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    Pezzi di storia

Progetto di strada panoramica del Promontorio di Portofino

Il Mare – 21 gennaio 1939

Sono passati 80 anni e i timori di allora sono diventati realtà: "… si respinga la invasione pretenziosa e ridicola delle villettine…"

Come è noto, la Provincia ha già compiuto lo studio di larga massima del progetto della strada litoranea del Monte di Portofino, da Camogli a Portofino, per S. mappa Nicolò, Punta Chiappa, S. Fruttuoso e Case del Prato, che ottenne il consenso degli Enti oggi componenti l'Ente Autonomo del Monte di Portofino, e quello pienamente favorevole della Consulta Ministeriale per la tutela delle bellezze naturali.
Per l'esecuzione del progetto definitivo si impose l'apertura e il collegamento di sentieri per la accessibilità e percorrenza longitudinale della zona interessata, in massima parte composta di falde montane e calanche rimaste per il passato inaccessibili in massima parte e solo in minor parte accessibili faticosamente attraverso i valichi del crinale del monte (S. Rocco 230, Pietre Strette 452, Passo delle Bocche 450), o per via di mare, non sempre praticabile, per rari scali di approdo.
Per avviare su terreno più fattivo e concreto la progettazione definitiva, raccomandata ancora recentemente dall'Ente Autonomo del Monte di Portofino, si impone che in primo luogo vengano consolidate e ampliate, proseguite e mantenute quelle prime traccie di passaggio stabilite lungo il percorso della progettanda strada, stabilendovi così un sentiero stabile e sicuro a carattere permanente e continuo per km .9 e mezzo circa, parallelo al litorale, a quota 50 circa presso Camogli, 130 a San Fruttuoso e 250 a Case del Prato, passaggio indispensabile, oltre che allo studio del progetto ed all'attuazione dell'opera stradale, anche per altre esigenze sussidiarie, e in modo speciale per la sorveglianza e tutela del patrimonio arboreo caratteristico.
L'Ente Autonomo dei Monte di Portofino ha posto a disposizione della Provincia per la costruzione e manutenzione di sentieri un primo contributo di lire 20.000, che sommato alle altre erogazioni già effettuate, danno la possibilità di provvedere risolutivamente alla prosecuzione e completamento dell'importante progetto.

