevano qui opuscoli, libelli, gazzette, fogli volanti (tra gli altri, la Giovane Italia, portata nascosta tra cappelli di paglia da un manifesto Maragliano4): ma nessuno stampato in S. Margherita o da Margheritesi.
E così con un altro salto d'un secolo, arriviamo al 1877, quando un vero e proprio giornale uscì, col titolo «La Cervara». Durò dal 2 dicembre di quell'anno al 2 giugno del successivo. Il Direttore, Vincenzo Manildi, era un prestanome. Dietro a lui stavano i capi di uno dei partiti locali. Vi scrivevano Achille De Marzi, Gustavo Chiesi, Achille Bizzoni, uomini illustri nella politica e nelle lettere: e Pietro Mascheroni, oscuro maestro di scuola, qui capitato da Milano, a mortificare il suo vivido ingegno e il suo cuor generoso tra le beghe meschine e maligne, e cretine di S. Margherita Ligure. Di lui, se non ci manchi la vita, diremo più degnamente in altro luogo5.
Il giornale era ben scritto; aveva una tinta leggera di repubblicanesimo, e una molto più marcata di anticlericalismo: trattò con vivacità e correttezza le questioni dell'Acquedotto, delle Scuole, e di Amministrazione e di Politica; non senza un pizzico di buonumore, soprattutto quando annunziò che in una casa della Ghiaia si erano scoperti stupendi affreschi di «un antico e celeberrimo pittore genovese, il quale abitò fra noi nel secolo scorso». La domenica successiva, in cui gli affreschi sarebbero stati visibili, fu un accorrere di gente anche dai paesi vicini: ma… era il primo d'aprile!
Da quel tempo giornaletti e giornalisti locali non fecero più difetto a S. Margherita. Tra i giornalisti merita un cenno quel Cav. Francesco Rolla6, costruttore navale, che impiantò il cantiere a Corte, inventò una specie di vaporino con due prore, fu corrispondente del «Caffaro», sostenne acri polemiche, sfidò a duello gli avversari e fu, come succede spesso qui, un grand'uomo per qualche tempo, e poi, come spesso succede qui, sparì senz'altro.
Anche degno di un ricordo quel Giuseppe Ghilini, calzolaio di professione, ma non privo di coltura, socialista in buona fede e della prima ora, conferenziere e corrispondente della genovese «Era Nuova».
Venne quindi la nuova generazione, quella uscita dalla Scuola Commerciale Pratica. Ebbe forti campioni e trovò la sua compiuta espressione in Giambattista Dapelo, l'indimenticabile eroe del Carso, il popolare GBD del «Caffaro».
Tra i giornaletti ebbero vita non ingloriosa «Il Parnaso», che in una serie di articoli raccolse molte memorie patrie destinate altrimenti a perdersi; e «La Liguria», dignitosamente diretta dall'amico prof. Craveri per oltre un anno.
Meglio che un giornaletto fu una buona rivistina la «Guida Educativa», fondata e per cinque anni diretta dalla Maestra Luisa Rainusso7, con la collaborazione di valenti pedagogisti quali il Molfino, il Linati, il Pescatore, il Tarantelli.
Non parlo di altri che, o per la troppo breve durata o per il numero ristretto dei lettori a cui erano indirizzati, non ebbero gran peso nella vita cittadina; e vengo ai Numeri Unici che furono in gran quantità e molti dei quali riuscirono esempi veramente splendidi del genere; senza contare che tutti furono legati ad avvenimenti di non lieve importanza pei Margheritesi.
Memorabile quello dal titolo «Mente e Cuore», «pubblicato a cura del Comitato Sanmargheritese per i nostri soldati caduti nella Guerra d'Africa», il quale conteneva anche il resoconto della sottoscrizione cittadina che aveva raccolto quasi 18.000 lire.
Altro, meno lussuoso, come richiedeva l'occasione, ma non meno importante, fu quello che accompagnava il resoconto della pubblica sottoscrizione per i Caffaro danneggiati del terremoto calabro-siculo, riuscita anch'essa, con oltre 16.000 lire, degna delle tradizioni filantropiche della nostra città.
Bellissimo fra tutti quello «in onore di Antonio Alberti8, medico-chirurgo», per il suo giubileo professionale. Fu pubblicato a cura di un Comitato presieduto dal Ten. Gen. Marchese Cappai, concittadino dell'Alberti, che era nato in Cagliari, e vi contribuirono con articoli, versi e brevi pensieri tutte le autorità, i colleghi, i presidenti delle associazioni, gli amici.
Non pochi sono quelli dedicati ad avvenimenti religiosi. Uno per il primo 25o dell'incoronazione di N.S. della Sacra Lettera. Un altro per «Ricordo del solenne ingresso parrocchiale del Rev.mo D. Garibotti Gio. Antonio nella Chiesa di S. Siro».
Disgraziatamente in quest'ultima categoria di Numeri Unici amano immischiarsi anche le Muse; e allora capita di leggere in qualcuno di essi dei versi, come questi per l'inaugurazione di una cappella,

che assistette da madrina
(com'è d'uso all'Argentina)
Rosa Adele Ruiz-Figari
nobil dama che ha danari
cuore grande e pietà pari.
Chi nol sa su questi colli?
fui per dir: «lo sanno i polli».

O come questi altri in onore del nome di S. Margherita:

Raro ancor tra i sordomuti
troverai chi nol saluti;
ma qui poi!! gli han fatto inchino
sino i pesci. Il sa Pescino.

Messe più abbondante potrebbe raccogliere chi volesse entrare nel campo della Guerra e del Dopoguerra. Ma, per dirla con Benedetto Croce, «il periodo che si apre con quella, per ciò stesso che è ancora aperto, non è di competenza dello storico, ma del politico»: e io, qui, non ho inteso fare che un po' di storia.


1 Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi, economista svizzero (1773-1842)
2 Alfredo Oriani, scrittore italiano (1852-1909)
3 vedi La Gazzetta di Santa "Luca Assarino – Istoriografo dei Duchi di Savoia" del 17 e 20 agosto 2018
4 Scarsella ne parla negli Annali per l'anno 1833
5 Scarsella ne parla diffusamente nei suoi Annali dall'anno 1874 in poi
6 vedi La Gazzetta di Santa "Il cantiere 'Spertini'" del 18 settembre 2018
7 Scarsella ne parla negli Annali per gli anni 1886 e 1887
8 vedi La Gazzetta di Santa "Antonio Alberti" del 20 marzo 2016

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