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    Pezzi di storia

Le Fortificazioni del Golfo di Rapallo nel 1625
di Arturo Ferretto

Il Mare – 31 marzo 1923

A compimento delle notizie intorno alle Fortificazioni del nostro Golfo aggiungo un documento interessante tolto da una filza, intitolata Militarium Orae panoramica Orientalis del R. Archivio di Stato in Genova.
L'otto gennaio del 1625 il Doge ed i Governatori della Serenissima di Genova eleggevano i patrizi Orazio Lercari, Pier Francesco Saluzzo, Arrigo Salvago e Gio. Luca Chiavari in Deputati per rivedere il Golfo di Rapallo dando una serie di istruzioni così concepite:

«Duce e Procuratori
Magnifici Gentiluomini Nostri,
Il Golfo di Rapallo è di quella considerazione et importanza che con l'esperienza e previdenza vostra potrete benissimo conoscere; e particolarmente per le cale e ridotti, che sono tra Portofino e Rapallo. Perciò avendoli applicato l'animo come a pratica importante e considerati qualche raccordi, che in quella materia ci sono stati presentati, abbiamo stimato convenire al servizio pubblico far deputazione di quattro cittadini, li quali con persone perite arrivino in luogo, e vedano tutte le spiagge e seni, situati nella costa fra li detti luoghi di Portofino e Rapallo; considerino come restino coperte dai venti; se il Castello di Portofino le guardi tutte a parte; e se da qualche banda restino ascose; che profondità di mare abbino; di che capacità di vascelli sieno così di alto bordo come di galere o altra sorte di vascelli minori; e se nello stato che sono, possono in qualche maniera apportare pregiudicio al Dominio e Territorio della Repubblica; ed esaminato il tutto, considerino, se sia espediente provvedere qualche cosa per pubblico benefizio, e formata pianta della costa e seni prodotti, riferiscano quello, che in questa pratica sembreranno. Et avendo applicato l'animo a chi per intelligenza et esperienza, zelo et affetto verso il servizio pubblico se ne potesse appoggiare la cura, abbiamo eletto le persone nostre, nelle quali pienamente concorrono tutte le sopradette qualità. Vi abbiamo dunque deliberata galea con la quale navigherete nel detto Golfo et essa vi aspetterà sino al vostro ritorno; vi si daranno persone pratiche; farete formar la pianta; la quale ci presenterete al vostro ritorno, e riferirete in scritto tutto quello che intorno a tutto questo negocio vi occorrerà.»

L'elezione di quattro deputati per lo stesso scopo era già stata fatta precedentemente dal Senato, con decreto del 13 dicembre del 1624, nella quale era stato compreso il patrizio Gerolamo Spinola del fu Marco Antonio, il quale, per non aver accettato l'incarico, fu supplito dall'Arrigo Salvago.
I quattro Deputati sulla galea, fornita dal Senato, giunsero a Portofino; videro, studiarono, fecero prendere una pianta della nostra spiaggia dai periti, che aveano seco, e dopo un maturo vaglio ed un più maturo esame diedero il loro autorevole responso, pagina splendida per la storia della nostra marina, responso, così redatto:

«I Castelli di Portofino meritano la considerazione che siano ben guardati e provvisti di capo come di ordini per gli accidenti, che possono occorrere.
Non mancano in quel porto di ridursi qualche vascelli con francesi, che dicono di andare a Roma et è seguito più volte.
Questo Golfo dalla parte di Ponente è tutto Porto e massime Paraggi e Corte da tutti conosciuti e spessissimo praticati per molto sicuri.
Non potrebbero i vascelli essere impediti nell'entrarli, escluso Paraggi, se da Portofino si stesse avvertito, se bene l'anno 1575 gli si riducessero alcune galee, che poca stima fecero di quell'artellaria.
Riducendosi a Corte, occuperebbero subito il baluardo Santa Margherita, dove sono tre pezzi di metallo buoni e dall'altra punta una torre, che parimenti ha un pezzo, e, facendosi padroni della piazza e casa di Gio. Luca Chiavari non potrebbe alcuno né di terra né di mare molestarli.»

