Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Scoperte sul Tigullio
di G. Titta Rosa1

La Stampa – 20 agosto 1936

Esplorazioni sulla Riviera di Levante

Volete trovare sul braccio sinistro della Riviera, un angoletto, o come ho visto scritto ma non per qui, con frase leziosa, un sestiere petit-coin2 davvero tranquillo, e ancora naturale o nature, come dicesi anche con parola altrettanto leziosa: un posticino insomma dove i pescatori non sono finti, dove il paesaggio non è stato pettinato e lisciato secondo i dettami dell'istituto di bellezza per turisti, dove si può fare la vita che si vuole, senza obblighi mondani, anche perché non c'é nemmeno un ballo all'aperto, e la sera si può, e quasi direi che si deve andare a dormire all'ora delle galline, o poco dopo? Non meravigliatevi, o turisti a volo d'uccello, che dall'altezza d'un finestrino di automobile lanciato sulla via Aurelia, siete abituati a dare appena una occhiata al paesaggio che vi scorre sotto, e portate negli occhi armati d'occhiali da viaggio delle cartoline colorate, e le scambiate per pezzi di paesaggio veri; quest'angoletto, questo posticino, che poi non è il solo lungo questo braccio della Riviera, c'è, e non è nemmeno difficile a trovare: si chiama, anche se è appena segnato sulle vostre panoramiche carte, San Michele di Pagana.
E' un angolo tranquillo, anzi delizioso, quieto, naturale e semplice; non somiglia per niente né a Portofino né a Paraggi, e le due cittadine che se lo covano in mezzo, ma senza essere riuscite ad accarezzarlo o accivettarlo, dico Rapallo e Santa Margherita, lo toccano soltanto con la spola di un autobus ogni mezz'ora: ma la gente che ci va sopra difficilmente scende, perché la loro meta non è San Michele ma una pasticceria o un cinema delle due dette città; e San Michele, - con questo suo mare fragrante e appartato, con le calette di pescatori che gli fanno da quinte naturali, e i pinastri e gli olivi e, sì anche le magnolie e gli oleandri che lo spruzzano di bianco e di rosso, e lo coronano di intenso verde - deve, si capisce, apparire a cotesta gente alquanto ruvidotto e abbandonato e solitario, senza, ahimè, nemmeno un kursalino o un dancinghetto, per vedere, farsi vedere, e appiccicarsi in una rumba o in tango epidermide con epidermide, e occhi con occhi. Come si fa? panoramica
Orario del bagnante
E' vero, di qui. si può andare, son dieci minuti di strada, tanto a Rapallo che a Santa Margherita. E non escludo che qualcuno ci vada, che qualche ragazza si metta in abito da sera, e s'affretti a un ballo di gala in questo o quell'albergo. Ma son certo anche che codesta ragazza se la piglia coi genitori che l'han condotta a San Michele, e l'anno venturo non ci tornerà.
Chi ci sta, invece, e ci tornerà, fa questa vita: alla 10 di mattina e anche prima, al mare: nuoto e remi, e rosolamento sugli scogli circostanti o sulla spiaggetta ruvida di ciottoli e di alghe secche fino a mezzogiorno e passa: colazione in casa, e dormitina; ritorno al mare, barca e passeggiata fino all'ora di cena. Ancora passeggiata digestiva: ammiramento della luna (se c'è) e del cielo puro; ricerca (in questi giorni) della cometa introvabile tra il brulichio delle costellazioni; chiacchieratina del più e del meno, non interrotta dalle rombanti automobili che portano in giro quei turisti a volo d'uccello; e via a letto. E qui, sotto i baldacchini delle zanzariere, lettura d'un quarto d'ora: e «buon sonno&lrquo;.
Posso attestare che questa è, nove su dieci, la giornata del bagnante sanmichelino. E amori, e idilli, e pettegolezzi, proprio niente?
Non lo so; e del resto, il parroco di San Michele ci tiene, tutte le mattine di domenica che ci fa la predica in chiesa, a dirci che la corruzione del mondo, sebbene sia alle porte, qui non è ancora arrivata; e per impedire che giunga, egli bonariamente tuona dal pergamo contro lo scandalo d'andar troppo nudi (le donne), e non lesina le ramanzine e qualche allusione: sicché le sue fedeli escon di chiesa a viso basso e compunto, e quasi quasi son lì per rinunciare al costume da bagno troppo succinto, e pensano di comprarsene un altro, o almeno della lana per allungarselo. Poi magari non ne faranno niente; e anche perché a star sugli scogli con costumi accollati troppo, e lunghi, c'è da far ridere anche i pesci, gli sgombri, i polipi e i ricci di mare che vanno a zonzo sott'acqua; e poi come si fa a nuotare, anzi a fare i siluri in acqua, con costumi da bagno che vanno dal collo al ginocchio? Perciò accade che la domenica successiva il parroco di San Michele torni a tuonare