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    Pezzi di storia

I coralli
di Paolo Lioy

L'Illustrazione Italiana – 8 aprile 1877

Udendo nominare i Coralli, la mente dei più corre ai gentili ramoscelli rosei e purpurei che nel regno della ricchezza, della moda, e dell'eleganza rivaleggiano coll'oro e colle gemme. Cantati da Orfeo, ora ne sono vaghe le donne in ogni parte del mondo; fregiavano le rozze collane delle selvaggie Europee nelle capanne mappa lacustri (si rinvennero tra le palafitte di Concise1 frammenti di corallo del Mediterraneo), ornavano gli elmi e gli scudi dei guerrieri Galli, i Romani pregiavanli quali amuleti, i medici del medio evo loro attribuivano miracolose virtù, gli Arabi chiamavanli fiori di sangue e tesoro dei mari.
Sono, come a tutti è noto, una specie particolare alla cui pesca nelle coste occidentali di Sardegna, in quelle di Sicilia, di Barberia, delle isole Baleari, salpano ogni anno da Torre del Greco2 centinaia di barche riportandone migliaia di libbre del valore di milioni.
Strani viventi, hanno aspetto insieme vegetale e minerale, e sono animali! Ecco uno dei loro ovicini rimasto libero nell'acqua; si allunga, si circonda di ciglietti vibranti, diventa un agile embrione, un vermicciuolo che nuota colla bocca indietro, e trascorsa un'effimera esistenza di contorsioni e di guizzi, si attacca a uno scoglio e vi resta stabilmente confitto coi rosseggianti trasudamenti dei suoi tessuti.
Così, crescendo, si svolge con uno scheletro calcare, e da questo come da un tronco ramificansi altri polipi formando arboscelli alti talvolta fino un piede. Vera colonia di Cristine Millie3 e di fratelli Siamesi, uniti indissolubilmente moltiplicansi l'uno dall'altro per gemme, ingoiano colle bocche aperte infusori, vomitano dai loro stomachi ova le quali, sviluppandosi in balia delle onde, e andando gli embrioni a fissarsi sovra altri scogli, fondano nuove famiglie.
Nello stesso polipaio alcuni riuniscono ambi i sessi, altri sui vari rami appariscono di sesso diverso; e come i venti sulla terra sposano i fiori, le correnti del mare si fanno pronube in mezzo a loro.
Ma se i Coralli rossi del Mediterraneo sono per le loro spoglie i più leggiadri, i più noti e i più desiderati, tengono nella storia del mondo un umilissimo posto. Nei mari lontani dell'altro emisfero se ne incontrano altri i quali disgradano i più potenti operai della natura. Ivi essi erigono immense costruzioni, scogliere che circondano vasti lidi, banchi appena visibili nelle basse maree e temutissimi dai naviganti, atolli, valli, serragli, steccati sottomarini, interi arcipelaghi come quelli delle Lacchedive4, delle Maldive, delle Caroline5.
Il loro esistere è un sovrapporsi, un incrostarsi, un intrecciarci, un tessersi di scheletri lapidei, di ossature petrigne. Sono maree viventi che montano montano accumulando corpi sovra corpi; eruzioni lente ma continue di vulcani organici, che invece di lave depositano strati di secrezioni coralline.
Presso l'isola Borbone6 furono viste alcune di codeste scogliere elevarsi con una rapidità di quasi mezzo metro in un anno; nello stretto di Torres7 in pochi anni gli orli di più che cento nuovi isolotti presentaronsi a fior d'acqua.
Folle di vite avvolte in nozze generali e continue, mentre incessantemente si mineralizzano, riproduconsi come gemme di interminabili foreste. Si generano spesse e senza posa quali goccie di un fiume; distendonsi orizzontalmente e ogni goccia viva suda una pietra.
Sono infinite turbe di piccolissimi artefici immobili che fabbricano edifizi rimpetto ai quali ogni umana costruzione è pigmea. Coi loro sudori, letteralmente coi loro sudori, si costruiscono le ossa, il nicchio, la cella, e tutti insieme la casa, la città, il regno più assai accalcato delle agglomerazioni formicolanti di gente che i viaggiatori vedono nelle capitali chinesi. Città dove gli abitanti stanno fissi, anzi immedesimati alle muura, e a milioni a milioni si affacciano per trarre dall'acqua alimento, spalancando bocche in forma di dischi, di urne, di campanelle, di calici, di fiori, di stelle.
