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    Pezzi di storia

Stazioni climatiche cisalpine d'inverno
di Alessandro Clerici

Rivista del Touring – dicembre 1909

Le stazioni climatiche invernali possono venir distinte in due grandi gruppi: quelle d'alta montagna e quelle di riviera, dando alla parola riviera un significato piuttosto ampio, comprendendovi cioè le spiagge del mare, le spiagge dei laghi ed anche quelle località, le quali, essendo a piccola distanza dal mare, copertina hanno un clima in gran parte marino.
Le sempre crescenti facilitazioni di viaggio da qualche anno hanno fatto entrare nella climatologia medica anche i così detti climi di deserto; le stazioni principali di questa specie si trovano, come è noto, nell'Egitto.
Ma a queste stazioni naturalmente si ricorre solo in casi specialissimi, già pronti ad una lunga assenza dalla patria e ad un sacrificio di danaro, invece fra le stazioni di alta montagna e fra le stazioni di riviera molte sono quelle accessibili agli italiani con poca spesa di tempo e di denaro; quindi son esse che possono interessare specialmente i miei lettori. Nel presente articolo io dapprincipio passerò in rapida rivista la classificazione delle varie stazioni invernali a seconda delle loro diversa indicazioni igieniche e curative; poscia descriverò con qualche particolare - sempre dal punto di vista dell'igiene climatica, s'intende - alcune fra le stazioni tipiche delle nostre riviere. In un prossimo articolo parlerò invece in particolare delle stazioni di alta montagna.

Le anomalie di temperamento, cui la cura climatica invernale s'applica più comunemente, sono quelle a base scrofolosa. Si tratta di individui mal nutriti, con una tendenza spiccata alla tumefazione delle glandole, dal colorito pallido, esangui, dal torace poco sviluppato: per essi l'aria chiusa dei nostri ambienti invernali costituisce un pericolo costante. Essi dovrebbero adunque passare regolarmente da una stazione estiva di montagna ad una stazione invernale o viceversa. Per quanto la navette possa parere a prima vista noiosa, son già molti coloro che la fanno ogni anno, con tutta precisione.
Le stazioni invernali più indicate sono allora quelle in cui l'aria libera, oltre che un'azione purificatrice, spiega un'azione eccitante. A tal proposito si mettono in serie le stazioni marine (Riviera Ligure, stazioni del Golfo di Napoli, Palermo, Ajaccio), le stazioni lacustri (Riviera di Salò e di Gardone, Cadenabbia, Pallanza, Lugano), le stazioni d'alta montagna.
E si mettono in serie in gradazione perfetta: quanto più complesso il caso, quanto prevalenti le indicazioni curative sulle indicazioni semplicemente igieniche, quanto maggiore la necessità di circondare il malato di precauzioni, tanto più opportune riescono le stazioni invernali del primo gruppo; vengono poi in questione, pei casi meno gravi, laddove si chiede al clima un'azione piuttosto tonica e ricostituente che curativa, le stazioni del secondo e infine quelle del terzo gruppo.
Allorché ci si trasporta coll'intiera famiglia in una stazione d'inverno, bisogna anche stare molto attenti al modo con cui reagiscono al nuovo ambiente i bambini. In generale la vita dei grandi alberghi di soggiorno invernale è per loro poco adatta: in contatto continuo con gli adulti, che a volta a volta se ne occupano troppo o troppo poco, assoggettati per lo più al regime della table d'hôte, che è troppo eccitante per i loro giovani stomachi, perdono spesso l'allegria e l'appetito. Altrettanto utile sarà invece per loro il soggiorno in un ambiente familiare, tranquillo. Nei paeselli della Riviera di Ponente esistono parecchie pensioni, tenute per la maggior parte da signore straniere; organizzate appunto per questo scopo, a base di assoluta assenza di convenzioni mondane, di regime assai semplice, vegetariano o quasi, e di vita continuamente all'aperto.
