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    Pezzi di storia

Le mode eccentriche a Portofino stonano un po' con la sua bellezza
di Francesco Rosso

La Nuova Stampa – 28 giugno 1956

Nelle ore vuote, dopo cena, qualche musica s'accende in localini snob - Clienti estatici ascoltano Manuel, il chitarrista spagnuolo - E v'è un impresario che vorrebbe aprire un tabarin - Ma il sindaco è contrario, e lo sono anche i turisti che cercano qui odori di resina e sogni lontani - Coppie di vecchi coniugi passeggiano, ricordano, tenendosi per mano

Stanco di una troppo prolungata inattività, restio alle seduzioni verdazzurre del Tigullio, Mister Schloss è partito: «Mai visto una stagione tanto aerea fiacca» ha esclamato deluso, riponendo l'apparecchio fotografico, ed ha salpato per Venezia. Ogni anno, all'affacciarsi dell'estate, Mr. Schloss scende in Italia e gira le spiagge a fotografare i personaggi importanti per la rivista illustrata Tatler [inglese].
Portofino, Santa Margherita, Rapallo sono suoi campi d'azione non meno che Venezia e Capri, la sua partenza potrebbe quindi far supporre che su quest'arco della Riviera di Levante la stagione balneare galleggi davvero sulle monotone onde di una grigia mediocrità.
Ma il signor Schloss, fotoreporter singolare, non può essere considerato un giudice attendibile, Firenze o Roma diventano per lui città prive di significato, addirittura deserte, se non c'è almeno un baronetto inglese a ravvivarle con la sua presenza. Il signor Schloss fotografa esclusivamente gli aristocratici, non sprecherebbe una lastra nemmeno se capitasse a tiro del suo obiettivo un Krupp o un Morgan, chiuderebbe gli occhi per non vedere Marilyn Monroe nel più audace e sconcertante costume da bagno; farebbe una deroga soltanto per Laurence Olivier, creato baronetto da re Giorgio VI, ma probabilmente tenterebbe di fotografarlo senza la moglie, la deliziosa Vivien Leigh, rimasta fra le file sempre troppo fitte della borghesia.
Con limitazioni di questo genere è fatale che il signor Schloss abbia scarso lavoro, le schiere dell' aristocrazia, nonostante le trasfusioni a cui la sottopongono i pochi re di corona rimasti in trono, si assottigliano sempre più. Ma il signor Schloss, quasi settantenne, non intende rompere ora la sua lunga tradizione di fotografo degli aristocratici.
Uno zainetto in spalle, l'apparecchio ciondoloni sul petto, inattuale figura di globe-trotter, rincorre nei centri turistici italiani i pochi blasonati che possono ancora consentirsi una vacanza.
Di anno in anno il suo lavoro si fa più difficile, sempre più rari sono i personaggi degni di una sua lastra, il sangue blu va tingendosi rapidamente d'un bel rosso borghese o magari plebeo. Ciò può amareggiare il signor Schloss, non indurlo al compromesso. Che Portofino e Santa Margherita siano affollati di turisti e, tra la massa anonima, si aggirino grossi nomi dell'industria, del commercio, della finanza d'ogni continente è, per il signor Schloss, un fatto che interessa esclusivamente gli albergatori.
A Portofino ha atteso per qualche giorno l'arrivo di uno yacht inglese, ma a bordo c'erano figure di scarso rilievo. Le piccole eccentricità della più romantica baia del mondo non lo hanno incuriosito, perché a esibirle erano uomini e donne comuni, italiani per giunta.
Lentamente l'ondata della stravaganza è arrivata anche qui, dove sino a un anno fa regnava il tono della più austera villeggiatura balneare. Qualche nota accesa la portarono alcuni attori americani, e si ricorda ancora con ammiccanti sorrisi il soggiorno di Hedy Lamarr, che sulle lisce scogliere di Portofino ripeteva le ignude audacie del suo film Estasi.
La illustre colonia degli innamorati del romantico porticciolo, da Clark Gable a Rex Harrison, ai duchi di Windsor, si accontentava però del silenzio infinito che avvolge la struggente bellezza del luogo.
Ma le mode hanno le loro esigenze, e Portofino non poteva essere inferiore ad altri centri, forse meno incantevoli, ma più divertenti. Durante le ore vuote, dopo cena, quando la piazza inimitabile affonda nel buio che i radi, antichi fanali appena diradano, gl'instancabili della villeggiatura cercano l'emozione a acquarello «La Potinière» un angusto localino al primo piano, dove Madame di Saint Aubain fa gli onori di casa coadiuvata dai due figlioli, giovanissimi efebi che nonostante la lunga permanenza in Italia tradiscono l'origine francese arrotando a tutto spiano la erre.