Questa nota di cronaca ci ha fatto ricordare, su questo argomento, un articolo dovuto alla penna del giornatista genovese Giovanni Ansaldo, e ci è nato il desiderio di riesumarlo. Ecco quanto Stella Nera scriveva sul Telegrafo del 15 febbraio 1937:
«Il monte di Portofino è una località di importanza nazionale, per il turismo e per tutto quanto al turismo si connette; è come Capri, come Sirmione, come le coste del Lago di Como, come le colline dei dintorni di Firenze. E' uno dei punti d'Italia, dove la bellezza del nostro Paese si manifesta in modo più fulminante e imperioso, così da non tollerare riserve e da non ammettere confronti, così da imporsi subito, senza bisogno di spiegazioni e di imbonimenti, anche alle comitive di gusto più pesante e più torpido. Portate sul monte di Portofino anche un fabbricante di tappi di New York, anche un negoziante all'ingrosso di panini imburrati di Londra; portateci il più opaco imbecille transalpino e transoceanico che giri l'Italia coll'itinerario obbligato della più affaristica agenzia di viaggi; e pure egli, lassù, avrà di certo la intuizione di quanto siano splendidamente belle certe cose semplici cui egli non ha pensato mai: il mar luccicante sotto il sole; il divallare selvaggio dei pini giù per i grandi botri e le fenditure, in fondo a cui si sente il mare rompersi contro la scogliera; e il colore fermo e compatto del cielo, veduto attraverso le aguglioline verdi, fini e sottili come un ricamo… Egli avrà, diciamo, il principio della rivelazione della bellezza mediterranea, così asciutta, così spirituale, così fatta di una arcana misura, di un segreto rapporto, tra l'azzurro del cielo e del mare; egli - per arrugginito che sia dalla nebbia del Tamigi o dei geli dell'Hudson, per rovinato che sia dal bitume e dal puzzo di carburante della metropoli - sentirà sempre spuntare, in fondo in fondo a se stesso, un po' della ingenua felicità del pastor di Teocrito, pago di starsene a custodir le greggi sul monte degradante allo schiumoso mare…
Però questa bellezza di Portofino, questa bellezza che abbiamo definita "fulminante e imperiosa", fino ad oggi era di difficilissimo accesso. I fabbricanti di tappi di New York e i grossisti di panini imburrati di Londra, non arrivavano a sentirsi spuntar dai precordi l'anima del pastor di Teocrito, perché non arrivavano mai sul vero monte di Portofino. Tuttavia si fermavano a far una colazioni da albergo a "Portofino Kuli", o andavano a mangiare la frittura alle trattorie di Portofino paese, di San Fruttuoso, di Punta Chiappa, posti dilettosi e corroboranti, ma non propizii a suscitare nell'animo il parco gaudio dello antico contemplatore del mar di Sicilia.
Nella realtà, infatti, succedeva questo: che il monte, il vero Monte di Portofino era completamente tagliato fuori da ogni via comoda e rapida di accesso; e finiva per essere dominio ristretto di comitive di escursionisti - disposte a guadagnarselo collo sforzo dei loro garetti - e favorite dal fatto di risiedere o a Genova nella Riviera… C'erano, a Genova e in Riviera, degli escursionisti che consideravano Portofino come una specie di grande parco a loro disposizione; che ci andavano da anni tutte le domeniche; che forse erano lusingati dal pensiero di sapere che laggiù, sulla grande strada, passavano migliaia e migliaia di persone che non avrebbero mai visto il "loro" Portofino. Era una situazione di monopolio; ed i monopolii di privati - lo insegna ogni trattato di economia - sono intollerabili. Bisognava aprire Portofino alla vista di tutti; bisognava dischiuderlo alla gioia e al godimento del più grande numero; bisognava, anche qui, fare opera di vera, effettiva democrazia, mettendo la bellezza Portofino a contatto dei pneumatici e delle gambe della moltitudine filante e camminante…
Ed è, appunto, quanto accadrà. La istituzione dell'"
Ente Autonomo per il Monte di Portofino" mira, appunto, a questo. Sarà, tra l'altro, costruita una grande strada panoramica Camogli-Punta della Chiappa-S. Fruttuoso-Portofino; e così la bellezza del Monte sarà servita quasi sopra un vassoio, anche ai pigri, anche a tutti coloro che vogliono ammirare, sì, i grandi panorami; ma a patto di non dover mai staccare il contatto tra il proprio preterito e il cuscino dell'automobile…
E noi plaudiamo. Plaudiamo, perché ciò era necessario. Plaudiamo, perché ciò era fatale Plaudiamo, perché ciò era giusto. Plaudiamo, infine, perché abbiamo molta fede nella bellezza di Portofino; e crediamo che essa obbligherà anche i più pigri a rompere quel tale contatto, e ad alzarsi in piedi, almeno una volta, in un impeto di ammirazione…
Però, intendiamoci.
Portofino è ora così bello, e produce effetti così taumaturgici – fino a trasformare un fabbricante di tappi di New-York in un pastore teocriteo - perché, attualmente, è solitario e deserto di case. Il vento non trova torricelle gotiche, non trova colonnette romaniche, non trova comignoli di castellucci medioevali e terrazze moresche da percuotere; non trova che le chiome dei gementi e scarmigliali pini…
Ora, noi supplichiamo fin da adesso, umilmente, le egregie persone che comporranno il Comitato dell'Ente Autonomo, d'applicare la nuova legge relativa alla tutela del patrimonio artistico, a applicarla con rigore, con severità, con inesorabilità. Sia aperta, e presto, la strada, e sia larga, sia ampia e sia invitante. Ma deh! Che non un pino più del necessario sia abbattuto; che si risparmino, al possibile, gli empiastri dei muraglioni assurdi e brutali sull'ermo fianco della montagna; che – sopratutto – si respinga la invasione pretenziosa e ridicola delle villettine razionali e dei torrioni finti feudali, delle terrazze di stile balneare e delle pagode di stile orientale… Già, certo, c'è lassù, nella capitale della pingue Insubria, qualche imprenditore di costruzioni che - avendo letto il comunicato del Consiglio dei Ministri - medita di "lottizzare" la montagna verde; già c'è, verso Melzo, o verso Saronno, o verso Abbiategrasso, qualche commendatore longobardio, insatirito di bellezza mediterranea, che già cova, nel silenzio austero della digestione, il proposito di costruirsi sul Monte di Portofino una "palazzinetta" tutta ricoperta di piastrelle smaltate… Oh, che quei progetti protervi siano rintuzzati! Oh, che quella libidine edificatoria sia mortificata! E che il monte – il più bel monte della Riviera – resti così, com'è oggi, tutto fremente di pini, alto ed ermo sul mare; e che la strada, la sola strada, lo ricinga, per la gioia degli uomini, con il disegno fermo e preciso del filo d'oro, che ricinge lo smeraldo.»

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