Le malattie acute interessano il capitolo di climatoterapia in discorso mediante lo stadio di convalescenza. Quelle fra esse, che han colpito gli organi della respirazione, della circolazione (pericardite), della digestione, hanno spesso una convalescenza lunga e noiosa: un clima salubre dotato di qualità toniche accorcia la convalescenza e difende contro le eventuali ricadute. Allorché dunque cade nell'autunno la convalescenza di una bronchite o di un tifo o d'una peritonite, il trasporto del malato in una stazione invernale farà guadagnare molto tempo e molta tranquillità. Il clima può allora essere scelto abbastanza secco, quasi ventoso: l'azione eccitante sperata sarà anche maggiore, e vi sarà poco da temere che con essa si ecceda, trattandosi di organismi, che già le forze interne spingono verso la guarigione.
E' questo notoriamente il campo dei trionfi maggiori delle stazioni della Riviera Ligure (Rapallo, Santa Margherita, Nervi, Bordighera, San Remo), ma, spiaggia beninteso, servono ottimamente all'uopo anche le altre stazioni sunnominate, purché si tenga conto nei singoli casi delle particolarità del temperamento del convalescente. Così nel caso di un fanciullo convalescente di bronchite da morbillo, se esiste il timore che possa accadere il passaggio ad una forma tubercolare converrà andar molto prudenti e scegliere invece le stazioni meglio riparate della Riviera di Ponente, o quelle a clima più costante del Golfo di Napoli o della Sicilia.
Né mi è possibile lasciar questo campo senza spendere qualche parola sulle indicazioni climatiche relative alle malattie bronchiali e polmonari lente. Dal non lontano giorno, in cui lo Jaccoud ebbe a dire che è possibile guarire la tisi polmonare col semplice mutamento di clima, tutta una scienza venne erigendosi per rispondere al problema in tutti i minimi particolari. La climatologia è oggigiorno in massima parte lo studio delle stazioni adatte a questa o a quella specie di malattie croniche delle vie respiratorie.
Così i catarri e le infiammazioni della laringe domandano aria pura e calma: per essi non farebbero nulla o sarebbero nocive le stazioni di montagna, certi punti della Riviera piuttosto ventosi ed infestati da polveri calcari, come Nizza, bensì sono indicate le stazioni la cui atmosfera, oltreché tiepida o calda, è costantemente più o meno umida; tali Pisa od Ajaccio.
Si vuole fra l'altro diminuire un'espettorazione troppo abbondante, dipendente da una laringite cronica? Niente di meglio del clima di San Remo, più secco di quello di Pisa, meno secco di quello di Nizza. I catarri bronchiali hanno anche essi, come già accennai sopra, da scegliere ampiamente, sebbene prudentemente. Allorché la tosse è stizzosa e l'espettorato scarso, convengono Venezia, Pisa, Ajaccio, Palermo, Arco; nel caso contrario Mentone o San Remo. Gli asmatici si troveranno bene in un'aria pura, un po' umida, un po' densa, quindi non nelle stazioni di montagna, ma in quelle lacuali: Pallanza, Cadenabbia, Salò, Gardone, Montreux, o nelle stazioni marittime: San Remo, Nervi, Pegli; o infine nelle insulari: Ajaccio, Palermo, Madera.
E - per venire al punto più dibattuto della quistione - nei casi, in cui vi sono degli sputi sanguigni, molti scienziati consigliano senz'altro le stazioni di montagna: Saint Moritz, Davos, ecc.: esse avrebbero in tali casi un'azione quasi specifica, miracolosa. Ma benché certe statistiche interpretate in un certo modo sembrino dar loro ragione, la questione è ancora dibattuta: pel momento le stazioni di montagna devono essere considerate piuttosto pericolose nelle affezioni tubercolari in pieno sviluppo.
Ma - e la voga acquistata in questi ultimi anni dalle cure sanatoriali in alta montagna (Davos, Arosa, Leysin) ne è la prova - la quistione non resta circoscritta soltanto ai casi in cui v'ha tendenza spiccata alle emorragie bronchiali, ma viene agitata a proposito della tubercolosi polmonare in genere. - Deve andare a San Moritz o a San Remo? - ecco davanti ad ogni malato di mal sottile la solita domanda. E' certo che in parecchi casi il medico risponde coraggiosamente: - A Saint Moritz. Ma gli splendidi risultati che può dare l'alta montagna, non devono farci dimenticare i molti pregi che conserva anche a tal proposito il nostro benedetto mezzogiorno.
