Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

In Riviera
di Fulvia

L'Illustrazione popolare – 18 + 25 maggio 1884

Il racconto di una ragazzina che a fine '800 viene a svernare in Riviera: un esempio degli hivernants quando non era ancora iniziato il turismo balneare ma c'era quello climatico.

15 gennaio
Siamo arrivate ieri sera ed ho provato quel sentimento di malinconia profonda, che assale immancabilmente anche il viaggiatore provetto, giungendo di notte in poster 1 un paese sconosciuto, fosse anche il più bello e ridente del creato! La stanchezza del viaggio, lo sbalordimento non per anco dissipato di un sonno interrotto: quei visi nuovi, quel linguaggio o per lo meno quel dialetto, che non è il vostro… Nessuno che ci aspetti alla stazione, non una voce amica che ci dica: «Benvenuto!»
Una folla di gente sconosciuta, che si precipita in ogni direzione, senza occuparsi di voi: gente affaccendata e premurosa che pare non abbia che una idea fissa nella mente, un desiderio nel cuore… andare a letto! Ombre rapide e silenziose che vi passano accanto, sfiorandovi il vestito e scompaiono nella penombra, lasciandovi soli ed impacciati nel bel mezzo della stazione. Temevo quella prima cattiva impressione: l'avevo detto alla mamma:
«Cerchiamo di non arrivare di sera! Te ne prego, accontentami, ci sarà qualche altra corsa!»
L'orario delle strade ferrate, consultato cento volte, era stato inesorabile: mi convenne rassegnarmi!
Siamo arrivate ieri a mezzanotte, ed ho potuto assaporare così tutta l'amarezza di quell'arrivo notturno, che paventavo tanto!
Il vestibolo dell'albergo, illuminato sfarzosamente, proietta un raggio di luce abbagliante sull'omnibus che ci ha condotte dalla stazione e mi permette di vedere il proprietario, vestito di nero, irreprensibile, circondato dal personale di servizio, che s'inchina gravemente. Siamo i soli viaggiatori… o meglio le sole viaggiatrici: le nostre modeste spolverine da viaggio non gli danno probabilmente un'alta idea di noi, perché non si mostra eccessivamente premuroso: la vista però, delle grosse valigie di cuoio a borchie luccicanti, che i facchini scaricano dall'imperiale, come se fossero balle di cotone, ha il potere di raddolcirlo sensibilmente… Il suo giubilo, poi non ha limiti, allorché la mamma gli chiede tre camere per noi e una per la cameriera.
Straordinaria potenza della parola!… In un attimo quel bravo signore si trasforma: la bocca ha un sorriso eloquentissimo; il gesto una rotondità ossequiosa, e ci precede sullo scalone coperto di panno rosso , illuminato a gaz, mentre spunta sul pianerottolo, del primo piano, la cuffìetta bianca di una cameriera svizzera e, dagli usci socchiusi, fanno capolino teste curiose di viaggiatori, già imbaccucate nelle berrette da notte, o abbellite da una corona di cartuccie… Sono tre belle camere, semplici ed eleganti, in comunicazione fra loro: mia sorella si è gettata su di una poltrona, con uno di quei movimenti abbandonati e cascanti dei convalescenti. La mamma esamina ogni cosa e si dichiara soddisfatta: io… ho buttato la valigietta, il plaid, l'ombrello sul tavolino e, senza guardarmi intorno, sono corsa alla finestra e l'ho spalancata!
La notte è buia, senza luna: ma le stelle brillano a migliaia nel cielo limpidissimo: davanti a me, quasi sotto la finestra, delle macchie scure, attraversate da larghe striscie bianche… dev'essere il giardino dell'albergo: da un lato, dall'altro, in semicerchio, lumicini sparsi, rossastri, e in mezzo, al di là… una massa bruna, immensa, sconfinata!
Tendo l'orecchio , aspiro fortemente l'aria fresca della notte, che mi porta acri esalazioni e, battendo le inani, grido con entusiasmo:
- Il mare!…
Bambina! Perché questa sola parola, ha il potere di accelerarmi i battiti del cuore? Perché non posso trattenere la lagrima di gioia, che mi scende, rapida, lungo la guancia?…
M'addormento, cogli occhi ancor pieni di quella visione, la bocca, di quella parola, la mente, di quel pensiero, e il romor sordo dei flutti che si frangono sulla spiaggia, mi fa sognare di tante cose splendide e belle!
E' il mattino; il sole entra a ondate luminose nella mia stanza: il cielo è tutto un sorriso, il mare scintilla, come un immenso velo azzurro, cosparso di brillanti. La Giulia sta pettinandomi, dinanzi alla specchiera, ma ad ogni istante, io le sguscio di mano e corro alla finestra. E' una vela bianca che passa, rapida e leggiera , a fior d'acqua: è una barchetta di pescatori che esce dal piccolo porto… è il fiocco di fumo nero di un piroscafo, che appare all'ultima linea dell'orizzonte…
- Ma per l'amor del cielo, signorina, stia tranquilla un momento! - esclama la Giulia desolata. - Come vuol che faccia a pettinarla?… Guardi questi capelli… sembrano serpentelli!
