Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

L'ultima Liguria
di Vittorio G. Rossi

L'ultima Liguria, Priuli & Verlucca Editori, Ivrea, 1978

… Al tramonto del sole dalle finestre prospicienti il mare le madri cominciavano a chiamare; chiamavano noi, i figli, i diletti figli; nessuno di noi rispondeva.
Eravamo intrisi d'acqua di mare e di sabbia, frastornati dal sole o dal vento, occupati con le lenze o altri imbrogli, o a fare sassate; e le madri chiamavano, gioco facevano come un coro vecchio e giovane. Poi succedeva un silenzio; poi le madri ricominciavano a chiamare.
Ma allora al nome del figlio diletto aggiungevano una parola allora ben conosciuta da tutti; era mandilà; ora non più; ora gli specialisti dei complessi direbbero che fa venire i complessi.
In arabo el-mandìl vuol dire il fazzoletto; i pirati saraceni che approdavano sulle nostre coste avevano la testa avvolta in un fazzoletto annodato sulla nuca; e mandilà voleva dire quello del fazzoletto.
Ma essere chiamato mandilà quando si tornava a casa, era come presentarsi con la fedina penale sporca; adesso non fa differenza, ma allora la faceva; infatti adesso dicono che noi eravamo stupidi.
Da nessuna parte ho visto dare schiaffi dai padri e dalle madri come quelli di allora nelle nostre case liguri; erano schiaffi bellissimi; e uno schiaffo può essere un'opera d'arte, e quelli erano opere d'arte, e tutti le capivano.
Gli specialisti dei complessi si sarebbero strappati i capelli dalla disperazione; ma a noi non è successo niente; i complessi sono venuti a quelli che non hanno mai preso schiaffi come quelli.
E la differenza tra le due Ligurie, quella degli utensili del fabbro ferraio e quella delle bomboniere di adesso, è tutta lì; nei ragazzi chiamati mandilà e in quella dei complessi.
La Liguria umana è tutta su una strada; è una vecchia strada romana, si chiama la via Aurelia; il rimanente della Liguria è pietra, acqua di mare e boschi, boschi stupendi ma boschi; e le castagne che fanno, nessuno le raccoglie; per raccoglierle, bisogna piegarsi; e piegarsi può far venire i complessi.
Che cos'è la civiltà, non si sa; però sembra di saperlo; tutte le cose sembra di saperle. Ma si capisce che la civiltà ci ha messo secoli e secoli a penetrare e stabilirsi in posti selvaggi come quelli della Liguria selvaggia.
Ma la Liguria l'ha fatta l'uomo; Dio ha fornito la materia prima; era una materia prima piuttosto economica, cioè pietra e acqua di mare; e ce n'è in abbondanza anche in molti altri posti della terra.
Ma noi non ci siamo mai chiamati terre depresse; non ci sono terre depresse, è l'uomo che è depresso. Infatti in altri posti la pietra è rimasta pietra; da noi la pietra è diventata oliveto e giardino, e gioia nel cuore che guarda; e ora la gente viene a vedere, ma non sa quanta fame d'uomo, quanta fatica d'uomo è passata su questa pietra; e non lo sanno neanche i nostri figli e nipoti, quelli della vetrina delle bomboniere; perché la storia fa ridere, e neanche quando è da piangere, percosse la storia fa piangere.
…Di questa piccola terra, il meglio del suo prodotto principale è l'uomo; non l'uomo come numero ma l'uomo come qualità d'uomo.
Prima della guerra, su tutti i mari e continenti e arcipelaghi si trovava gente ligure; poca perché siamo sempre stati pochi; ma uno o qualcuno si trovava da per tutto; non avevano paura delle lontananze; gli affetti domestici tradizionali c'erano, ma non facevano impedimento, né dalla parte di chi andava, né da quella di chi restava; non avevano paura della solitudine e neanche delle epidemie e neanche delle truci fatiche.
A casa erano rimaste le donne; queste donne liguri non specialmente belle ma piene di coraggio, piene di buon senso; e nessuno sa che cosa è il buon senso, come l'elettricità; però quando c'è si sente che c'è, come l'elettricità…
…Quando nell'ultima guerra grande, Genova ebbe il più brutto dei suoi bombardamenti, io il giorno dopo andai a vedere; nella piazza della Vittoria alcuni grandi palazzi erano rotti; uno pareva segato con la sega; si vedevano le camere e sale con la bella mobilia; e sul soffitto di uno c'era ancora la luce accesa.
Accanto a me nella piazza deserta c'era una vecchietta; aveva uno scialletto nero; si voltò verso di me; mi disse: "e intantu u cuntatù u cure", intanto il contatore corre…

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