Certamente l'azione eccitante del clima d'alta montagna risveglia l'appetito od anzi lo fa giganteggiare, quindi rende più facile le cure ricostituenti a base d'un'ampia alimentazione. La presenza costante della neve impedisce il sollevarsi della polvere nell'aria, quindi i polmoni del malato non vanno incontro per questo lato ad alcuna causa d'irritazione. Infine in alcune stazioni di alta montagna le condizioni climatiche durante il pieno inverno son tali che il sole splende per molte ore della giornata in un cielo purissimo, donde un'azione, se non specifica contro i microbi, certo beneficamente stimolante per l'organismo del malato e ricreante per la psiche di esso. Vantaggi assai notevoli di cui il medico deve tenere stretto conto nel giudizio complessivo del valore terapeutico del clima d'alta montagna. Ma non è meno vero che le stazioni del mezzogiorno, allorché siano scelte lontane dai grandi centri industriali e in località ben riparate dai venti (che sollevano alta la polvere delle strade) presentano, rispetto alla purezza dell'atmosfera, dei pregi non minori che le stazioni di alta montagna; mentre anche il clima marino ha in molti casi - se non sempre - sull'appetito quella stessa azione stimolante che ha l'aria di alta montagna. Infine, ai vantaggi che per due mesi circa dell'anno certe stazioni d'alta montagna presentano pel gran numero delle ore d'insolazione, è lecito a pro' delle stazioni del mezzogiorno contrapporre il vantaggio, costante durante tutto l'inverno, dell'assenza delle temperature rigide.
Ora, per tutti i casi in cui non è indicata strettamente la cura del riposo, il tepore dell'atmosfera permette assai meglio al malato quel moto moderato all'aperto, che è pure in questi casi tra i grandi coefficienti di cura fisica e morale. Si tratta insomma d'un problema che va studiato e risolto caso per caso con molta prudenza, in base, da un lato all'esame del malato, e dall'altro all'esame delle varie condizioni topografiche ed anche sociali delle stazioni in gara.
Ad ogni modo io domando scusa ai lettori di essermi dilungato alquanto su questo argomento, in fondo tanto arido quanto lugubre. Ma la mia scusa è duplice. In primo luogo l'argomento è di molta attualità, pur troppo. In secondo luogo io ci tenevo a farvi toccar con mano quanto complicata e difficile sia la questione dei soggiorni d'inverno pei tubercolosi, questione che pure si era soliti poco tempo fa di sciogliere a tamburo battente. Ed ora poche parole ancora, per le altre malattie principali.
I malati di cuore tollerano male le temperature alte e il moto molto attivo. Invece il riposo o il moto moderato in un'aria molto fresca fanno loro molto bene. Essi non devono dunque scegliere come stazione d'inverno una regionemeridionale molto calda. Ma, naturalmente, anche le stazioni d'alta montagna, dal clima eccessivamente stimolante, sono loro proibite. Essi dovranno dunque decidersi per le riviere, dove l'esercizio muscolare è possibile senza pericolo di dover dare ad esso il carattere sportivo dell'alpinismo.
Anche il grado di umidità è un elemento non indifferente: a seconda delle condizioni concomitanti del sistema nervoso o dell'apparecchio respiratorio, alcuni malati si troveranno meglio nelle arie più secche, come Mentone o Sorrento, altri nelle più umide, come Pisa o Montreux.
Coloro, che soffrono di disturbi digestivi e congestione di fegato, possono benissimo fare uso delle stazioni invernali di alta montagna, nelle quali le azioni climatiche eccitanti son maggiori. Ma allorché alla congestione del fegato si aggiunge la tendenza all'apoplessia, le stazioni di altezza non convengono più. Bisogna allora accontentarsi delle stazioni tiepide di collina o lacustri, dove è ancora grande la possibilità delle passeggiate: Montreux, Lugano, Cadenabbia, Pallanza. Anche Pegli ed altri paeselli della Riviera possono servire purché non esistano disturbi del sonno. Le stazioni un po' umide, come Pisa, sono specialmente indicate quando havvi una stitichezza ostinata; nel caso contrario sono indicate le località a clima relativamente secco e caldo: San Remo, Catania. Le malattie renali croniche vogliono i climi molto caldi e molto secchi: Cannes meglio ancora di San Remo: il Cairo meglio ancora di Catania. In tali climi si trovano bene anche gli artritici e i gottosi.