Apro una parentesi per chiarire con una noticina storica «la piazza e casa di Gio. Luca Chiavari».
Gio. Luca Chiavari, vanto e decoro della nobile famiglia dei Chiavari, assunto ai fastigi del dogato, nell'anno 1627, ambasciatore a Roma ed altrove per più volte della madre patria, disimpegnatore di delicatissimi incarichi, avea fatto sorgere sull'amena collina di Corte il maestoso palazzo, che per il matrimonio d'una sua figliuola con un Durazzo, passò ai Durazzo, poi ai Centurione, ed in oggi al comm. Chierichetti.
La relazione, compilata dai quattro Deputati, tra cui emergeva il Chiavari, signore del Palazzo di Corte, poneva appunto in evidenza uno dei punti strategici del nostro Golfo.
I Deputati continuano:

«Dal Golfo alla Città per mare vi sono 20 miglia e per terra la buona strada senza impedimento alcuno.
Gli uomini del paese non farebbero resistenza alcuna a chi venisse in questi porti, non avendo alcun ordine, ma senza capo di valore e di esperienza sarebbero inutili.
Già nel porto di Corte, quaranta anni sono, o circa, stettero tutto un inverno sei galere per buon raccordo di questi uomini, e a nostri tempi molte navi più volte ritirate per fortuna.
La settimana passata fu qui una barca francese con alquanto grano che vendé in baratta di cetroni, e con questa occasione si fermò a Corte qualche giorni, e gli uomini, che avea in numero di sette o otto per marinari erano ben vestiti, et il padrone avea faccia di soldato, e nel mercato si dimostrarono più generosi che mercadanti.
Nelle nostre Riviere non vi è Ridotto per vascelli nemici che non sia guardato eccetto questo Golfo.
La Serenissima Repubblica ha qualche nemico molto pratico di questo Golfo.»

Noto per incidenza, poiché mi si offre il destro, il commercio degli agrumi a Corte, e che profumavano tutte le pendici, che lenemente discendono alla nostra terra incantata.
Del commercio degli aranci, chiamati come oggi cetroni, a Santa Margherita, ho dati certi sin dal secolo XIII. Fu una delle nostre industrie più fiorenti e maggiori.
I nostri limoni sui primordi del secolo XVII venivano in apposite casse recati in Fiandra ed in Inghilterra.
Un forte gelo sui principii del secolo XVIII inaridì questa precipua fonte di lucro, e d'allora in poi nessuno iniziò più, come prima, ed in larga scala la piantagione degli agrumi.
La relazione dei quattro Deputati si chiude con una specie di monito, giacché avverte che la Repubblica «ha qualche nemico molto pratico di questo Golfo».

edificio Fortezza di Paraggi
(foto della raccolta Renato Dirodi)

Il nemico più accanito era allora il Duca di Savoia, affebbrato continuamente dal desiderio di stendere lo zampino su Genova e sulla nostra Riviera.
La Serenissima accolse quel monito, e per i timori appunto del Duca fece sorgere, poco dopo la relazione, la fortezza di Paraggi e quella di San Michele, ora rinserrata nella Villa Spinola a Pagana.
La prima fu ridotta ad un eden incantato, e la seconda addita le sue ferite, fatte dagli uomini e dal tempo.
Sì l'una che l'altra furono visitate dal frate domenicano Vincenzo Maculano1, da Fiorenzuola, celebre architetto, non ancora elevato al fastigio della porpora, e diede ordini per il loro assetto guerresco, iniziandovi nuovi lavori, e correggendo difetti.
Queste fortezze rappresentano due monumenti antisabaudi in regno ormai felicemente sabaudo.


1 Si tratta di Vincenzo Maculani (1578-1667), dal 1594 nell'Ordine dei Frati Predicatori di Pavia, che avrebbe anche diretto i lavori di fortificazione dell'isola di Malta e quelli di Castel Sant'Angelo. Fu cardinale e arcivescovo.

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