Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Quaquaro Giuseppe, antiquario
di Attilio Regolo Scarsella

Il Mare – 20 agosto 1927

E' morto il Signor Giuseppe Quaquaro fu Giobatta, antiquario; o più semplicemente il Signor Quaquaro; o meglio ancora, Quaquaro senz'altro. Perché tutti a S. Margherita e fuori lo conoscevano così; ed egli era senza dubbio l'uomo più popolare nella nostra città. Lo rendevano tale la sua lunga vita tutta vissuta qui; la varietà e l'ampiezza degli affari trattati in tanti anni di attività; la bonomia del carattere, la semplicità del tratto, l'arguzia del dire, per cui riusciva ben accetto a persone delle più disparate classi sociali.

Il Mare – 30 luglio 1927
La passeggiata del Signor Direttore - II
di Attilio Regolo Scarsella
Quel tale che sciupò tre anni di tempo a scrivere gli Annali di Santa Margherita, (un bel merlo anche lui)1 dedica in essi una pagina a quel Niccolò Quaquaro che nel Secolo XVI, emigrando primo nell'allora favoloso Perù, insegnò ai Margheritesi le vie del Nuovo Mondo. Io voglio dedicar due righe a questo suo valoroso discendente, che ai Margheritesi insegnò primo a mettere in valore il mondo antico. Quello là cavò oro e argento dalle arche degli Incas; questo li cavò dalle cassapanche tarlate dei nostri avi. Molte cose e molti uomini dovette conoscere quello; ma anche questo ne ha conosciuto la sua parte. Dalla seggiola sdruscita e zoppa al palazzo principesco, dal candeliere di stagno al vaso di Sèvres; dal marchese autentico al camallo di piazza, dall'attrice in voga all'arricchito di guerra, chi o che cosa, in Santa Margherita, non è passato per le sue mani? E da tanto e così ricco commercio, gli è venuto quel suo fare bonario e pacato, quella sua coltura varia e bizzarra, quella sua convenzione amena e garbata, quel suo italiano non precisamente di Firenze, quel suo francese di fantasia, che lo rendono a tutti piacevole, a me piacevole e caro.
I nostri colloqui (parlo de' bei tempi in cui egli vendeva e io compravo) avevano sempre qualcosa di gustoso. A volte erano piccole gare di cortesia. Io dicevo:
- Carino, questo.
- Se lo pigli.
- Ma le pare?
- Le dico: se lo pigli.
E io, per non farlo arrabbiare, finivo che me lo pigliavo.
Altre volte erano discussioni di estetica pura. Mi chiamava per mostrarmi qualche rarità. Ci mettevamo a sedere davanti al cimelio; e lì, tutt'e due a decantarne le bellezze, a rintracciarne la storia, con un florilegio di esclamazioni più iperbolica dell'altra. Quanto al prezzo, non una parola. Lui, discreto; io giudizioso; sapevamo, senza dirlo, che non era pane pe' miei denti.
Più spesso, si giocava d'astuzia; stile genovese:
- Quanto, quell'affare lì?
- Cento lire.
- Gliene do cinque.
Un'occhiataccia da parte sua, un sorrisetto da parte mia; e si cambiava discorso. Dopo tre o quattro giorni, un nuovo assalto. Lui era sceso alle novanta; io salivo alle dieci. In capo a un mese ci s'incontrava sulle cinquanta: e ci s'abbracciava ridendo. Trovatemi voi, se vi riesce, un altro antiquario così amabile e generoso. Oh! Dio, volete forse dire che non tutto quel ch'è uscito da' suoi magazzini era veramente antico? E che ne sapete voi di che cosa e antico? Badate che egli è capace di sfoderare l'argomento dei sofisti greci. Infatti: è antico un oggetto che ha cent'anni? - Certo. - E se ne ha solo novantanove? - Antico lo stesso. E novantotto? - Anche. - E allora, levane uno, levane un altro, arriverete a dover confessare che codesto armadio, uscito l'anno scorso di fabbrica, è antico esso pure.
Lasciamo i sofismi: sta il fatto che la roba veramente antica è esaurita, esauritissima. Nel regno dell'antiquaria ormai tutto è rappezzato, falsificato. Di autentico, di vero, di originale non c'è più che lui, il nostro Quaquaro, l'antiquario tipico, il papà degli antiquarii.
Ma il buon Quaquaro non è in negozio, a quest'ora. Sta facendo la siesta.