Gli ammalati di nervi, quando non sia indicato il riposo mentale assoluto, possono venire mandati a Roma, a Napoli, in Sicilia, dove all'azione tonica del clima sull'organismo si associa l'azione ricreante, che la ricchezza e la vivacità delle scene naturali hanno sulla psiche più o meno depressa. In generale i nevrastenici si trovan bene nelle stazioni del mezzogiorno: non bisogna però dimenticare che le stazioni marine molto esposte ai venti sono controindicate per coloro che soffrono d'insonnia. Anche le nevralgie non di rado migliorano assai nelle stazioni marine e in quelle lacuali molto riparate e molto calde; ma arrischiano invece di peggiorare in certe altre un po' umide e ventose, come sono quelle della Riviera di Ponente nel gennaio e nel febbraio allorché vengono visitate dai venti di mezzogiorno, che si sono impregnati di umidità trapassando il mare.
Vengo ora alla descrizione, dal punto di vista climatico, di qualcuna delle più celebri stazioni invernali italiane. Ho scelto a questo scopo San Remo, Bordighera e Nervi perché sono tre stazioni tipiche pel clima della Riviera Ligure. Pallanza perché è una stazione tipica del clima dei laghi dell'Italia Superiore. Una tale descrizione, alquanto particolareggiata, fornirà al lettore un'idea dei dati topografici e meteorologici principali, sui quali si deve fondare la valutazione di una località dal punto di vista della climatoterapia.
D'altronde non mancherò di esporre, durante la descrizione di tali stazioni tipiche, i dati più interessanti di confronto colle altre stazioni consimili.

San Remo giace in una baia poco profonda che si stende per cinque chilometri circa da Capo Nero, a ponente, al Capo Verde, a levante. La baia si apre a pieno mezzogiorno. A mezzo circa della piccola baia sorge la città, che si arrampica coi quartieri vecchi su per la collina e si stende coi quartieri nuovi lungo la spiaggia. I quartieri vecchi sono costituiti sovratutto da stradicciuole strette e mal tenute e da case cadenti in rovina. Ma appena con una breve salita attraverso la città vecchia si è raggiunto sul sommo della collina il Santuario della Madonna della Costa, ci si trova circondati dal verde, dappertutto boschi di olivi e boschetti di arance e di limoni, che rivestono la collina con un manto profumato. Le due vallicelle, che chiudono la città, son chiuse a settentrione e ai due lati da colline più alte: le colline a settentrione si addossano alle Alpi Liguri che, invisibili da San Remo, s'innalzano tuttavia a 1200 o 1500 metri, costituendo un baluardo più che sufficiente contro i venti del nord. Le colline laterali che dividono le due vallicelle di San Remo, rispettivamente dalla valle di Taggia (a levante) e da quella di Bordighera (a ponente) provvedono una protezione quasi assoluta contro i venti di nord-ovest e di nord-est. Invece dai venti di est e di ovest San Remo è poco riparata. Il vento di est si fa sentire molto spesso, e può nei mesi di febbraio e di marzo dare delle vere burrasche, sì da diventar pericoloso pei malati con polmoni facilmente irritabili. Il vento di nord-ovest o maestrale non conta quasi per San Remo, dove soffia per qualche giorno soltanto, in novembre ed in marzo. I venti di mezzogiorno, che dovrebbero di regola portar le piogge, compaiono verso gli equinozii, ma sfortunatamente non abbastanza spesso da salvare la regione da siccità frequenti. – Le brezze di mare si levano violente durante la primavera soltanto, e possono allora disturbare le passeggiate sulla spiaggia. Nel resto dell'anno son miti e benevole.
