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    Pezzi di storia

Mandamento di Rapallo
di Luigi de Bartolomeis

Notizie topografiche e statistiche sugli stati sardi - 1847

Descrizione dei mandamenti e comuni che compongono la provincia di Chiavari
Consta la provincia di Chiavari di otto mandamenti [Rapallo, Chiavari, Cicagna, Borzonasca, Lavagna, Sestri a Levante, Varese, S. Stefano d'Aveto] e di ventotto comuni, che descriveremo secondo la loro topografica posizione, seguitando la via che da Genova mette in Toscana, nell'ordine seguente: mandamento
Mandamento di Rapallo.
Questo territorio confina a ponente colla provincia di Genova, seguendo il contrafforte che da S. Fruttuoso all'ouest di Portofino s'innalza per al monte del Telegrafo, alla Ruta, al monte Caravagli ed al monte Borgo; da tramontana a levante lo tien diviso dalla valle di Fontanabuona o di Lavagna il giogo che dal monte Borgo tira sinuosamente al monte Bosa, al santuario di N. S. di monte Allegro, al monte Colla sino ai colli di S. Ruffino di Leivi, e termina a Zoagli al mare, ed a mezzodì il mare.
Il territorio di questo mandamento ha una superficie di 5041 ettari, e comprende in sé una gran parte della penisola ove sta il promontorio di Portofino, il quale si collega con quello di S. Fruttuoso ossia di Codimonte o Capo-di-monte, già nominato dal comune di Camogli nel mandamento di Recco. Questo promontorio è un'immensa rupe sterile e scabra, la quale ove più sporge in mare, apparisce in tutta l'orridezza della sua nudità, mostrando scoperte le masse di breccia calcarea a fucoidi e immediatamente sopra la pudinga terziaria. La cima di questo monte, ove sta il segnale, è di m. 588, ma il passo o colle sotto il rialzo, non ne ha che 441,46. Sotto gli acuti scogli del capo, si aprono vaste spelonche, ove riparano moltiplici animali marini, quando le acque sono placide, ma se il tempo è procelloso, i flutti da essa incalzati vi si rompono con fragore spaventoso coprendo di spuma tutta la spiaggia vicina. Nel lato del promontorio volto a scirocco è rotto il lido da un'angusta apertura, dalla quale penetrano le onde in quel seno, cui gli antichi dissero Portus Delphini dalla notabile quantità di questi cetacei, che in certi tempi rallegrano la vista col loro guizzo rotatorio intorno alle punte del capo. E delfini e tonni maggiormente abbondavano altre volte in queste acque, e resta ancora memoria, che le due tonnare, le quali sono una di qua, l'altra di là del Capo-di-Monte, s'allegravano di maggiore pescagione in tempi non ancora lontani. Del resto è piacevole scena, a chi per la prima volta naviga nei nostri mari, il mirare i tonni ed i delfini guizzare in varia foggia per entro quel seno di mare, d'onde si schierano innanzi molte altre naturali bellezze, massime a chi sale il promontorio di Portofino. E non ignude del lucente corallo erano a un tempo le rocce marine attorno a questo capo; ma oggidì questo prezioso zoofito è divenuto assai raro in questo seno, ond'è che gli abitatori del vicino borgo di S. Margherita si recano nei lidi dell'Africa e sulle coste della Sardegna, ove maggiormente abbonda. Degli altri prodotti del suolo di questo mandamento, diremo ai rispettivi comuni in numero di quattro, che descriveremo secondo l'ordine della loro topografica situazione, seguendo la marina, cioè:

  1. Portofino, grosso borgo a due ore al sud di Rapallo che siede sulla parte più interna del porto, alla quale sebbene manchi l'artificiosa difesa di una muraglia, è però ricinta dalle rupi soprastanti, che non permettono l'accesso in esso borgo, se non da angusto sentiero aperto nel lato di tramontana. Il suo territorio da due lati bagnato dal mare, si alza a guisa di anfiteatro sino alla sommità del monte: verso mezzogiorno, ove si vedono pochi pini, è dirupato e quasi impraticabile; verso levante ove il declivio è meno ripido, ha un aspetto ridente, è coperto di ricchi oliveti e vigneti, e presso la sommità vi prosperano assai i pini formanti selve, ed alcuni sono di grande dimensione: i gerbidi comunali e i pascoli occupano la cima. Un antico fortilizio o castello sorge sui fianchi del promontorio, e serviva un tempo a guardare gli abitanti: ora il porto è difeso da una batteria postata alle falde della rupe. Il territorio di Portofino si compone dei 14 villaggi seguenti: Castello, Castagneto, Vescini, Prato, Olmi, Marego, Villagrande, Fosseto, Terrusso, Cappelletta, Parata, S. Sebastiano, Pino, Zabaino, Villetta, Caneto, Figaro, e S. Antonio, i quali dipendono tutti dalla sola parrocchia arcipretoriale di S. Martino. Nei tempi passati i benedittini di S. Fruttuoso avevano la signoria su Portofino; ora è limitata agli anzidetti borghi, ai quali sono pure da aggiungersi il forte di Cervara1, sulla via che mena a S. Margherita, ed il luogo detto i Paraggi, sulla riva d'un canale ove sono molti mulini, ma che non hanno gran lavoro per difetto di strade coi paesi limitrofi. I prodotti del suolo consistono in ricchi oliveti, vigneti, frutta, pochi cereali, legumi e verdure. Il bestiame esistente in luglio 1846, era limitato a 96 capi di bovine, 31 pecore, 148 capre, 2 bestie da soma e pochi maiali. Non si è mai visto in questo comune un cavallo o mulo per mancanza di strade, ed anche il poco bovino languisce nelle stalle appunto per difetto di vie di comunicazione, e per ottenere i pochi vitelli dalle vacche, sono costretti i contadini di condurle per vie disastrose sino a S. Margherita, ove sono tori da monta. - Il territorio di Portofino si estende ad una superficie di 240 ettari.