bonariamente dal pergamo, e a ricavare rigorose «moralità&lrquo; sulla lezione del Vangelo. E io devo confessare una cosa: che da quando sono qui, non c'è domenica che non vada a messa anche se si tratta di messa «piccola&lrquo;, mentre a me piacerebbe di più quella cantata, e con l'organo. E l'organo c'e, ed è bello e antico; risale alla seconda metà del settecento; e oltre all'organo ci sono, nella chiesa di San Michele, dei grandi quadri, tutti attribuiti a pittori secenteschi di cartello. Ribera, il Guercino, Guido Reni, Luca Giordano, e infine ce n'è uno ch'é proprio di Van Dyck, e rappresenta Gesù in croce, con San Bernardo e San Francesco, che gli stanno curvi di fronte, insieme al nobile Francesco Orero, che fu protettore del gran fiammingo, e donò il quadro alla chiesa. Sicché Van Dick è stato a San Michele di Pagana, ospite degli Spinola e degli Orero; e chi tiene alle date, ciò fu tra il 1621 e il 1626, appunto negli anni del suo soggiorno italiano, che fu anche il suo periodo più creativo e ricco d'opere grandi. acquarello
Sosta di artisti
E questa è certo una potente pittura; il gran torace ignudo del Cristo, il suo volto maschio e quadrato, il mosso splendore del lenzuolo che gli avvolge i fianchi e ricade sulle gambe, la spirante, straziata pietà dei volti che lo contemplano, il serrato gioco plastico onde son rese le sue carni e visi dei riguardanti, ne fanno un vero capo d'opera. Peccato che sia qua e là, in qualche particolare delle vesti e dello sfondo, lievemente corroso; e che per vederlo si deva ricorrer alla luce artificiale di due lampade, le quali s'accendono automatiche, grazie a una liretta da infilare nel taglio d'una cassettina. L'illuminazione dura un minuto, e io ci ho consumato già parecchie lirette. (Ammiro il ritrovato e lo propongo per vedere al buio quadri in più d'un tetro museo).
Ma à San Michele non c'è stato solo Van Dyck, c'è stato anche Maupassant, non ho potuto sapere quando e di chi ospite: ma è sua, senza dubbio sua, quella frase che dice: «Quando cercherete un angolo tranquillo andate a San Michele di Pagana nella riviera di Genova: è delizioso&lrquo;. Questa testimonianza dell'autore di Bel Ami mi piace molto; e me lo figuro in giro per questi parti, coi suoi baffoni spioventi di normanno, la faccia bruna e grassoccia, e gli occhi quieti e dolci: e non vi so dire quanto mi sarebbe piaciuto incontrarlo, tra la chiesa e uno dei promontori che fanno così raccolta, e quasi segreta, la spiaggetta di San Michele, che in dialetto si chiama Pomà. Anche lui credo che avrà cercato d'imparare quel versetto d'una canzonetta popolare, in genovese, che dice:
Traelo, Praelo e Pomà
Træ citæ in mezo d-o mâ.
3
Ed ecco che, senza volerlo, io ho mescolato sacro e profano, parlando di San Michele e di Maupassant, di costumi da bagno e di prediche domenicali. Me ne confesserò alla Madonna di Montallegro, uno di questi giorni che vi salirò in funivia. Oppure, meglio, ci andrò a piedi, in pellegrinaggio, ripromettendomi di guardare il Tigullio, detto, non so più da chi, «il ma de' nesci&lrquo;4 da un punto abbastanza elevato.
Un arco di ville
Ora mi contento di guardarmelo quasi tutte le sere da sopra la via Aurelia: e v'assicuro che lo vedo tutto, da punta Manara, ch'è quasi a ridosso di Sestri, alla punta di Portofino. E' un grand'arco, popolato di ville e di oliveti, nelle cui due rade più grandi si nascondono Rapallo e Santa Margherita. La sera, il mare, poco prima del tramonto, visto di lassù, si trama di strade bizzarre, di piste d'argento, di viottoli esili e lucenti; sono le correnti marine, queste vene segrete dove sarebbe bello passeggiare. Ma i vaporetti, i velieri, le barche, i fuoribordo, i pattini, e quanto d'altro si è inventato per andare a spasso sul mare, non tengono conto di quelle vie di chiaro argento, che solo i pesci conoscono; con loro danno, per incappar nelle reti poste, subdolamente dai pescatori, nei punti di passo.
Seduto al tronco d'un pino, io mi godo a lungo questo serale spettacolo, in attesa che il sole vada sotto, e che comincino a luccicare, lontano, i lumi di Chiavari e di Sestri, e da quest'altra parte le lucciole di Portofino.
E allora sì, anch'io devo ammettere che questo Tigullio, a furia di farsi fotografare, è divenuto anch'esso una cartolina troppo bella.


1 Giovanni Battista Rosa, abruzzese (1891-1972), scrittore e critico letterario
2 piccolo angolo
3 Travello, Prelo e Pomà / tre città in mezzo al mare
4 vedi l'articolo "O Gôrfô di nescii" pubblicato dalla Gazzetta nel 2015

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