La temperatura media è di 11° C. circa in dicembre e febbraio, di 9,5° C. in gennaio. La minima, durante qualche rara notte d'inverno, tocca il 3° o il 4° sotto zero. Dal gennaio all'aprile lo sbalzo di temperatura è di 5 o 6 gradi soltanto, poiché la media dell'aprile non supera i 15° C. Non manca quindi a San Remo quella uniformità di distribuzione del calore, per cui vanno celebri Cannes e Mentone e che - come ebbi a spiegare in un recente articolo - è caratteristica dei climi marini. Quanto alle piogge, su 210 giorni (ché tanto dura la stagione, dall'ottobre all'aprile) non si hanno che trenta o quaranta giorni di pioggia, ed essi appartengono sovratutto ai mesi d'autunno e di primavera: dal principio di gennaio alla fine di febbraio si hanno tutt'al più otto o nove giorni piovosi: le piogge non durano più di qualche ora. I giorni di nebbia e di neve sono eccezionali.
Verso gli ultimi giorni di febbraio la baia di San Remo assomiglia ad un giardino. Le montagne sono coperte di querce, di betulle, di abeti, le colline di olivi, le valli d'aranceti e limoneti. E questi alberi forti e sempreverdi hanno attorno a sé un tappeto d'erbe e di fiori quale nessun altro paese della Riviera può offrire. Questa splendida vegetazione ha la sua causa in una condizione geologica che si riflette direttamente sulle condizioni igieniche della città.
I primi strati del terreno sono nettamente argillosi. Ne segue che le strade di San Remo e dei dintorni, ad eccezione della grande strada provinciale, non hanno polvere. I pascoli, non molto estesi ma fortissimi, permettono l'allevamento di un eccellente bestiame, sicché anche il latte è buono e a buon mercato. San Remo è anche provvista di buona acqua potabile.
Dopo il cholera del 1837 San Remo non fu visitata da alcuna epidemia. La scrofolosi è endemica solo negli infimi strati della popolazione, dove pur soltanto si hanno dei casi isolati di tubercolosi: le pneumoniti e i reumatismi sono sconosciuti: le bronchiti sono lievi ma non infrequenti, a causa dell'assoluta assenza di precauzioni che gli abitanti hanno contro le poche intemperie. Da una statistica, che risale però all'anno 1895, riporto il dato interessante, che su cento abitanti di San Remo sei raggiungono o superano gli ottant'anni, e ventidue (cifra veramente eccezionale) superano i 70 anni.
Il clima di San Remo è uniformemente caldo, piuttosto secco ed eccitante. Se Mentone, la stazione rivale, è anche meglio riparata dai venti dall'est, in San Remo il cielo è più spesso senza nuvole, l'umidità relativa è un po' più alta (il difetto di Mentone è appunto l'eccessiva siccità), il paesaggio è più ridente, la vegetazione più rigogliosa. L'acqua potabile è più fresca e meno dura, le strade meno polverose (Mentone e Nizza sono fabbricate su terreno calcare, terribile produttore di polvere). San Remo invita sopratutto alla vita all'aperto: e dicembre, gennaio e febbraio sono appunto i mesi in cui s'ha la quantità maggiore di giornate serene e senza vento: nei cinque mesi da novembre a marzo il Broeking ha contato solo 10 giorni, in cui i malati sono obbligati a star rinchiusi in casa.
Rispetto a questa, che è la massima delle stazioni della Riviera, valgono in massima, come accennai sopra, le stesse leggi di climatologia medica, che s'applicano alla Riviera stessa. L'aria della spiaggia è uniformemente calda, non troppo secca, abbastanza mossa, ma raramente in istato di burrasca. Quindi essa è indicata in qualità di eccitante per quegli individui, nei quali si tratta di ravvivare gli scambii organici, o d'affrettare il riassorbimento degli essudati infiammatorii (volgarmente detti depositi), o di limitare le secrezioni troppo abbondanti, o di arrestare i processi distruttivi ed ulcerativi. L'aumento degli scambii organici si fa sentire vantaggiosamente anche pei fanciulli affetti dalla scrofolosi torpida e dall'anemia da linfatismo. A San Remo guariscono facilmente anche i catarri bronchiali, i catarri gastrici, i catarri intestinali.