  2. S. Margherita di Rapallo, alla marina, fa seguito al precedente, dopo di avere oltrepassato il luogo di Cervara, già Sylvaria, per le folte boscaglie che l'attorniano. Questo villaggio, discosto tre quarti d'ora da Rapallo, colla vicina frazione di S. Giacomo, e colle altre tre di S. Lorenzo, S. Siro e Nozarego, forma un grosso borgo oltre ogni credere delizioso. Vuolsi che i primi edifizi fossero ivi costrutti nel 1307. A breve distanza, un castello di forma quadrata, presidiato da alcuni guarda-coste, serve di difesa dalla parte del mare: evvi anche una piccola antica torre sopra una rupe, ma questa è disarmata. La collegiata ha maestosa e bella facciata, d'ordine dorico inferiormente, e composito nella parte superiore: nell'interno è una Vergine del Piola, ed una statua in marmo di S. Margherita molto apprezzata, e vi è degno di speciale osservazione l'antico monumento ossia l'urna cineraria di detta santa; in fronte ad essa sono scolpiti gli emblemi di Mithra, e nei lati varii alberi d'alloro, con cigni ai loro piedi che ne mangiano le bacche, rarissimo e forse unico esempio di trovar Mithra unita ad Apollo come Dio della poesia. - Bella è la piazza maggiore del borgo, selciata con piccole pietre di vario colore, distribuite a disegno. Le altre quattro parrocchie sono: una nella villata di S. Giacomo posta in ridente collina, fregiata di ricchi marmi e pitture, e tanto in questa quanto nelle tre rimanenti, si vedono appese offerte votive di coralli, perché nella pesca di questi zoofiti s'industriano principalmente i marinai del paese. Fra le abitazioni del comune si mirano qua e là bei palazzi, ma più di tutti spicca in magnificenza quello del principe Centurioni. Un edifizio si sta ora costruendo per uso d'ospedale, cui provvide di una dote fissa il cavaliere Michele Gemelli. La popolazione di S. Margherita, che non si dà alla pesca, attende all'agricoltura, i cui prodotti vegetali sono gli ulivi, le frutta, uve, pochi cereali e legumi. Mantiene buon numero di bestiame, tuttoché non possegga pascoli comunali, e sia costretto a pascerlo di lisca (Arundo tenax Linn.), che raccogliesi nella parte occidentale del monte di Portofino spettante al comune di Camogli, il quale non vorrebbe più che i Margaritani andassero a raccogliere lisca in quella parte, anzi vi hanno mossa una lite, la quale se sgraziatamente viene a perdere, più non ha il comune di che saziare il suo bestiame, e l'agricoltura locale è rovinata. Il bovino che mantenevasi in luglio 1846, era di 584 capi, il pecorino 124, il porcino 170, e 6 le bestie da soma. L'estensione territoriale di S. Margherita è di 929 ettari.
    Una parte della popolazione, segnatamente le donne, si occupano nei lavori delle trine e merletti d'ogni maniera, e parte degli uomini si reca in Sardegna ed in Corsica alla pesca del corallo.
