Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Niente cartoline illustrate per l'Italia delle brutture
di Vittorio Sgarbi

La Nazione di Firenze – 7 dicembre 1992

Mentre, in Lunigiana, presentavo un nostalgico volume a cura di Paolo De Nevi, "Sarzana in cartolina", utile per conoscere le trasformazioni della nobile città tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento e, ancor più, per verificare quanto, anche di così recente non c'è più (insegne, monumenti, testimonianze, perfino, gioco di una preziosa archeologia industriale), pensavo che libri come questi saranno per l'avvenire, per ogni città d'Italia, impossibili…
Sarzana, come Brisighella, come Modica, come Genazzano, esiste per il teatro delle strade, dei palazzi e delle chiese che noi attraversiamo come ospiti passeggeri, temporaneamente e moderatamente vivi, dentro agli spazi dei morti che in realtà ci sopravvivono. Ecco allora la furia barbarica, l'indifferenza dei perituri che sono pronti a tutto distruggere, a tutto cancellare. C'è, in questa furia, il desiderio di portare con sé la memoria della bellezza come conoscenza diretta, preclusa a chi ci seguirà.
Distruggere è l'unico modo di sopravvivere a una troppo ingombrante bellezza. Eppure, dove non è scesa la mano devastante dell'uomo, noi vediamo non monumenti, reliquie, in quelle ingiallite cartoline; e lì vorremmo vivere; per quelle strade camminare; e preghiamo il cielo che sia finito il tempo degli aggiornamenti, degli ammodernamenti, delle ristrutturazioni. Ma questo è ancora un ragionamento astratto. Ciò che ho pensato invece nella singolare occasione che questo libro, non d'arte, e di non premeditata documentazione, mi offriva è che, qui, come altrove nulla negli ultimi quarant'anni è stato fatto di memorabile, nulla che possa diventare testimonianza leggera, memoria familiare, richiamo della terra lontana. Nulla che sia degno di diventare cartolina. Milioni di metri cubi di edifici ignobili, che devastano e sconsacrano l'Italia e che sono, ahimè, la prova più evidente della sua indiscutibile unità. L'Italia è oggi unita nel brutto, nell'orrore. Non ci sarà chi fra trent'anni presenterà un volume che raccoglie cartoline dell'Italia ricostruita negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Vergogna e miseria. E' questa l'Italia che pur ingombrando, pur occupando spazio, non c'è. Si intende allora come già possiamo provare nostalgia per capannoni e ciminiere dello stabilimento Ceramiche Elena, di un biscottificio, di una vetreria, di una fabbrica di laterizi che ha la dignità di una cattedrale. Monumenti perduti, distrutti, sostituiti da costruzioni informi. Non occorrono alti pensieri, vibrate proteste, comitati per la tutela.
Basterebbe pensare a che cosa di quanto noi abbiamo concepito possa meritare di essere riprodotto in una cartolina.
Una semplice cartolina illustrata, predisposta per convenzionali saluti e tiepidi ricordi. Fine delle cartoline, fine della civiltà.

© La Gazzetta di Santa