Invece gli ammalati di laringiti croniche in generale trovano il clima di San Remo troppo secco ed irritante; essi potranno sceglierlo solo se la malattia ha un carattere di lentezza estrema, ed anche allora dovranno evitare la vicinanza della spiaggia e i venti secchi della primavera; per essi la Riviera di Levante, coi suoi venti umidi, è in generale molto più adatta. Così pure il clima di San Remo, e in generale quello della Riviera di Ponente non è adatto per gli stadii avanzati della tisi con febbre e fenomeni di eccitazione. E devono evitare San Remo anche quei malati di nervi, che soffrono l'insonnia e son molto irritabili, come pure coloro che soffrono 1'asma nervoso. Per coloro che soffrono di malattie renali croniche San Remo rappresenta una sostituzione possibile (ma appena possibile) delle stazioni d'Africa e di Sicilia.
Bordighera, dalla penna di un romanziere di talento ebbe in dono d'un tratto quella celebrità mondiale, che ad altre stazioni climatiche non meno pregevoli la propaganda fatta dai medici sa acquistare solo in capo a parecchi decennii. Bordighera si protende nel mare sopra una lingua di terra, che il capo dello stesso nome protegge verso Oriente e nulla protegge verso Occidente. Ma verso Settentrione delle colline alte 200 o 300 metri danno un riparo sufficiente, e da mezzogiorno il mare porta la brezza, il sole, il tepore, fattori di salute.
La vecchia strada Aurelia o Romana, resa ora una strada modello, corre parallela alla strada provinciale, ma più a settentrione, cioè entro la terra; essa rappresenta quindi il punto più protetto, più igienico. Le condizioni climatiche sono quasi le stesse che a San Remo. E in generale Bordighera può sostituire San Remo per tutti coloro, per cui la vita brillante di una stazione mondana costituisce un elemento d'inquietudine o di soggezione.
Nervi è una cittadina posta sulle falde del monte Fasce, che guarda a mezzogiorno. Il dorso del monte lo protegge contro il vento di nord-ovest, che qualche volta arriva fino alla Riviera di Levante, nella temuta forma del mistral, provenendo diritto dal golfo di Lione. Dietro al monte Fasce si innalzano due altri monti brulli, il monte Moro e il monte Croce. Verso Oriente s'eleva il riparo del monte Fino. Il terreno a mare scende ripidissimo, sicché ben poche sono le passeggiate in pianura.
Ma dieci o venti metri circa sopra la spiaggia corre una strada. Essa un giorno segnava semplicemente il posto dove montavano le guardie e i doganieri. Eppure quella Passeggiata alla marina vale dal punto di vista igienico quanto e più della Promenade des Anglais. Infatti in nessuna altra stazione marina s'ha una simile opportunità d'inalare un'aria pregna degli effluvii salini del mare. Le correnti aeree che toccano Genova venendo dal Settentrione e costituiscono, com'è noto, uno degli svantaggi più gravi del clima della Superba, tostoché hanno oltrepassato di qualche chilometro la grande città verso levante, si sperdono nel mare e quindi hanno perduto quasi ogni influenza diretta sulla costiera. Perciò l'orlo di spiaggia, che corre da Quarto a Camogli e a Rapallo, e su cui stanno Quinto, Nervi, Sori, Santa Margherita, è ben protetto dal freddo: tutti i paeselli da me citati hanno lo stesso valore climatologico, sebbene le migliori condizioni sociali diano fra essi a Nervi una certa supremazia.
La temperatura media per questo tratto della Riviera di Levante durante la stagione s'aggira attorno ai 9° C.: i giorni di pioggia sono venticinque o ventisei, quindi molto più numerosi che a San Remo. In rivincita le oscillazioni del termometro vi sono minori che in ogni stazione della Riviera di Ponente, in rapporto colla minore insolazione: in molte giornate d'inverno la differenza fra le massime e le minime non è maggiore di tre gradi!
Da questi dati risultano evidenti le caratteristiche climatiche di Nervi e degli altri paesetti succitati. Facendo ad esempio il confronto con Pegli,si riscontra che a Pegli le vie e i sentieri, che si svolgono in dolce declivio per la valle e pel monte, danno una maggior facilità di lunghe passeggiate. Nulla di tutto questo a Nervi, appollaiata sull'erta montagna, dove giova invece di starsene dolcemente seduti e vivere calmi e tranquilli. Ai malati, cui non è permesso far molto moto, Nervi presenta come eccellente consolazione i suoi splendidi giardini.
Pallanza

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