  3. Rapallo, capo-luogo di mandamento a cinque miglia (ore 2½ di cammino) all'ouest di Chiavari, giace sulla via regia che discende dalla Ruta, in felice posizione, in capo ad un golfo cui dà il nome, con una valle ben irrigata alle spalle, una popolazione di oltre a nove mila abitanti, e molti legni mercantili. E' paese ben noto per industria e per florido commercio, poiché il sesso maschile del popolo si dedica all'agricoltura, alla nautica, al traffico d'ogni maniera ed alla pesca del tonno e del corallo, mentre le donne di ogni età lavorano assai ingegnosamente a fare merletti a mano o pizzi di filo di Fiandra. Esse attendono in sulle soglie delle proprie case, o sedute lungo il muro nelle pubbliche vie. E qui lo straniero nota la pulitezza del vestire, e la vaghezza delle mani anche nelle lavoratrici dell'infima plebe. Ma è peccato, che quel lavoro de' pizzi, il quale altre volte facea fiorire il paese da Portofino a Zoagli, ormai più non rechi profitto, stante la concorrenza de' merletti in seta o in cotone fatti a macchina, che si vendono a bassissimo prezzo. La gentilezza dei costumi, ed una grande solerzia fecero dare a Rapallo il titolo di città di terz'ordine; anzi alcuni sostengono essere stata anticamente la capitale dei Liguri tigulii2. Le strade vi sono larghe e frequenti di popolo: i fabbricati belli, frammezzo ai quali passa la via regia anzidetta, e vi hanno due piazze adiacenti di mediocre estensione. Questa grandiosa e bella terra ebbe un tempo le sue cerchie di mura; ma non ne restano che le vestigia: il castello che la guardava, è ora disarmato, e serve ad uso di carceri. Nella sua collegiata, a tre navate, assai antica, perché consacrata nel 1118 da papa Gregorio II, conservasi una lapide con iscrizione romana, in cui è notato l'anno cinquantesimosesto dell' imperatore Augusto: evvi altresì un marmo con bassi-rilievi creduto da taluno opera greca, da altri orientale; ma un'iscrizione latino-barbara la fa conoscere del secolo IX. Vi si ammira un bel quadro rappresentante S. Biagio. Vi si vede anche la Madonna dei Dolori, e nella chiesa de' francescani un S. Antonio che resuscita un morto, ed una Sacra Famiglia, opera antica. Rapallo ha nell'altar maggiore di S. Lorenzo un dipinto rappresentante il Martirio del santo, ottima dipintura di Luca Cambiaso, e i due quadri della Risurrezione di Cristo e del Convito di Cana sono di Luca d'Olanda.
    Appartengono al comune di Rapallo le frazioni di Santa Maria del Campo, Toggia, S. Michele, S. Quilico, S. Pietro, S. Maurizio, S. Massimo e S. Martino. Ma fra tutti i santuarii, vi è celeberrimo quello della Madonna di monte Allegro, posto ad un'ora di cammino da Rapallo sulla cima di un monte di natura calcarea, a metri 605,50 sopra il livello del mare, tutto circondato da annose piante. Fu questo innalzato nel 1557 per deporvi una tavola di greco pennello rappresentante il Transito della Vergine, ritrovata da alcuni naviganti galleggiante sulle onde marine, dopo il naufragio di un bastimento raguseo. In questa dipintura venne effigiato lo Spirito Santo in forma umana, e non di colomba, come prescrivesi dalla chiesa latina; ma quell'immagine è talmente in venerazione de' popoli circonvicini, che la S. Sede non ne mosse lagnanza, in vista dei tanti miracoli attribuiti alla medesima, e per la continua frequenza dei devoti al santuario. Tutti i marinai invocano questa Madonna come sicura ancora nelle più oscure fortune di mare, e la pregano prima di partire pei viaggi lontani, e le recano doni al ritorno: gl'infermi vi si fanno portare in seggiola, o su bare a guisa di letto; insomma la divozione per questo santuario è grande, ed è fra i più rinomati della Liguria; ivi sta un ospizio, ossia casa attigua, per alloggiarvi i pellegrini anche per più giorni, senz'altra spesa che quella del vitto. Vi si respira aria saluberrima, godonsi estese vedute sopra il golfo e sugli adiacenti monti. - A benefizio dell'umanità soffrente possiede Rapallo uno spedale con ventiquattro letti; di più sonovi due conventi, uno pei francescani, l'altro per gli agostiniani. - I prodotti del suolo sono gli olivi, pochi cereali, molta frutta, singolarmente fichi, che si fanno seccare, e servono di principale alimento ai contadini nell'inverno. Grande è la quantità di bestiame che mantiensi in questo comune; nel mese di luglio 1846 si contavano 2.612 capi bovini, 1409, pecore, 277 capre, 777 maiali e 48 di specie cavallina. Il territorio ha una superficie di 3130 ettari. - Nel golfo di Rapallo si fa ogni anno una ricca pesca di tonno, la quale sarebbe praticabile anche nel golfo della Spezia e nel seno di Noli.
