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    Pezzi di storia

Le emigrazioni italiane
di Giovanni Tomasoni

Conferenza tenuta l'11 maggio 1873 presso la Regia Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Padova

… Genova con la riviera ligure, come è notissimo, forma il più grande emporio dei commercii italiani sul mare mediterraneo ove a stento Marsiglia le contrasta il primato. L'Ammiraglio Ferragut rispondendo al brindisi dei genovesi che festeggiavano la presenza del celebrato e valorosissimo americano, rispondeva con brevi ed efficaci parole: io ho salutato la vostra bandiera in tutti i mari.

diagramma 1873 - emigranti per 100 abitanti
(censimento degli italiani all'estero, Giunta Centrale di Statistica)

La riviera ligure è incontrastabilmente la più bella ricca ed operosa parte d'Italia, e se tutte le rive italiane fossero eguali il nostro paese sarebbe tra primi nel mondo. In quell'angusto territorio havvi quasi il sesto dei marinai segnati nell'iscrizione marittima del regno, mentre accoglie solo il trentesimo della popolazione. I liguri sono i più emigranti di tutto il regno, li troviamo diffusi in tutto il mondo, ma numerosi assai alla Plata ove hanno creato una seconda patria.
Nell'isola di Honolulu in quelle estreme solitudini del Pacifico, ove havvi pure un consolato nostro, fu censito un solo italiano, ed è genovese.

Prima di vedere come sieno distribuiti nel mondo gii italiani e che cosa facciano all'estero gioverà dire brevemente delle particolari emigrazioni dei missionari, degli artisti di canto e di musica, dei gessaiuoli lucchesi, che sono belle emigrazioni e dei fanciulli suonatori d'organetti ed espositori di scimmie, che è un'emigrazione bruttissima.
Quest'ultima, speriamo, sarà perseguitata e soppressa tra breve per la legge oggimai approvata dal Senato della camera dei deputati e sanzionata dal Re. Snaturati padri letteralmente vendono i figli a speculatori infami, che li traggono dappertutto, ma specialmente in Francia in Inghilterra agli Stati Uniti, ove ne fanno strazio disonorando il nome italiano. Vanno dalla Basilicata da alcune parti dell'Emilia dalle più remote alture della Liguria, e si calcola che ne sia considerevole il numero di questi infelici fanciulli e fanciulle che sono trattati a modo di schiavi, e si chiamano anzi schiavi bianchi.
La emigrazione dei missionari è molto importante benché a torto trascurata dal paese preoccupato gravemente da questioni maggiori che riguardano il clero. Superano i duemila sparsi ogni dove e fra essi più di 600 in Asia ove sono così pochi gl'italiani. Vari hanno fatto onore il paese e l'Albona fu ringraziato pubblicamente dall'Inghilterra per i buoni uffici prestati ad essa nelle trattative coll'Imperatore dei Birmani, il Fantoni fu decorato in Francia e gli scritti del Massaia e del Leone vennero pubblicali con plauso a Parigi.
Cavour comprese l'utilità che ne può derivare al paese da quella emigrazione, e l'aveva accarezzata, come fanno con intelligente cura dei loro missionari gli inglesi ed i tedeschi.
La coorte tutta elegante e gentile degli artisti di canto e di musica si diffonde ogni dove nelle parti più culte e civili del mondo, dal Cairo a Tiflis da Nuova York a Calcutta. Più di cinquemille connazionali fanno conoscere con simpatia il nome italiano, e ne traggono larghi profitti, e somme assai considerevoli, come spontaneo tributo, vengono dall'estero in Italia, da compensare per bene i dispendi dei conservatorii dì Milano e di Napoli.
Si tratta di non pochi milioni per un lavoro che si vende all'estero, e forma una ricca esportazione che a noi costa poco, e diffonde ogni dove il culto dei nostri grandi maestri, coi quali abbiamo avuto per lungo tempo un vero primato nella musica.
disegno emigranti Considerate così in generale le emigrazioni italiane, vedremo ora ove si diffondano e che cosa facciano gli emigranti.
Il campo degli italiani fu sempre il mediterraneo, e nelle epoche gloriose di Venezia e di Genova si estesero nei mar di Marmara e nel mar Nero. Nei tempi più recenti hanno troppo tardi varcato l'Atlantico, ove erano stati inutilmente prevenuti dal più illustre fra essi; ma finalmente si portarono in America ove posero principal sede alla Plata.
Se ne trovano tuttavia anche al Canadà, tornano numerosi agli Stati Uniti, non mancano nell'America centrale, hanno ricca situazione al Perù ed al Chili, ve ne sono in Australia, e malauguratamente troppo radi nell'estremo Oriente alle Indie in China al Giappone, ove stanno tanti inglesi tedeschi francesi, ed ove si effettuano grandi rivolgimenti nei commerci per quel profondo mutamento nelle condizioni dei popoli, che ha luogo dal 1830 in poi.
… Quattro grandi linee percorse assiduamente da vaporiere e da navi a vela, stringono l'Europa al continente americano. Le due più frequentate sono quelle che conducono agli Stati Uniti d'America ed alla Plata.
Agli Stati Uniti vi sono quasi 70 mille italiani, come, risulta dalle indagini del console generale De Luca, che ne ritiene 55 mille esclusa la California ove ne sono diecimille, come afferma il Cerutti console nostro a S. Francisco.
La città di S. Francisco ne accoglie più di tremille.
Il Cerutti riferendosi al 1871 intorno alla condizione degli italiani in California, così scrive:
«La finanza ha un solo rappresentante fra i nostri nella persona del Sig. Cav. Larco Nicola che s'occupa d'affari di Banca e di consegne di bastimenti in alcuno dei quali è interessato. Questo signore è uno dei più rispettati della nostra colonia non solamente presso gli italiani, ma presso l'intera popolazione, possiede dentro e fuori di S. Francisco alcune importanti proprietà. Difficile assai si è l'indicare con precisione quali sieno le fortune dei nostri connazionali, posso però asserire che tra gli ortolani pescatori carbonai e braccianti in generale, ne conosco un gran numero che possiede dalle 5 allo 40 mille lire, forse due o tre raggiungono il doppio di questa ultima somma. E tra i commercianti mentre molti di essi possiedono da 20 a 50 mille lire, dieci o dodici soltanto potrebbero una fortuna da cento mille ad un milione di lire.»