Qua sembrano enormi alveari, là boschi dai rami di pietra, sui quali come colibrì nani posano branche che si agitano, stomachi che si contraggono. Quinci appaiono come favi o peristili di colonne composte da molecole abitate, macchie di funghi ombrellati e di cacti e di cerei di sasso, viscidi intrecci di pezzi somiglianti a dita distese che i marini chiamarono guanti di Nettuno, concrezioni che hanno aspetto di corna di cervi raggomitolate o di stalattiti viventi, gruppi laocoonteschi di avvolgimenti serpentiformi, montagne spugnose con mille pori, grotte, meandri, tortuosità, aggiramenti, labirinti.
Quando l'immensa fabbrica è giunta al livello della bassa marea, il lavoro di questi architetti marini si arresta; la vita terrestre si impadronisce delle creazioni del mare. Questo percotendo gli scogli vi ammassa sopra scheggie, sabbie, polveri, rottami che grado a grado li innalzano fuori del dominio delle onde. I licheni invadono allora i lembi asciutti, i semi portati dai venti e non digeriti dagli uccelli cadono sulle pietre e germogliano, l'umo vegetale si addensa, culla di venture foreste. Sovente esso non ha che poche dita di spessore, qua e là compariscono punte e spigoli di coralli, e già le Palme allacciate da liane ergonsi maestose, e fra i palazzi di verzura volano e stridono pappagalli e kakatua.
Or senza pellegrinare in quei lidi remoti, senza nave e senza campana di palombaro, senza uscire d'Italia, alle porte delle nostre città di terraferma possiamo imbatterci in vestigie di scene somiglianti. Possiamo scorgere nei fondi di mari asciugati rovine di banchi, di atolli, di isole madreporiche.
Quando il capitano di vascello Lovera di Maria nei suoi lunghi viaggi nei mari del sud scriveva dal Vittor Pisani il suo bellissimo libro sui coralli, con pensiero cortesemente memore si risovveniva di alcuni miei studi, e i paesaggi sottomarini che esplorava intorno all'equatore faceangli ricordare quelli che la scienza riedifica nel nostro emisfero coi materiali sepolti sotterra. Allorché colla scorta di Darwin e di Dana descrive i polipi intertropicali, sembra intatti di ritrovarsi qui nei nostri monti e di visitare con Catullo, con Michelotti, con Meneghini, con Zigno, con Reuss, con D'Acchiardi, il Piemonte, il Veneto, la Toscana.
Andiamo sui colli di Torino, a Sciolze, a Sassello, a Tortona - o nel Veneto a Castelgomberto, a Montecchio Maggiore, a Monte Viale, a Sangonini, a Salcedo, a Lavarda, a Bolca, a Roncà, a Fumane dai famosi vigneti - o nell'Asolano in Valle Organa, - o nel Bellunese e nel Friuli a Rosazzo, a Brazzano, a Cormons, - o in Toscana a Montenero di Livorno, a Montecatini di Val Cecina, - in Sicilia a Valle d'Isnello.
Incontriamo anche qui isole, scogliere, sbarre e atolli costruiti da Asteridi, da Madrepore, da Poritidi, da Millepore, come nelle Antille, come nell'Oceano Indiano, come nell'Oceano Pacifico. Nel solo gruppo di Castelgomberto nel Vicentino restano fossili più di cento specie di coralli; petrificazioni di petrificazioni!
Potenza degli infinitamente piccoli! Non solo gli animaletti coralligeni nei mari antichi e negli attuali mutano coi loro edifizi i confini delle terre e degli oceani; sono anche ministri di armonia vitale, officine ove le onde oceaniche purificansi, spogliandosi dell'eccesso di sali calcarei venuti dalle terre colle pioggie e coi fiumi, laboratori tanto più necessari all'equilibrio universale dove maggiormente ferve l'evaporazione, come nei climi terziari di un tempo, come negli attuali della zona torrida.
Sono anche preziosi ausiliari per la scienza. Nella stessa guisa che i ciottoli restano a additare il passaggio di un torrente deviato, le morene le tappe di antichi ghiacciai, e roccie plutoniche gli spenti vulcani; i coralli coi loro confini vitali servono di guida per misurare le oscillazioni della crosta terrestre e le configurazioni geografiche, la profondità e la densità del mare, i climi delle antiche epoche del mondo.