Non c'è che dire; ha ragione! Se voglio lasciar che metta un po' d'ordine in questa mia indomabile chioma, bisogna che mi rassegni a seder tranquilla. poster 2
Ci riesco, con uno sforzo di volontà, ma per riuscirvi, lascio correre il pensiero al di là del colle dei Giovi, al di là della monotona pianura lombarda, a quella nostra Milano, seppellita nella nebbia, nel freddo, nel gelo, mentre qua si gode di un clima da paradiso!
Corro a dare un bacio a mia sorella; è pallida, ancora un po' stanca, ma ha dormito bene: la mamma, la guarda, la spia col suo occhio, affettuosamente penetrante, ed io le leggo in viso che è contenta.
E' per lei, per mia sorella, che siamo qui; per lei, affranta da quella malattia terribile, che l'ha fatta crudelmente soffrire per dei mesi e che ha tenuto, per così dire, le nostre vite, sospese a un filo, come la sua: per lei, che veniamo a chiedere la salute e la forza a questo sole splendido, a quest'aria di primavera, imbalsamata dal profumo dei fiori d'arancio!
Febbraio
Come è bella la vita. Come mi sento superba e felice di esser giovane, sana ed allegra!… E' un sentimento penetrante che m'invade il cuore, ogni qualvolta mi trovo di faccia a un spettacolo della natura… e non saprei descriverne le squisite dolcezze, le infinite sfumature!
Lo provo oggi in tutta la sua pienezza, seduta in una poltrona a sdraio, nel giardino dell'albergo, fra i cespugli di camelie bianche, rosse, rosate, che crescono in piena terra.
L'aria ha una trasparenza opalina, il mare, di un azzurro, appena più carico del cielo, beatamente tranquillo, pare che ci voglia tutti attirare a sé… Eternamente bello e mentitore… sirena fatale, che chiama cantando le sue vittime… e poi le inghiotte!
Il giardino è grande e ombroso, sapientemente ondulato: di faccia alla marina, c'è un terrazzo, colla balaustrata di marmo, pieno di fiori e di sempreverdi, che guarda sul passeggio pubblico, il punto più importante e più animato del paese.
E' un continuo passare di gente e di carrozze, una confusione di lingue e pronuncie, una vera magia di colori, una festa per gli occhi… e pel pensiero.
Passano due signore piemontesi, madre e figlia: la prima, bella ancora sotto le ciocche dei folti capelli grigi: la figlia, pallida, bionda, estenuata: vaporosa come una creatura aerea. Si appoggia al braccio di sua madre e ride… ma quel riso mi suona stonato all'orecchio: mi pare di sentirvi come l'eco di un singhiozzo.
Passa un vecchio colonnello in ritiro, un bel tipo di militare, ancora schiavo della disciplina, a malgrado la paralisi che gli inchioda le braccia, che si sforza di camminare franco, impettito, respingendo l'aiuto che gli offrono i figli.
E' una madre affettuosa , che guida i passi incerti del suo bambino che strappa continuamente alla morte, coll'energia della disperazione, alimentando col suo amore quella debole fiamma di vita, che oscilla e minaccia di spegnersi per sempre!
E' un signore tedesco, alloggiato al nostro albergo, mio vicino alla tavola rotonda, un tipo curiosissimo, che dicono un po' tocco nel cervello, ma che mi è riuscito subito simpatico, forse perché entusiasta dell'Italia. Ha certe sue frasi predilette, che ripete incessantemente e trova modo di ficcare in ogni discorso, rendendolo ancor più espressivo, col suo spiccato accento straniero. «Italia!… Giardino d'Europa!… Riviera Ligure… giardino d'Italia!»
Fin dal primo giorno, a tavola, mi ha rivolto la parola.
- Signorina, toscana? - ha chiesto, con un sorriso un po' vago, ma buono, che non può offendere alcuno.
Ed io, che vedo gli occhi di tutti i convitati, fissi su di noi, sorridenti e curiosi, rispondo, secca:
- Nossignore.
- Napoletana, allora?…
- Nemmeno!
- Romana, siciliana!… veneta?…
Scuoto risolutamente il capo, decisa a lasciarlo cercare per un pezzo, ma un'occhiata della mamma mi fa mutar proposito. poster 3
- Milanese! - dico allora, come risposta.
- Ah!…, Fiore del bel giardino lombardo!…
Stavolta, l'occhiata della mamma, non basta! Mi spunta sulle labbra un eloquente, irresistibile sorriso e la mia fantasia, rapida come il baleno, corre alle risaie, alle marcite, alle monotone, desolanti pianure, che formano la maggior parte di quel giardino di cui devo, assolutamente, rappresentare la flora!… L'esempio è contagioso e, in breve, tutti i convitati sono in preda alla più schietta ilarità, mentre il mio tedesco, senza punto sconcertarsi, esclama fra sé, col suo invariabile sorriso: «Italia… bel paese… buon clima… giardino d'Europa!»