Allungati sui divani, appoggiati al banco del bar, i clienti ascoltano in silenzio raccolto e trepido i virtuosismi di un chitarrista spagnolo: «Manuel, suonaci quel brano di Giochi proibiti», gli chiedono con riverenza, e Manuel cerca sulle corde del suo strumento il motivo un po' lugubre del celebre film, oppure ripete ancora le note ormai stantie del Terzo uomo, perché la speciale clientela della «Potinière» vuol musiche un po' macabre, che esalino odore di cimitero. Prima di uscire, le donne tolgono dalla borsetta il bastoncino del rossetto e scrivono sui muri una frase di elogio al chitarrista, di saluto a Madame de Saint Aubain e ai suoi figlioli snelli come levrieri.
Sulla piazza ormai deserta la sola onda sonora è quella della risacca, ma a stare attenti si ode un vago accenno musicale venire dal fondo. Un invito discreto ad un'altra sosta. «La Gritta» è lì, a due passi, inosservata solo al turista sprovveduto. E' un altro piccolissimo locale, con sgabelli e divanetti bassissimi, inutili comunque perché a «La Gritta» se non obbligatorio è però consigliabile sedersi in terra per non apparire intrusi.
I clienti, infatti, sdegnano mettersi intorno ai tavolini, inoltre lo spazio è così esiguo che potrebbero accomodarsi forse venti persone e la saletta è quasi sempre affollata. Scuotendo i lunghi capelli, ondeggiando con ostentata mollezza, le donne afferrano un cuscino ed escono all'aperto, si accosciano alla turca sul marciapiede accanto ai ragazzi, iniziano un dialogo in sordina. Un disco sapientemente scelto dal proprietario fa da sfondo sonoro, i cognac e i whisky da parentesi eccitante.
Accosciati sul pavimento, silenziosi e come rapiti, ieri sera due americani, marito e moglie, guardavano il loro cane dormire sdraiato sul divano: sospesi sulla bestia, un danese Arlecchino dalle proporzioni di un vitello, come sulla culla di un bimbo addormentato, non facevano un gesto per timore di svegliarlo, allontanavano imperiosamente chi, incauto, si accostava per allungare una carezza al chiazzato mantello del cane.
Ma anche le musiche lugubri di «La Potinière» e i dialoghi sussurrati de «La Gritta» a un certo momento cessano e giunge l'ora di andare a letto, ora deprecata, che potrebbe essere differita di molto se si aprisse anche da Portofino il tanto atteso e discusso «Night club». Un impresario milanese ha speso milioni per arredare una cantina e mettere i costosi impianti di aria condizionata, ma all'ultimo momento sono sorte le difficoltà. Aveva già scritturato un'orchestra di grido, impegnato i camerieri, ottenuto la licenza per i superalcoolici, ma quando ha chiesto il permesso per il ballo qualcuno si è messo di traverso, il sindaco e la giunta di Portofino che non vogliono saperne di sale di ballo.
La polemica è aperta, l'impresario ha giocato tutte le sue carte, che sono grosse, ma finora con esito incerto. Il sindaco sì è impuntato, dice che a Portofino un locale del genere non è indispensabile, se sarà necessario ricorrerà al ministero per impedirne l'apertura; se anche questo passo risulterà inutile, lui e i consiglieri daranno le dimissioni in segno di protesta.
Come il sindaco, la maggioranza dei turisti che contano sono ostili al tabarin. I clienti di Portofino sono gente che ama passeggiare sui monti tra i forti odori di resina o sostare ai quieti caffè davanti al porticciolo. S'incontrano sovente, lungo la strada tra Portofino e Paraggi, coppie di anziani coniugi che camminano tenendosi per mano, assorti, come se cercassero dentro di sé immagini lontane di una felicità vissuta insieme davanti al golfo incantato, forse il loro viaggio di nozze. Ma non è più quel tempo; sulla strada non rotolano più le carrozze ma ruggiscono automobili, motociclette e torpedoni che trasportano turisti frettolosi, senza occhi per il panorama, gente d'altri gusti, giovanotti e ragazze che vogliono il «tabarin» anche a Portofino.

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