  4. Zoagli, giace ad un'ora ed un quarto all'est dal capo-luogo sulla spiaggia marina. La via regia, all'uscire da Rapallo seguita in tortuoso giro sopra un'erta costa, lascia sotto di sé questo borgo, entro il quale sta la parrocchia di S. Martino, e fuori di esso borgo ha le tre cure di S. Ambrogio della Costa, S. Pietro in Rovereto e S. Gio. Battista di Semorile, le quali nulla offrono di rimarchevole, se pure non vuolsi badare ad alcune tavole dipinte da buoni ma ignoti pennelli. Lasciando Semorile e Rovereto alla sinistra della via regia, ed attraversando due grotte artefatte, la strada arriva ad una chiesuola dedicata alla Madonna delle Grazie, la quale è tutta dipinta a storie del vecchio e nuovo testamento da Teramo Piaggio, oriondo di Zoagli; ma sgraziatamente quelle figure vivaci e parlanti più non sono ora che reliquie trascurate, e che pur tornerebbe a vantaggio dell'arte il rilevarne i disegni, ove non siavi pennello atto a ristorarle. - I contadini di Zoagli alternano il lavoro della vanga con quello della spola, e tessono il delicato velluto con la mano stessa che rompe le glebe. Tutto il tratto di terreno adiacente a Zoagli è un continuato oliveto, non interrotto che da alcune foreste di pini, e si vedono frammiste agli olivi le viti, il frumento, la segale, ed abbondevoli piante di ciliegi, mandorli, pesche, e specialmente fichi, i cui frutti seccati al sole porgono agli abitanti l'invernale alimento. Bellissime viste a varie altezze ha questo paese, il quale è irrigato dal torrente Zoagli, ed ha intorno i monti Bosa, Colla e quello del Telegrafo. Il bestiame che mantenevasi in luglio 1846 era di 310 capi bovini, 200 pecore, 20 capre e 103 maiali. La superficie di Zoagli è di 739 ettari.

    1 Il forte, già monastero della Cervara, era anch'esso dei PP. benedittini; fu fondato nel 1364 da Guido Scetten o Settimo arcivescovo di Genova, nato in un paese della Lunigiana, amico e coetaneo del Petrarca. Ei fu sepolto in Genova. Vi alloggiò Gregorio XI andando a Roma nel 1376; e l'anno 1525 dopo la battaglia di Pavia, vi fu tenuto prigioniero il re Francesco I, che era condotto in Ispagna dai generali di Carlo V. Nei primi anni dell'impero francese vi soggiornarono alcuni religiosi della trappa; da indi in poi la Cervara restò abbandonata.
    Dopo questo antico fabbricato si trovano in piccolo seno il casale di Corte, ed il borgo delizioso di S. Margherita. In questo seno di mare ebbero luogo sanguinosi fatti d'armi: in quello del 1527, registrato negli Annali di Genova, lo spirito di fazione esercitò terribili crudeltà. Più generosi i Veneziani del secolo antecedente, dopo aver rotto a Codimonte la squadra genovese, sciolto aveano dalle catene le ciurme senza prezzo di riscatto, ed aveano accolti con rara umanità il capitano nemico ed i più illustri prigioni.
    2 Questo paese fu già detto Tigulio, e Tigulio il golfo, per testimonianza di Plinio. Nel 1079, mentre i Genovesi stringevano d'assedio Vado sul litorale toscano, i Pisani, avendo spinto un'armata per la riviera di levante, espugnarono e posero a ferro e fuoco Rapallo, traendo seco loro le donne colle mani legate. Nel 1494 nella battaglia di Rapallo, in cui furono scacciati dal Genovesato gli Aragonesi, combattevano fra gli altri, sotto gli occhi del doge, quattrocento pretoriani, tutti gladiatori esimii, e famosi per duelli sostenuti con gloria. - Nel 1549 il pirata Dragut espugnò e saccheggiò questo paese. Il celebre medico Fortunio Liceti vi nacque nel 1577: fu questi professore in Pisa, in Padova ed in Bologna; pubblicò molte opere di filosofia, di matematica e medicina, e morì in Padova quasi ottuagenario. Rapallo diede pure i natali a due altri illustri coltivatori delle scienze mediche; che sono maestro Battista da Rapallo, che nel secolo XV fece maraviglie nel taglio de' calcoli; e Giovanni da Vigo, che acquistò gran fama nella Pratica dell'arte chirurgica, e fu il primo che ragionò sul cervello umano e sul suo volume superiore a quello degli altri animali. Anche Agostino Giustiniano vescovo di Nebbio, scrittore degli Annali di Genova, era oriondo di Rapallo.

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