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La storia di Rapallo (3/3)

Riportiamo di seguito il paragrafo "2.1.2.1. L'evoluzione storica del territorio di Rapallo", parte del Piano Urbanistico Comunale di Rapallo – Relazione generale della descrizione fondativa con aggiornamento" – dicembre 2017

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Dal Cinquecento all'età moderna
Con il consolidarsi della Repubblica di Genova, soprattutto con il passaggio di potere alla Repubblica Aristocratica voluta da Andrea Doria (1528), si assiste alla generale sistemazione delle vie di collegamento principali, legate allo sviluppo commerciale. La complessiva ristrutturazione viaria indica senza dubbio la nuova definizione delle carreggiate stradali, pur mantenute secondo le dimensioni e i fondi precedenti, ma soprattutto la realizzazione di ponti, opere infrastrutturali che il periodo antecedente soltanto in rarissimi casi ha realizzato o mantenuto, preferendo a questi i più economici guadi.
Il perdurare di un sistema costruttivo dichiaratamente gotico fino ai primi anni del Cinquecento, che negli entroterra si mantiene fin quasi al Seicento, in alcuni casi connesso ad un'economia di matrice espressamente medievale, trascina il Medio Evo in Liguria ben oltre la soglia della seconda metà del Quattrocento. Pertanto, parlare di costruzioni tardomedievali in queste aree, in alcuni casi implica una post-datazione di almeno una cinquantina d'anni in confronto ad altre zone culturali: soltanto l'apparato innovativo proveniente dalla Toscana, per certi aspetti, ma soprattutto importato dai maestri lombardi determina una forte scossa nel linguaggio architettonico ligure.
Ciò è detto soprattutto in riferimento alla costruzione dei ponti già ricordati che con ogni probabilità, se non risalgono in modo diretto a questa fase storica, sono profondamente ristrutturati o completamente ricostruiti, e ancora oggetto di ampie trasformazioni in epoche successive al fine di garantirne il funzionamento alle mutate esigenze.
Al pari delle zone confinanti, come l'area di Zoagli con le sue seterie, l'economia rapallina si presenta, in questo periodo storico, legata anche allo sviluppo tessile, soprattutto del pizzo realizzato al tombolo, particolarità manufatturiera che ha caratterizzato l'artigianato locale fino a pochi decenni or sono.
Un quadro abbastanza chiaro della consistenza abitativa raggiunta dal territorio rapallese nei primi decenni del Cinquecento è fornito da Monsignor Agostino Giustiniani nei suoi Annali della Repubblica di Genova, editi nel 1535. L'immagine riportata da Giustiniani è espressa per unità familiari, i foghi, con distinzione particolare qualora la struttura sia riferita ad una famiglia di importanza locale.
A seguito degli avvenimenti dell'ultimo Quattrocento, verso i primi del secolo successivo è realizzata la cinta muraria che difende il borgo costiero, munita di cinque diverse porte, orientate in riferimento ai percorsi che si addentrano nell'entroterra.
Di queste, l'unica sopravvissuta è la porta delle Saline, in via Cairoli, che deve il nome alla località su cui sorge. Il toponimo, originario del XIII secolo, è dovuto alle proprietà di Oberto Doria che deteneva il monopolio del sale ed aveva i depositi in quei terreni. Le alte porte, demolite in un lasso di tempo che va dai primi del Settecento all'Ottocento, erano denominate: porta di San Francesco, presso l'omonimo rio, porta del Mulinetto, porta di Sant'Antonio e porta degli Orti.
L'apparato difensivo della cittadina rivierasca, esteso in buona parte all'entroterra, incrementa la sua consistenza dal momento dell'incursione effettuata da Dragut il 6 luglio 1549, momento tragico che vede il saccheggio della cittadina e la prigionia di diversi membri della comunità.
L'opera di maggior rilievo conseguente a questa azione guerresca è definita dal castello di Rapallo, costruzione conclusa già nel 1551 su volere di Girolamo Cattaneo, realizzata dal magistro antelamo Antonio Carabo utilizzando una forma planimetrica a doppio abside, del tutto particolare per la costa Ligure, coronata da una tozza torre in muratura. La costruzione è oggetto di diverse fasi di intervento che modificano nella sostanza l'assetto del manufatto d'origine: l'aspetto volumetrico attuale del castello è dovuto alla fase finale, risalente al secolo successivo alla sua fondazione, che vede tra l'altro l'innalzamento della torre.
Il castello è costruito in modo da permettere il completo isolamento della struttura su ogni lato, anche dalla città, collocandolo a qualche decina di metri dall'arenile. I prospetti si presentavano quasi completamente chiusi, se non per la presenza di alcune feritoie: le attuali parti finestrate sono da riferire a lavori eseguiti nell'Ottocento.
Nel 1608 l'edificio diventa abitazione del Capitano di Rapallo, ospitando nel contempo le carceri e la cappella per i detenuti. Nel 1865 passa nelle proprietà dello Stato.
La costruzione è coeva alle altre che sorgono nei comuni limitrofi, ad esempio Santa Margherita Ligure, e si estendono lungo la costa fino a Lavagna a comporre un sistema difensivo molto articolato ed efficiente, allacciato alle fortificazioni dell'entroterra e del crinale principale, ma che in pratica, a seguito del diminuire delle incursioni piratesche, non sarà mai pienamente utilizzato.
Tra il XVI e il XVII secolo sono realizzati i seguenti edifici militari, dislocati sia in ambito costiero sia a seguire i principali tracciati storici al fine di comporre una linea di protezione viaria:

  • il castello di Pagana (XVII sec.), costruzione di piccole dimensioni posta direttamente sulla scogliera con funzione di avvistamento e difesa, oggi inglobata nel parco di una villa;
  • la torre di Pagana (XVI sec.), inglobata nell'attuale cimitero, struttura difensiva costiera a forma piuttosto bassa e tarchiata, recentemente restaurata dal FAI;
  • la torre dei Morello, posta a Costaguta, sulle alture di San Michele di Pagana. Sull'ingresso è presente una tavola in marmo che reca la data di costruzione, 1590, e le iniziali G.M. riferite a Gregorio Morello;
  • la torre Baratta (o Baretta) del XVII secolo, collocata lungo il percorso che risale dal fondovalle fino al passo della Crocetta;
  • la torre presso il Castello dei Sogni, sulla costa, in pratica scomparsa in quanto riassorbita in una recente edificazione.

Nel 1608 Rapallo si distacca dalla struttura giuridico-amministrativa di Chiavari, ritornando ad essere un'unità politicamente autosufficiente e diventa sede di un capitaneato autonomo.
A seguito di questo evento avvengono le profonde ristrutturazioni che interessano la maggior parte delle strutture religiose presenti sul territorio, anche nei casi di minori dimensioni o sperdute in qualche frazione, sintomo di un'autonomia riconquistata e della coscienza della nuova identità locale.
Le opere religiose dell'epoca, raggruppate in buona parte entro i limiti del perimetro cittadino, sono individuate da:

  • la chiesa e convento di San Francesco, complesso eretto nel 1519, con spazi conventuali attualmente utilizzati come scuola elementare;
  • il Santuario di Montallegro, costruzione collocata nei pressi del Monte Rosa in posizione molto panoramica, originaria del 1557 ma in pratica rifatta durante il Settecento; è completata in seguito dalla facciata neogotica di L. Rovelli (1896);
  • la chiesa di San Bartolomeo in Borzoli, un quartiere di Rapallo, struttura dalla spiccata conformazione itineraria, con porticato di riparo, citata dal 1609;
  • la chiesa di Sant'Anna in Cappelletta, edificio di modeste dimensioni realizzato nel 1629, posto nelle prossimità dei campi da golf;
  • la chiesa di Santa Chiara di Montefalco, complesso conventuale delle clarisse realizzato a seguito della demolizione del Monastero di Valle Christi; i lavori iniziarono soltanto nel 1633 protraendosi, per problemi finanziari, fino al 1688 con definitiva consacrazione nel 1691. Sconsacrato nel 1915, attualmente è utilizzato quale sede di mostre, esposizioni e manifestazioni musicali;
  • la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, risalente nella conformazione attuale al XVII secolo, con campanile realizzato nel 1753 e facciata conclusa nel 1857. L'origine della chiesa è piuttosto controversa, molto probabilmente a seguito di un'omonima dedicazione della pieve di Santo Stefano, consacrata da Gelasio II il giorno 11 ottobre 1118. Quest'ultima con ogni probabilità è da considerare antecedente per due motivi: il primo è di ordine geomorfologico, in quanto la località su cui sorge SS. Gervasio e Protasio si presentava prossima alla foce del Boate e oggetto fino ad epoca recente ad improvvise piene e ad impaludamenti, al contrario di S. Stefano che è collocato su di uno sperone roccioso; la seconda di tipo religioso, in quanto in Liguria le dedicazioni a S. Stefano sono più antiche di quelle ai Santi Gervasio e Protasio. L'edificio, ad ogni modo, sembra essere sovrapposto ad una preesistenza più antica (forse del IV secolo), della quale si conosce ben poco;
  • il Santuario di Nostra Signora di Caravaggio, costruito sui ruderi di una precedente fortificazione, della quale si conosce ben poco. L'edificio, realizzato verso i primi del XVIII secolo, fu ampliato nel 1727 e in seguito abbandonato fino alla sua completa demolizione avvenuta il 7 ottobre 1790. Il santuario fu ricostruito nel periodo 1837/38 secondo le attuali fattezze;
  • la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio in Costaguta, presso San Michele di Pagana, struttura di piccole dimensioni costruita nel 1737.
Vinzoni 1 Planimetria del XVIII secolo redatta da Matteo Vinzoni
inerente la parte del golfo di Rapallo

Le planimetrie del Settecento eseguite da Matteo Vinzoni, effettuate per specifici motivi polico-amministrativi (quella illustrata a lato fu realizzata per la rappresentazione della consistenza del territorio del Capitaneato di Rapallo, la seconda fu eseguita a seguito dei gravi problemi epidemici della metà del Settecento) mostrano la realtà rapallese dell'epoca secondo cartografie che poco indulgono alla descrizione dell'assetto morfologico.
Tuttavia, il sistema sintetico utilizzato permette di individuare, in modo specifico nella prima cartografia, i precisi confini amministrativi del capitaneato, area che si estendeva ben oltre il confine comunale attuale, interessando anche i centri costieri di Portofino, Santa Margherita e Zoagli.
Non solo: l'interesse di Vinzoni, sia nel primo come nel secondo caso, evidenzia i tracciati viari di preminente importanza per il territorio rapallino. Trattandosi di tavole di sintesi, il cartografo si attarda nella descrizione delle sole vie principali, permettendo la ricostruzione di un quadro delle viabilità storiche di notevole interesse: si comprende, pertanto, come l'accesso stradale principale per la città di Rapallo fosse non il fronte costiero, legato a problemi di scavalcamento di tratti rocciosi di non semplice soluzione, bensì il tracciato proveniente dalla Ruta di Camogli, ben distante dal filo di costa. Il percorso, di antichissima costituzione, discendeva dalla costa di Bana e, una volta raggiunto il centro di Rapallo, proseguiva risalendo per un tratto il crinale del Monte Rosa, portandosi poi verso San Maurizio di Monti fino a raggiungere il passo della Crocetta. Da qui proseguiva scendendo nella Fontanabuona, passando da Coreglia.