Passa tutta una famiglia, allegra e chiassona: tre generazioni, dalla nonna ottantenne al nipotino in fascie: belle teste venerabili di vecchi, circondate come da un'aureola di pura gloria: babbi e mamme, sorridenti, teste brune e ricciutelle di ragazzi, visetti curiosi di fanciulle, occhi azzurri e guancie rotondette di bambini… Una pace, una tranquillità, una vita patriarcale di pure gioie, d'intime soddisfazioni, di ricordi cari, di preziose speranze… da far disperare tutti gli scapoli della terra, da far mettere un sospiro d'invidia e di rimorso, a tutti gli uomini soli, isolati, senza famiglia…! To', eccone uno, un altro forastiero alloggiato al nostro albergo… Un giovane alto, bruno, con una grossa testa arruffata e la lunga barba incolta, che se ne sta sempre solo, in disparte, accigliato, imbronciato, con una nube persistente sulla fronte e un velo impenetrabile sugli occhi. Lo chiamano misantropo… dicono che sia venuto qua per distrarsi… per guarire sotto le carezze di questo cielo, l'amara malinconia che lo perseguita! La mamma lo chiama cospiratore, ed io… sbaglierò, ma quello sguardo truce che si nasconde, che scivola, che sorvola e par che tema la luce del sole e il giudizio degli uomini, mi fa pensare che l'abbia fatta grossa… che il suo male sia di quelli che nessuna dolcezza di clima, nessun sorriso di natura, potrà mai guarire! Una di quelle piaghe nascoste e segrete, che più si chiudono gelosamente in petto, più si fanno profonde e straziano… e consumano!
Passa una signorina americana, accompagnata dalla cameriera: un'emancipata, in tutto il senso della parola, che parla e ride forte, che fuma più di una sigaretta al giorno, che siede, colle gambe a cavalcioni e guarda noi povere creature avvilite, languenti nella schiavitù, con quel disprezzo e quella superiorità della schiava, che ha saputo rompere le sue catene!
E noi, sbalordite, guardiamo lei, con un sentimento d' ammirazione profonda in cui, però, un osservatore attento, scoprirebbe anche qualche altra cosa! …
Strana vita! Strano paese! Esistenza agitata, calma e febbrile a un tempo, di ozio materiale ed infaticabile lavorio d'immaginazione, in cui ci passa accanto tanta gente sconosciuta, che, forse, non rivedremo più, in cui nascono tante subite simpatie, tante ardenti amicizie, che vivono la vita di un fiore! …
Visi nuovi, belli e brutti, cari e indifferenti, sorridenti e pensosi, che ci ballate la ridda intorno, con cento fuggevoli sorrisi, con cento diverse, mobilissime espressioni! … Ridda fantastica e tumultuosa, da cui ci separa bruscamente e per sempre, il fischio di una locomotiva, il ritorno alla casa paterna, la ripresa degli studi, delle occupazioni, dei lavori, e di cui non ci rammentiamo dipoi che raramente… in confuso, nelle notti d'insonnia, oppure, in una sera d'inverno, fissando la fiamma chiara del caminetto!
Marzo
Pochi giorni sono, è giunta qua una coppia superba: il conte e la contessa Y***, oriundi della Savoia. Sono sposi da pochi mesi, belli ambidue e ricchissimi: sono giunti con un seguito da principi: domestici, cameriere, staffieri: hanno occupato il più bell'appartamento del primo piano. La signora muta vestito quattro volte al giorno… vale a dire, quattro capolavori di ricchezza e di buon gusto, che formano l'ammirazione e l'invidia di tutte le signore.
Nel porto, è ancorata e sempre a loro disposizione, una lancia a vela, coi marinai in costume bianco e azzurro, che li trasporta al largo, fendendo l'onda , colla rapidità di una freccia, colla bianca vela, gonfiata dal vento e la bandiera italiana, issata a poppa, che sfiora il flutto! poster 4
E' un quarto d'ora, che, dal mio osservatorio preferito, sto guardando la contessa Y***, appoggiata al parapetto del terrazzo, nel giardino.
Una delle sue cameriere ha detto alla nostra, che sono venuti qui per lei, delicatissima di salute, a cui un medico francese, ha ordinato un lungo soggiorno in Riviera.
Ha attraversato poco fa il giardino, sotto lo sguardo curioso di numerosi gruppi di persone, con una maestà da regina; superbamente bella e indifferente, drappeggiata come una statua greca, nel suo vestito di velluto nero, lasciandosi dietro un soave odore di viola… E' sola, e più la guardo, più mi pare che ci sia qualcosa di molle, di stanco, nella sua attitudine… di malinconico tanto, in quel suo modo di chinar la testa sul palmo della mano!
La giornata è caldissima : il sole batte sulla strada bianca , quasi deserta a quell'ora: vi risuona un passo… passo elastico e sicuro, che mi fa spingere curiosamente il capo, di fra il fogliame lucente delle camelie e distrae lei dalla sua meditazione.