E si chiude con lui una pagina di storia margheritese. Perché era nato nel 1843 [agli atti risulta 1844]; e questo, a S. Margherita, vuol dire esser corso con gli altri monelli dietro i bersaglieri di Manara che andavano a Portofino; ed aver gridato «Viva l'Italia!» mentre Gioberti predicava in piazza. Vuol dire aver tirato le funi con altri giovani per salvare i bastimenti fracassati nel porto dalla terribile tempesta del 59; ed aver accompagnato fino in Pagana i militi della guardia nazionale che nel 61 partivano per le Marche; e su su, fino ai nostri giorni, aver assistito a tutte le trasformazioni di questa S. Margherita a cui la sua famiglia apparteneva da secoli. A queste trasformazioni egli contribuì la sua parte. Trattorie, teatri [a lui si deve la creazione del Teatro Verdi nel 1911], negozi d'antichità, agenzie, che cosa non aveva intrapreso questo uomo?
Caro, buon Quaquaro! Par sempre di doverlo incontrare la mattina, sul mercato, mentre si aggirava tra la folla, cercando un buon affare da concludere o un buon pesce per il pranzo.
Pochi giorni sono, su questo stesso giornale fu tracciato un suo profilo [vedi in calce]. Da uomo di spirito, egli se ne compiacque. Da persona educata, ringraziò chi l'aveva scritto. Egli aveva capito che sotto l'umorismo si celava l'affetto e la stima: affetto, perché egli fu un uomo di cuore; stima perché avrebbe potuto adottare il motto latino: Laboravi fidenter.

Domenica scorsa alle ore 10 con solenni funerali furono resi gli estremi onori alla salma del compianto Giuseppe Quaquaro mancato ai vivi il giorno 19 corr., nella tarda età di 84 [83] anni. Riuscirono imponentissimi e solenni per grande concorso di popolo d'ogni casta e ceto e vi parteciparono i Balilla, le piccole Italiane con bandiera, Confraternite, Suore e Clero. Bellissime le corone inviate dalla famiglia e da parenti. Ai figli, ai parenti tutti le nostre più vive condoglianze.

Storia di una seggiola
Tratto dal libro "Tigullio – Giorno e notte" di Sandro Antonelli (2016): intervista ad Angelo Quaquaro, nipote di Giuseppe e decano della famiglia
Il principe Centurione2, non so per quale specifica ragione, frequentava mio nonno. Non posso dire che fossero proprio amici; tuttavia un rapporto esisteva.
La nonna aveva un ristorante a Santa Margherita; ottima cuoca e qualche volta il principe pranzava appunto là. Ad un certo punto disse che le seggiole adoperate nel locale non andavano bene per lui. Avrebbe provveduto perciò a mandarne una di suo gradimento.
E infatti arrivò; solo che si trattava di una specie di gigantesco trono rosso e con fregi dorati.
Poi, quando mancò, il trono rimase alla mia famiglia.
A Santa Margherita, un tempo, quando giungeva il vescovo in visita lo si considerava un avvenimento. Il parroco di San Giacomo, la nostra parrocchia, sapeva della sedia del principe e, per l'occasione, ce la chiedeva in prestito.
Ad un certo punto mio padre decise di regalargliela. Così abbiamo fatto.
Il terzo passaggio, il più importante, si realizzò in occasione della visita, a Chiavari, di papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla3.
In curia si accorsero di non possedere una poltrona adeguata per lui. A qualcuno venne perciò in mente quella del principe Centurione, ormai di proprietà della parrocchia di San Giacomo.
Dunque, servì per il papa con una precisazione. Prima di adoperarla per quello scopo, il parroco ci chiamò e ci chiese se potevamo darle una sistemata, specie alle dorature.
Capitò anche una specie d'incidente. Mentre si saliva la scalinata giunse un'auto dei Carabinieri: ci avevano scambiato per ladri. Ma tutto si chiarì.

necrologio seggiola


1 Si tratta dello stesso autore dell'articolo
2 Giulio Centurione
3 Il 19 settembre 1998

Chiavari

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