Commercianti reputati, artisti lodati, ed anche giornalisti serii ed influenti si noverano fra gli italiani colà accasati, ed è singolare, che si vantino, come scrive da quei paesi uno di essi, di aver fatto l'unità della patria prima che si potesse compiere a causa.
Infatti giunti colà il lombardo il genovese il veneto il napoletano nessuno ricordava la regione, ma ciascuno si diceva italiano. Gettati d'improvviso tra irlandesi tedeschi americani senza conoscenze e simpatie, unica ancora restava la comunanza della lingua, e perciò venivano tolte o sminuite quelle astiose suscettibilità tra le diverse regioni, che avevano lasciato in patria. Si nota quindi la mirabile premura, che ripetesi ogni dove all'estero di aiutarsi, e sopratutto la facilità di sopportarsi a vicenda con esempio imitabile in patria.

Riportandoci all'estremità opposta del continente americano ove è più densa ed operosa la emigrazione italiana, cioè nell'ampio bacino della Plata, i suoi due centri principali sono Buenos-Ayres e Montevideo, donde s'irradiano nelle rispettive regioni gli italiani, che specialmente dalla riviera ligure hanno portato colà i loro penati, formando un centro di feconda attività, che ha notevole influenza sulla madre patria.
La repubblica argentina vasta come un quarto dell'Europa, è popolata da circa due milioni di abitanti, cresce rapidamente in prosperità, e se vieta a sé medesima il passatempo delle guerre civili, che si diede così spesso nei tempi passati, può sperare un progresso grandioso. Ora su quei lidi albergano 56.016 foto emigranti italiani, che hanno conservata la nazionalità, e che furono censiti, mentre sono altri moltissimi che sfuggirono al censimento o che assunsero la nazionalità argentina.
Sono nati in Italia 46.419 e quasi 28.000 nacquero nel genovesato, e più di settemille nelle provincie piemontesi. Non arrivano a duemille quelli nati nelle provincie meridionali.
Sull'opposta sponda della Plata a Montevideo havvene 25.000 di cui nati in Italia più di 20.000, ed anche per questi il maggior contingente è dato dal genovesato dal Piemonte e dalla Lombardia, ed è cifra inferiore al vero.
Mentre nel genovesato la popolazione è fitta e supera in ragione di superficie quella delle provincie meridionali, gli scrittori genovesi con compiacenza notano che nel 1862, con scarsa emigrazione, il commercio di esportazione coll'America Meridionale superò di poco tre milioni, mentre nel 1872 per le sole destinazioni di Montevideo e di Buenos-Ayres sorpassò i 60 milioni.
E questi dicono essi sono i dolorosi effetti della piaga dell'emigrazione, mentre il censimento alla Plata non novera alcun mendicante fra gli ottantamila italiani colà residenti, e che conservarono la nazionalità.
Si possono calcolare senza esitazione quasi duecentomille gli individui che sulla Plata ha la nostra stirpe. E' un'Italia all'estero che non costa un centesimo e reca molti vantaggi.
Nel vastissimo impero del Brasile si calcolano quindici migliaia di italiani ed anche qui in maggioranza le provincie genovesi e piemontesi, con un forte contingente delle Calabrie.
… due belle e fiorenti colonie italiane sono al Perù ed al Chili.
Nel primo stato gli italiani che hanno conservata la nazionalità se non sono numerosi godono una magnifica condizione.
Hanno una gran parte del commercio in loro potere, e così pure della marineria mercantile, e il numero è assai superiore a quello censito (1.321) mentre nelle sole città di Lima e Callao si ritengono più che 3.500. La massima parte sono i vagabondi liguri e si calcolano le loro fortune a vari milioni.
Così pure al Chili sono in condizioni eccellenti e per la maggior parte occupati a Valparaiso ove ne furono censiti 662 e circa altri duecento a Santiago. La professione che primeggia è quella di negoziante o di agente di negozio, e come al Perù la marineria è nelle loro mani, e letteralmente hanno attivata una marineria italiana sulla costa chilena, che novera quaranta legni e tredicimille tonellate.

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