E' il conte, il marito, che torna, evidentemente da una lunga passeggiata. Ella si china sul parapetto del terrazzo e, mostrandogli il volto raggiante, lo chiama per nome, con una dolcissima voce musicale.
-Come? non sei uscita? … Sei rimasta in casa tutta la mattina?
L'accento è brusco, duro… e risuona come un aspro accordo stonato, nella squisita armonia di quell'ora splendida di mezzogiorno.
Parlano in francese, rapidamente, lui, corrugando la fronte, con dei gesti brevi e secchi… lei, con un'umiltà dolce, affettuosa, che penetra nel cuore, e finisce con un gentile:
- T'aspettavo! …
- Quelle sottise…! Non voglio certo tornare a farmi bruciare le cervella, sotto questo maledetto sole scottante, per accompagnarti! Non potevi uscir sola? Non hai tre donne a tua disposizione? … perché il medico prescrive quest'ora di passeggiata! … Un nouveau caprice, ma chère?
E alza verso di lei il volto aristocratico, sarcastico… con un'espressione così cattiva, che ne cancella quasi la bellezza!
Poi infila il cancello aperto del giardino e salendo la gradinata del terrazzo, la raggiunge. Ma in quel breve intervallo, ella si è voltata dall'altra parte, verso di me, che non vede nel fondo de' miei cespugli e, avvicinando rapidamente il fazzoletto agli occhi, ha asciugato due lagrime, che le scendono sulle guancie impallidite… Ma quando egli le è vicino, ogni traccia d'emozione è scomparsa e lo accoglie con un tenero, dolcissimo sorriso.
Poco dopo, riattraversano il giardino ed entrano in casa appoggiati l'una al braccio dell'altro, belli e alteri, sollevando sul loro passaggio un mormorio d'ammirazione.
Tre signore, passeggiando e chiacchierando, s'avvicinano a me, naturalmente, parlano degli sposi savoiardi, e mi giungono all'orecchio frammenti di frasi, parole interrotte.
- Che bell'uomo! Che aria nobile… da perfetto cavaliere! …
- E poi dicono la felicità non esiste sulla terra… Domando io, cosa manca a quella creatura privilegiata? Bella, giovane, ricca, felice!
- Hai osservato la bellezza di quelle trine antiche che le ornavano il vestito? … Un capitale addirittura!
- E quei brillanti alle orecchie… grossi come nocciuole?
- Anche la salute delicata, via, mi pare una scusa bell'e buona… ha l'aria di star benissimo…!
Le tre signore s'allontanano e le loro voci si confondono fino a formare un bisbiglio indistinto, in cui trilla di tanto in tanto, una risata. Ed io resto sola, pensando a quelle due lagrime, grosse e limpide come i brillanti degli orecchini, che vedo scendere silenziose ed eloquenti, su quel volto pallido di sposa.
Mi sono fatta amica di quella signorina bionda piemontese: una simpatia irresistibile, ci ha spinte l'una verso l'altra; simpatia inesplicabile, nata forse dallo stesso contrasto delle nostre due nature. E' un'anima entusiasta… tutto ardore per il bene, per il bello, troppo grande forse, per quel fragile corpo! Vive sola, colla sua mamma, tutta assorta nell'unione strettissima delle loro anime: è impossibile immaginare un legame più stretto, più intimo, più sublime, di quello che unisce l'una all'altra, quelle due creature… e si trema, pensando, che forse vi sarà una forza potente e inesorabile tanto… da spezzarlo!
Il dottore dello stabilimento, che pur troppo, deve avere acquistato un'esperienza infallibile, per questo genere di mali, si è rabbuiato tutto in volto, parlando ieri di lei, a mia madre. Tossisce sempre: talvolta è così debole, che si regge in piedi a fatica: ma più spesso, la vigoria dei suoi vent'anni, le presta una specie d'energia fittizia, oppure richiama alle sue guancie un così gentile incarnato, da far credere quasi ad un miracolo.
S'accorge del suo stato?… Indovina, trema… si ribella? Mistero!
E' quasi sempre allegra, sorridente: parla volontieri di cose gaie, con uno spirito originale e penetrante.
E' una sublime finzione, per nascondere alla sua povera mamma, gli acerbi tormenti, ché le straziano il cuore? E' illusione? Ignoranza del pericolo…? Talvolta, ne dubito!
Ieri, abbiamo passeggiato lungamente insieme: passo, passo, allontanandoci dalla spiaggia, siamo uscite dal paese, verso quella collina boscosa, sparsa di ville, di casini, di palazzette, così fresca e ridente allo sguardo! Io, temendo che le forze la tradissero, non volevo andare innanzi, ma lei, coll'insistenza degli ammalati, non volle assolutamente retrocedere.