Vinzoni 2 Tavola inerente il Commissariato della Sanità di Rapallo
eseguita da Matteo Vinzoni verso la fine del XVIII secolo

Per quanto concerne la via di costa, la prima e, in modo più dettagliato, la seconda cartografia mettono in evidenza un tracciato molto angusto, tortuoso, seppure da lì a poco sarà trasformato nell'attuale Aurelia (seconda metà del XIX secolo). Il tracciato costiero, come ricordato con insistenza dalle testimonianze dei viaggiatori, era in genere utilizzato soltanto nei momenti di "emergenza", vale a dire ogni qualvolta che le condizioni del mare impedivano il collegamento tra gli insediamenti della costa e lo si seguiva malvolentieri a causa dei disagi collegati allo stato di manutenzione della strada. La seconda carta, presentando un maggiore dettaglio, permette di apprezzare il tracciato della via di costa con una discreta precisione: appare evidente che, ad ogni modo, anche questa via cercava di allontanarsi in modo quasi immediato dal profilo costiero per inerpicarsi verso la mezzeria del versante, al fine di utilizzare le quote costanti.
La prima cartografia pone in evidenza lo stato degli insediamenti dell'entroterra, zone che interessano in via diretta la consistenza del capitaneato. Seppure la carta non si presenti secondo una definizione corretta dell'assetto geografico del luogo, si può distinguere la dislocazione delle parti insediate del territorio, disposte secondo il caratteristico andamento a ventaglio tuttora riconoscibile.
La campagna circostante è particolarmente ricca di testimonianze di fede legate ai tracciati viari, di dimensioni planimetriche particolarmente esigue, collocabili in un lasso di tempo compreso tra il XVI e il XVIII secolo.
E' il caso della cappella di Bana e della cappella di San Giovanni Battista, in località Campo presso la chiesa di Santa Maria. Citata in documenti del 1600 è la cappella alla Crocetta, piccolo edificio a conformazione prettamente itineraria, collocato a cavallo dello spartiacque con la Fontanabuona in coincidenza del valico della Crocetta, in seguito più volte trasformato ed ampliato (l'attuale aspetto è dovuto ai lavori eseguiti intorno agli anni Trenta).
Tra le costruzioni legate agli insediamenti delle potenti famiglie locali, si ricorda villa Spinola, costruzione del XVII secolo trasformata nel 1874 nel primo albergo di Rapallo di levatura internazionale, il Grand Hotel d'Europe.

Vinzoni 3 Planimetria generale da Genova a La Spezia eseguita da Matteo Vinzoni per l'Atlante della Repubblica (fine XVIII secolo). La tavola presenta, oltre alla suddivisione in feudi distinguendo il territorio della Repubblica di Genova, il delineamento dei principali percorsi storici che solcavano il territorio all'epoca

Questa profonda ristrutturazione di un edificio storico può essere considerata il punto di partenza per l'entrata del turismo in Rapallo, in quanto poco tempo dopo è edificato il primo albergo pensato sotto questa specifica funzione, il Rosa Bianca, ricostruito nel 1915 conseguentemente all'alluvione avvenuta lo stesso anno.
Il progressivo sviluppo turistico che coinvolge la fascia costiera estesa da Portofino a Rapallo dalla seconda metà dell'Ottocento, trasforma radicalmente l'aspetto urbano di questa zona della riviera Ligure. Rapallo, insieme a Santa Margherita Ligure, diventa uno dei primi centri turistici a levatura internazionale con una riconversione economica improntata su questo aspetto. A ciò è dovuto il proliferare delle strutture alberghiere della fine dell'Ottocento e dei primi del secolo successivo che si trascinano dietro la complessiva risistemazione degli apparati decorativi di facciata che da ora in poi caratterizzano i fronti mare della città.
La fortuna della città rivierasca è anche conseguente al libro del 1875 di E. Ghika, pubblicato sotto lo pseudonimo di Dora d'Istria, I bagni di mare in Liguria. Il Golfo di Rapallo. Infatti, Rapallo è la prima zona costiera del levante ligure (i primi stabilimenti balneari della Liguria sono ideati a Bordighera) a dotarsi di una costruzione appositamente pensata per i "bagni di mare": è la Pagoda, chiamata Châlet Saline, posta direttamente sull'arenile verso la foce del Boate, ora scomparsa.
La stessa struttura del chiosco della Banda Musicale Cittadina, costruzione dei primi del Novecento, rappresenta l'emblema di un momento particolare per l'abitato rapallese.
Le nuove edificazioni ottocentesche nella maggior parte dei casi sono definite da isolati residenziali in stile eclettico o, in rari esempi, umbertino, edificati in lotti abbastanza distanziati e arricchiti da piccoli parchi che acquisiscono un notevole pregio di immagine, fino a caratterizzare il paesaggio. Molto particolare è la palazzata situata lungo via Vittorio Veneto, interamente definita da strutture ricettive unificate sotto l'aspetto architettonico e stilistico, addossate a formare una quinta verso mare rispetto alle costruzioni del centro storico.

