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Cimiteri

Gazzetta di Genova – 5 settembre 1832
Genova 5 settembre.
Sono state pubblicate jer l'altro Regie Patenti colle quali è proibito d'ora in appresso di seppellire i morti nelle chiese; ed è ordinata la costruzione de' Cimiteri fuori dell'abitato in tutte le Comuni che ne fossero mancanti.
Queste Regie Potenti sono precedute da un manifesto senatorio, e da apposite istruzioni, che avranno forza in tutta l'estensione di giurisdizione del Reale Staglieno Senato.
Il tutto forma un volume di 6 fogli di stampa: Le R. Patenti sono comprese in 16 articoli; il regolamento ne contiene 24, e le istruzioni, 11. Ecco in compendio le principali disposizioni di questo interessante provvedimento.
E' proibito di dar sepoltura nelle chiese e cappelle pubbliche e in qualsivoglia altro luogo compreso nel recinto delle città, borghi e villaggi. I cadaveri di tutte le persone di qualunque stato, grado e condizione dovranno essere seppelliti ne' pubblici cimiteri.
Sono eccettuati gli Arcivescovi, i Vescovi, i Canonici delle cattedrali e collegiate, i Parrochi e Rettori delle chiese parrocchiali, i religiosi regolari e le monache.
I particolari fondatori e patroni di chiese poste fuori dell'abitato potranno eleggere in esse la sepoltura per sé ed altri di loro famiglia. Tutti gli altri sepolcri particolari, gentilizj, famigliari o di qualunque altro nome rimangono aboliti malgrado qualunque diritto, privilegio o consuetudine; nulladimeno le persone che giustificheranno l'antico loro diritto in alcuna delle chiese esistenti avranno a titolo di proprietà un sito separato nel cimitero del luogo ove esiste la chiesa.

Gazzetta di Genova – 19 settembre 1832
Genova 18 settembre.
Il piissimo e zelantissimo nostro Arcivescovo ha fatta pubblicare colle stampe uno sua lettera enciclica al clero e al popolo della città e diocesi, diretta a raccomandare l'esecuzione delle R. Patenti 26 maggio scorso, colle quali è vietata la tumulazione dei cadaveri nelle chiese delle città, comuni, e villaggi. Il venerabile, ed erudito Prelato rammenta non esser questa che la rinnovazione, e la conferma di un eguale divieto antichissimo, stabilito da una legge delle XII tavole, da positivi decreti d'Imperatori Romani, e di parecchi sacri Conciglj. Si contengono nella stessa lettera le regole opportune a facilitare, ed assicurare l'adempimento delle provvidenze sopra un oggetto di sì grave importanza.

Le Regie patenti erano atti ufficiali con i quali il re di Sardegna disponeva su argomenti di particolare rilevanza: in questo caso il re Carlo Alberto metteva un punto fermo alla pratica della sepoltura.
La sua idea non era nuova: già il 12 giugno 1804 Napoleone con l'editto di Saint Cloud aveva cercato di regolamentare le sepolture secondo dettami igienici e ideologici.
Le resistenze incontrate erano notevoli: gran parte delle famiglie nobili avevano le proprie parrocchie gentilizie e non gradivano essere cacciate, insieme alle tombe dei loro avi. Anche molte famiglie agiate avevano acquistato in diverse chiese i propri sepolcri e proprio per superare queste resistenze le Regie Patenti concedono un luogo distinto e gratuito a quelle famiglie.
Era comunque generale la contrarietà dovuta al fatto che le chiese erano per la maggior parte situate in luoghi vicini e ameni, visitabili senza disagi.
Un atteggiamento che ignorava, spesso consapevolmente, gli inconvenienti della tumulazione nelle chiese: la diffusione di molte malattie era favorita dalla vicinanza di cimiteri mal custoditi.
Le Regie Patenti facevano il punto sull'argomento, dopo che il Governo aveva intavolato delle trattative col Corpo Decurionale (gli amministratori di Genova: ottanta membri nominati dal re in base alla nobiltà e al censo, con a capo un Sindaco di prima classe e un Sindaco di seconda classe):

Carlo Alberto per grazia di Dio ecc. ecc.
Ci è stato rappresentato che in molti luoghi del nostro Ducato di Genoa o non esistono cimiteri pubblici, o questi sono insufficienti all'uopo cui sono destinati, o collocati in modo da cagionare dell'insalubrità all'abitato, e che inoltre si continui a dare sepoltura ai trapassati nelle chiese pubbliche, non escluse nemmeno quelle esistenti in mezzo alle popolazioni, malgrado che l'esperienza abbia dimostrato la necessità di proscrivere tali maniere di tumulazioni, e che di fatto esse siano proscritte dalle leggi su questa materia successivamente emanate. Volendo noi perciò arrecare a questi disordini un efficace rimedio abbiamo ravvisato opportuno d'introdurre in quel Ducato le discipline già vigenti negli antichi nostri dominii, aggiungendovi quelle disposizioni che le località suggeriscono. E tanto più conveniente ne pare questa nostra determinazione in questo momento, in cui le più sollecite cure sono drette ad assicurare con ogni più acconcio mezzo il costente mantenimento della salute pubblica. Quindi è che per le presenti di nostra certa scienza e Regia Autorità, avuto il parere del nostro Consiglio, abbiamo ordinato, ed ordiniamo quanto segue:
Art.1 E' proibito di dar sepoltura nelle chiese o cappelle pubbliche ed in qualunque altro luogo compreso nel recinto delle città, Borghi, Villaggi dipendenti dalla giurisdizione del Senato nostro di Genova. I cadaveri di tutte le persone di qualunque stato, grado e condizione, salvo le eccezioni infra espresse, dovranno essere seppelliti nei pubblici cimiteri, che ogni città e comunità dovrà avere in luogo opportuno fuori del popolato.

Seguivano gli altri articoli in numero di quindici.
Le persone comprese nelle eccezioni erano: «gli Arcivescovi, i Vescovi, i Canonici sì delle Cattedrali che delle Collegiate, i Parrochi, i Rettori delle Chiese Parrocchiali, i religiosi d'ambo i sessi, i particolari Fondatori o Patroni delle chiese poste fuori dell'abitato. Tali persone potranno essere seppellite come infra: gli Arcivescovi e Vescovi in qualunque chiesa ove segue il loro decesso; gli altri in quelle soltanto cui sono addetti od hanno fondato, o di cui hanno titolo di Patroni».

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