- Ancora un poco… un pezzettino… Guarda, come questa stradina è bella e pittoresca! Finalmente, vediamo un po' di verde! … Il mare, col suo eterno azzurro, mi é quasi venuto a noia. Lo dico sempre al nostro vecchio dottore di Torino, che starei meglio in montagna… abbiamo dei paeselli così pittoreschi nelle nostre Alpi! Ma lui, non ne vuol sapere… è cosi ostinato!
E scoteva il capo biondo, scomponendo i ricciolini che circondano come di un'aureola la sua pallida fronte, con un moto di bimba capricciosa.
D'improvviso, allo svolto della stradicciola, ci arrestammo, trasalendo: a pochi passi… tutto verde ed erboso, circondato da un muricciuolo imbiancato di fresco, cosparso di centinaia di croci nere e di pietre grigiastre, si stendeva il cimitero.
- Torniamo indietro! - esclamai stringendomela istintivamente più dappresso. - Torniamo indietro… la nostra passeggiata non ha da finir qui!
- Perché no? ella disse, facendosi seria a un tratto e, per la prima volta, mi parve di scoprire come un'ombra di ansietà nel suo accento.
Perché no? - Viviamo da qualche tempo, di una vita cosi allegra, così… spensierata… una vita che ha quasi del sogno… perché vorremmo fuggire alla realtà? Una visita a questo piccolo cimitero di campagna, semplice, raccolto tutto nella sua pace, non ci può far che bene…! Non può che ispirarci un pensiero serio ed elevato. Non ti pare?
E mi trascinò quasi a forza, verso il cancello semichiuso.
Era un cimitero, come ve ne son tanti: un campo incolto, in cui l'erba cresceva alta e rigogliosa, nascondendo ogni traccia di sentiero, soffocando le modeste croci di legno, di ferro verniciato un tempo a colori vivaci ed ora, stinte e irruginite sotto la pioggia. Qua e là, una rozza effigie di bambino… con scritto sotto un nome, che avrà fatto palpitare d'orgoglio un cuore di madre… la data di un giorno che avrà spezzato quello stesso cuore. Iscrizioni semplici, pompose, barocche: mute ed eloquenti… esagerate e mentitrici.
Qualche croce di marmo bianco, qualche monumentino modesto, eretto alla memoria di un sindaco benemerito, di un sant'uomo di curato, di una maestra comunale. E dinanzi a molti, un vasetto di fiori, un mazzolino appassito, una corona di fogliame, un lume pieno d'olio nerastro… povere e preziose offerte, ispirate dalla religione delle memorie!
Passeggiavamo lentamente, in silenzio nella casa dei morti, tenendoci per mano, arrestandoci di tanto in tanto, ma senza scambiare una parola, né uno sguardo.
Il camposanto era quasi deserto: c'era una donna, inginocchiata in un canto, dal volto nascosto fra le mani, col vestito di cotonina azzurra e un fazzoletto rosso in capo; che pareva messa là apposta, per far da macchietta, nel quadro, spiccando sul bianco sfacciato del muro di cinta.
Presso il cancello, c'era anche un vecchio; una bella e ardita figura di marinaio, colle maniche della camicia rimboccate sulle braccia nere e muscolose, e il berretto di lana, cacciato in testa alla carlona, col fiocchetto che gli batteva sulla fronte rugosa: ma quelle mani incallite, che parevano fatte per tenere il remo e il timone, maneggiavano invece una falce gigantesca e la facevano passare e ripassare spietatamente sulla bell'erba lussureggiante, che toglieva a quel luogo un po' della sua triste nudità.
Lo guardammo qualche tempo, seguendo coll'occhio l'opera inesorabile di quel ferro lucente, che abbatteva migliaia di rigogliose pianticelle , di fiorellini delicati… C'era già un gran mucchio d'erba secca, in un angolo, che esalava un odore penetrante di fieno fresco. Il vecchio, senza mostrare di curarsi di noi, abbandonò la falce, d'improvviso e, avvicinatosi a quel mucchio, accese un cartoccio di caria e ve lo buttò nel mezzo.
Involontariamente gettammo un'esclamazione… il fumo si alzò, prima bianchiccio, vaporoso, poi nero… in globi opachi e densi e finalmente si sprigionò da quell'erba, un'altra fiam-ma crepitante, che, alimentata dal vento, distrusse in breve ogni cosa, lasciando il terreno nero, inaridito e un vago odore di bruciaticcio nell'aria. Allora il vecchio alzò il capo e, guardandoci per la prima volta, con una voce franca, vibrata, che risuonava in quel gran silenzio:
- Loro si meravigliano, non è vero, signorine? … Pensano che faccio male… Eppure, cosa vogliono? io spero invece di far bene! Quando quest'erba è alta, il Municipio la fa tagliare e la vende: oppure, i contadini, vengono a rubarla, per darla da mangiare al bestiame… Ma io penso, che l'erba dei morti, va lasciata stare; che il commerciarvi sopra sarebbe una profanazione! Appena è alta (e Dio sa, come cresce presto! …) vengo qua solo, la taglio e l'abbrucio… e mi figuro… guardino, che i morti debbano essere contenti!