Vinzoni 4 Stralcio della precedente planimetria con ingrandimento della zona del golfo di Rapallo.
Il percorso principale indicato da Matteo Vinzoni, procedendo da Genova, è quello che passa dalla Ruta di Camogli

A quest'epoca risale anche villa Tigullio, realizzata sulla punta che conclude l'arco del golfo rapallese, oggi utilizzata come sede della civica biblioteca.
L'evoluzione urbana della città di Rapallo, e la conseguente crescita, prende il via proprio da questo momento con una crescente espansione, volta soprattutto allo sviluppo turistico visto secondo un'ottica internazionale: nel 1930 si inaugura il campo da Golf, seguito nel 1933 dalla messa in funzione della funiva di Montallegro e, nel 1940, dal Parco Comunale Casale, struttura a verde pubblico che attualmente si collega al parco della già citata villa Tigullio.
La strutturazione qualitativa riferita ad un turismo di elite si trasforma completamente tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, favorita dalla costruzione del ramo autostradale proveniente da Milano. E' il momento in cui si assiste allo stravolgimento dei rapporti tipologici dei nuovi insediamenti, ora definiti da strutture condominiali destinate a seconde case, del tutto anonime che vanno a saturare le parti circostanti la vecchia zona costiera, intasando ogni spazio e definendo notevolissimi problemi in campo viabilistico. La costruzione indiscriminata delle aree della periferia di Rapallo è risultata talmente incisiva nel campo edilizio del secondo dopoguerra da far coniare il neologismo di rapallizzazione, utilizzato qualora lo sfruttamento del territorio assume aspetti esasperati.
Nonostante un'espansione residenziale di non alta qualità, l'aspetto di città turistica legata al mare è rimasto molto vivo in Rapallo, tanto da giustificare, nel 1975, l'inaugurazione del porto turistico internazionale, momento che indica il punto di avvio per il recupero di una configurazione qualitativa del centro costiero.
Il Sistema Territoriale di Riferimento

Il contesto specifico

L'assetto insediativo del territorio rapallese si configura, allo stato attuale, secondo una sistemazione nettamente sbilanciata tra l'entroterra e la costa, definendo un addensamento della parte edificata in corrispondenza dell'intorno del centro storico.
Questo problema è sostanzialmente dovuto all'accelerazione insediativa che si è verificata nel periodo che intercorre tra la fine degli anni Cinquanta e i primi degli anni Settanta del secolo scorso, alterando complessivamente le regole di insediamento che si sono via via consolidate nel tempo.
Il fenomeno delle seconde case, collegato alla realizzazione del ramo autostradale del levante, ha, in effetti, comportato una progressiva snaturalizzazione del sistema insediativo locale, già in parte mutato con gli interventi della fine dell'Ottocento volti alla realizzazione degli impianti ricettivi.
Osservando la particolare disposizione che l'abitato assume nel contesto territoriale è facilmente riconoscibile una collocazione a ventaglio delle frazioni che si pongono quasi a circondare l'abitato storico della città di Rapallo, quest'ultimo ordinato in modo parallelo alla linea di costa.

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