Scandagli mandati a esplorare gli abissi profondi dell'Oceano Pacifico ne ritrassero polipai pietrosi abbandonati come case deserte. E' infatti dimostrato che i polipi costruttori non vivono e non lavorano a profondità maggiori di cinquanta metri e dove graviti una pressione superiore a quattro atmosfere.
Che altro provano codeste profonde vestigie del lavoro dei coralli se non una di quelle grandi oscillazioni della superficie del nostro pianeta che sembrano straordinarie solo nei loro effetti, tanto avvengono impercettibilmente graduate? Il naturalista americano Dana segnò nell'Oceano Pacifico con quegli indizi una zona di sprofondamento estesa per undicimila chilometri di lunghezza e per 1800 a 3500 di larghezza!
Rivelatori delle vicende geologiche dell'epoca nostra, i coralli porgono non meno eloquenti testimonianze di altre avvenute nelle epoche anteriori all'uomo. Il capitano Lovera riassume diligentemente le notizie sulla vita e sul costumi dei polipai contemporanei: già sappiamo quale sia il limite di profondità e di densità entro al quale il mare ospita questi suoi lavoratori ben più infaticabili del Gilliat di Victor Hugo8. Un altro limite alla loro riproduzione essi trovano nella temperatura: albergano solo nei mari ove questa non discende sotto a 20° centigradi. Scelgono le acque salse più pure, fuggono la vicinanza delle foci dei fiumi, amano gli interni canali, le chete spiaggie, le calme lagune sboccanti nell'oceano. Farfalle marine attirate dal foco, essi volentieri si affollano sulle basi sottomarine di vulcani assopiti, ma ogni nova eruzione, ogni emanazione vulcanica ne spopola gli immensi ricoveri.
Eguali presso a poco doveano mantenersi le condizioni propizie alla moltiplicazione dei coralli nei mari terziari del Piemonte, del Veneto, della Toscana. Nel Vicentino veggonsi strati madreporici fossili bruscamente intercalati da stratificazioni vulcaniche, traccie di eruzioni che distruggevano intere faune, lave spente su cui crebbero aune novelle.
Anche questi arcipelaghi italiani, quando erano saliti a livello delle basse maree, quando il mare ricoprendoli co' suoi rigetti mano a mano li veniva rialzando, vestivansi prima di microscopiche macchie di crittogame, a poco a poco interrivansi, sviluppavasi una vegetazione tropicale colle superbe Palme di Monte Vegroni e del Chiavone, mentre intorno molluschi, ed echini, e crostacei, e pesci a tipo indo-orientale popolavano le rive.
Il capitano Lovera ebbe a meravigliarsi delle schiere di pescicani che nei mari del sud si aggirano numerosissimi tra i tortuosi meandri delle isole coralline; anche nei tempi terziari, stuoli di questi pesci rapaci convenivano intorno alle formazioni madreporiche. Le loro sanne aguzze, taglienti, restano pietrificate nei nostri colli; solo nel Vicentino ne ho numerate ventidue specie!
Gigantesche tartarughe visitavano allora questi paraggi; grossi ippopotamidi, gli Antracoteri, passavano da uno scoglio all'altro. Le colline piemontesi erano coronate da alberi di Cannella, da Sequoie, da Sapindi, da Oreodafne, da Liquidambari. Sopra Superga, nobili Araucarie, Cassie, Cinnamomi si agitavano al vento.
In quei tempi le scimmie saltavano di ramo in ramo nelle foreste dell'Inghilterra a vegetazione indo-australiana, e sovra il suolo dove migliaia di secoli più tardi dovea sorgere Parigi erravano mandre di grotteschi e immani quadrupedi, Paleoteri dalle grossissime teste coi piccoli occhi e colla tozza proboscide, Anaploteri dai denti di rinoceronte, dalle zampe di bue e di camello, dalla lunghissima coda, dal sembiante di cavalli e di ippopotami.


1 comune svizzero sul lago di Neuchâtel
2 notevole anche l'attività delle coralline di Santa Margherita Ligure
3 Christine e Millie McKoy, vissute dal 1851 al 1912 negli Stati Uniti, furono due celebri sorelle siamesi
4 Laccadive, isole e atolli corallini nel Mar Arabico
5 Isole Caroline, arcipelago dell'Oceano Pacifico
6 Isola di Saint-Denis de la Reunion, nell'Oceano Indiano, ex colonia francese
7 tra l'Australia e la Nuova Guinea
8 personaggio del romanzo "I lavoratori del mare"

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