Ci guardammo, allora, la mia compagna ed io, e ci accorgemmo d'avere entrambe gli occhi pieni di lagrime. Io apersi il cancello e feci per uscire; ma lei, si staccò da me, tornò indietro… e, con un movimento di una grazia inesprimibile, afferrò e strinse la mano bruna del vecchio marinaio.
Poi ci avviammo verso il paese, senza dire una parola, tenendoci strettamente abbracciate, mentre il sole ci rideva in faccia e l'aria ci portava a folate l'odore acre delle alghe marine!
Mia sorella continua a migliorare: di giorno in giorno, vediamo sparire su quel volto diletto, le traccie che la malattia vi ha lasciato, come solchi profondi: è lo sguardo, più vivace e scintillante: è il sorriso meno languido delle labbra lievemente rosate: è un gesto animato, una parola espressiva: sintomi lievi e confortanti, che ci fanno trasalire di gioia.
O voi tutti, che avete vegliato notti di orribile angoscia, al letto di una persona cara, voi che avete tremato, ascoltandone il respiro breve e affannoso… voi che avete pianto lagrime di sangue, osservando l'alterazione profonda di un volto adorato, ditemi, se un sentimento sovrumano di felicità, non vi ha invaso il cuore, vedendola salva? … Ditemi, se in quel momento, non vi siete sentiti più buoni, se non vi è parsa bella la vita, se non è sorto in voi, per quanto freddi e indifferenti, un pensiero di fede e di riconoscenza! …
Oh! le belle conchiglie variopinte! C'è una folla di bimbi sulla spiaggia, che si diverte a snidarle nella sabbia umidiccia. Piccolo mondo sereno e gentile, in cui si agitano in germe tutte le passioni delle età future, ricco di speranze… e chissà, forse di dolore!
Tutti i vestiti a colori chiari e gai, coi capelli al vento, le gambette nude, i grembiulini candidissimi; muniti di panierini, di reti, di scatolette, armati di piccoli badili e di microscopiche zappe.
- Io ne ho trovato una grossa! Guarda, è due volte più grande della tua.
- Non è vero! … Oppure, sì… mi pare, ma la mia è più bella!
- Io ne ho di piccoline, che sembrano gioielli… tutte a ricami, a ghirigori, rosate e lucide nell'interno come se fossero di porcellana!
- Le nostre sono di madreperla. Guardate, che bei colori… rosso, azzurro, verde, aranciato! Brillano al sole come perle vere.
- E questa? Che ne dite; non sembra un alveare? Tutta a piccole celle, fragile, delicata; leggiera tanto che pare debba andare in polvere a soffiarci sopra!
E il mare, colla musica grandiosa dei suoi flutti, accompagna l'allegro cinguettio, e la brezza marina passa sul nostro capo come una carezza e va a morire laggiù dietro il monte.
La contessa savoiarda è seduta su di uno scoglio, che sporge in mare: lontana dagli altri, come al solito; la sua figurina spicca armoniosa ed elegante sullo sfondo verdastro della marina. Poco distante, c'è una cameriera pronta ad offrirle qualcuno degli innumerevoli oggetti di cui è carica; il mantello, il velo , il canocchiale… un libro. Ma la signora mostra di aver dimenticato persino la sua esistenza. E' assorta in una contemplazione, che sembra concentrare negli occhi ogni sua potenza vitale: il parasole scarlatto, destinato a ripararla, cade all'indietro, abbandonato sulla spalla e getta un riflesso ardente sulla sabbia bianchiccia.
A pochi metri di distanza, in un piccolo seno naturale, formato da un rientramento della scogliera, è ancorata una barca da pesca, una barcaccia, dalle forme tozze, goffamente costruita ed impeciata. Vi stanno dentro, seduti, due bei giovani bruni, marito e moglie; due splendidi tipi di quella bellezza forte e vigorosa, che non è raro incontrare ancora oggidì, lungo le spiagge della Liguria, e in mezzo a loro, un bambinello, di pochi mesi, coperto appena da un camicino, bello, grassoccio, irrequieto come un demonietto: la mamma tiene in grembo una scodella di minestra e gliela fa ingoiare a cucchiaiate… e qui, grida, giochi, risate senza fine!
Il bimbo si agita, si contorce, schiamazza, con una voce argentina, perlata, impiastricciando colle manine sudicie di pappa, il volto del babbo e della mamma! E loro colle teste ravvicinate, a ridere, a godersela, a baciarlo sulle guancie, sui capelli… sui piedini…!
La ricca sposa forastiera, guarda… guarda sempre! Quella semplice scena di felicità domestica la commove, la sgomenta, come uno spettacolo nuovo! Ma in quegli occhioni spalancati, vedo poi spuntare un'espressione di tristezza, di desiderio… che si cangia, a poco a poco, in uno strazio freddo, crudele!
Mi passa accanto una buona famigliola di provinciali, che è giunta da pochi giorni: il padre, la madre e una figliuola, tre tipi curiosissimi, cascati qui, chi sa in che modo, da qualche villaggio lombardo o piemontese. Camminano impacciati, senza guardarsi intorno, per paura di incontrare uno sguardo fìsso su di loro, di cogliere al volo una parola al loro indirizzo.
Babbo e mamma, poco più di contadini, colla pelle incartapecorita e abbronzata sotto il sollione della pianura, così implacabile! Lui, con un cappellaccio di paglia greggia e un bastone smisurato… che par sempre di vedergli spuntar dietro il greggie: lei, con un cappellino, di una forma impossibile, sul quale sta maestosamente appollaiato un superbo uccello del paradiso… con relativa coda!
La figlia, carina, con una specie di grazia rustica, ma istintiva, che ne corregge la volgarità. Un visetto ancor bianco, due begli occhi, più scuri, sotto l'ombra dell'immensa tesa del cappello, due manine piccole e ben fatte, che è un peccato vederle infagottate in quei guantacci troppo larghi.
Si fa di bragia, ogni volta si accorge che la guardano, ma di tanto in tanto volge il capo all'insù, verso il cielo, getta un'occhiata sul mare e, nella rapida espressione che le si dipinge in viso, c'è quanto basta per provare che in quell'inelegante personcina, batte un cuore e brilla un'intelligenza!
Tra me e lei, c'è un crocchio di giovani eleganti; di quella specie di nuovi ricchi, che percorre infaticabile tutti i luoghi più rinomati di ritrovo in Italia e fuori, tanto per dire, restringendosi nelle spalle:
«Ci sono stato!» dacché si sono accorti che il paese natio è divenuto troppo angusto per loro e la casa paterna… puzza ancor troppo di fondaco!…
La famigliuola provinciale è il tema, per il momento, dei loro spiritosi discorsi. Le freddure, gli scherzi, i sottintesi s'incrociano, si urtano, scoppiettano, come fuochi d'artifìcio… troppo umidi, a dire il vero, per mandar scintille. Le tre povere vittime, inconscie affatto, a quel che pare, di esser messe alla berlina, non pensano ad allontanarsi. Anzi il padre, ha spiegato una specie di pliant preistorico, che portava infilato sul braccio e vi ha fatto sedere la moglie. La ragazza, in piedi, immobile come una statua, cogli occhi bassi e le mani incrociate sul petto, con un'aria da monachella consunta, pare che non veda, non oda, non senta!
E quei maleducati, dietro, con quel maledetto gusto che hanno talvolta i fanciulli, di tormentare gli uccelletti, caduti nelle loro mani, continuano il gioco crudele; ridono, parlano forte, gesticolano in modo grottesco ed esagerato.
- Non parlare a voce troppo alta! Ti udranno! … - esclama uno dei più timidi, toccando il braccio di un audace compagno, che si è fatto il direttore dell'amabile compagnia.
- Ma che! E' gente, che non parla che il suo dialetto… quasi, quasi, non intende nemmeno l'italiano! … Però, se ti fa piacere, muterò il linguaggio!
E incomincia a parlar francese, spiccando le sillabe, esagerando la pronuncia, in modo da farli tutti sbellicar dalle risa.
- La signorina viene direttamente da Parigi… eh! si capisce! E' appena uscita dalle mani di Wörth… è inutile, si riconosce subito il taglio del gran mago francese!
Poi, viene la volta dell'inglese biascicato fra i denti, con lunghe cadenze sibilanti:
- Seducente tipo della bellezza della bionda Albione!… Bramerei sapere dove quella rispettabile signora ha trovato l'uccello divino, di cui ammiriamo le penne svolazzanti, noi, semplici mortali! …
La fanciulla si volta lentamente e mostrando il volto pallido, getta loro uno sguardo… uno solo, ma improntato di tanta severità sdegnosa, che vale la più eloquente risposta.
Ti avrei dato un bacio, amica sconosciuta… ed ho goduto della tua vittoria, vedendo quei signori allontanarsi a uno a uno, confusi, scornati, come se avessero ricevuto un colpo in pieno petto! Ti avrei dato un bacio, fanciulla ingenua e affettuosa, allorché ti vidi gettarti in lagrime ai piedi della tua mamma e nascondendo il volto fra le sue braccia protettrici, esclamare con una voce piena di innocente amarezza:
- Oh! perché qui, la gente è cosi cattiva? …
E la tua immagine mi è rimasta nel cuore, come una lezione, a un tempo severa e soavissima.
Oggi è stato giorno di tempesta: il libeccio soffiava violento, sollevando il mare in onde livide e vorticose, e veniva a morire sulla spiaggia, con un sordo mugolio, quasi un'audace minaccia, una sfida tremenda, gettata agli abitatori della terra.
Nelle sale a terreno dell'albergo, sono raccolti i forastieri: i flemmatici, che si prendono in pace il tempaccio, il vento e la bufera e leggono tranquillamente il giornale o tagliano le pagine ancora umidiccie dei libro nuovo, appena giunto dalla città; gli impazienti, che, correndo da una finestra all'altra, si sfogano in esclamazioni di dispetto e di malcontento:
- Che noia! Che malinconia! … Se dura un giorno ancora, io scappo via.
- Guarda, guarda… mi pare che il cielo si rassereni… laggiù, quella striscia chiara! … Il vento va calmandosi…
- Brrr! … Come soffia forte!
Gli ammalati veri, abbattuti, nervosi, irritati, col pallore sul viso, sdraiati nelle poltrone, sui canapè, rispondono con un sorriso forzato ai muti affettuosi sguardi dei parenti e degli amici.
I bambini si sono impadroniti di un angolo del salotto: vi hanno trasportato un reggimento di seggiole e sono tutti assorti in cento giochi complicati, che noi, grandi, non riusciamo nemmeno a capire! Quel trovarsi tutti insieme, raccolti, rinchiusi; quella vita concentrata, quel parlare incessante e sommesso… lo stesso batter rabbioso delle raffiche contro le finestre mi dà la vaga illusione d'essere in mezzo al mare, in un gran bastimento, che mi trasporta lontano, lontano… in un paese sconosciuto. Mi avvicino a una delle grandi vetrate e guardo fuori, al di là del giardino, della strada; sulla spiaggia allagata, ove le onde si frangono e ricadono in pioggia scintillante, svolazza un nugolo di gabbiani bianchi, quegli strani uccelli marini, che sfiorano l'acqua coll'ala candidissima, gettando il loro triste strido. Un bastimento a tre alberi, passa all'orizzonte colla rapidità di un fantasma, trascinato dal vento: una barca peschereccia lotta per entrare nel piccolo porto; vedo la vela gonfia e tesa, che pare debba scoppiare sotto lo sforzo, gli uomini curvi sul remo e a poppa, immobile, colla mano sul timone, un fanciulletto, quasi ancora un bambino, che porta fieramente il camiciotto azzurro dei marinai.
Salgo di corsa in casa mia e, appuntando il canocchiale verso la barca, seguo ansiosa, trepidante, quella lotta accanita di tre creature contro una forza onnipossente! E guardando quel bambino, che non batte palpebra dinanzi ai flutti torbidi e ululanti, col libeccio che gli fischia nelle orecchie, penso a quegli altri bimbi, che giocano abbasso, nel gran salotto, accanto alla gonnella della mamma, che non entrerebbero soli in una camera buia, per tutto l'oro del mondo, che morrebbero di spavento, là, dove il povero figlio del mare s'acquista una tempra di ferro e muscoli d'acciaio.
Aprile
Il babbo è giunto ieri ed è venuto a prenderci, per ricondurci a Milano. Ormai, quest'aria si fa di foco, questo sole è troppo scottante: mia sorella, perfettamente ristabilita, ha ripreso i freschi colori della gioventù: mio padre si è commosso fino alle lagrime, baciandola in volto e vedendola così diversa da quella personcina sparuta, che aveva messo trepidando in ferrovia qualche mese prima.
«Addio, bel paese fatato, tutto incanto e sorriso! Paese benedetto e misterioso, che ridoni a tanti salute, vita, felicità… ma che pure spesso ti confessi impotente!»
I forastieri se ne vanno a uno a uno.
Stamane, è partita la mia povera amica, la signorina bionda piemontese: abbiamo fatto un ultimo giro in giardino, strette l'una all'altra, ripetendoci dolci parole di simpatia e di affetto.
Ella ha voluto incidere i nostri nomi nella corteccia di uno dei grandi tamarici e vi è riuscita a stento, rovinando le sue povere dita affilate. Poi con un sorriso, rivolgendosi a me:
- Quando tornerò l'anno venturo, sarà tanto caro ritrovare questo ricordo della nostra amicizia! …
L'anno venturo!… - Il dottore dello stabilimento passava dietro a noi: si arrestò un momento, scotendo mestamente il capo: poi si allontanò rapidamente, calandosi il cappello sugli occhi, con un moto brusco della mano.
Ed io guardai quel cielo divinamente azzurro e mi sentii sorgere in cuore quasi un sentimento di rivolta dinanzi all'amara ironia di quella calma implacabile, che pareva insultare alle nostre lagrime!
Do un'ultima occhiata alla spiaggia deserta, al passeggio pubblico, su cui batte sfacciata la luce ardente di mezzogiorno, al giardino silenzioso, all'albergo di cui son chiuse quasi tutte le finestre… alle palazzine, a metà nascoste nel verde della collina… nidi vuoti fra le fronde, da cui sono fuggiti a stormi gli uccelli viaggiatori.
Torneranno?… I primi freddi, la prima neve, il soffio gelato di tramontana li farà riaccorrere qua, con un pigolio di desiderio, avidi di sole, di luce, di tepore?
Tendo l'orecchio alla gran voce armoniosa del mare, che batte contro la scogliera e pare mi risponda colle sue noto basse, imperiose:
- Zitto!

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